Diario

L’Italia dei miracoli

Gola Gioconda n. 1/2020

Chi non ricorda il miracolo economico italiano, detto anche boom economico, del secondo dopoguerra?

C’è chi lo lo ha vissuto in pieno, eppure sembra ora averlo dimenticato; chi appena sfiorato; chi lo ha conociuto grazie ai libri di scuola; e chi appreso involontariamente dalla bocca dei propri padri o nonni.
Eppure è stato e rimarrà un aspetto caratterizzante dell’Italia rispetto ad altre nazioni, proprio perché attribuito a un’ampia disponibilità di manodopera che evitò al nostro paese strozzature che si erano verificate altrove, dando luogo a forti correnti immigratorie.
Qualcuno ha sostenuto che in emergenza covid-19 si è stati peggio che in guerra; in ogni caso il lockdown ha dato all’economia italiana un duro colpo. E adesso è arrivato il momento di ripartire.
Adesso è arrivato il momento di rimboccarsi nuovamente le maniche.

La Lettera 22 della Olivetti compie settant’anni.
Fu progettata nel 1950 dal designer e pubblicitario Marcello Nizzoli per essere un oggetto unico e contemporaneamente “popolare”, dalle linee essenziali e la tastiera incorporata nella carrozzeria in alluminio.
Il suo stile inconfondibile venne riconosciuto, premiato nel 1954 e poi accolto nell’empireo del MOMA.
Molte le personalità, gli scrittori e i giornalisti che nella Lettera 22 hanno trovato una compagna ideale per il proprio lavoro: tra di questi si distinguono Cesare Marchi, Enzo Biagi, Indro Montanelli e il giudice Carlo Biotti, che non se ne separarono mai.

La Lettera 32, commercializzata a partire dal 1963, fu ideata come erede della Lettera 22 e anch’essa divenne molto popolare tra giornalisti e studenti, oltre ad avere un grande successo commerciale a livello internazionale. Ma tante altre aziende italiane contribuirono a creare “simboli” del boom economico degli anni ‘50 e ‘60.

Tra queste si distinse la FIAT, la grande azienda torinese della famiglia Agnelli, con la produzione di macchine utilitarie poco costose e pratiche come la famosa 600, presentata al salone dell’automobile di Ginevra il 10 marzo del 1955.
Negli stessi anni fu registrato anche un forte aumento della vendita degli scooter: nel 1956 la Piaggio di Pontedera produsse il milionesimo esemplare della Vespa, uno degli esempi di design industriale più riuscito al mondo.
In quegli anni il nuovo benessere e soprattutto un forte slancio ottimistico verso il futuro aumentarono la propensione al consumo degli italiani. Nelle case delle famiglie di quanti potevano contare su uno stipendio e un posto di lavoro stabile iniziarono a far ingresso numerosi beni di consumo durevoli, come lavatrici, frigoriferi e televisori la cui produzione era svolta soprattutto da imprese italiane di piccole e medie dimensioni.

E adesso?
Quali saranno gli scenari economici post covid-19?
L’Italia sarà in grado di rialzarsi e con quale velocità?
Indro Montanelli in una intervista una volta disse: “Per l’Italia non c’è futuro, perché l’Italia ignora il proprio ieri di cui non sa assolutamente nulla e non si cura di sapere nulla, e pertanto non potrà avere un domani.”

Di sicuro il 2020 ha cambiato e continuerà a cambiare le nostre vite, le nostre abitudini, la nostra quotidianità.
Per far ripartire il paese bisognerà avere tanta fiducia, forza, coraggio e anche quella fantasia e quell’ottimismo che ci hanno sempre caratterizzati.

Servirà un nuovo miracolo.
Adesso che il lockdown è finito, guardiamo al presente pensando al futuro.
Adesso che si sta per riaffacciare il sereno, non facciamoci trovare impreparati: un nuovo boom economico è possibile.

6 giugno 2020 – Gola Gioconda n. 1/2020

L’Italia dei miracoli © Paula Becattini


Cronaca di un giorno di (stra)ordinaria follia

Adesso, a molti, questi giorni tra le mura di casa forse sembreranno tutti uguali.

