Articoli con tag “libertà

Domenica romana

Erano grida di gabbiani
quelle che sentivo così vicino
mentre il mare così lontano
lontano dalla vista, lontano dal cuore
ancor più della tua presenza.

Fosse qua tempesta…
avrei un motivo per starmene rinchiusa
mentre adesso cinguettano i fringuelli
e fuori spunta un sole estivo
quasi a beffeggiare la mia esistenza.

I gabbiani volano bassi tra l’immondizia:
il loro garrire non è certo quello di libertà
della vela maestra in mezzo al mare.

Sono solo grida di gabbiani.

14 giugno 2015

Domenica romana © Paula Becattini


Rosso passione

Moto in fila specchiate sul retro di un fanale

Oggi pomeriggio – un giorno di pseudo primavera, con un cielo azzurro ma non limpido e un sole caldo ma non bruciante – mentre mi immetto sulla Strada Provinciale 6 Lucchese-Romana, di ritorno da Altopascio verso casa, mi supera lentamente a destra una Yamaha Sport.
Nell’incrociarmi il centuaro alla guida getta un’occhiata verso di me.
“Che ho fatto?” penso. Niente: ero ferma allo stop.
Me lo ritrovo davanti, perché lui rallenta, anche se c’è tempo e strada prima di arrivare al semaforo. E noto: scala le marce progressivamente, con calcolo.
Cosicché lo supero e al rosso mi affianca.
Non mi guarda. Sono io che nell’attesa studio la moto e mi dico: appollaiata là dietro ci saprei stare.
Improvvisamente incrocio due occhi.
Non ricordo il colore, solo le rughe accentuate dal casco integrale che serra le tempie.
Avrà più di me, mi dico…
Fatto sta, passo ad osservare anche i guanti, il giubbotto: tutto in rosso come la moto.
Si accende il verde e riparto. Lui tranquillo.
In via San Jacopo mi supera, ma non scatta.
E vai! Che aspetti?!?
In quel momento avrei voluto pigiare io il suo accelleratore; allora premo il mio e tiro un poco la Opel Corsa gpl, che tutto ha tranne l’essere sportiva.
Vado.
Che bella giornata… da invogliare a togliermi di dosso il cappotto, uscire dalla macchina, prendere un casco e salire sopra quella benedetta moto nonostante la gonna stretta. Dare una pacca al fianco di quel principe rosso e gridargli “Mangiati la strada!”, non prima di essermi spalmata sulla sua schiena con le mani appoggiate al serbatoio.
Invece no.
Osservo la moto dallo specchietto retrovisore: sembra che mi segua.
Arrivo in prossimità del casello autostradale e faccio una finta: solo poco prima di girare metto la freccia a sinistra e il motociclista prosegue dritto.
Stupore! Con il braccio fa “Cavolo”, rallenta ulteriormente e si gira per guardarmi.
Allora io, quasi ferma nella corsia d’immissione, spontaneamente lo saluto con la mano agitandola e lui contraccambia.
Eh, non potevo fargli il saluto con il piede…
Mi piace tuttora pensare che ha intravisto in me una probabile “zavorra”.

Quanto mi manca andare in motocicletta e il senso di libertà che dona!

16 marzo 2013

Rosso passione © Paula Becattini


Baccanale (dedica)

Libri su di uno scaffale

Ora che ti ci ho portata e lasciata incustodita, tra tanti altri un tempo ricercati e sognati, accolti e amati, respinti e rifiutati dopo averli scrutati, altri disprezzati solo alla fine o ignorati per mancanza di feeling… Tu che mi hai insegno cosa è l’amore, la passione, la libido, il desiderio e il godimento, immergendomi per risorgere ricca e appagata… Ora che puoi migrare da una pagina e l’altra, tra scaffale e scaffale, in un baccanale di parole scritte ed emozioni, con una libertà da sempre agognata; in amplessi di versi poetici, copulando ogni dove, anche tra le stelle; amoreggiando e pendendo dalle labbra di uomini e avide donne… Mamma, vienimi in sogno e racconta: come ci si sente a esser poesia riflessa sulle iridi di uno sconosciuto?

3 marzo 2013

Baccanale (dedica) © Paula Becattini

Microracconti segretiDa una parola a un massimo di dieci righe
Piccole novelle – a tema libero – per far sorridere, per dare piacere a chi le scrive e a chi le legge.


