Come nube
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Vorrei andarmene via
lontano fluire via
senza guardare indietro
come foglia portata dal vento
come nube in cielo
baciata e tinta dal primo sole
e poi carica di emozione
piangere il mio dolore
sui deserti che ho attraversato
sparire, dissolvermi
dai fiori appena sbocciati
e negli occhi scuri
di un beduino che mi ha attesa
come ha atteso la sua sposa
tra i colori della tenda.
Ma poi…
ma poi vorrei tornare
e per sempre rimanere
specchiata nel blu del mare
che in te ho intravisto
fino a quando
un’altra tempesta mi travolgerà
ammaliandomi e facedomi sua
portandomi via con forza.
Ma tornerò…
4 febbraio 2013
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Come nube © Paula Becattini
E sei fuggito via
Eri bellissima stamani,
avvolta nel tuo scialle
come dama siciliana.
E bellissimi gli occhi tuoi
che mi osservavano calmi
come un mare d’estate,
come una rupe sull’infinito
senza comprendere quanto
poco sarebbe bastato
volarvi dentro.
Eri bellissima talmente
che avrei voluto dirtelo
con il calore, con le parole,
che avrei dovuto fermarti
con i baci, con gli abbracci
e mai più lasciarti,
senza il dubbio di sbagliare,
con il coraggio di amare
ancora una volta
l’amata della vita mia.
Eri bellissima stamani…
ma non è bastato
e sono fuggito via,
lontano dagli occhi tuoi,
dalle mani snelle tue,
che m’inseguono ovunque
anche in quelle dell’altra
che, seppur serenità cerco in lei,
bellissima,
bellissima solamente tu sei.
E sei fuggito via.
La colpa è anche un po’ mia,
ma la paura,
la paura stessa tua.
E se non lo sono stata,
per un attimo ci ho creduto
e bellissima,
bellissima mi sono sentita…
30 gennaio 2013
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E sei fuggito via © Paula Becattini
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Insomnia
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Piega inutilmente
il sonno la mente,
tenendo aperti
due occhi
sull’anima e sul dolore.
E si allungano le ore
resistendogli
come una battaglia
tra titani muti e sordi
che non sentono ragione.
Si raccoglie il corpo
tra le proprie ossa
che bucano la pelle
i muscoli, i tendini:
non ci sono grida.
Solo l’alba
e un nuovo giorno
affrontato ad occhi aperti
con il coraggio
di una misera guerriera.
28 gennaio 2013
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Insomnia © Paula Becattini
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Cara mamma,
oggi te ne sei andata per l’ennesima volta come quattro anni fa e mi manchi.
Non mi farò abbattere: resisterò, perché – lo so – tu mi sei sempre accanto.
E ti ringrazio per avermi forgiata così come sono…
Tumore
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Il tarlo di avere un male dentro
e la paura di non godere abbastanza
dell’aria, dei visi, delle vibrazioni.
In questo secolo d’informazione
mi sgomentano quegli occhi
che più non rivedrò
– se non nella mia mente –
e l’impotenza
di non poterli riportare indietro.
Vorrei vivere spensieratamente
fin quando mi è concesso,
fin quando anche tu un giorno
dirai a me
«Abbiamo sbagliato tutto»
che ripercorrerci non sarà possibile
e come un tumore
proveremo a debellarci.
Ma anche questo sa di sconfitta.
Ti vorrei adesso – qui – accanto a me…
17 gennaio 2013
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Tumore © Paula Becattini
Perché io sono l’amore
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Periodo di pace
periodo di stasi
e poi tempesta
nei gesti
nelle nostre frasi.
Mille i baci immaginati
e poi bagnati
che di te e me
hanno visto il crescendo
giorno dopo giorno
nei silenzi
nelle assenze
negli amplessi infuocati
anche solo sognati.
Abbiamo toccato attimi ricercati
gelosamente trattenuti
in me, in te
lontano dai nostri occhi
dai nostri voli
dal mio trattenerti
e lasciarti andare.
Ma dovrai andare
ed io ti amerò come prima
come adesso
come quando la mia risata
ti risuona dentro.
Perché io sono l’amore
e l’amore non muore.
6 gennaio 2013
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Perché io sono l’amore © Paula Becattini
Ed è già domani
Occhi per ascoltare
bocca per toccare
i miei sensi sono pieni
delle tue emozioni
e guardarti ridere
è come acqua cristallina
che scorre nelle vene.
Ne morirò lentamente
all’attesa di questa bellezza
che solo io ti creo
che solo io ti rubo
fin quando un velo
ricopre d’incertezza
persino il cielo.
E mi risveglio sola.
Era un ieri ora già domani.