Dopotutto (o nonostante tutto), domani è un altro giorno.

Non è un caso questa citazione al film “Via col vento”.

La celebre frase pronunciata da Rossella O’Hara in fondo suggerisce un’analisi della nostra indole, del nostro modo di rapportarci con il mondo e di come affrontiamo le contingenze della vita.

La vita…
Fino ad un ieri ormai evanescente la vita era così frenetica, intensa, dinamica, ricca di eventi molto spesso poco considerati.
Oggi invece il tempo sembra essersi fermato, acquisendo una consistenza mai “sentita” prima.

È per questo che adesso, costretti in quarantena e ai minimi rapporti sociali, appare così “diverso”, perché questa “pesantezza” mai avvertita (o solo leggermente in qualche occasione) ci fa provare contemporaneamente una serie di forti sentimenti umani che vanno dalla paura alla speranza, dalla tolleranza alla chiusura, dalla rabbia alla depressione.
Ed ognuno reagisce come può.

Non è un caso nemmeno il titolo di questo articolo: chi non ricorda il film “Un giorno di ordinaria follia”?
Quell’uomo nella sua auto, bloccato dal traffico in un sottopasso, che inizia a percepire l’intollerabilità di ciò che lo circonda…
Senza andare oltre: un uomo bloccato come lo siamo noi adesso.
Ogni medaglia ha due facciate, anche in questo frangente: una positiva e l’altra negativa.
Non è questo il momento di elencare la lunga serie degli aspetti negativi; però possiamo concentrarci su quelli positivi e moltiplicarli, perpetuarli.
“Ognuno è artefice del proprio destino” cita Appio Claudio Cieco, perché “spetta a noi crearci le cause della felicità. È in gioco la nostra responsabilità e quella di nessun altro” precisa il Dalai Lama.

Le mie giornate in questo periodo segnato dal COVID-19 non sono poi così diverse da quelle di un paio di mesi prima, dove ho dovuto rinunciare a “svariate” libertà a causa di un grave problema di salute del mio compagno.

È solo aumentato il peso del fardello portato sulle spalle, la responsabilità di una famiglia, la paura di un futuro incerto e il senso di caparbietà a “resistere”, il tutto con il sorriso sulle labbra e l’acuita sensibilità ai piaceri della vita.
Sì, perché provo piacere anche nel semplice impastare il pane che consumiamo quotidianamente, con la certezza che ogni volta riesce sempre meglio.
Provo piacere quando riesco a inventare una nuova ricetta dagli avanzi della sera prima.
Provo un gran piacere quando il mio compagno ridendo fa la scarpetta al ragù rimasto nel piatto.
La domenica di Pasqua è trascorsa fin dal giorno prima tra i fornelli: preparativi soppesati e scanditi temporalmente direi quasi alla perfezione. Ma in fondo è stato un giorno come i precedenti, o comunque come quelli degli anni passati, forse meglio, perché ho potuto apprezzare sfumature in precedenza non sempre valorizzate.
Come quello di inventarmi per amore una pastiera napoletana senza lattosio (e quindi senza ricotta) e senza canditi perché a mia figlia, ahimè, non piacciono. Il risultato è stato buono ma migliorabile.
Il resto del menù un misto tra tradizione toscana e napoletana:

  • Crostini neri toscani
  • Pasta in forno al ragù e besciamella
  • Agnello con patate e piselli

Il Lunedì di Pasqua avremmo dovuto fare la grigliata fuori in giardino: il tempo non è sembrato promettere bene, nonostante poi si sia sistemato in tarda mattinata ma non con le temperature calde del giorno prima. Così abbiamo optato nel riutilizzare gli avanzi: delle patate e piselli rimaste con un po’ di agnello tagliato al coltello, e il tutto rimesso sul fuoco per una decina di minuti, ne è uscito un ottimo condimento per la pasta.
I giorni a seguire non sono stati diversi, intercalati solo da pochi impegni lavorativi.
Oggi, 16 aprile, è un altro giorno, comunque speciale. È il compleanno di Chiara: compie venti anni.
A suo tempo avevo prenotato la cena in un ristorante che so avrebbe gradito… beh, dovrà accontentarsi.
Ma sono certa sarà una bella festa. Piena d’amore e in famiglia.

