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Ed è Natale #2

Christmas Greeting Card

Poco tempo fa…

Tra muschi e licheni
ripongo i pensieri
mentre sistemo
l’ultimo pastore.
*
Si dissolvono le grida
al dolce contatto
di cinque piccole dita
mentre incrociano le mie.
*
Dal passato al presente
non cambia il ridente
attendere il mistero
in questa notte di pace.
*
Un trasmettere amore
e antiche fiabe sussurrate
tra mille luci colorate
e un nuovo presepe.
*
Ed è Natale.

25 dicembre 2008

Ed è Natale #2 © Paula Becattini


Ed è Natale #1

Christmas Greeting Card

Tanto tempo fa…

Tra muschi e licheni
ricordo profumi
che appartengono
a un magico bosco.

Fresca aria pungeva
gote rosee sorridenti
tra lo scroccar lieve
di bianca e fresca neve.

Orme fatate giocavano
con occhi di bimbi
curiosi nel silenzio
di pomeriggi fuori.

Un rincorrer sogni
trasmessi dalle pagine
di un libro trovato
nello scaffale, perduti.

Ed era Natale.

25 dicembre 2008

Ed è Natale #1 © Paula Becattini


La felicità di Martina – Capitolo 6

E se la vita fosse un sogno?
Allora è un incubo. Solo un incubo…

Capitolo VI

Il video illuminava la stanza… qualcosa la fece sussultare.
Fu come risvegliarsi, uscire da un lungo sogno.
Prese così coscienza dei ricordi raffiorati; talmente vividi e consistenti da inebriare, o far sprofondare nel dolore.
Ma erano solo ricordi.
Un ultimo Natale, quello rammentato, che ben poco aveva il sentore della rinascita.
Adesso, che le era stato diagnosticato un tumore di grado 3 al seno, Martina per un attimo si rivide bambina; subito dopo adulta e responsabile.
Responsabile di una decisione importante: quella di lasciarsi andare.
La stessa che decise di prendere tanto tempo fa per sua madre, il suo unico e vero sostegno; di lasciarla librare nell’infinito, che il tempo era terminato come forse a breve sarebbe terminato il suo.
Una decisione presa in un attimo, da sola, senza ripensamenti.
Un preannucio, una prerogativa, a quel che sarebbe stato il resto della sua vita.

Ripensò a quell’ultimo Natale: i successivisi si mischiarono a pura sofferenza e solitudine.
Martina si ritrovò sempre più sola.
Purtroppo se accorse troppo tardi: dopo 5 anni dalla morte di sua madre, quando un errore – commesso solo perché cercava un po’ di compagnia e di considerazione – venne punito nel peggiore dei modi, predemitatamente, con calcolo, distruggendola definitamente.
Un’esecuzione.
Martina voleva davvero addormentarsi e lasciare il mondo per ricongiungersi con sua madre; ma due occhi di cerbiatto avevano bisogno di lei: Rebecca sapeva e non voleva perderla.
Rebecca la teneva in vita, mentre Martina aveva un gran bisogno di pace.

Continuò il lavoro intrapreso: ridurre in coriandoli tutte le poesie, gli haiku, le parole d’amore che Gioele aveva scritto per lei su tovaglioli di carta di chissà quale ristorante o birreria, su post-it dai vari colori rubati al lavoro, su cartine di cioccolatini amari…
Via. Tutte.
Cancellate dalla vista e dal cuore, mai imparate a memoria ché sarebbe stato pericoloso, rigettate.
Via le sue foto tenute vicino al computer; via i dolcini sloveni a forma di cuore che gli rammentavano gli innumerevoli viaggi fatti insieme.
Poi sarebbe stato il turno delle collane, dei gioielli; e poi dei vestiti.
Ogni cosa, ogni minima cosa che poteva riportarla a quel decennio di vita sprecato, doveva sparire.
Infine attendere: attendere l’accadere di un evento in quel nuovo stato di verginità.
Oppure reagire.

