Articoli con tag “male

Terra

Piove.
Ogni goccia che la bagna
è una fuga al pianto
per tutto il male subìto
fin dalla nostra creazione.
Avesse saputo…
Una sola faccia come sorella luna
ci avrebbe dato,
ma anche l’altra poi le avremmo rubato.
Eppure ci ama
nonostante inorridita a volte si rivolti
come madre che schiaffeggia impetuosa
la guancia del proprio figlio irrispettoso
e poi affettuosa la bacia e perdona.

17 novembre 2013

Terra © Paula Becattini


Josè

Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale.

Josè, a braccia conserte, si dondolava seduto sui talloni in mezzo alla stanza.
Il letto sotto la finestra con le sbarre era ancora intatto.
Una raggio di luce s’insinuava e lui l’osservava, sempre dondolandosi.
Fuori il buio era più nero della pece.
Pensava.
Pensava a come fare, a come uscire da quella gabbia in cui l’avevano rinchiuso. Ancora non ne capiva il perché. In fondo cosa aveva fatto di male?
Provare sentimenti è forse un male?
Amare una persona con tale intensità è forse un male?
La sua mente andò a Cristina, la sua bella Cristina.
Dicevano che Cristina non sarebbe più tornata, che le era successa una cosa terribile, inenarrabile, e che lui ne era il colpevole. Ma José sapeva che Cristina mai l’avrebbe abbandonato.
Sorrise al raggio di luce, poi con un movimento lento e calcolato piegò la testa da un lato facendosi scrocchiare il collo.
Nel mentre la riportava a posto, scorse un piccolo ragno venirgli incontro lungo la scia di luce disegnata sul pavimento.
Che bella la natura… Che grande mistero la vita, con le sue molteplici forme: José ne era affascinato.
Il ragnetto, di colore grigio-marroncino, procedeva a velocità sostenuta sulle lunghe ed esili zampette. A circa mezzo metro da José si fermò.
José si chiese cosa ci facesse lì, lontano dalla propria ragnatela; sicuramente apparteneva a una specie innocua.
Allungando il braccio destro lo prese con sicurezza tra il pollice e l’indice e lo avvicinò agli occhi per osservarlo meglio: il ragno si dimenava ogni tanto, come se sapesse che non sarebbe scappato facilmente da quella morsa.
Il corpo era davvero piccolo in confronto al resto: nella semioscurità José non riusciva a scorgere nemmeno le zanne.
Come è la vita di un ragno? si chiese.
Non potendo esaudire questa curiosità se lo mise in bocca, senza ripensamenti: troppo piccolo per assaporarlo.
Però un sottile piacere lo invase tutto nel momento in cui lo deglutì, tanto che chiuse gli occhi e il pensiero tornò a Cristina, al profumo della sua pelle, alla morbidezza dei suoi fianchi, al suo sapore.
José riprese a dondolarsi, questa volta accarezzandosi le labbra e il viso. Poi improvvisamente i suoi occhi si sgranarono, le mani strinsero nervosamente e con impeto il collo, come assalito da un’atroce paura.
Cosa ci faccio qua? Perché non mi fanno uscire?
Devo scappare!
Non ho fatto niente di male…

29 marzo 2015

Josè © Paula Becattini


Una cosa vorrei dirvi

Il mare di Pirano

Una cosa vorrei dirvi.

Siate quello che siete.
Non fingete! Non cambiate!
Mai.
Non ne vale la pena…
Nel bene e, purtroppo, anche nel male.

Che poi
– quando penserete di aver conquistato la vetta –
vi ritroverete nel baratro.

Oppure avrete tutto ma senza essere voi stessi.
E in molti vi ameranno
per quel che non siete veramente.

Ecco, ve l’ho detto…

(la mia mente si tuffa in un mare blu)

18 ottobre 2014

Una cosa vorrei dirvi © Paula Becattini


Vorrei crederci

Non voglio sapere se per te
ci sarà ancora un giorno
come quel che fu “il nostro”,
unico e meraviglioso
nell’istante in cui accadde.
Così almeno parve…

Che ci ubriacammo nell’illusione
per espanderlo e moltiplicarlo,
senza valutarne
– estasiati –
i piacevoli effetti devastanti.
Ma chi potrebbe criticarlo…

In fondo siamo stati
l’ennesimo amore
tra molteplici “per sempre”,
consumato da un male oscuro
che ci ha separati lentamente.
E spento i sogni.

Tanto da non sembrar più vero
questo mio respiro
la realtà che mi circonda
il sorriso della gente
la capacità di andare avanti
ormai alienata da me stessa.

