Articoli con tag “pelle

Pelle

San Michele (Castel Sant'Angelo, Roma)

Reclama sentimenti
contraddittori, ribelli
vibrando dall’interno
mentre fuori muti
lo sguardo e la bocca.

Non v’è giustizia…

Di tanto ardore
s’è macchiata ed ora
attende fremente
l’abbandono a
nuova primavera.

9 aprile 2016

Pelle © Paula Becattini


Background sentimentale

Ed è così che porteremo certi nomi
invisibili, marchiati a vita sulla pelle
con la stessa fierezza di una bella veste

mentre nella solitaria assenza
la cruda nudità ci brucerà
lasciandoci ancora una volta

fragili.

19 febbraio 2016

Background sentimentale © Paula Becattini


Meraviglioso soffio

E arriverà il momento
in cui mi spoglierò per te
privandomi delle inibizioni
e di tutte le maschere
indossate all’occorrenza.
E lo farò con quella cura di donna
che ogni giorno si prepara all’attesa
nella dolce frenesia di un tuo incontro
che sia di mani, sguardi o pelle.

Sarò poi fiume travolgente
di sensazioni riscoperte, fin quando
i propri cuori non cercheranno
silenzioso riparo nel petto dell’altro.
Sarà come conoscersi da sempre
e desiderare che niente ci separi
anche se la fatalità è stata crudele con noi
e dovremmo prima o poi far finta di niente.

Adesso non siamo altro che il bisogno
di una briciola di felicità
ma i tuoi baci sono stati e rimarranno
un meraviglioso soffio di vita passionale…

4 aprile 2015

Meraviglioso soffio © Paula Becattini


Josè

Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale.

Josè, a braccia conserte, si dondolava seduto sui talloni in mezzo alla stanza.
Il letto sotto la finestra con le sbarre era ancora intatto.
Una raggio di luce s’insinuava e lui l’osservava, sempre dondolandosi.
Fuori il buio era più nero della pece.
Pensava.
Pensava a come fare, a come uscire da quella gabbia in cui l’avevano rinchiuso. Ancora non ne capiva il perché. In fondo cosa aveva fatto di male?
Provare sentimenti è forse un male?
Amare una persona con tale intensità è forse un male?
La sua mente andò a Cristina, la sua bella Cristina.
Dicevano che Cristina non sarebbe più tornata, che le era successa una cosa terribile, inenarrabile, e che lui ne era il colpevole. Ma José sapeva che Cristina mai l’avrebbe abbandonato.
Sorrise al raggio di luce, poi con un movimento lento e calcolato piegò la testa da un lato facendosi scrocchiare il collo.
Nel mentre la riportava a posto, scorse un piccolo ragno venirgli incontro lungo la scia di luce disegnata sul pavimento.
Che bella la natura… Che grande mistero la vita, con le sue molteplici forme: José ne era affascinato.
Il ragnetto, di colore grigio-marroncino, procedeva a velocità sostenuta sulle lunghe ed esili zampette. A circa mezzo metro da José si fermò.
José si chiese cosa ci facesse lì, lontano dalla propria ragnatela; sicuramente apparteneva a una specie innocua.
Allungando il braccio destro lo prese con sicurezza tra il pollice e l’indice e lo avvicinò agli occhi per osservarlo meglio: il ragno si dimenava ogni tanto, come se sapesse che non sarebbe scappato facilmente da quella morsa.
Il corpo era davvero piccolo in confronto al resto: nella semioscurità José non riusciva a scorgere nemmeno le zanne.
Come è la vita di un ragno? si chiese.
Non potendo esaudire questa curiosità se lo mise in bocca, senza ripensamenti: troppo piccolo per assaporarlo.
Però un sottile piacere lo invase tutto nel momento in cui lo deglutì, tanto che chiuse gli occhi e il pensiero tornò a Cristina, al profumo della sua pelle, alla morbidezza dei suoi fianchi, al suo sapore.
José riprese a dondolarsi, questa volta accarezzandosi le labbra e il viso. Poi improvvisamente i suoi occhi si sgranarono, le mani strinsero nervosamente e con impeto il collo, come assalito da un’atroce paura.
Cosa ci faccio qua? Perché non mi fanno uscire?
Devo scappare!
Non ho fatto niente di male…

29 marzo 2015

Josè © Paula Becattini


Infatu(a)zione

Sei un sospiro.

