Articoli con tag “paura

Riguardo noi

Fontana dei Cavalli dei Marini - Villa Borghese (Roma)

No, non è la furia che mi appartiene
né l’incoscienza devastante.
Piuttosto la pazzia di vivere la vita
con la sua fredda e lunga scossa
che alimenta e scuote anche la mente.

Ma il cuore scalda e reclama condivisione
quando il tempo dovrebbe fare la sua parte.
Uno scontro senza vinti e vincitori
che insidia smarrimento e un po’
di quel dolore che non vuol sparire.

L’avvenire è incredibilmente così vicino
da aver paura che improvvisamente non arrivi…

7 giugno 2015

Riguardo noi © Paula Becattini

Fontana dei Cavalli Marini - Villa Borghese (Roma)

Una curiosità
La Fontana dei Cavalli Marini è posta nel piazzale dei Cavalli Marini all’interno di Villa Borghese.
Progettata dal pittore Cristoforo Unterperger e realizzata dallo scultore Vincenzo Pacetti, la fontana fu collocata alla fine del Settecento al posto della fontana del Mascherone o della Vela, distrutta insieme ai muri interni che delimitavano i tre recinti in cui era diviso il parco.
Sembra che Pacetti avesse ricevuto in dono dal Principe Borghese un cammeo antico dal quale prendere spunto per l’ideazione della fontana.
L’esecuzione delle singole parti fu suddivisa tra vari artisti: i cavalli sono di Luigi Salimei, tranne che nelle code e nelle ali, scolpite da Antonio Isopi, il quale realizzò anche il sostegno centrale; la vasca è di Giovanni Antonio Bertè.


Gioia vissuta

L'Aquila 2013

E quando la strada ti pare vuota
solitaria lungo la sua linea
all’infinito tra l’orizzonte
e il cielo grigio

non ti pare vera
una voce, una carezza
o la speranza
che tutto all’improvviso sia diverso.

Diverso…
Forse sarai “diverso”
ed io sempre uguale.
Ecco la mia vera paura:
non essere speciale.

Ma che importa.
La strada pare vuota
e comunque risuona di risate e grida
di una gioia veramente vissuta.

25 novembre 2013

Gioia vissuta © Paula Becattini


Lui non paga te, tu non paghi me… io non vado in vacanza

Banconote da 50 euro

Eppure è così… mia figlia ed io dobbiamo rinunciare all’unica vacanza di una settimana, da tempo agognata e programmata, che avrebbe unito due piccole passioni (oltre che due piccole donne): il mare e il tennistavolo.
Ma sono stata colpita dal cancro degli italiani per l’ennesima volta.
La cosa più straziante – per me, madre – è quella di doverlo dire, a dieci giorni di partenza, alla propria amorevole ragazzina dagli occhi verdi a cerbiatta.
Oltre alla vacanza se ne vanno anche la tranquillità e la possibilità di pagare piccoli debiti accumulati, la bolletta del telefono, la tassa sulla nettezza: tutto ciò per poter mangiare.
Sta subentrando la paura, il terrore di non potercela fare ad andare avanti.
Tutto è così incerto, così difficile e sono veramente stanca.
Stanca di lavorare 12/14 ore al giorno senza intravedere miglioramenti e la possibilità di un sostentamento decente.
Stanca di studiare, di darmi da fare per migliorare, per trovare nuove vie d’uscita, nuove soluzioni.
Il cancro degli italiani si sta diffondendo a macchia d’olio.
Ed io sto morendo lentamente…
Buone vacanze.

31 luglio 2013

Lui non paga te, tu non paghi me… io non vado in vacanza © Paula Becattini


Un due tre stella

Tu non dici niente
che non senti e non vedi.

Al di là di questo giardino
una strada d’asfalto.
Dopo la curva una valle.
E poi ancora oltre,
in lontananza,
lo sguardo si perde
mentre si stringe il petto
al freddo di una estate
che sembra non arrivare.

Che ci faccio io qui?
Perché non sono fuggita?
Perché… perché tutto
sembra così ostile?

Tu non ci sei
eppure tormenti l’animo.
Non ci sei
eppure tocchi la mia pelle.
E brucia l’idea.

Dopo la curva l’incognita
che fa tanta paura.
Che ci blocca come statuine.
Un due tre stella,
non si gioca più.

