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Domenica romana

Erano grida di gabbiani
quelle che sentivo così vicino
mentre il mare così lontano
lontano dalla vista, lontano dal cuore
ancor più della tua presenza.

Fosse qua tempesta…
avrei un motivo per starmene rinchiusa
mentre adesso cinguettano i fringuelli
e fuori spunta un sole estivo
quasi a beffeggiare la mia esistenza.

I gabbiani volano bassi tra l’immondizia:
il loro garrire non è certo quello di libertà
della vela maestra in mezzo al mare.

Sono solo grida di gabbiani.

14 giugno 2015

Domenica romana © Paula Becattini

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8 marzo

Ordinarmi di smettere di amare
e – sotto una doccia calda –
lasciare che l’acqua ripulisca i miei pensieri
tra i vapori di una domenica riflessiva

La violenza più benevole
che possa fare a me stessa
invece di schiaffeggiarmi ogni giorno
per essere così romanticamente ingenua

A inseguire un qualcosa che non c’è
si è sempre in tempo, almeno credo
ma lei, quella donna che appare allo specchio
non sono io

Perché lei è la donna più passionale
che abbia mai conosciuta
quella che sussurra le frasi più belle
quando s’innamora follemente

Mentre la mia sola follia è lasciarla lì
– rinchiusa con freddezza – a darmi pace

E a ricordare amaramente quel che fui…

8 marzo 2015

8 marzo © Paula Becattini


Rifrullo sul lungarno

Veduta dal lungarno della Chiesa di San Frediano in Cestello

Frulla che ti rifrulla
in una domenica d’estate
l’idea fissa
tra la calura e le pietre
brucianti come lava
e il ricordo luccicante
tra le sponde del fiume
silenzioso andarsene,
con il susseguirsi dei suoi ponti
nella mente ove hai lasciato
dormiente la giovinezza.
E frulla dalla testa
scendendo al petto,
e t’accarezza sempre più in basso,
sempre più giù,
fino al pube bruciante:
non t’abbandona l’aria calda.
E la gonna leggermente sollevata
scherza col vento
mentre qualcuno ti prende
per poggiarti sulla spalletta
e rubarti un bacio
dalle labbra umide e sorridenti.
Frulla nell’idea
di essere lì come a vent’anni,
di te che non sei con me
e dell’amor che non abbandona
certe sensazioni,
sul lungarno di una Firenze
che ci ritroverà prima o poi
abbracciati al tramonto
a far rifrullo
in una domenica d’estate.

24 giugno 2012

Rifrullo sul lungarno © Paula Becattini


Sorvola silenziosamente la valle

Alcuni simboli di femminilità*

Allora come ora – come ogni giorno, ma in questo intensamente – ricordo con dolcezza la mia mamma e tutto quel che mi ha trasmesso.
L’amore per la vita e per le belle cose; il piacere di leggere e scrivere poesia; il sensuale ritule di prender cura del proprio corpo; l’importanza del portamento e dell’eleganza; la necessità della bontà e della forza d’animo.
Grazie mamma. Ti voglio bene…

*

Sorvola silenziosamente la valle
e scivolami a fior di pelle:
sono fragile come crisalide
ma la tua presenza ancora permane.

Tra un po’ cambierò pensieri,
riempirò le ore meccanicamente.
Attraverserò sola il paese sorridendo
in una domenica finalmente calda.

Una voce in lontananza mi chiamerà
scuotendo brividi lungo la schiena
e lungo la scia di umida bocca
una sciocca domanda alla risposta
tornerà indietro come un’infinita eco
perdendo tintinnanti perle di saggezza
e lacrime zuccherose di amore riposto.

“E tu, come stai?”
“Mi manchi, mamma…”
Sorvola silenziosamente la valle
che il sole mi ricorda il tuo sorriso…

8 maggio 2009

*

Sorvola silenziosamente la valle © Paula Becattini

*

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