Un respiro.

Il profumo che avanza
dalla tua bocca e niente parole
solo il tuo sguardo
sul mio viso, sulla mia pelle
strappando a brandelli un brivido.

E premi.

Sali.

Ti mischi con il sudore
con la furia del corpo
e la dolcezza dei baci
senza il limite dell’indecenza
a farmi da padrone.

Sei tu il mio signore.

Il mio eros.

E ti lascio fare, ti lascio andare
percorrere queste carni
in ogni anfratto delle loro emozioni
tra sogno e realtà bramata
una verità più volte vissuta.

Sono ancella.

Sono passione.

Ma il silenzio è una tortura
quando cresce nel piacere
e un pensiero invadente
si mischia a quel sentimento
che vorrebbe osare.

Spasmo dell’anima.

Linfa del cuore.

Se tu fossi solo briciola
ti lascerei per poco sul labbro roseo
prima di raccoglierti
distrattamente
e dimenticarti nell’esplosione.

In fede sono già tua.

Sono già amore.

18 aprile 2014

Infatu(a)zione © Paula Becattini


Un due tre stella

Tu non dici niente
che non senti e non vedi.

Al di là di questo giardino
una strada d’asfalto.
Dopo la curva una valle.
E poi ancora oltre,
in lontananza,
lo sguardo si perde
mentre si stringe il petto
al freddo di una estate
che sembra non arrivare.

Che ci faccio io qui?
Perché non sono fuggita?
Perché… perché tutto
sembra così ostile?

Tu non ci sei
eppure tormenti l’animo.
Non ci sei
eppure tocchi la mia pelle.
E brucia l’idea.

Dopo la curva l’incognita
che fa tanta paura.
Che ci blocca come statuine.
Un due tre stella,
non si gioca più.

Un due tre stella,
non si vive più…

23 maggio 2013

Un due tre stella © Paula Becattini


Milonga de mi amor

Ah, amor! Mi amor…
Tu sei come passi intrecciati
che mi trasportano al ritmo serrato
in quel che è la fumosa balera
della nostra semplice “vida”.

Ah, amor! Mi amor…
Avvolgi il fianco e respira lieve
tra i miei soffici capelli
e quel che è la mia pelle
fremente al nostro contatto.

Ah, la milonga de mi amor…
tante parole, solo confusione
tra i litigi dei nostri cuori
che non sentono alcuna ragione.

Ma trasportami ancora
in un vortice di passione,
che corre, scorre il tempo:
“la vida es una milonga”.

La vita è un lungo dramma…

7 aprile 2013

Milonga de mi amor © Paula Becattini


Addio

È la bocca, la mia bocca,
quella che si serra in un morso
e del morso assume la forma
e tace, tace ancora una volta.
Si chiudono gli occhi
a trattenere le lacrime calde.
Che tu non possa mai vederle!
sentirle, toccarle con grazia
mentre solcano queste guance.
Un domani spariranno.
Saranno letti di fiumi aridi
come aridi i nostri cuori
mentre io già muoio
e serro la bocca,
la bocca per non urlare dolore.
Che tu non possa mai sentire!
anche quando irta e vogliosa
la pelle mia cercherà la tua
riconoscendola, amandola
e del suo profumo farne casa.
Non ci sarà pace per l’eterno.
Un inferno lontano da te
sebbene la fame e la sete
di momenti meravigliosi
come ero io per te.
E apro la bocca
a esalare l’ultimo respiro:
non sento più il sangue dolce
e il labbro fermo.
Un ultimo bacio, uno ancora.
Oh, amore…
Amore, ti trattengo tra le mie braccia
come la prima volta.
Che tu non possa mai sapere!
quanto ti ho amato.

E quanto ti amerò ancora.