Appoggiò la mano al seno destro: le sembrò di sentirlo.
«Tu sei frutto del mio malessere…»
Reagire. Come? Avrebbe vinto lui, come aveva vinto Gioele.
Lei non era una vittima: aveva combattuto a lungo e tenacemente, come nessuna aveva mai fatto, fin quando la resa fu necessaria.
Adesso doveva riprendere a combattere una battaglia contro un nemico subdolo altrettanto.
Lo avrebbe fatto solo per Rebecca; e un po’ per se stessa, se solo non fosse stata sola a farlo.

30 marzo 2014

La felicità di Martina – Capitolo 6 © Paula Becattini


La felicità di Martina – Capitolo 5

Il Natale vive negli occhi dei bambini.

Capitolo V

Martina sapeva.
Sapeva che lo spirito del Natale non sarebbe stato più lo stesso, eppure ancora ci sperava.
E così avrebbe guardato dolcemente tutti quanti negli occhi, nonostante qualcuno le fosse stato ostile.
I preparativi erano stati frenetici ma calcolati, perché così desiderava Gioele.
Martina, invece, era quella del “all’ultimo minuto”: sapeva bene che quando l’abbandonava l’adrenalina la vita diventava noiosa. Forse uno dei motivi per cui aveva scelto Gioele era proprio questo: le compensava una parte mancante. O forse no… le avrebbe incasinato il resto della sua vita.
Tutto era pronto: la tavola, le decorazioni, i regali sotto l’albero di Natale, l’antipasto, il vino al fresco.
Un tocco di rossetto, il girocollo di perle ed ecco fatto.
Rachele era di là con gli altri ragazzi, i fratelli acquisiti. La sentiva parlare ad alta voce: doveva in qualche modo farsi valere, soprattutto con la primogenita di Gioele. L’altro figlio, il secondo, Serse, andava d’accordo con Rachele e, anche se un po’ schivo, si capiva che aveva un gran bisogno di coccole.
Serse… il nome importante di un re persiano. A suo tempo si era informata: significa proprio “re”.
Rachele invece “pecorella”… tutto poteva essere che una pecorella! Ma Rachele è anche la patrona delle madri che hanno perso un figlio. Martina non aveva perso un figlio, non fisicamente. Che avesse scelto quel nome perché già “sapeva”? Sapeva che non avrebbe avuto altri figli, nonostante il forte desiderio?
Eppure ancora ci sperava.
Si fece coraggio: un lungo respiro a pieni polmoni sollevarono la sua quarta di seno stretta in un corpetto argentato per poi scendere lentamente. Era pronta: si avviò verso la sala da pranzo.
I ragazzi fremevano, non tanto per la cena, quanto per i regali che attendevano sotto l’albero.
Gioele era raggiante e non si dimenticò di dare un’occhiata ammiccante di apprezzamento a Martina per il suo look quando arrivò.

– Fiuuuuuuuu! Sei uno spettacolo! Ma per i botti è presto… siamo a Natale!

Martina apprezzava questa sua spontaneità davanti ai ragazzi. Non sempre era così… un’ombra le offuscò gli occhi resi ancora più lucidi e grandi dalle lenti a contatto.

– Amore, cosa c’è? Ti senti poco bene?

– No, no… scusa. Le lenti… sai, le metto raramente. Iniziamo?

La serata proseguì tranquillamente e senza intoppi, per fortuna.
Tutti aspettavano il momento fatidico.
Quando finalmente arrivò, dopo varie lamentele per il troppo mangiare da parte dei ragazzi, un gran smuovere di sedie e grida travolsero la casa.
Partì la corsa al bottino e poi la conta di quanti fossero a testa: tutto ciò divertiva ogni volta Gioele e Martina che, mano nella mano, si gustavano la scena seduti a tavola mentre sorseggiavano un bicchierino di Marsala.

– Che dici? Andiamo a prendere anche i nostri regali?

– Perché Babbo Natale li ha portati anche a noi? – replicò ridendo Gioele.

– Quante letterine hai ricevuto?

– Quattro, ovvio.

– Ovvio? E la quarta di chi sarebbe? Eh, eh, eh…

– Che fai? La gnorri?

– Io non ne ho ricevuta nessuna…

– Aspetta! La befana arriva il 6 gennaio!

