Articoli con tag “eterno

Promessa

Umberto I Re d'Italia - Vialla Borghese (Roma)

Non promettere “Sarà per sempre”.
Che sia almeno un attimo
e quell’attimo una ripetizione di cento
e ancora mille fotogrammi accesi.

Ti verrò incontro come l’alba
in un sogno di colori, al rallentatore
portanto con me le speranze
e quella certezza di essere vera.

Che solo noi sapremo della promessa
nel momento eterno e di bellezza.

22 giugno 2015

·

Promessa © Paula Becattini

 


Immagina

Giovane, senza età
nelle parole in fila come perle nere
adagiate sulla mia bianca schiena.
Una voce melodiosa
dalla morbidezza silenziosa
che ruba sogni alla bocca,
alle mani, alle linee di fuga.

Vorrei baciarlo questo cuore straziato:
che si squarci il petto! macchiando il foglio.
Devasterà i sensi come questi versi
a tornar dalla mente verso lo stomaco.
Eppure è qui l’immenso
che mi culla bimba
e donna allo stesso tempo.

Se non vedi gli occhi
prova a immaginarli:
trattengono fremiti lucenti.
E senza tempo tocco l’eterno.
Tocco l’eterno.

Immagina…

26 ottobre 2013

“La poesia è senza tempo
nel donarci un’altra dimensione
dove è piacevole ritrovarsi”

Immagina © Paula Becattini


Addio

È la bocca, la mia bocca,
quella che si serra in un morso
e del morso assume la forma
e tace, tace ancora una volta.
Si chiudono gli occhi
a trattenere le lacrime calde.
Che tu non possa mai vederle!
sentirle, toccarle con grazia
mentre solcano queste guance.
Un domani spariranno.
Saranno letti di fiumi aridi
come aridi i nostri cuori
mentre io già muoio
e serro la bocca,
la bocca per non urlare dolore.
Che tu non possa mai sentire!
anche quando irta e vogliosa
la pelle mia cercherà la tua
riconoscendola, amandola
e del suo profumo farne casa.
Non ci sarà pace per l’eterno.
Un inferno lontano da te
sebbene la fame e la sete
di momenti meravigliosi
come ero io per te.
E apro la bocca
a esalare l’ultimo respiro:
non sento più il sangue dolce
e il labbro fermo.
Un ultimo bacio, uno ancora.
Oh, amore…
Amore, ti trattengo tra le mie braccia
come la prima volta.
Che tu non possa mai sapere!
quanto ti ho amato.

E quanto ti amerò ancora.

23 marzo 2013

Addio © Paula Becattini


Musa

Piedi nudi su tappeto tunisino

Come in sogno sei arrivata
ma di un sogno reale
che dei tuoi passi felpati
ne ho percepito la morbidezza
e l’aria che si muoveva fresca
come mille gocce di rugiada
come respiro a fior d’acqua.
Musa di un amore colto
violento e tenero
perdermi in te desidero
a bracciate lente, cullandomi
tra onde di piacere e pace
quella pace che sa di eterno.
Non fuggir via:
lasciati ammirare ancora
e sarai mia…

17 marzo 2013

Musa © Paula Becattini


Notturno

Muta la luna nel cielo
nel susseguirsi delle notti;
con lei nuvole d’argento
corrono veloci, chissà dove…

In ogni scandire del tempo
come le prime gocce della pioggia
che con rumore sordo
si sfrangiono nella terra;

come il respiro lieve di chi dorme
e sogna, sogna dolcemente l’amata;

in ogni suo trascorrere – a tratti –
mi fermo e ascolto
e solo così comprendo l’attimo
ancor quando si è fatto tardi
per catturarlo.

Fugge,
fugge lontano da me.

Tenevi la mia mano tra le tue calde
e il tepore non si è dissolto
in questo notturno che t’implora
di tornare e rimanere per sempre.

Ma sei l’attimo.

Il più bello che abbia vissuto
e congelato in eterno dentro me.

15 gennaio 2013

Notturno © Paula Becattini


Attimo

Petali sull'asfalto

Attimo…
ti ho amato e t’amo
perché bramato.
Niente ti ruberà a me.
La tua pienezza
sa di morbidezza
e due labbra rosee accarezzate
da sospiri intrecciati.
Ed io,
tuo attimo eterno,
ti inebrierò al solo pensiero.
Ovunque sarai,
ovunque saremo.