Qualcuno – o qualcosa –
saprà pur mostrarmi
il senso della vita
senza quella giusta appartenenza,
senza la follia di un gesto
per una sconosciuta attrazione.

Che vorrei crederci
– io –
alla mia felicità
oltre il peso della tua
pronta a incombere sulla testa
e la mia ragione.

Ma nel cuore è catacomba.

18 maggio 2014

Vorrei crederci © Paula Becattini


La felicità di Martina – Capitolo 6

E se la vita fosse un sogno?
Allora è un incubo. Solo un incubo…

Capitolo VI

Il video illuminava la stanza… qualcosa la fece sussultare.
Fu come risvegliarsi, uscire da un lungo sogno.
Prese così coscienza dei ricordi raffiorati; talmente vividi e consistenti da inebriare, o far sprofondare nel dolore.
Ma erano solo ricordi.
Un ultimo Natale, quello rammentato, che ben poco aveva il sentore della rinascita.
Adesso, che le era stato diagnosticato un tumore di grado 3 al seno, Martina per un attimo si rivide bambina; subito dopo adulta e responsabile.
Responsabile di una decisione importante: quella di lasciarsi andare.
La stessa che decise di prendere tanto tempo fa per sua madre, il suo unico e vero sostegno; di lasciarla librare nell’infinito, che il tempo era terminato come forse a breve sarebbe terminato il suo.
Una decisione presa in un attimo, da sola, senza ripensamenti.
Un preannucio, una prerogativa, a quel che sarebbe stato il resto della sua vita.

Ripensò a quell’ultimo Natale: i successivisi si mischiarono a pura sofferenza e solitudine.
Martina si ritrovò sempre più sola.
Purtroppo se accorse troppo tardi: dopo 5 anni dalla morte di sua madre, quando un errore – commesso solo perché cercava un po’ di compagnia e di considerazione – venne punito nel peggiore dei modi, predemitatamente, con calcolo, distruggendola definitamente.
Un’esecuzione.
Martina voleva davvero addormentarsi e lasciare il mondo per ricongiungersi con sua madre; ma due occhi di cerbiatto avevano bisogno di lei: Rebecca sapeva e non voleva perderla.
Rebecca la teneva in vita, mentre Martina aveva un gran bisogno di pace.

Continuò il lavoro intrapreso: ridurre in coriandoli tutte le poesie, gli haiku, le parole d’amore che Gioele aveva scritto per lei su tovaglioli di carta di chissà quale ristorante o birreria, su post-it dai vari colori rubati al lavoro, su cartine di cioccolatini amari…
Via. Tutte.
Cancellate dalla vista e dal cuore, mai imparate a memoria ché sarebbe stato pericoloso, rigettate.
Via le sue foto tenute vicino al computer; via i dolcini sloveni a forma di cuore che gli rammentavano gli innumerevoli viaggi fatti insieme.
Poi sarebbe stato il turno delle collane, dei gioielli; e poi dei vestiti.
Ogni cosa, ogni minima cosa che poteva riportarla a quel decennio di vita sprecato, doveva sparire.
Infine attendere: attendere l’accadere di un evento in quel nuovo stato di verginità.
Oppure reagire.

Appoggiò la mano al seno destro: le sembrò di sentirlo.
«Tu sei frutto del mio malessere…»
Reagire. Come? Avrebbe vinto lui, come aveva vinto Gioele.
Lei non era una vittima: aveva combattuto a lungo e tenacemente, come nessuna aveva mai fatto, fin quando la resa fu necessaria.
Adesso doveva riprendere a combattere una battaglia contro un nemico subdolo altrettanto.
Lo avrebbe fatto solo per Rebecca; e un po’ per se stessa, se solo non fosse stata sola a farlo.

30 marzo 2014

La felicità di Martina – Capitolo 6 © Paula Becattini


Soltanto io

E il silenzio non farà più male
anche quando urlerà di dolore.

Non farà più male il pianto
ma sarà semplice liberazione.

Perché questa consapevolezza
di essere serenamente sola
lascia spazio all’immaginazione
e a tanti panni da stirare
nell’altra metà del letto
che ormai hanno preso il posto
di un qualcosa mai condiviso.

Adesso ci sono soltanto io…
tutto il resto non ha più grandezza.

30 novembre 2013

Soltanto io © Paula Becattini

Ma l’universo è in continua espansione.


Rosae rosārum rosīs

Rosa secca

Io me ne potrei anche andare
non credo te ne accorgeresti
in questo tempo di attimi perduti
nella lontananza ove tutto passa
ove tutto scorre giorno dopo giorno
senza mai fermarsi a ricordare
che tu mi amasti ed io ti amai
mentre le rose sfioriscono
lentamente con i miei sospiri.

