Articoli con tag “voce

Gioia vissuta

L'Aquila 2013

E quando la strada ti pare vuota
solitaria lungo la sua linea
all’infinito tra l’orizzonte
e il cielo grigio

non ti pare vera
una voce, una carezza
o la speranza
che tutto all’improvviso sia diverso.

Diverso…
Forse sarai “diverso”
ed io sempre uguale.
Ecco la mia vera paura:
non essere speciale.

Ma che importa.
La strada pare vuota
e comunque risuona di risate e grida
di una gioia veramente vissuta.

25 novembre 2013

Gioia vissuta © Paula Becattini

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Gloria

Non hai nome
non hai voce per me
che ti scanso beffardamente
anche quando m’insegui.
Ti sfuggo scivolando nell’ombra
scrutandoti profonda
nell’anima di una donna
che sostiene di non desiderarti
che nonostante la stanchezza
non si piega alle sferzate
e colonna marmorea
della propria esistenza
si erge comunque
senza farne un vanto.
Tu non esisti
dunque sono.
Ciò fa la differenza.

20 giugno 2013

Gloria © Paula Becattini


Una finestra sul mondo

Cellulare

Guardava il cellulare sulla scrivania, alla sua destra, con un leggero moto di rabbia. Avrebbe voluto gettarlo, era una vera tentazione. Ormai erano passati tre mesi. Desiderava chiamarlo, ma sapeva che sarebbe stato inutile: le avrebbe risposto con quel tono metallico che tanto la feriva. E così attendeva… sì, attendeva fiduciosa. Wrrrruuu, wrrruuu… «Pronto! Pronto!!! Mi senti?» Vari suoni confusi; la sua voce ovattata di sottofondo; rumore di tazzine che cozzano. Rimase ad ascoltare, appagata di quel poco che le veniva offerto. Sussurrò: «Quando ti parte la chiamata è una piccola finestra che si apre sul tuo mondo e mi lasci guardare. Allora un po’ ti manco anch’io…» E piangendo riagganciò.

26 maggio 2013

Una finestra sul mondo © Paula Becattini

Microracconti segretiDa una parola a un massimo di dieci righe
Piccole novelle – a tema libero – per far sorridere, per dare piacere a chi le scrive e a chi le legge.


Sono bimba in riva al mare

No, non ci sei
dietro i miei occhi
sopra i respiri.
Un filo di voce
ti chiamava a me
e mani fresche
aperte al tuo calore
ora abbandonate.
Poi
un freddo improvviso
a graffiare l’anima
a lacerare i sogni
mondi sospesi
che sfuggono
oltre il mio volere.

Sono bimba in riva al mare
che osserva il suo aquilone
volare lontano e libero
mentre ancora ne trattiene il filo…