16 aprile 2020

Cronaca di un giorno di (stra)ordinaria follia © Paula Becattini


PsicoTT

Ovvero: gioco a Tennis Tavolo

Dimmi,
come si fa ad essere cattiva?
In partita, dico,
no, non nella vita.
Quello mai: proprio
non ne son capace.
Ma dici funzioni allo stesso modo?
Se non spingo forte in carriera
non mi viene nemmeno di dritto?
E se non do un manrovescio
a chi mi ha fatto un torto
non so come si fa invece
a chi mi strappa un punto?
È davvero strano, sai?
Pensavo si trattasse di un gioco ludico
invece mi ritrovo
a dover correre giocando a scacchi
e a riflettere su quanto
di me dover cambiare,
forgiare una nuova anima,
e d’impeto e grinta nutrirla
affinché la vita mi sorrida.
E la cosa m’intriga.

7 aprile 2019

PsicoTT © Paula Becattini


Versi

Si affacciano timidi
al davanzale dell’anima

e con occhi sgranati
divorano lo scorrere della vita

come bimbi avidi
di sapere.

20 dicembre 2017

Versi © Paula Becattini


Consapevolezza

Se l’oggi fosse sempre domani
non esisterebbe ieri
e il presente indosserebbe il futuro
senza rimorsi.

26 novembre 2017

Consapevolezza © Paula Becattini


àbito

Questo nuovo millennio
non mi dona affatto:
mi imbruttisce.

20 novembre 2017

àbito © Paula Becattini


On the air

Battesimo “On the air”… come ospite di Luca Managlia nella trasmissione “Che Bontà”, in onda tutti i mercoledì alle ore 12:00 su Lady Radio.
Insieme a Aldo Fiordelli e Maurizio Izzo.

5 aprile 2017

On the air - Lady Radio


2017

Il mio augurio

Esiste una filosofia del riordino: materiale, mentale, sentimentale.
La regola vuole che si inizi dalle piccole cose, le più semplici.
Se tutti la applicassimo, nel mondo ci sarebbero pace, gioia e amore.
Impariamo a dare il giusto valore a ciò che ci circonda; ad allontanare quel che ci dà solo dolore; a ringraziare gli oggetti, prima di buttarli, per la loro utilità svolta ma che ormai non servono più; a trattenere solo i ricordi che rendono felici.

Poi c’è sempre tempo per fare nuovamente un po’ di disordine… ma di sicuro sapremmo come rimettere a posto!

Felice Anno Nuovo!

1 gennaio 2017

2017 © Paula Becattini

Il libro
96 lezioni di felicità di Marie Kondo.


Buoni propositi #1

Se la musica non è la tua vita
fa’ che, almeno, la tua vita
sia una bella musica…

…senza stonature.

[Ci sto lavorando. Da una vita.]

25 maggio 2016

Buoni propositi #1 © Paula Becattini


Costruire un futuro migliore

Building The Future - Future Briefs #1

Negli ultimi anni della mia carriera professionale – la quale ha avuto uno slancio inaspettato, prospettandomi nuovi obiettivi da raggiungere mai immaginati prima – mi sono imbattuta frequentemente, dovendone studiare anche le dinamiche, in quelle problematiche ambientali, sociali ed economiche che ormai affliggono da decenni a livello mondiale la nostra società.
Risorse alternative, smaltimento rifiuti pericolosi e non, economia circolare, bonifiche, riconversione di stabilimenti dismessi… tanti buoni propositi, idee, progetti; tanti scogli da superare come mancanza di risorse, burocrazia interminabile, opposizioni politiche.
Ma costruire un futuro migliore è davvero possibile?
Personalmente ne sono convinta.
Iniziare a condividere conoscenze a riguardo è un primo passo.
Contribuire, dando il buono esempio anche con piccole azioni quotidiane, è un valore aggiunto.