Un due tre stella,
non si vive più…

23 maggio 2013

Un due tre stella © Paula Becattini


Se non dipende da me o te

Ballerina

E se non dipende da me o te, amore, chi potrà mai scalfire questo nostro grande cuore?
Chi potrà mai sconvolgerne i sogni, i progetti e dare adito che non ce lo meritiamo?
Dobbiamo proteggerlo ad ogni costo: è un tesoro racchiuso in petto.
Il mio cuore freme, si riverbera nella bellezza e nel dolore; e batte forte ancor quando le tue parole sfiorano questa pelle virginea dei tuoi baci.
Si fa forte dalla paura quando annusa i tuoi dubbi, fatti di ancestrali sofferenze che vorrebbe obliare.
Vorrei che tu mi prendessi la mano e insieme sentirne il calore, insieme osservare come riposa bene nella tua.
Sarò io la tua casa e tu la mia, ovunque saremo, ovunque andremo per poi tornare, per poi aggrapparci l’uno all’altra con braccia di virgulti amorosi.
Dovremo osare, sfidare il mondo, questo mondo che non ci appartiene; piegarlo ai nostri piedi e renderlo docile e buono.
Io lo desidero, come fosse l’ultimo giro di giostra, come fosse l’ultima occasione concessa.
Ma tu non mi fai solo girar la testa: tu mi leggi nel profondo, denudandomi ancor prima di spogliarmi dei miei scudi, su di un letto piegato dal peso della meraviglia e dello stupore di quanta forza ha il tuo cuore.
E tu, amore mio?
Come ti senti ora, in questo momento?

10 febbraio 2013

Se non dipende da me o te © Paula Becattini


E sei fuggito via

Eri bellissima stamani,
avvolta nel tuo scialle
come dama siciliana.
E bellissimi gli occhi tuoi
che mi osservavano calmi
come un mare d’estate,
come una rupe sull’infinito
senza comprendere quanto
poco sarebbe bastato
volarvi dentro.

Eri bellissima talmente
che avrei voluto dirtelo
con il calore, con le parole,
che avrei dovuto fermarti
con i baci, con gli abbracci
e mai più lasciarti,
senza il dubbio di sbagliare,
con il coraggio di amare
ancora una volta
l’amata della vita mia.

Eri bellissima stamani…
ma non è bastato
e sono fuggito via,
lontano dagli occhi tuoi,
dalle mani snelle tue,
che m’inseguono ovunque
anche in quelle dell’altra
che, seppur serenità cerco in lei,
bellissima,
bellissima solamente tu sei.

E sei fuggito via.
La colpa è anche un po’ mia,
ma la paura,
la paura stessa tua.
E se non lo sono stata,
per un attimo ci ho creduto
e bellissima,
bellissima mi sono sentita…

30 gennaio 2013

E sei fuggito via © Paula Becattini


Tumore

Il tarlo di avere un male dentro
e la paura di non godere abbastanza
dell’aria, dei visi, delle vibrazioni.
In questo secolo d’informazione
mi sgomentano quegli occhi
che più non rivedrò
– se non nella mia mente –
e l’impotenza
di non poterli riportare indietro.
Vorrei vivere spensieratamente
fin quando mi è concesso,
fin quando anche tu un giorno
dirai a me
«Abbiamo sbagliato tutto»
che ripercorrerci non sarà possibile
e come un tumore
proveremo a debellarci.
Ma anche questo sa di sconfitta.
Ti vorrei adesso – qui – accanto a me…

17 gennaio 2013

Tumore © Paula Becattini


Oltre gli occhi

Tastiera di un portatile

– Cosa stai facendo?
Silenzio.
– Perché non rispondi?
– Sto studiando le cicatrici.
– Non ci sono cicatrici…
– Ci sono. Questa per esempio? Cosa è?
– È un graffio. Scomparirà…
– Non sono più carina come un tempo.
– Non è vero, sei sempre bella.
– Sarà… Sai, a volte ho paura. Paura di dimenticare come ero. Quando mi penso, ho il viso giovane dei miei vent’anni e il corpo rigoglioso di una trentenne; ma se mi accarezzo, sento i solchi delle cicatrici e mi viene la nausea. Forse non dovrei.
– Non hai cicatrici. È un’impressione.
– In realtà una cicatrice c’è, ed ha inciso il cuore. Perché non una mano? Un braccio? Avrei usato l’altro. Perché non un piede o una gamba? Ci sono arti artificiali che fanno miracoli!
– Oppure l’udito?!? La parola?!? Stai vaneggiando… SEI VIVA. Hai capito? Sei viva.
– Sì.
– Ringrazia qualcuno: Dio, i medici, chi ti pare. Sei viva e questo mi basta.
– Sì.
– Incominciamo?
Silenzio.
– Se non ti va possiamo rimandare. Oppure preferisci usare l’assistente vocale?
– No, non lo sopporto. Quando studiavo pianoforte mi allenavo spesso bendata: “sentire i tasti”, sapere esattamente dove e come fossero, mi dava la possibilità di lasciarmi andare nell’esecuzione di certi brani, di lasciarmi trasportare dalla musica e dal pathos, ad occhi chiusi.
– Perché non riprendi a suonare? Provaci…
– Forse, più in là. Adesso vorrei riprendere a scrivere, comporre poesie, da sola, senza assistente vocale. E tu mi aiuterai, vero?
Silenzio.
– Mi aiuterai?
– Amore mio, certo. Incomincia: ti guiderò e correggerò. Immagina la tastiera del computer come quella del pianoforte. La disposizione delle lettere le hai già memorizzate tutte, ora devi solo guidare magistralmente con il pensiero le tue dita, facendole scivolare delicatamente sui tasti. E vedrai, l’assistente vocale ti servirà solo per la rilettura e le correzioni. E, comunque, come correttore bozze io sono sempre disponibile!
– Baciami. Fammi sentire la morbida forma delle tue labbra. Gli occhi li immaginerò limpidi e brillanti immersi nei miei spenti.
Con il timore di essere scoperto, fece in tempo ad asciugarsi le lacrime poco prima che lei gli prendesse tra le mani il viso.
– Sai di sale, come sempre – disse abbozzando un sorriso –, ma questa volta con un retrogusto al pianto… mon seigneur.