23 marzo 2013

Addio © Paula Becattini


La magia

Alghe di lago in superficie

La magia del lago era finita.
E, insieme alla passione, se n’era andato anche l’amore.
Si era smarrito, forse accecato dall’orgoglio, lasciando che l’indifferenza ne prendesse il suo posto.
La magia del lago era finita e quella donna, quella bellissima donna che gli stava accanto da oltre cinque anni, era adesso una fastidiosa estranea, poco piacevole.
Seppur molto più giovane, notava in lei con incredula sorpresa le leggere zampe di gallina che incominciavano ad ornare gli angoli degli occhi; la pelle poco elastica dell’addome ormai svuotato; i cuscinetti adiposi, asimmetrici ai fianchi e appena sotto la linea dei glutei.
Non sopportava più come lo guardava: aveva un leggero strabismo!
Perché non lo aveva notato prima?
Perché adesso la sua voce sembrava stridula oppure nauseabonda?
Perché quando lo toccava provava sempre quel senso di ritrarsi come una chiocciola nel suo guscio?
Il sudore delle sue mani… sembrava bava.
Quando ne era lontano non la pensava; quando la incrociava ne fuggiva lo sguardo.
E la sera, a letto, si riduceva a dormire sul bordo, il più possibile distante dal corpo di lei, voltandogli la schiena e serrando i denti nella speranza che non gli rivolgesse parola per paura di dover rispondere: al massimo con un grugnito comprensibile, perché altrimenti sarebbe iniziata una discussione interminabile.
Ogni tanto lo assaliva un dubbio: era sua moglie?
Che fine aveva fatto la donna che adorava e stimava, per la quale aveva perso la testa tanto tempo fa e che sapeva accendergli la passione ogni giorno?
Ultimamente faceva discorsi strani: considerazione, affidamento, impegno, condivisione, intimità
No, non era Ambra. Non poteva esserlo!
Ieri mattina si era pure dimenticata di dargli la solita aspirina per il cuore… voleva ucciderlo?
Ultimamente ce l’aveva con lui e non capiva perché.
Aveva incominciato a ignorarla. Ecco un’ottima arma di difesa.
Se proprio doveva, gli diceva sempre sì.
Sì, tesoro.
Certo, amore.
Condivido quello che dici.
Fai pure.
Non ti preoccupare…
Era Ambra oppure no?
Una notte fece un sogno. Una gran luce in camera da letto e un sibilo lieve ma continuo, accompagnato da ronzii a intermittenza.
Al risveglio pensò a quanto fosse stato pesante digerire il pasto della sera prima. Poi si fece coraggio e guardò Ambra.
Ancora dormiva, ma il respiro non era il solito: breve e veloce come quello di un cane ansimante. E la pelle aveva cambiato colore, più diafana.
No, non era Ambra…
Allora con l’indice le toccò una spalla, premendo leggermente. Sembrò affondasse nella gelatina e l’impronta lasciata ci mise un po’ a scomparire.
Lo invase il terrore!
Corse in bagno a vomitare. Dopo 10, 15, 20 minuti – non sapeva più quanto – rientrò cautamente in camera trovandola seduta sul letto.
– Che ti prende? Sei pallidissimo… Stai male?
Anche se era tornata la stessa di sempre, no: non era Ambra. Si fece coraggio e rispose:
– La cena… qualcosa deve avermi fatto male, forse i gamberetti.
– Torna a letto che ti preparo un the caldo al limone.
Si rimise sotto le coperte ma, sentendo il tepore lasciato da lei, la vista cominciò ad annebbiarsi, tutto a girare vorticosamente e svenne.
Il dottore ricondusse il fatto a una banale “indigestione”. Ovviamente non poteva sapere della finta Ambra.
Che fare, che fare… Quando erano in casa lei lo seguiva ovunque.
Che fai?
Come stai?
Vuoi qualcosa di caldo da bere?
Incominciava a soffocarlo. Avrebbe voluto fuggire.
Ambra, Ambra, amore mio. Dove sei? Che fine hai fatto?
Era stata forse rapita? E chi era quell’essere che aveva preso il suo posto?
Quella creatura non era di questo mondo.
Ora capiva tutto. La luce. Il sibilo. Il ronzio. Quella creatura era un alieno!
Ah! Tesoro.
Che ne dici di fare un picnic domenica al lago?
Organizzo tutto io.
Non ti preoccupare.
Così domenica mattina partirono prima dell’alba, con la scusa di pescare un po’.
Arrivati lì c’era ancora una bassa e leggera nebbiolina; l’acqua scura e calma.
– Ambra, amore mio. Ricordi? La magia del lago… È qui che ci siamo conosciuti e innamorati. Baciami.
Cosa può fare un uomo mosso dal disprezzo e dalla convinzione delle proprie idee…
E con finto trasporto le prese il viso avvicinandolo alle sue labbra. Il bacio – intenso, lungo – lo riportò indietro di un lustro e per un attimo riebbe la vera Ambra tra le sue braccia. Ma poi la lingua incominciò ad affondare sempre più, a srotolarsi giù verso la gola, proseguendo nella trachea e a gonfiarsi fino a occupare ogni minima fessura.
Ambra non respirava. Cercò con forza di ribellarsi. Qualcosa… qualcosa d’osceno l’avvolgeva tutta anche all’esterno, impedendole di muovere gli arti. Strabuzzò gli occhi.
E vide! Solo per un attimo.
Vide che il suo amato non era più lui. Vide un mostro.
Un attimo e poi il buio. La magia del lago era finita.
Il corpo scivolò silenziosamente in acqua.
E Giovanni si sentì finalmente libero.
Libero di essere se stesso.