9 giugno 2012

Attimo © Paula Becattini


Infinitamente

Particolare del monumento Atomium a Bruxelles

Cento anni ancora,
mille e forse più.
Di un bacio l’aurora
di un abbraccio il fuoco.
E poi quella sensazione,
come di esserci ritrovati
alla fine del mondo,
mai abbastanza presto
giammai troppo tardi
per capire quanto ci amiamo
ovunque nel tempo.
Ché io ci credo
al nostro eterno cercarsi.
Chiunque un domani saremo…

13 febbraio 2012

Infinitamente © Paula Becattini


Alba

Un sole sospeso
leggero come sogno
di un’alba triste
figlia della notte
Tra cielo e nebbia
impalpabile e freddo
come ingannevole
amore eterno
di noi si ciba
Si alza piano piano
muto si trasforma
e di sé fa sfoggia
d’oro rivestito
per ammaliare
ancora una volta.

Di prosciugata rugiada
i prati accarezza.

12 ottobre 2011

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Alba © Paula Becattini


Haiku #13 (…e non solo)

Foss’anche eterno è
tramonto senza sole
– eco d’inganni –

18 luglio 2011

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Haiku #13 © Paula Becattini

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La dedica (racconto)

Mi chiamo Haiku e di giapponese ho solo la madre, gli occhi a mandorla e il buffo nome di un tipo di componimento poetico, datomi da mio padre il giorno stesso in cui sono nata, ispirato dalla recente scoperta.
Ne era affascinato e così mi ritrovo un nome che sembra uno scherzo; scherzo che in fondo poi non è, avendomi trasmesso anche il piacere della scrittura.
Mia madre si vergogna solo a pronunciarlo, ma dentro ho il fuoco, la passione, l’energia e l’ispirazione che l’hanno fatta innamorare di lui e così, dopo aver acconsentito a suo tempo, continua a chiudere un occhio e a sospirare di nascosto.
Papà è stato fortunato a incontrarla. Lei sa come trattarlo senza “costringerlo” e lo completa donandogli quel che gli manca: il giusto equilibrio.
Lui non lo sa, ma è così.
Invece io, per certi versi, sono ancora un po’ “bastarda” o incompleta, se preferite; oppure semplicemente testarda, ficcandomi sempre in situazioni dove, per un motivo o l’altro, “ardo” con violenza emotivamente: a scuola, al lavoro, in amicizia, in amore…
Soprattutto in amore.
Ormai non sono più una ragazzina: dall’alto dei miei quarant’anni me ne faccio una ragione. Forse.
E colpevolizzarsi non è mai abbastanza. Mi dicono che non sia giusto, ma non so cosa va in me, non so dove sbaglio. Soffro per amore e a guadagnarne qualcosa sembra sia solo la mia ispirazione.
Forse sbaglio nel pretendere la lealtà in un rapporto. Pura utopia: chi non ha un segreto?
Già… ma purtroppo le bugie le fiuto a distanza.
E non sopporto chi nega l’evidenza.
Ieri sera mi sono ritrovata tra le mani l’ultimo romanzo della Mazzantini, Nessuno si salva da solo. Ho iniziato a leggerlo.
La mia dedica sul frontespizio è molto recente, appena tre mesi – avevo già in qualche modo rimosso –.
Nel procedere con la lettura mi son detta: «Cavolo! Questo libro vomita disagio e dolore da ogni carattere stampato!»
Ecco perché non è riuscito a finirlo.
È invece per me l’ideale; per me che stasera soffro e provo dentro tanto inspiegabile disagio che il sapere qualcuno sta peggio mi rincuora.
Non so come andrà a finire la storia e, a dire il vero, non m’interessa.
I due protagonisti sembrano talmente “fuori” e sbagliati insieme che ti vien voglia di urlargli: «Ma fatela finita! E basta!»
Se si lasciano è la cosa più giusta.
Ma se poi si rimettono insieme? Un miracolo… l’ennesimo miracolo.
Il mio, il nostro, quello di molti altri – ma sempre meno –, dove l’amore trionfa. Nonostante tutto.
La realtà di chi sta diventando una minoranza.
Un giorno ci perseguiteranno come i primi cristiani, ci stermineranno come gli ebrei; ci sentiremo talmente soli e fuori dal tempo da sfociare nella pazzia.
Mi sento una minoranza.
Semplicemente perché credo ancora nell’amore e gli sono fedele nel senso più ampio del termine?
Solo perché non faccio della trasgressione le fondamenta della mia vita?
Ma quante volte ancora dovrò morire per risorgere dalle ceneri?
Nessuno si salva da solo…

«A noi due.
Che non resistiamo
alla tentazione di
“un’ultima volta”
e facciamo sì che
tutto ricominci come fosse
la
prima volta”.
Ti amo.»

La dedica sul frontespizio.

19 luglio 2011

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La dedica © Paula Becattini