Per questo oggi vi presento – insieme alla sua veste grafica studiata per una buona lettura su web e adatta anche a daltonici – Building the future, il primo di una serie di quaderni intitolata Future Briefs, un gruppo di lavoro aperto a contributi più diversi, che desidera gettare semi di discussione per rendere da subito evidente quanto possa essere fertile la volontà di condividere conoscenze per immaginare e costruire un futuro migliore.
L’attuale scarsità di risorse impone un ripensamento su come affrontare le sfide che ci attendono per il futuro delle nostre città, delle imprese, della sanità, della formazione e istruzione, dell’arte e della cultura.
E nel prossimo futuro si configureranno scenari istituzionali molto diversi da quelli attuali: esplorarli aiuta a capire quale paesaggio delle istituzioni e quale coreografia dei servizi siano possibili per plasmare il domani delle comunità e dei territori.

Buona lettura.

21 maggio 2016

Costruire un futuro migliore © Paula Becattini


Guardare oltre

Cane della prateria: elaborazione grafica con Photoshop

…e rispolverare la tavoletta grafica in cerca di nuove ispirazioni.

24 aprile 2015

Guardare oltre © Paula Becattini


#sfida

Trastevere

Ho scelto come compagna di vita la #sfida leale contro me stessa, perché mi fa sentire scorrere il sangue nelle vene e pulsare un cuore grande fin nelle viscere: l’unica che mi comprende nelle mie sconfitte e m’incoraggia a risollevarmi ogni volta.
Qualsiasi altra alternativa sarebbe stato un morire lentamente senza mai (ri)conoscermi fino in fondo.

19 marzo 2016

#sfida © Paula Becattini


Tanka #5

Le Murate di Firenze

Anima flessa…
abbandoni la sguardo
all’orizzonte.

– Niente sarà più audace
della forza che eleverai. –

27 ottobre 2015

Tanka #5 © Paula Becattini


And the Winning Cover is…

The parting gift cover

La vera soddisfazione non è quella di aver vinto il contest…

Ringrazio Noel Coughlan: è stato un vero piacere lavorare per lui.
La versione mobile di The parting gift sarà pubblicata su Amazon il 6 novembre prossimo.

13 ottobre 2015

And the Winning Cover is… © Paula Becattini


Frammento #4

Family - Duomo di Milano

Quale intensità siamo nell’attimo in cui scorre
nel ritrovarsi dopo lungo tempo…

Non lascia spazio al di fuori di noi:
eco di emozioni tra il riverbero degli sguardi.

17 giugno 2015

Frammento #4 © Paula Becattini


Distanze

Le distanze non si misurano
solo nello spazio e nel tempo.

E a volte – senza che ce ne accorgiamo –
quelle più grandi ce le costruiamo
all’interno del proprio cuore…

10 maggio 2015

Distanze © Paula Becattini


Frammento #3

La pace, sei tu la mia pace
che nulla chiede e tutto possiede
nell’accoglienza di un tuo abbraccio
intorno le mie forme e il mio esser fragile.

25 aprile 2015

Frammento #3 © Paula Becattini


Il bisogno di un amore

Il bisogno di un amore
– quando s’insinua nei sogni –
lascia deboli e indifesi
e una mano sul cuore
come a cercar di placarne
il dolore.

19 febbraio 2015

Il bisogno di un amore © Paula Becattini

 


God is my Co-Pilot

Hard Rock Cafe - Barcellona

“God is my Co-Pilot” è in realtà il titolo di un bel libro autobiografico (e dell’omonimo film del 1945, intitolato in Italia “Le tigri della Birmania”) nel quale il generale Robert Lee Scott, asso USA nella guerra in China e Burma, narra alcune delle sue avventure aviatorie. Che poi sia stato scelto come nome proprio dalla band queercore di New York, attivi dal 1991, beh… è tutta un’altra storia. La loro musica è definita sperimentale, noise rock, hardrock punk e avant jazz. I testi, espliciti, spesso affrontano la sessualità e di genere. Per me “God is my Co-Pilot” è stata prima di tutto una frase rubata in uno scatto all’Hard Rock Cafe di Barcellona, tanti anni fa. E chissà quali altre storie cela…

24 gennaio 2015

God is my Co-Pilot © Paula Becattini


Confessione #4

Geometrie al Louvre

Ho l’anima confusa
e nessuno specchio in cui riflettermi
per aiutarla a ritrovare se stessa.