Prima o poi le spine
più non faranno male…

6 luglio 2013

Rosae rosārum rosīs © Paula Becattini


Dietro una curva

Correva, correva la strada davanti a noi
e sembrava non finire mai
nel suo nastro grigio sotto il sole
con la pioggia o la neve
correva velocemente
alle luci ritmiche delle gallerie
nelle notti piene di stelle
i bagliori dei lampioni
non si facevano prendere.
Ma tutto ha una fine
ed io che tocco a piedi nudi l’asfalto
adesso piango l’aria che manca
il vento che mi scuoteva la giacca.
Non ho più una meta da perseguire
dovrò inventarmi altri viaggi
senza di noi
che riempiamo una scatola di ricordi.
Tutto ha una fine e un inizio
anche la vita dietro una curva:
nei miei sogni ancora sussurri
che mi ami immensamente
portandomi lontano da tutto il male
che ci siamo fatti reciprocamente…

26 giugno 2013

Dietro una curva © Paula Becattini


Erano belli quei giorni

Erano belli quei giorni
nel silenzio di un abbraccio,
nella confusione di una risata,
la mia.
Ma tu poi
sempre più distante.
Guardavi e non gioivi,
desideravi ma non osavi.
Attendevi.
Cosa… più non ricordo,
mentre io lottavo
per un sogno sfiorito,
il nostro.
Singolare moto dell’anima
che si tocca e non sente
il male avanzare lentamente,
invadente,
fin quando, solitario,
lancia un sospiro
e incrocia due occhi
che non sono più i tuoi.
Siamo soli.
Soli ci consoliamo.
Soli accarezziamo i sentimenti.
Ma tu, tu un giorno
su quella panchina ti ritroverai
e di fronte al tuo fiume mi penserai.
Forse…

28 maggio 2013

Erano belli quei giorni © Paula Becattini


Passione 2013

E il suo sguardo illuminato
ripaga di tutto il male subìto
di tutto il dolore provato
dell’amore privato.
Ancora è un mistero
di quanto immenso
possa essere il suo cuore
e audace il gesto
che non sembra vero.
Lui è risorto
lasciando a noi l’esempio.
Nel nostro cammino
quante le crocifissioni:
per questo
ad ogni caduta mi rialzo…

31 marzo 2013

Passione 2013 © Paula Becattini


Va bene così

Campo di fiori e cuori pendenti

Va bene così
lontano da tutto il male
dalle nostre debolezze
dalle indecisioni che consumano
dall’esser certi di vincere
e smettere di credere
che l’amore è sopra ogni cosa
forse il proprio e non il nostro
forse quello degli altri
ma ogni tanto ti penso
e sei lì, davanti a me
come ieri
come la prima volta
e va bene così
perché ti potrò avere
solamente in questo modo
e non mi pento dei sorrisi
delle pazzie,
dello sfiorarci e del donarci
delle piccole cose che
hanno riempito i nostri cuori
senza chiedersi se
fosse giusto oppure no.
Ma va bene così…
perché doveva andare così
senza illusioni
senza rimescolare tutto l’amore
e una vita che adesso
non ha più sapore.

Non ha più sapore…

31 gennaio 2013

Va bene così © Paula Becattini


Basta volerlo

Cade in silenzio
mentre fuori piove
pioggia acida
e corrode, corrode
scava solchi profondi
lentamente
giorno dopo giorno.

Semini speranza
a larghe gettate
nutrendo terra e cielo
e improvvisamente
la grandine
a piegare i germogli
appena nati.

Non stare a guardare
le tue mani
di sporco fango imbrattate
del male che ti sei fatto
di tutto il bene
fortemente desiderato.

Per un nuovo raccolto
avrai tempo
e la forza è in quei solchi
che come cicatrici
faranno male
ma ti grideranno:
Sei vivo!

Basta volerlo.