17 novembre 2012

Oltre gli occhi © Paula Becattini


Il rocciatore

Rocca Calascio, Abruzzo

Mia roccia…

A getto nel vuoto
dondolano paura e incoscienza.
Ruvida, tagliente
graffi le mani
e il profumo di cruore dolciastro
risveglia l’animo mio
che in alto protende.
Non v’è fine
se non il precipizio
sotto
e sopra di me
la cima
che qualcuno assicura
essere una vittoria.
Che assicuro
sarà il mio trionfo,
fosse l’ultimo verso la bellezza,
verso l’immaginario,
la speranza.
Un castello in aria
dalle mille stanze in cerca di te
che mi amasti
e d’amore vero ammantasti
queste umili membra
che adesso pretendono,
che a loro mi affido.

23 luglio 2012

Il rocciatore © Paula Becattini


Equili-brio

Cavi di acciaio sul cielo

Al di qua e al di là
con le braccie aperte
i piedi su filo tagliente
passo dopo passo
tra gioia e tristezza
sensi di colpa ed euforia.

Vorresti abbassare lo sguardo,
raccogliere il plauso della folla
che freme con te
e ti ruba il respiro
ti ruba l’anima, l’amore
senza saperlo.

Ma al di qua e al di là
ti guardi le mani
in equilibrio dinamico
giocoliere della tua vita
tra passato e presente
circense ferito.

Ben sai qual è la follia
di freddo acciaio tesa
e ci cammini sopra.

Un po’ dà i brividi.
Di paura e immenso piacere…

13 giugno 2012

Equili-brio © Paula Becattini


Il terrore del mio primo… “Visto, si stampi!”

Visto, si stampi

Eppure dovrei esserci avvezza
Quanti “OK! Visto, si stampi!” ho firmato nella mia lunga carriera di grafico editoriale?
Non ne ho idea! Ho perso il conto.
Eppure questo mi fa una paura… inarrabile.
Ho latitato un po’ dal blog in questi ultimi giorni.
Il perché sta tutto in questo terrore del mio primo “Visto, si stampi!”.
Sto limando, limando e ancora limando questa mia (e tutta mia) piccola creatura che tra poche ore invierò in tipografia.
Dovrò pur lasciarla andare.
Farle fare il suo percorso.
E se poi ci scapperà un refuso, pazienza, nessuno è perfetto.
Ok, ma che angoscia!!!
E quando poi l’avrò fra le mani?
Fresca di confezione, che profuma intensamente ancora di inchiostro, carta e colla…
Lo so, piangerò!
Intanto vi anticipo il titolo, che forse già conoscete: Tre son le vele, edito da noèdizioni (Firenze).
Presto ulteriori informazioni!
Ok. Visto, si stampi!

22 febbraio 2012

Il terrore del mio primo… “Visto, si stampi!” © Paula Becattini


Non importa

Altalena*

Non importa
se mi lascerai
per poi riprendermi
come hai sempre fatto,
ché spesso mi rivedo
sull’altalena
felice andare e venire
tagliando l’aria
osservando il cielo
cercando di sfiorare
le verdi foglie
accarezzate dal vento
ciondolando i piedi
inarcando la schiena
con i capelli sciolti
sulle spalle riscaldate
da un tiepido sole.
Non importa
se mi lascerai
per poi riprendermi,
ché il dondolare
sulla mia altalena
gorgogliando risa
e imitando il volo
ascoltando
l’anima silenziosa
e le emozioni
custodite
mi rincuora
rivivendo
i sogni e i desideri
di una giovinezza
mai spenta.
Non importa
se mi lascerai,
ché io son qui
bambina sull’altalena
a solleticare la vita
con la consapevolezza
ormai adulta
che non esiste
la perfezione
e così altalenando
resto ferma
nei miei sentimenti
sorridendo
e con un po’ di paura
del salto che farò
per ritornare.