Troppo presto per svanire via
nell’avanzare di un tempo tiranno
di un tempo non nostro
che lascia vivide sensazioni
abbracciate alla speranza
di riviverle ancora.
30 novembre 2012
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Ed è già domani © Paula Becattini
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Oltre gli occhi
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– Cosa stai facendo?
Silenzio.
– Perché non rispondi?
– Sto studiando le cicatrici.
– Non ci sono cicatrici…
– Ci sono. Questa per esempio? Cosa è?
– È un graffio. Scomparirà…
– Non sono più carina come un tempo.
– Non è vero, sei sempre bella.
– Sarà… Sai, a volte ho paura. Paura di dimenticare come ero. Quando mi penso, ho il viso giovane dei miei vent’anni e il corpo rigoglioso di una trentenne; ma se mi accarezzo, sento i solchi delle cicatrici e mi viene la nausea. Forse non dovrei.
– Non hai cicatrici. È un’impressione.
– In realtà una cicatrice c’è, ed ha inciso il cuore. Perché non una mano? Un braccio? Avrei usato l’altro. Perché non un piede o una gamba? Ci sono arti artificiali che fanno miracoli!
– Oppure l’udito?!? La parola?!? Stai vaneggiando… SEI VIVA. Hai capito? Sei viva.
– Sì.
– Ringrazia qualcuno: Dio, i medici, chi ti pare. Sei viva e questo mi basta.
– Sì.
– Incominciamo?
Silenzio.
– Se non ti va possiamo rimandare. Oppure preferisci usare l’assistente vocale?
– No, non lo sopporto. Quando studiavo pianoforte mi allenavo spesso bendata: “sentire i tasti”, sapere esattamente dove e come fossero, mi dava la possibilità di lasciarmi andare nell’esecuzione di certi brani, di lasciarmi trasportare dalla musica e dal pathos, ad occhi chiusi.
– Perché non riprendi a suonare? Provaci…
– Forse, più in là. Adesso vorrei riprendere a scrivere, comporre poesie, da sola, senza assistente vocale. E tu mi aiuterai, vero?
Silenzio.
– Mi aiuterai?
– Amore mio, certo. Incomincia: ti guiderò e correggerò. Immagina la tastiera del computer come quella del pianoforte. La disposizione delle lettere le hai già memorizzate tutte, ora devi solo guidare magistralmente con il pensiero le tue dita, facendole scivolare delicatamente sui tasti. E vedrai, l’assistente vocale ti servirà solo per la rilettura e le correzioni. E, comunque, come correttore bozze io sono sempre disponibile!
– Baciami. Fammi sentire la morbida forma delle tue labbra. Gli occhi li immaginerò limpidi e brillanti immersi nei miei spenti.
Con il timore di essere scoperto, fece in tempo ad asciugarsi le lacrime poco prima che lei gli prendesse tra le mani il viso.
– Sai di sale, come sempre – disse abbozzando un sorriso –, ma questa volta con un retrogusto al pianto… mon seigneur.
17 novembre 2012
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Oltre gli occhi © Paula Becattini
Come sonagli al vento
Nel mio stare senza chiedere
si nasconde la speranza
di ritrovare quel cielo
e quella stanza
dove appendere i desideri
come sonagli al vento.
Intanto le mie braccia
dondolano al pensiero
e accolgono dolci aliti
e due occhi
dove rintanarsi
per trovare sollievo.
Lo specchio di me
rimanda un’immagine
che del dare ha la tenerezza:
non ho età, né innocenza.
Mi attendo,
mentre la vita mi prende
e con amore
mi lascio prendere.
Mille erano i sonagli
e ancora
il loro eco risuona intorno.
Al mondo.
18 settembre 2012
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Come sonagli al vento © Paula Becattini
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Sigillo d’Amore
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Lampi di luce a occhi socchiusi
squartano il cielo questa sera.
Rubami la pace,
rubami i tramonti e il sonno.
Che non ci siano notti solitarie
a riempire la vita
e in lontananza orizzonti
di linee monotone ma elevazioni.
E la nostra casa sarà
ovunque noi saremo,
anche quando non ci sarà
più tempo per l’ammirazione.
Già adesso se chiudo gli occhi
ti ho impresso come sigillo,
Amore.
16 agosto 2012
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Sigillo © Paula Becattini
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Polline gioioso
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Malizia tra le labbra
– dolcezza e risa misti a sospiri –
di tutte la mia si distingue
ancor quando non la credo vera.
Eppur si dona
e con l’ardore e l’amore accende il fuoco.
Poco importa se sarà per una stagione:
rubo nettare da un fiore
e di questo appagamento
il riflesso lo puoi leggere nei miei occhi
e così t’impregno.
Di polline gioioso ti cibo.
9 agosto 2012
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Polline gioioso © Paula Becattini