23 gennaio 2013

Basta volerlo © Paula Becattini


Tumore

Il tarlo di avere un male dentro
e la paura di non godere abbastanza
dell’aria, dei visi, delle vibrazioni.
In questo secolo d’informazione
mi sgomentano quegli occhi
che più non rivedrò
– se non nella mia mente –
e l’impotenza
di non poterli riportare indietro.
Vorrei vivere spensieratamente
fin quando mi è concesso,
fin quando anche tu un giorno
dirai a me
«Abbiamo sbagliato tutto»
che ripercorrerci non sarà possibile
e come un tumore
proveremo a debellarci.
Ma anche questo sa di sconfitta.
Ti vorrei adesso – qui – accanto a me…

17 gennaio 2013

Tumore © Paula Becattini


Quanto male

Quanto male ci facciamo,
quanto ad amare nel vuoto
e il vuoto che portiamo
nelle tasche di un abito dismesso
riposto in qualche baule.
È il ricordo del dolore di come eravamo
e vorremmo ancora essere,
per amore di noi stessi
e per l’altra gioia apparsa
nel buio di una esistenza grama.
Quanto male ci facciamo?
Nella confusione dei rapporti,
nella certezza delle emozioni
devastanti come tsunami.
Non sono io eppure vivo,
eppure vorrei essere libero,
eppure grido in silenzio e muoio.
Amo e non è una richiesta d’aiuto
ma nessuno potrà lanciarsi dall’alto
se non io…

E vorrei tenerti per mano.

6 dicembre 2012

Quanto male © Paula Becattini


Lettera di una madre alla figlia

Occhi di bimba

Amore mio, forse un giorno leggerai queste poche righe sullo schermo freddo di un palmare, così per caso, dopo l’aver girellato svogliatamente su qualche motore di ricerca.
Oppure, queste parole, ti giungeranno dalle pagine di un vecchio diario posto in un cassetto, nella speranza che tu le trova con vivido stupore.
E tutto ciò solo per dirti che mai ho voluto il tuo male.
Se mai te ne ho fatto – involontariamente – è stato un grave errore, il più grave che potessi fare nella vita.
Ma chi non sbaglia, tesoro mio?
Sapessi quanti sogni ho rincorso, quanti ancora ne ho da liberare riposti in fondo al cuore; quante strade ho preso che hanno portato al niente; quante solo dolore, fatica e tormento.
Ma il tutto per amore.
Tu, figlia mia, non sei stato un sogno, perché fino a poco prima del tuo concepimento non ti cercavo.
Difficile ammetterlo… eppure, dal momento in cui ti ho percepita nel mio ventre che ancora non eri un battito, ho provato immenso amore.
L’amore immenso che mai tradirà la nostra unione.
Basta un tuo sorriso a darmi sollievo; un tuo abbraccio spontaneo a darmi la forza per continuare a lottare; per credere che la vita non finisce a quarant’anni; che ancora avrò la possibilità di risollevarmi, per donarti tutto ciò che di bello esiste al mondo fin quando la gioventù ti permetterà di guardarlo con occhi puri. E insegnarti ad amare la vita, in modo che tu possa trasmetterlo ai tuoi figli.
Lotterò fino alla fine per darti il meglio.
Per far ciò è necessario mettersi in discussione e, a volte, ripartire da zero. Ma io lo so: sarai sempre al mio fianco, a rincuorarmi con i tuoi dolci occhioni.
Amore mio, forse un giorno leggerai queste poche righe sullo schermo freddo di un palmare, così per caso.
Oppure non sarai tu, ma una figlia di chissà quale madre, che come te l’ha amata immensamente.
TiVoglioBene…

9 maggio 2012

Lettera di una madre alla figlia © Paula Becattini


Ah-ah

Cosa c’è di meglio di un bel musical per risollevarsi il morale?
Se non lo conoscete, merita davvero. Se lo conoscete, consiglio: rinfrescatevi la memoria.

Sapete: certi uomini proprio non lo reggono l’arsenico.
Ah-ah…  n o n  –  c o l p e v o l e.

Ah-ah

Chi può provarlo?
Il male procurato
non è mai abbastanza.
A sè, agli altri,
fin quando agonizzante
comprendi di averlo ucciso
con le tue stesse mani.

Ah-ah

Non si vive di sola poesia,
non si vive di sola passione,
dell’arte non puoi fare
il tuo pigmalione.
Il mondo cambia e tu
rimani emarginata in cucina
a sistemar stoviglie.

Ah-ah

Un attimo lucido di follia
e tutto cambia.
Ma che fatica ricominciare.
Tu sei morto ed io son viva:
non cederò più alle tue lusinghe.
Amore…

Ah-ah

8 maggio 2012

Ah-ah © Paula Becattini


Indelebile

Canne di bambù segnate

È come scrutar
nella fitta penombra
di un canneto
e scorgerne il fusto
più dritto e di luce
bagnato.
Lì il mio segno
ho lasciato
ad occhi socchiusi
con labbra carnose
sussurrando amore
E niente lo potrà
cancellare
se non un attimo
il temporale.

Ieri è già scordato
con tutto il suo male…

17 aprile 2012

Indelebile © Paula Becattini