Pensiero triste

È la sensualità che avrei voluto accarezzare
in punta di passi nutrendo il silenzio reciproco,
ascoltando ad occhi chiusi la fibra lungo il fianco.
Forse nella vita sono così, tanghera nell’anima:
piango lo spacco per allungar la gamba
e la libertà d’un ritmo portato via dal vento.
Non pianger se la tristezza mi fa bella…

27 maggio 2011

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Pensiero triste © Paula Becattini

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Libertà di “essere”

La paura a volte non lascia spazio.
Non lascia spazio alle nuove esperienze.
La paura può bloccare, congelare in uno stato a noi conosciuto, famigliare, dove ogni gesto o sentimento è, se non ripetitivo, simile ai precedenti.
La paura di sbagliare porta a non fare.
La paura di soffrire porta a non amare.
La paura di essere giudicati porta a nascondersi.
La paura porta a costruire un mondo, una dimensione, dove tutto è sotto controllo, perché ciò infonde sicurezza.
Una sicurezza fasulla, illusoria, in quanto limitante e non fortificante, che però può sgretolarsi in qualunque momento.
Insomma, la paura porta a chiudersi dentro una gabbia senza finestre o porte. Guai a lasciare uno spiraglio aperto: potrebbe entrare qualcosa di sconosciuto pronto a far vacillare l’equilibrio.
Chi vince le proprie paure non fa altro, a mio parere, che trovare la forza di violentarsi, costringersi ad aprire porte e finestre nonostante tutto; ad accettare le conseguenze, soprattutto quelle negative; porta a conquistare libertà di azione, libertà di “essere”.
Faccio, quindi ho probabilità di sbagliare.
Amo, quindi posso non essere corrisposto e soffrire.
Mi espongo per quello che sono e quindi posso essere giudicato.
Con ciò le paure non spariscono mai: le paure sono radicate.
La paura è quella cosa che la creazione ha infuso in noi a livello genetico; che fa produrre adrenalina e dà la carica per affrontare certe situazioni; dà anche la forza di scappare più velocemente possibile, se richiesto.
La paura mette in allarme, rende vigili, dinamici e altamente competitivi, sia che ci si trovi in una giungla che in uno stadio atletico; sia che si debba affrontare un nemico che un collega di lavoro avversario.
Ma quali sono le paure di oggi?
La maggior parte sono legate all’insicurezza.
La vita si è talmente facilitata e allungata che abbiamo ormai troppo tempo per “pensare” e molti si focalizzano troppo sulle proprie insicurezze (basti pensare a quanto si sono moltiplicate certe malattie come depressione e nevrosi).
Ma ci sono anche paure “sane”, se così possiamo definirle: tutto sta nel fatto che queste non superino una certa soglia.
Ovvero, non portino a rinchiuderci in una gabbia, che non ci rendano schiavi. Anche schiavi di non poter far trapelare le proprie paure.
Viviamo in un tempo dove bellezza fisica, popolarità e successo sono una priorità; più della famiglia, dell’amicizia… dell’amore stesso!
Ci stiamo riducendo sempre più a esseri singoli ed egoisti.
Viviamo in un tempo dove spopolano i social network, che tanto sociali poi non sono in quanto la paura del reale non fa incontrare nessuno fisicamente. Ed è difficile ammetterlo: tanti sono i motivi per cui non si fa, ma il motivo della paura non può, non deve essere esposto.
Anche a livello sessuale, oggi è più semplice farlo davanti al video di un computer – un tempo erano le riviste pornografiche –, con l’illusione però di avere a che fare con una persona “potenzialmente” reale.
Cioè l’eccitazione deriva dal pensare che la donna o l’uomo, che sta al di là, sia vera e che si possa prima o poi incontrare senza mai farlo veramente: troppe sarebbero le complicanze, troppa la fatica, troppe le responsabilità.
Ma nel frattempo si cercano nuove esperienze.
Personalmente preferisco essere libera di provare paura.
Preferisco avere la facoltà di fare, con le mie paure, determinate esperienze per poi valutare e sostenere: sì, posso andare avanti; no, non fa per me.
Preferisco osare e prendermi le responsabilità, pur di ottenere qualcosa.
Ma preferisco anche non osare oltre se l’esperienza mi dice che è pericoloso e distruttivo.
Preferisco essere giudicata, nel bene o nel male, anche come una talebana occidentale, se “certe” esperienze non si addicono al mio modo di vedere il mondo al di fuori della mia stanza, che non è una gabbia… ma semplicemente il mio “essere” dalle molteplici sfaccettature, un po’ brillanti un po’ opache, dove non sempre vi si riflettono le paure altrui.

22 ottobre 2010

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Libertà di “essere” © Paula Becattini