16 giugno 2014

Confessione #4 © Paula Becattini


La felicità di Martina – Capitolo 7

Cicogna a Narva

Il volo

L’angelo ha aperto le ali
e si è già lanciato dall’infinito del cielo.
Non vi è urlo che l’accompagna,
solo il silenzioso taglio dell’aria.

Sarà la sua caduta
a ricondurlo tra i mortali,
con il suo sogno imprigionato
sempre e comunque tra le ali…

Capitolo VII

Gioele era in cucina, stava preparando una zuppetta di pesce, in piena eccitazione e gaiezza, al ritmo della musica dei PFM.
Aveva scelto ben due vini bianchi, uno per l’antipasto e l’altro per il primo piatto.
Quando era così creativo, tra i fornelli, i motivi potevano essere o tanto sesso o tanti soldi.
Martina lo lasciò stare: il suo compito sarebbe stato quello di gustarsi la cena e poi ripulire la cucina il giorno dopo. Così decise, nel frattempo, di sistemare le sue scarpe all’interno della cabina armadio della loro camera da letto.
È incredibile come la polvere s’insinui ovunque col tempo… raffiora sempre, è invadente come un pensiero malsano che logora l’animo.
Strusciò il dito indice destro su una scatola azzurra che sembrava pulita: il colore roseo del polpastrello divenne di un grigio quasi avorio, patinato.
Osservando attentamente vi potè scorgere dei granelli di chissà quale materia.
Prese il panno e, con calma certosina, cominciò a togliere una ad una, da destra a sinistra della fila, le scatole; a spolverarle esternamente, controllarne l’interno, posizionarle poi al centro della stanza.
Fatto questo, decise di proseguire con la fila delle scarpe di Gioele, ben più breve della sua. Ma, si sa, le donne hanno un debole per questo accessorio!
Arrivata quasi in fondo, tra le ultime due scatole vi scorse una busta incastrata: era palesemente scivolata da chissà dove, forse da una tasca di una delle giacche di Giole appese proprio sopra.
La prese: era con l’intestazione di un’associazione Humanitas. Gioele lasciava sbadatamente molte cose a giro: fatture, ricette, contratti…
Stava per riporla sul comodino quando l’istinto le disse: «Sembra vuota. Controlla. Forse è solo una busta da buttare.»
Non era sigillata: l’aprì.
Per un lungo attimo il respiro si fermò: vi era all’interno una breve lettera scritta di pungo da Giole e datata il giorno prima.
Un forte calore la invase ovunque; iniziò a sudare freddo; stava per collassare, lo sentiva; la testa le girava.
Mano a mano che continuava a leggere, la situazione peggiorava: arrivò in fondo per poi abbandonarsi seduta al bordo del letto con la lettera in grembo.
Fece dei forti respiri; si asciugò la fronte e poi attese: attese la calma.
Una volta ripresasi, rilesse quelle parole: una, due, tre volte.

28 luglio 2006

Ciao Fla…
nel mio inseguimento a destra credo che ci siano molte risposte alle tue perplessità.
Sono convinto che te lo sei goduto quasi del tutto (sai eri appena scesa e non avevi fatto rilassamento, perciò avrai perso alcuni attimi).
Ma ti sei subito ripresa, o meglio: ripersa in un abbraccio.
Ah, piccolo animalino scontento dello strapotere cerebrale delle nostre convizioni.
Ah, oggetti del desiderio sublimati in contorsioni al forno di una macchia di mezza estate.
Ah, quanto siamo succubi del nostro cervello!
Ma sembra divertente asservire in corpo ai desideri della mente, o meglio giocare con la mente per trasformare in accettabili senzazioni che altrimenti travolgono: oh, come è divertente, oh, come è divertente!
Ma a parte le peregrinazioni del momento, stasera ho sentito una Fla bellissima.
Non vado oltre, poiché il peso dell’assenza in questi casi è più opprimente.
Grazie per le scoperte che mi stai facendo fare come un fanciullo ghermito dalle tue muscolose (sensuali) gambe e portato in verpraterie di piacere.
Grazie.
L’abbraccio che ti mando è torrido, possente e con enorme bisogno di ripetizioni multiple.
Dice il saggio: il sesso non è tutto nella vita, ma aiuta a vivere meglio!
O era il denaro quello?!?