20 aprile 2013

Sono bimba in riva al mare © Paula Becattini


La magia

Alghe di lago in superficie

La magia del lago era finita.
E, insieme alla passione, se n’era andato anche l’amore.
Si era smarrito, forse accecato dall’orgoglio, lasciando che l’indifferenza ne prendesse il suo posto.
La magia del lago era finita e quella donna, quella bellissima donna che gli stava accanto da oltre cinque anni, era adesso una fastidiosa estranea, poco piacevole.
Seppur molto più giovane, notava in lei con incredula sorpresa le leggere zampe di gallina che incominciavano ad ornare gli angoli degli occhi; la pelle poco elastica dell’addome ormai svuotato; i cuscinetti adiposi, asimmetrici ai fianchi e appena sotto la linea dei glutei.
Non sopportava più come lo guardava: aveva un leggero strabismo!
Perché non lo aveva notato prima?
Perché adesso la sua voce sembrava stridula oppure nauseabonda?
Perché quando lo toccava provava sempre quel senso di ritrarsi come una chiocciola nel suo guscio?
Il sudore delle sue mani… sembrava bava.
Quando ne era lontano non la pensava; quando la incrociava ne fuggiva lo sguardo.
E la sera, a letto, si riduceva a dormire sul bordo, il più possibile distante dal corpo di lei, voltandogli la schiena e serrando i denti nella speranza che non gli rivolgesse parola per paura di dover rispondere: al massimo con un grugnito comprensibile, perché altrimenti sarebbe iniziata una discussione interminabile.
Ogni tanto lo assaliva un dubbio: era sua moglie?
Che fine aveva fatto la donna che adorava e stimava, per la quale aveva perso la testa tanto tempo fa e che sapeva accendergli la passione ogni giorno?
Ultimamente faceva discorsi strani: considerazione, affidamento, impegno, condivisione, intimità
No, non era Ambra. Non poteva esserlo!
Ieri mattina si era pure dimenticata di dargli la solita aspirina per il cuore… voleva ucciderlo?
Ultimamente ce l’aveva con lui e non capiva perché.
Aveva incominciato a ignorarla. Ecco un’ottima arma di difesa.
Se proprio doveva, gli diceva sempre sì.
Sì, tesoro.
Certo, amore.
Condivido quello che dici.
Fai pure.
Non ti preoccupare…
Era Ambra oppure no?
Una notte fece un sogno. Una gran luce in camera da letto e un sibilo lieve ma continuo, accompagnato da ronzii a intermittenza.
Al risveglio pensò a quanto fosse stato pesante digerire il pasto della sera prima. Poi si fece coraggio e guardò Ambra.
Ancora dormiva, ma il respiro non era il solito: breve e veloce come quello di un cane ansimante. E la pelle aveva cambiato colore, più diafana.
No, non era Ambra…
Allora con l’indice le toccò una spalla, premendo leggermente. Sembrò affondasse nella gelatina e l’impronta lasciata ci mise un po’ a scomparire.
Lo invase il terrore!
Corse in bagno a vomitare. Dopo 10, 15, 20 minuti – non sapeva più quanto – rientrò cautamente in camera trovandola seduta sul letto.
– Che ti prende? Sei pallidissimo… Stai male?
Anche se era tornata la stessa di sempre, no: non era Ambra. Si fece coraggio e rispose:
– La cena… qualcosa deve avermi fatto male, forse i gamberetti.
– Torna a letto che ti preparo un the caldo al limone.
Si rimise sotto le coperte ma, sentendo il tepore lasciato da lei, la vista cominciò ad annebbiarsi, tutto a girare vorticosamente e svenne.
Il dottore ricondusse il fatto a una banale “indigestione”. Ovviamente non poteva sapere della finta Ambra.
Che fare, che fare… Quando erano in casa lei lo seguiva ovunque.
Che fai?
Come stai?
Vuoi qualcosa di caldo da bere?
Incominciava a soffocarlo. Avrebbe voluto fuggire.
Ambra, Ambra, amore mio. Dove sei? Che fine hai fatto?
Era stata forse rapita? E chi era quell’essere che aveva preso il suo posto?
Quella creatura non era di questo mondo.
Ora capiva tutto. La luce. Il sibilo. Il ronzio. Quella creatura era un alieno!
Ah! Tesoro.
Che ne dici di fare un picnic domenica al lago?
Organizzo tutto io.
Non ti preoccupare.
Così domenica mattina partirono prima dell’alba, con la scusa di pescare un po’.
Arrivati lì c’era ancora una bassa e leggera nebbiolina; l’acqua scura e calma.
– Ambra, amore mio. Ricordi? La magia del lago… È qui che ci siamo conosciuti e innamorati. Baciami.
Cosa può fare un uomo mosso dal disprezzo e dalla convinzione delle proprie idee…
E con finto trasporto le prese il viso avvicinandolo alle sue labbra. Il bacio – intenso, lungo – lo riportò indietro di un lustro e per un attimo riebbe la vera Ambra tra le sue braccia. Ma poi la lingua incominciò ad affondare sempre più, a srotolarsi giù verso la gola, proseguendo nella trachea e a gonfiarsi fino a occupare ogni minima fessura.
Ambra non respirava. Cercò con forza di ribellarsi. Qualcosa… qualcosa d’osceno l’avvolgeva tutta anche all’esterno, impedendole di muovere gli arti. Strabuzzò gli occhi.
E vide! Solo per un attimo.
Vide che il suo amato non era più lui. Vide un mostro.
Un attimo e poi il buio. La magia del lago era finita.
Il corpo scivolò silenziosamente in acqua.
E Giovanni si sentì finalmente libero.
Libero di essere se stesso.

22 aprile 2008

La magia © Paula Becattini


Incubo

Incubo

Occhi che non vedono
mani che non toccano.
Questo atroce dolore
comunque si ripercuote
si agita
per rinascere dentro un petto
che tanto amore contiene.
Mi lascio toccare
mi lascio bruciare all’interno
e lo chiamo, lo invoco
sempre più lievemente
io sempre più inconsistente
con mille nomi diversi
con mille bocche diverse
un bacio tra labbra carnose
dove la mia voce
si spezza in mille singulti
e senz’aria
respiro il suo penetrarmi
come gelidi dardi.
Lo sento, lo vivo
un abbraccio che non abbandona,
Io, la sua amante segreta.
Lui, il mio incubo
mi prende nuda e madida
su di un letto sospeso.

14 febbraio 2013

Incubo © Paula Becattini


Profumo di mandorle

Bocconcino di Sbrisolona

Non è il solo vibrare
lamine argentee di un carillon
– o la sua voce morbidamente seduta
come un nudo di Degas –
a ricercare in te quel vento
che spingeva ignaro
gli anni in avanti della gioventù.
Come profumo di mandorle
e zucchero a velo in bocca
ogni cosa lo rimbalza e lo ricorda
fin nello stomaco contratto.
Ormai sai già che è indimenticabile
e ripetibile dentro te all’infinito…

29 maggio 2012

Profumo di mandorle © Paula Becattini