22 aprile 2008

La magia © Paula Becattini


Arabesco

Egitto 2008

Avrei voluto bruciare
come macchia nel deserto
e sentire il sole
riscaldare la mia pelle.
Ascoltare il richiamo del muezzin
dall’alto dei minareti
e confondermi tra i visi ruvidi
della gente.
Pronunciare il mio nome
negli occhi profondi di bambini
rivestiti di polvere e sogni
tra la mia fame e la loro sete
di curiosità viva.
Avrei voluto costruire
una fortezza penetrabile
ricca di labirinti ove
perdermi coscientemente.
Lasciarmi andare alla semplicità
lasciarmi avvolgere dai colori
dalla luce abbagliante.
E riscrivere un amore
in gradevoli arabeschi sensuali
lungo i miei fianchi bianchi.
E il mio ventre
sarebbe stato la sua casa.

23 febbraio 2013

Arabesco © Paula Becattini

Egitto 2008

Egitto 2008

Egitto 2008

Egitto 2008


D’amore eterno

Camp de pauraules no dites: instal-lacio de Joan Comella (Ciudadela de Rosas)

Non ci sono giorni senza sole
dietro le nubi a cercare
un varco per raggiungerti,
e missive d’amore
scritte con il pensiero
con sentimento graffiato
lanciate nel vuoto per riappropriarmi di te,
del tuo amarmi con semplicità.
Non ci sono giorni senza notti
a susseguirsi immancabilmente
con il freddo sulla pelle,
e sogni riposti sul comodino
tra libri mai letti e accarezzati
a evitare le lacrime su pagine non scritte
ed altre sbagliate nero su bianco
dalle copertine sgualcite.
Non c’è un giorno senza
missiva d’amore eterno per te.
Per te.

19 febbraio 2013

D’amore eterno © Paula Becattini


Valentine

Cuore di sabbia e onda

Valentine, my Valentine…
è un giorno come un altro questo
anche se risuonano campanelli
intorno e dentro te,
anche se i pensieri sono lontani
e vagano lungo il mare
come ali di gabbiani.

Valentine, my Valentine…
ogni giorno non sarà più triste
o allegro di questo momento
se prendi carta e penna
per esorcizzare il tempo
per congelare l’emozione
e al ricordo sorriderne.

Oh, my Valentine…
tu sarai sempre bella dentro me
come un sole d’inverno
immaginando il calore della tua pelle
il profumo dei tuoi capelli.
Con te lontano ho volato
sulle ali del tuo estro.

Polvere d’essenze, ti penso
e tu mi senti?