– Spiritoso…

Lo spettacolo non era finito: stavano prendendo le misure per verificare chi avesse il pacco più grande.
Martina scartò i suoi: un profumo, un ricettario, una sciarpa di seta, un paio di guanti e poi “quello”, un libriccino.
Quel libriccino sembrava uno scherzo, eppure glielo aveva regalato la sua migliore amica quando si erano incontrate a Modena due settimane prima, e aveva atteso la Vigilia.

– Dai, non fare quella faccia… noi abbiamo superato il tempo eppure è come se fosse ancora il primo giorno!

Martina lo sguardò tra due fessure taglienti.

– Prima il tuo intervento in radio, adesso questo. Qualcuno cerca di dirmi qualcosa?!?

– Sicuramente è un caso… no?

– Sicuramente.

Sicuramente Frédéric Beigbeder sapeva la sua.
Sicuramente l’amore dura tre anni, come da titolo del libro. O diciotto mesi… oppure quattro anni se sei fortunato!
Martina si promise che lo avrebbe letto. Lo sfogliò con poca curiosità.

«Insomma, non facciamola troppo complicata!
Diciamo le cose come stanno. Si ama e poi non si ama più»
Françoise Sagan

Ecco, l’inizio non prometteva niente di buono.
Che cavolo le era passato per la testa a Stefania? Perché regalarle quel libro?

* * *

È arrivato il momento di riportare i due angioletti a casa.
Sono questi gli accordi, Gioele.
Hanno trascorso una lieta e spensierata vigilia di Natale con te; si sono divertiti; i regali sono stati apprezzati.
Domani trascorreranno invece la giornata con la madre e i nonni: altro momento di gioia.
Suvvia! Non sentirti in colpa! Tra qualche giorno li rivedrai… E poi, scusa, è stata tua la decisione di separarti. Sapevi a cosa andavi incontro.
Semmai, dimmi: l’hai preso il cellulare?
Non sarebbe il caso di inviare un messaggino di auguri a “miss boccoli d’oro”?
Che ti costa?
Un minuto. Una piccola sosta prima di rientrare a casa. Poi spengi il cellulare.
Martina non saprà mai.
Ecco, sì… cerca il suo numero in rubrica.
Sotto quale nome l’hai memorizzata?
Ah, già…
Sei un genio!

28 dicembre 2013

La felicità di Martina – Capitolo 5 © Paula Becattini


La felicità di Martina – Capitolo 4

Quando il senso della vita ha il calore della famiglia.

Capitolo IV

«Tra poco è Natale!
Non vedo l’ora di aprire i regali!
Stasera festeggeremo con il cenone, poi andremo a messa.
Mamma dice che dobbiamo essere più buoni, perché solo così si avvereranno i desideri: lo spirito di Natale ce li porta dopo mezzanotte. Ma non tutti! Alcuni li serba per darceli dopo, per esempio quando compiamo gli anni.
Caro Babbo Natale, ti prometto che farò la brava.
Vorrei che mamma fosse sempre felice. E che papà trovi presto un lavoro nuovo.»

* * *

8/8/8, sì.
È sempre stato un ottimo equilibrio: 8 ore di lavoro o studio, 8 ore di riposo, 8 ore di svago.
Questo il ritmo.
Questo il ritmo fino a quando ha conosciuto Martina.
Poi la fine. La fine di un’epoca gloriosa. La fine della mia epoca!
Un’organizzazione perfetta: diplomato a 18 anni, laureato a 23 con un anno di vantaggio, specializzato a 26 dopo aver conseguito il servizio di leva, affermato professionalmente a 28.
A 30 acquisto i vecchi studi “Perseus”: li ristrutturo, li amplio, li organizzo e inserisco nuovi specialisti. In sei mesi vado in attivo diventando un punto di riferimento in Toscana nel settore medico.
Oh! Quanto ho lavorato bene in quegli anni. E quanto mi sono divertito!
8/8/8: 8 ore di lavoro o studio, 8 ore di riposo, 8 ore di svago e… sesso!