11 febbraio 2009

*

Non importa © Paula Becattini

*

(altro…)


Libertà di “essere”

La paura a volte non lascia spazio.
Non lascia spazio alle nuove esperienze.
La paura può bloccare, congelare in uno stato a noi conosciuto, famigliare, dove ogni gesto o sentimento è, se non ripetitivo, simile ai precedenti.
La paura di sbagliare porta a non fare.
La paura di soffrire porta a non amare.
La paura di essere giudicati porta a nascondersi.
La paura porta a costruire un mondo, una dimensione, dove tutto è sotto controllo, perché ciò infonde sicurezza.
Una sicurezza fasulla, illusoria, in quanto limitante e non fortificante, che però può sgretolarsi in qualunque momento.
Insomma, la paura porta a chiudersi dentro una gabbia senza finestre o porte. Guai a lasciare uno spiraglio aperto: potrebbe entrare qualcosa di sconosciuto pronto a far vacillare l’equilibrio.
Chi vince le proprie paure non fa altro, a mio parere, che trovare la forza di violentarsi, costringersi ad aprire porte e finestre nonostante tutto; ad accettare le conseguenze, soprattutto quelle negative; porta a conquistare libertà di azione, libertà di “essere”.
Faccio, quindi ho probabilità di sbagliare.
Amo, quindi posso non essere corrisposto e soffrire.
Mi espongo per quello che sono e quindi posso essere giudicato.
Con ciò le paure non spariscono mai: le paure sono radicate.
La paura è quella cosa che la creazione ha infuso in noi a livello genetico; che fa produrre adrenalina e dà la carica per affrontare certe situazioni; dà anche la forza di scappare più velocemente possibile, se richiesto.
La paura mette in allarme, rende vigili, dinamici e altamente competitivi, sia che ci si trovi in una giungla che in uno stadio atletico; sia che si debba affrontare un nemico che un collega di lavoro avversario.
Ma quali sono le paure di oggi?
La maggior parte sono legate all’insicurezza.
La vita si è talmente facilitata e allungata che abbiamo ormai troppo tempo per “pensare” e molti si focalizzano troppo sulle proprie insicurezze (basti pensare a quanto si sono moltiplicate certe malattie come depressione e nevrosi).
Ma ci sono anche paure “sane”, se così possiamo definirle: tutto sta nel fatto che queste non superino una certa soglia.
Ovvero, non portino a rinchiuderci in una gabbia, che non ci rendano schiavi. Anche schiavi di non poter far trapelare le proprie paure.
Viviamo in un tempo dove bellezza fisica, popolarità e successo sono una priorità; più della famiglia, dell’amicizia… dell’amore stesso!
Ci stiamo riducendo sempre più a esseri singoli ed egoisti.
Viviamo in un tempo dove spopolano i social network, che tanto sociali poi non sono in quanto la paura del reale non fa incontrare nessuno fisicamente. Ed è difficile ammetterlo: tanti sono i motivi per cui non si fa, ma il motivo della paura non può, non deve essere esposto.
Anche a livello sessuale, oggi è più semplice farlo davanti al video di un computer – un tempo erano le riviste pornografiche –, con l’illusione però di avere a che fare con una persona “potenzialmente” reale.
Cioè l’eccitazione deriva dal pensare che la donna o l’uomo, che sta al di là, sia vera e che si possa prima o poi incontrare senza mai farlo veramente: troppe sarebbero le complicanze, troppa la fatica, troppe le responsabilità.
Ma nel frattempo si cercano nuove esperienze.
Personalmente preferisco essere libera di provare paura.
Preferisco avere la facoltà di fare, con le mie paure, determinate esperienze per poi valutare e sostenere: sì, posso andare avanti; no, non fa per me.
Preferisco osare e prendermi le responsabilità, pur di ottenere qualcosa.
Ma preferisco anche non osare oltre se l’esperienza mi dice che è pericoloso e distruttivo.
Preferisco essere giudicata, nel bene o nel male, anche come una talebana occidentale, se “certe” esperienze non si addicono al mio modo di vedere il mondo al di fuori della mia stanza, che non è una gabbia… ma semplicemente il mio “essere” dalle molteplici sfaccettature, un po’ brillanti un po’ opache, dove non sempre vi si riflettono le paure altrui.

22 ottobre 2010

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Libertà di “essere” © Paula Becattini