14 febbraio 2013

Valentine © Paula Becattini


Se non dipende da me o te

Ballerina

E se non dipende da me o te, amore, chi potrà mai scalfire questo nostro grande cuore?
Chi potrà mai sconvolgerne i sogni, i progetti e dare adito che non ce lo meritiamo?
Dobbiamo proteggerlo ad ogni costo: è un tesoro racchiuso in petto.
Il mio cuore freme, si riverbera nella bellezza e nel dolore; e batte forte ancor quando le tue parole sfiorano questa pelle virginea dei tuoi baci.
Si fa forte dalla paura quando annusa i tuoi dubbi, fatti di ancestrali sofferenze che vorrebbe obliare.
Vorrei che tu mi prendessi la mano e insieme sentirne il calore, insieme osservare come riposa bene nella tua.
Sarò io la tua casa e tu la mia, ovunque saremo, ovunque andremo per poi tornare, per poi aggrapparci l’uno all’altra con braccia di virgulti amorosi.
Dovremo osare, sfidare il mondo, questo mondo che non ci appartiene; piegarlo ai nostri piedi e renderlo docile e buono.
Io lo desidero, come fosse l’ultimo giro di giostra, come fosse l’ultima occasione concessa.
Ma tu non mi fai solo girar la testa: tu mi leggi nel profondo, denudandomi ancor prima di spogliarmi dei miei scudi, su di un letto piegato dal peso della meraviglia e dello stupore di quanta forza ha il tuo cuore.
E tu, amore mio?
Come ti senti ora, in questo momento?

10 febbraio 2013

Se non dipende da me o te © Paula Becattini


Contatto

Nelle viscere un pensiero
ancor prima di percepirne la nascita,
la sostanza, dal colore innaturale.
Mille le volute sibilanti
mai immaginate come tarli
scavano repentinamente
nel profondo dell’anima
senza conoscerne bocca
senza conoscerne pelle
e il suo profumo acre.
Tutto il mio desiderio
assapora ciò come miele
e si trasforma e cresce.
Io ti sento:
sei un’eco nel mio profondo.
Ed è già contatto…

5 febbraio 2013

Contatto © Paula Becattini


Insomnia

Sguardo

Piega inutilmente
il sonno la mente,
tenendo aperti
due occhi
sull’anima e sul dolore.
E si allungano le ore
resistendogli
come una battaglia
tra titani muti e sordi
che non sentono ragione.
Si raccoglie il corpo
tra le proprie ossa
che bucano la pelle
i muscoli, i tendini:
non ci sono grida.
Solo l’alba
e un nuovo giorno
affrontato ad occhi aperti
con il coraggio
di una misera guerriera.

28 gennaio 2013

Insomnia © Paula Becattini

Cara mamma,
oggi te ne sei andata per l’ennesima volta come quattro anni fa e mi manchi.
Non mi farò abbattere: resisterò, perché – lo so – tu mi sei sempre accanto.
E ti ringrazio per avermi forgiata così come sono…


Piccoli fragili poeti

Piccoli fragili poeti
mimetizzati tra la gente
confusi nei sorrisi
mentre gli occhi
parlano d’altro
e della propria pelle
farne foglio bianco
su cui scrivere
ancora una volta
come la prima volta
le emozioni che li sfiorano
li lancinano, li schiaffeggiano.

Piccoli fragili poeti
saldi su quella roccia
sferzata dal mare che è la vita
mentre un giorno sono tornado
un altro arcobaleno
senza capirne il perché
fino in fondo
nella loro diversità
tormentati amati e odiati
unici e irraggiungibili
perdita e specchio
di una realtà.

Piccolo fragile poeta…
nel sussurro delle tue parole
muori, rinasci
e nessuno lo sa.

