Addio

È la bocca, la mia bocca,
quella che si serra in un morso
e del morso assume la forma
e tace, tace ancora una volta.
Si chiudono gli occhi
a trattenere le lacrime calde.
Che tu non possa mai vederle!
sentirle, toccarle con grazia
mentre solcano queste guance.
Un domani spariranno.
Saranno letti di fiumi aridi
come aridi i nostri cuori
mentre io già muoio
e serro la bocca,
la bocca per non urlare dolore.
Che tu non possa mai sentire!
anche quando irta e vogliosa
la pelle mia cercherà la tua
riconoscendola, amandola
e del suo profumo farne casa.
Non ci sarà pace per l’eterno.
Un inferno lontano da te
sebbene la fame e la sete
di momenti meravigliosi
come ero io per te.
E apro la bocca
a esalare l’ultimo respiro:
non sento più il sangue dolce
e il labbro fermo.
Un ultimo bacio, uno ancora.
Oh, amore…
Amore, ti trattengo tra le mie braccia
come la prima volta.
Che tu non possa mai sapere!
quanto ti ho amato.

E quanto ti amerò ancora.

23 marzo 2013

Addio © Paula Becattini

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10 Risposte

  1. mi ha commosso.

    23 marzo 2013 alle 10:53 pm

  2. Questi bei versi scavano di dolce malinconia il sentimento dell’amore
    Complimenti e grazie

    Lieta domenica
    Senty

    24 marzo 2013 alle 9:32 am

    • Grazie a te Senty.
      Verrò a farti una visita con vero piacere.
      Buona domenica.

      24 marzo 2013 alle 9:42 am

  3. Ah, Chopin! Ma quel Preludio in mi minore è così funebre… Il modestissimo parere di uno chopinologo per caso è che ai tuoi versi meglio si attaglierebbe un brano sensuale e pieno di vitalità, come per esempio la Mazurka opus 6 n. 1:

    E’ solo un’opinione, intendiamoci.

    24 marzo 2013 alle 11:59 am

    • L’addio di un amore un poco triste è… come l’addio a una persona cara che ci lascia per sempre.
      Ho ascoltato attentamente il brano che mi hai proposto: il fatto è che ho scritto la poesia proprio sulle note di questo preludio in Mi minore.
      E se la leggi a voce alta, lentamente e con la musica di sottofondo, partendo con la lettura all’inizio della battuta, dopo la sincope (?) iniziale di 1/4, vedrai che tutto torna.
      Ma tengo conto della tuo suggerimento, soprattutto emotivo 🙂
      Grazie!

      24 marzo 2013 alle 12:39 pm

      • Non sincope ma anacrusi 😉
        Valutiamo ogni cosa sulla base della nostra esperienza, e il sapere che il Preludio in mi minore fu eseguito da Lefébure-Wély all’organo della Madeleine durante il rito funebre per Chopin ha certamente influenzato il mio giudizio.
        Ma l’ultimo dei tuoi versi induce a pensare che sulla storia d’amore il sipario non sia ancora calato, e così mi è venuta in mente la Mazurka, una delle dodici rielaborate per voce e pianoforte da Pauline Viardot (celebre cantante e amica del musicista polacco), che al brano da me indicato adattò un testo di Louis Pomey intitolato Plainte d’amour:

        Chère âme, sans toi j’expire,
        Pourquoi taire ma douleur?
        Mes lèvres veulent sourire
        Mes yeux disent mon malheur.
        Hèlas! Loin de toi j’expire,

        Que ma cruelle peine,
        De ton âme hautaine
        Désarme la rigueur.

        Cette nuit dans un rêve,
        Je croyais te voir;
        Ah, soudain la nuit s’achève,
        Et s’enfuit l’espoir.

        Je veux sourire
        Hèlas! La mort, la mort est dans mon coeur.

        24 marzo 2013 alle 1:05 pm

      • Non ricordavo bene, nonostante i miei otto anni di studio di pianoforte!!! Anacrusi… quanti anni sono passati… ero bimbetta.
        Non avevo la partitura sott’occhio: ora me la sono scaricata da internet 🙂 che ricchezza che offre!
        L’ultimo dei miei versi dice anche che mai finirà l’amore per quella persona, nonostante l’addio.
        Quattro anni fa ho perso la mia mamma: mai smetterò di amarla!
        Stasera mi ascolterò con calma quest’ultima chicca che mi offri… 😉

        24 marzo 2013 alle 1:44 pm

  4. Ma cosa sei Paula…. cosa sei???!!!! 😀 Smack!

    28 marzo 2013 alle 4:08 pm

    • Cosa sono, topina… cosa sono?!?
      Ti auguro una serena Pasqua! Baci 🙂

      29 marzo 2013 alle 3:06 pm

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