Se si scrive che è stato bello è banale; se si riempie di avverbi di esaltazione si eccede; se lo si ignora lo si sminuisce.
Ma un sano silenzio godereccio delle sensazioni avute è una buona reazione a due ore come le nostre.

Gioele

Un vuoto, un incolmabile vuoto si prese possesso di Martina.
Che fare adesso? Che dire? E dove andare?
Un mondo, un progetto di vita… frantumati in un attimo.
Che fare?

* * *

Ahi, ahi, Gioele…
Ma che ti è preso?!?
Perché ieri non hai consegnato a Fla quella maledetta lettera?
Non mi dire che…
Ma, insomma! Te la sei goduta, spassata; due ore di follia pura e – a causa di una missiva, sfogo del tuo ego maschile, distrattamente lasciata incustodita – ti fai scoprire così?
Rimorsi di coscienza verso Martina?!?
No, non va bene. Non ti riconosco più.
Come fai adesso a negare?
Comunque nega, nega sempre, anche l’evidenza, dato che ci tieni tanto.
Martina ti ama troppo e ti perdonerà.
Sei la sua vita.
E tu, purtroppo, hai bisogno di Martina più di quel che pensi o sostieni.

* * *

– Mamma, che fai?

– Sto sistemando le scarpe nella cabina armadio.

– La cena è pronta: Gioele ha già servito l’antipasto. Ha detto che deve fare un annuncio importante e vorrebbe ti sistemassi per l’occasione.

– Davvero?

– «Dille di mettersi il tubino blu con la collana di perle.»

– Ah, va bene. Datemi cinque minuti e arrivo. Anch’io devo fare un annuncio importante.

15 aprile 2014

La felicità di Martina – Capitolo 7 © Paula Becattini


Qualcuno mi ha fatto notare che…

…vivo nel mondo delle fate.

E fin qui niente di strano.
Vivo nel mondo delle fate, altrimenti non sarei come sono.
Ma, tanto tempo fa, questo qualcuno mi ha fatto inoltre notare che…

…rinnego e trasformo la realtà.

…mi nascondo dietro un dito.

…sono esigente.

…sono rigida.

…sono contraddittoria.

…sono inaffidabile.

…sono insicura.

…sono permalosa.

…sono gelosa.

…sono rompicatole.

…sono lamentosa.

…mi arrabbio spesso.

…ho la camminata pesante da carabiniere.

…con il mio lavoro metto in difficoltà chi mi sta intorno.

Non male!
Quindici cattivi motivi per starmi lontano.

O semplicemente per non amarmi…

Ecco: non amarmi.

31 marzo 2014

Qualcuno mi ha fatto notare che… © Paula Becattini

 


La felicità di Martina – Capitolo 6

E se la vita fosse un sogno?
Allora è un incubo. Solo un incubo…

Capitolo VI

Il video illuminava la stanza… qualcosa la fece sussultare.
Fu come risvegliarsi, uscire da un lungo sogno.
Prese così coscienza dei ricordi raffiorati; talmente vividi e consistenti da inebriare, o far sprofondare nel dolore.
Ma erano solo ricordi.
Un ultimo Natale, quello rammentato, che ben poco aveva il sentore della rinascita.
Adesso, che le era stato diagnosticato un tumore di grado 3 al seno, Martina per un attimo si rivide bambina; subito dopo adulta e responsabile.
Responsabile di una decisione importante: quella di lasciarsi andare.
La stessa che decise di prendere tanto tempo fa per sua madre, il suo unico e vero sostegno; di lasciarla librare nell’infinito, che il tempo era terminato come forse a breve sarebbe terminato il suo.
Una decisione presa in un attimo, da sola, senza ripensamenti.
Un preannucio, una prerogativa, a quel che sarebbe stato il resto della sua vita.