* * *

Ecco, l’amore è importante.
Anche il sesso è importante.
Si può amare senza sesso?
Forse… Sì.
Si può fare sesso senza amore?
Non lo so, in tanti si pongono questa domanda.
Personalmente non ci riesco: ho bisogno di un grande coinvolgimento emotivo per poter fare del “grande” sesso!
Ci ho provato in passato, certo.
Quando? Poco dopo la separazione dal mio ex marito: sembravo una ventenne in pieno rimescolamento ormonale ma con l’esperienza di una trentenne! Sono arrivata ad avere anche quattro amanti contemporaneamente: un lavoro, sa. Un impegno costante, una fatica…
Nonostante la bambina piccola, riuscivo a organizzarmi senza farle mancare niente e lavoravo proficuamente 6/8 ore al giorno.
È durata poco.
Mi sentivo vuota.
Mi mancava il calore di una famiglia.
Poi ho conosciuto Gioele.
Ah, due mesi di corteggiamento reciproco bellissimi! Due mesi dolcissimi, ma anche intriganti, erotici, finché non abbiamo fatto l’amore.
La prima volta è stato di una passionalità quasi animalesca. La seconda volta un’incontrollabile tempesta di desiderio. La terza… via via un crescendo in complicità e intesa.
Insomma, facevamo l’amore ogni giorno. Ovunque, comunque, appena possibile!
Se non l’avessi amato come lo amo così intensamente ancora oggi, non avrei mai potuto: ho sempre desiderato Gioele per amore.
Il fatto è che Gioele non può stare per più di tre giorni senza rapporti sessuali e questo è un problema, grande!
Perché?!?
Perché si chiude in se stesso, mi evita, mentre si apre con le altre. Incomincia a corteggiarle…
Non so se lo fa volontariamente.
Non ho idea fin dove si spinge.
Questo suo comportamento è iniziato circa sei mesi dopo il nostro incontro. Così, nel tempo, giorno dopo giorno, mesi dopo mesi, sono arrivata a farmi logorare dalla gelosia.
Eppure mi ama. Lo sento! Lo dimostra, davvero! Soprattutto quando tra noi tutto scorre serenamente.
Non è la prima volta che gliene parlo, vero?
Lei mi ha sempre detto che di un uomo si amano anche i difetti… e che Gioele è il più debole nella coppia… e che ha sempre avuto un rapporto conflittuale con le donne, forse a causa della sua infanzia… e che è orgoglioso… e che…
Dottore, per due settimane non potrò avere rapporti sessuali. Come faccio a dirlo a Gioele? Come reagirà? E soprattutto: lui resisterà? Capirà?
Dovrei darmi pace?
Dottore… Cosa devo fare?
Essere io quella comprensiva?!?
Perché, vede, sono sei anni che “spero”.
Ho quarant’anni ormai…
Dottore, smettere di desiderare mi farà star meglio?

24 dicembre 2008

La felicità di Martina – Capitolo 4 © Paula Becattini


Neve virtuale

Greeting card invernale

Giacerai,
esalando un breve respiro d’amore
in questo avvento senza focolare,
e neve virtuale cadrà
ricoprendoti di tiepido candore.
Incomberai stanco sotto i miei seni
che breve parrà questo inverno
seppur il tempo pieno di rughe
ha il passo lento della nostra storia.
Non c’è gloria
e insieme osserveremo
i vortiginosi fiocchi sollevati
dalle improvvise folate di dolore.
È neve virtuale…
non come sale sulle ferite
non come mancate aspettative,
un Natale senza luci
che in lontananza appare.
Cuor mio,
batti flebile, riposa:
ti cullerò in petto
e mai ti sentirai solo…

24 novembre 2012

Neve virtuale © Paula Becattini


Natale 2011

Occhi di bimba*

Gioia
dal profumo di burro caldo
dolce come il miele
speziata come il pepe.
Se chiudi gli occhi e apri il cuore
tornerai bambino.

È Natale!

24 dicembre 2011

*

È Natale! © Paula Becattini

Sono mancata molti giorni, ma staccare la spina (anche dal blog) mi ha rigenerata.
Spero abbiate trascorso un sereno e dolce Natale in compagnia di chi vi è nel cuore!


C’è chi pensa già al Natale

Christmas Greeting Card*

Illustrazione vettoriale
12/09/2011

*

Christmas Greeting Card © Paula Becattini