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Dietro una curva

Correva, correva la strada davanti a noi
e sembrava non finire mai
nel suo nastro grigio sotto il sole
con la pioggia o la neve
correva velocemente
alle luci ritmiche delle gallerie
nelle notti piene di stelle
i bagliori dei lampioni
non si facevano prendere.
Ma tutto ha una fine
ed io che tocco a piedi nudi l’asfalto
adesso piango l’aria che manca
il vento che mi scuoteva la giacca.
Non ho più una meta da perseguire
dovrò inventarmi altri viaggi
senza di noi
che riempiamo una scatola di ricordi.
Tutto ha una fine e un inizio
anche la vita dietro una curva:
nei miei sogni ancora sussurri
che mi ami immensamente
portandomi lontano da tutto il male
che ci siamo fatti reciprocamente…

26 giugno 2013

Dietro una curva © Paula Becattini

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Lampo

Amplesso scheletrico di Marc Quinn

Non so cosa è stato
un dardo, un lampo
a infrangere il suono
a infrangere il muro
pietra su pietra delle mie paure
senza conoscerne luogo
se non il petto
e il segno tuo inciso sul mio seno.
È stato un attimo
un bagliore prima del tuono
a squarciare l’anima
a dare linfa a questo corpo
facendomi agognare la fine
e poi l’inizio e ancora la fine
a supplicare dolcemente
di non smettere d’amarmi.

Che sono tua
l’hai saputo dal primo istante…

7 febbraio 2013

Lampo © Paula Becattini

Una curiosità
Se, dalla notte dei tempi, l’amplesso di due amanti brucia vivo tra le fiamme della passione, mai è stato meglio rappresentato – a parer mio – se non in questa scultura di Marc Quinn: Amplesso scheletrico.
“La ricerca di Marc Quinn, anche se apparentemente sembra orientata sul bagliore dell’effetto, della sorpresa, dello scandalo, in realtà vuole sfruttare l’evidenza di certi ‘inganni’ linguistici per spezzare la spirale transitoria dell’attualità e misurarsi con il grande mistero della storia”.
(Citazione tratta dal testo di Danilo Eccher)


L’inizio

Ho sempre invidiato coloro che, con pazienza e costanza, riescono a tenere un diario…
Scrivere i propri pensieri su un foglio bianco non è semplice – ormai non conto più i tentativi fatti e poco dopo abbandonati –, ma è una tentazione troppo forte.
Ricordo i miei diari scolastici strapieni di anedotti, poesie, ritagli di giornali e fotografie: non mancava giorno in cui, a parte i compiti segnati, riportassi in parole su quelle pagine il mio stato d’animo, le mie preoccupazioni, i miei primi amori.
Dopo si cambia, si dimentica, fino a quando non senti la necessità di lasciarti andare di fronte a carta e penna o a una macchina da scrivere, un computer…
Scrivere per continuare a ricordare.
Scrivere per esistere.

20 aprile 1997

*

L’inizio © Paula Becattini