Ripensò a quell’ultimo Natale: i successivisi si mischiarono a pura sofferenza e solitudine.
Martina si ritrovò sempre più sola.
Purtroppo se accorse troppo tardi: dopo 5 anni dalla morte di sua madre, quando un errore – commesso solo perché cercava un po’ di compagnia e di considerazione – venne punito nel peggiore dei modi, predemitatamente, con calcolo, distruggendola definitamente.
Un’esecuzione.
Martina voleva davvero addormentarsi e lasciare il mondo per ricongiungersi con sua madre; ma due occhi di cerbiatto avevano bisogno di lei: Rebecca sapeva e non voleva perderla.
Rebecca la teneva in vita, mentre Martina aveva un gran bisogno di pace.

Continuò il lavoro intrapreso: ridurre in coriandoli tutte le poesie, gli haiku, le parole d’amore che Gioele aveva scritto per lei su tovaglioli di carta di chissà quale ristorante o birreria, su post-it dai vari colori rubati al lavoro, su cartine di cioccolatini amari…
Via. Tutte.
Cancellate dalla vista e dal cuore, mai imparate a memoria ché sarebbe stato pericoloso, rigettate.
Via le sue foto tenute vicino al computer; via i dolcini sloveni a forma di cuore che gli rammentavano gli innumerevoli viaggi fatti insieme.
Poi sarebbe stato il turno delle collane, dei gioielli; e poi dei vestiti.
Ogni cosa, ogni minima cosa che poteva riportarla a quel decennio di vita sprecato, doveva sparire.
Infine attendere: attendere l’accadere di un evento in quel nuovo stato di verginità.
Oppure reagire.

Appoggiò la mano al seno destro: le sembrò di sentirlo.
«Tu sei frutto del mio malessere…»
Reagire. Come? Avrebbe vinto lui, come aveva vinto Gioele.
Lei non era una vittima: aveva combattuto a lungo e tenacemente, come nessuna aveva mai fatto, fin quando la resa fu necessaria.
Adesso doveva riprendere a combattere una battaglia contro un nemico subdolo altrettanto.
Lo avrebbe fatto solo per Rebecca; e un po’ per se stessa, se solo non fosse stata sola a farlo.

30 marzo 2014

La felicità di Martina – Capitolo 6 © Paula Becattini


La felicità di Martina – Capitolo 5

Il Natale vive negli occhi dei bambini.

Capitolo V

Martina sapeva.
Sapeva che lo spirito del Natale non sarebbe stato più lo stesso, eppure ancora ci sperava.
E così avrebbe guardato dolcemente tutti quanti negli occhi, nonostante qualcuno le fosse stato ostile.
I preparativi erano stati frenetici ma calcolati, perché così desiderava Gioele.
Martina, invece, era quella del “all’ultimo minuto”: sapeva bene che quando l’abbandonava l’adrenalina la vita diventava noiosa. Forse uno dei motivi per cui aveva scelto Gioele era proprio questo: le compensava una parte mancante. O forse no… le avrebbe incasinato il resto della sua vita.
Tutto era pronto: la tavola, le decorazioni, i regali sotto l’albero di Natale, l’antipasto, il vino al fresco.
Un tocco di rossetto, il girocollo di perle ed ecco fatto.
Rachele era di là con gli altri ragazzi, i fratelli acquisiti. La sentiva parlare ad alta voce: doveva in qualche modo farsi valere, soprattutto con la primogenita di Gioele. L’altro figlio, il secondo, Serse, andava d’accordo con Rachele e, anche se un po’ schivo, si capiva che aveva un gran bisogno di coccole.
Serse… il nome importante di un re persiano. A suo tempo si era informata: significa proprio “re”.
Rachele invece “pecorella”… tutto poteva essere che una pecorella! Ma Rachele è anche la patrona delle madri che hanno perso un figlio. Martina non aveva perso un figlio, non fisicamente. Che avesse scelto quel nome perché già “sapeva”? Sapeva che non avrebbe avuto altri figli, nonostante il forte desiderio?
Eppure ancora ci sperava.
Si fece coraggio: un lungo respiro a pieni polmoni sollevarono la sua quarta di seno stretta in un corpetto argentato per poi scendere lentamente. Era pronta: si avviò verso la sala da pranzo.
I ragazzi fremevano, non tanto per la cena, quanto per i regali che attendevano sotto l’albero.
Gioele era raggiante e non si dimenticò di dare un’occhiata ammiccante di apprezzamento a Martina per il suo look quando arrivò.