30 dicembre 2012

Piccoli fragili poeti © Paula Becattini


Illusioni

Ci sono state parole
lievi come aria
gravi come roccia
sotto il sole cocente
di un grande amore.
Ed avevano il profumo
di non terminare
nel loro susseguirsi
ed inseguirsi fluenti.
Ma poi è arrivato il tempo
di vivere la realtà
spazzando via ogni certezza
e pure i baci inaspettati
su di una pelle affamata.
Faticoso vivere,
faticoso attendere.
E adesso le parole sono solo
un riempire i vuoti creati
e un placare tutti quei desideri
che non possiamo nutrire…

20 dicembre 2012

Illusioni © Paula Becattini


Profumo di fata

Nel respiro addormentato
nel sogno tuo e mio intrecciato
l’ora più fresca apre il mattino
accarezzando le membra e il viso.
Briciole, briciole sparse
che sanno di baci e sguardi
e il silenzio rotto dall’esplosione
di un cinguettio prepotente.
Non dà pace, non dà pace
alla mente e al corpo
che vorrebbero liberarsi
e librarsi con leggerezza.
È un profumo, di fata,
quel che percepisco.
È profumo di donna
la mia pelle…

12 agosto 2012

Profumo di fata © Paula Becattini


Petali di seta

Petali di seta

Se fossero come petali
avrebbero vita breve,
per questo i miei sentimenti
sono come seta
che fresca avvolge
e il fruscio risveglia.
Come petali di seta
i polpastrelli
e la mia pelle
quando un pensiero accompagna
e mille ancora nel tempo
il loro vibrare.
Se fossi sogno ti ruberei la notte.
Mi accontento di averti rubato il cuore.

1 giugno 2012

Petali di seta © Paula Becattini


Dispersi

E quando sfiori timidamente
questi due fianchi
con palmo di mani frementi,
nell’aria circostante
si spiega la sensualità repressa
scivolando via prontamente
come seta.
Che di noi ci manca tutto
e ci accontentiamo delle briciole,
della pelle impaziente,
di attimi rubati al presente
perché non sappiamo più
cosa è giusto
e come fare l’amore.
Così – dispersi – attendiamo
di ritrovarci ancora casualmente
tra le difficoltà
che la vita ci riserva.
Quando sfiorerai timidamente
questi due fianchi
aggrappati forte e non lasciarli…

22 maggio

Dispersi © Paula Becattini


Mal bianco

Vallombrosa (Fi), 19 aprile 2012

Dormiente non si muove
rintanata chissà dove
questa carnalità ferita.

Non ha ragione.

Ed io la cerco implorante
anche lungo strade
di pensieri circolari.

Riprendimi distratta
senza mai più abbandonare
questa pelle palpitante.

Riprendimi di nebbia spogliata
se amor in te ancora permane…

19 aprile 2012

Mal bianco © Paula Becattini


Fango

Zoom su occhio di elefante

Oggi sento fango
sulla pelle
che seccato stringe
e brucia senza sole
in ogni poro penetrato
nelle rughe infiltrato.
E fango tra i capelli,
rigidi come canne
in penombra,
pesantezza di me stessa
che lenta si muove.
Fango cosparso
come unguento sporco
che sporca l’anima
e – mentre fuori piove –
non cerco liberazione.
Con occhio triste
guardo dentro,
comprendendo quanto
sia ingombrante
e a chi mi osserva dubbioso
oggi di fango mi aggredisco
per non soffrire d’amore.

14 aprile 2012

Fango © Paula Becattini


Né bianca, né nera

Particolare di una fontana di Arezzo

Né bianca, né nera
la mia coscienza
mentre ancora s’infiamma
all’idea di me, nuda
percorsa dal desiderio
sfiorandomi la pelle
e tintinnando a te
i miei gioelli.

Né bianca, né nera…
che già sento l’onda arrivare
e le tue mani premere i seni
quasi a volermi trattenere.

19 febbraio 2009

Né bianca, né nera © Paula Becattini


Eterna

Rosa secca con petali sparsi

Attendo una seconda giovinezza
che mi bagni la pelle
che mi renda nuovamente fresca.
Attendo una pace sconosciuta
fatta di silenziosi pensieri
tra i solchi di ciò che ho vissuto.
E non importa se mi diranno
che sono diventata una vecchia.

Vorrei una seconda giovinezza
eterna e mia solamente…

19 gennaio 2012

Eterna © Paula Becattini