– Fiuuuuuuuu! Sei uno spettacolo! Ma per i botti è presto… siamo a Natale!

Martina apprezzava questa sua spontaneità davanti ai ragazzi. Non sempre era così… un’ombra le offuscò gli occhi resi ancora più lucidi e grandi dalle lenti a contatto.

– Amore, cosa c’è? Ti senti poco bene?

– No, no… scusa. Le lenti… sai, le metto raramente. Iniziamo?

La serata proseguì tranquillamente e senza intoppi, per fortuna.
Tutti aspettavano il momento fatidico.
Quando finalmente arrivò, dopo varie lamentele per il troppo mangiare da parte dei ragazzi, un gran smuovere di sedie e grida travolsero la casa.
Partì la corsa al bottino e poi la conta di quanti fossero a testa: tutto ciò divertiva ogni volta Gioele e Martina che, mano nella mano, si gustavano la scena seduti a tavola mentre sorseggiavano un bicchierino di Marsala.

– Che dici? Andiamo a prendere anche i nostri regali?

– Perché Babbo Natale li ha portati anche a noi? – replicò ridendo Gioele.

– Quante letterine hai ricevuto?

– Quattro, ovvio.

– Ovvio? E la quarta di chi sarebbe? Eh, eh, eh…

– Che fai? La gnorri?

– Io non ne ho ricevuta nessuna…

– Aspetta! La befana arriva il 6 gennaio!

– Spiritoso…

Lo spettacolo non era finito: stavano prendendo le misure per verificare chi avesse il pacco più grande.
Martina scartò i suoi: un profumo, un ricettario, una sciarpa di seta, un paio di guanti e poi “quello”, un libriccino.
Quel libriccino sembrava uno scherzo, eppure glielo aveva regalato la sua migliore amica quando si erano incontrate a Modena due settimane prima, e aveva atteso la Vigilia.

– Dai, non fare quella faccia… noi abbiamo superato il tempo eppure è come se fosse ancora il primo giorno!

Martina lo sguardò tra due fessure taglienti.

– Prima il tuo intervento in radio, adesso questo. Qualcuno cerca di dirmi qualcosa?!?

– Sicuramente è un caso… no?

– Sicuramente.

Sicuramente Frédéric Beigbeder sapeva la sua.
Sicuramente l’amore dura tre anni, come da titolo del libro. O diciotto mesi… oppure quattro anni se sei fortunato!
Martina si promise che lo avrebbe letto. Lo sfogliò con poca curiosità.

«Insomma, non facciamola troppo complicata!
Diciamo le cose come stanno. Si ama e poi non si ama più»
Françoise Sagan

Ecco, l’inizio non prometteva niente di buono.
Che cavolo le era passato per la testa a Stefania? Perché regalarle quel libro?

* * *

È arrivato il momento di riportare i due angioletti a casa.
Sono questi gli accordi, Gioele.
Hanno trascorso una lieta e spensierata vigilia di Natale con te; si sono divertiti; i regali sono stati apprezzati.
Domani trascorreranno invece la giornata con la madre e i nonni: altro momento di gioia.
Suvvia! Non sentirti in colpa! Tra qualche giorno li rivedrai… E poi, scusa, è stata tua la decisione di separarti. Sapevi a cosa andavi incontro.
Semmai, dimmi: l’hai preso il cellulare?
Non sarebbe il caso di inviare un messaggino di auguri a “miss boccoli d’oro”?
Che ti costa?
Un minuto. Una piccola sosta prima di rientrare a casa. Poi spengi il cellulare.
Martina non saprà mai.
Ecco, sì… cerca il suo numero in rubrica.
Sotto quale nome l’hai memorizzata?
Ah, già…
Sei un genio!

28 dicembre 2013

La felicità di Martina – Capitolo 5 © Paula Becattini