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Dita su tessuto

Dita su tessuto

Dita su tessuto dalle trame d’oro
vorrebbero toccare
vorrebbero sentire
s’accontentano di un’attesa
che sembra mai finire
accarezzando di te l’idea
che sanno già di amare
ancor prima tu dica “Amore”
tra due labbra sottili
che con le mie
si vorrebbero intrecciare.

6 febbraio 2013

Dita su tessuto © Paula Becattini

Contatto

Nelle viscere un pensiero
ancor prima di percepirne la nascita,
la sostanza, dal colore innaturale.
Mille le volute sibilanti
mai immaginate come tarli
scavano repentinamente
nel profondo dell’anima
senza conoscerne bocca
senza conoscerne pelle
e il suo profumo acre.
Tutto il mio desiderio
assapora ciò come miele
e si trasforma e cresce.
Io ti sento:
sei un’eco nel mio profondo.
Ed è già contatto…

5 febbraio 2013

Contatto © Paula Becattini

Speriamo sia femmina, mi dissi

Grinta

Speriamo sia femmina, mi dissi…
Almeno in questo qualcuno, lassù, mi ha ascoltata.
Forse non diventerà un campionessa, ma la grinta non gli manca ed è una gran cosa.
Domenica prossima saremo impegnate in ben due giornate di campionato C femminile.
Io ci credo in questa coppia: nonostante orfane di sostenitori vari, ce la faremo.
Come sempre… ce la faremo!
Questa volta gli scatti non sono opera mia, ma comunque di un Becattini: grazie Gabriele!
E un grazie anche a Otto, ideatore e organizzatore del Dla2&Friends, che domenica scorsa mi ha premiata con la medaglia “Premio partecipazione” per la mia poesia – Agonismo (sano) – dedicata a questo meraviglioso sport.

5 febbraio 2013

Speriamo sia femmina, mi dissi © Paula Becattini

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Come nube

Alle porte del Sahara

Vorrei andarmene via
lontano fluire via
senza guardare indietro
come foglia portata dal vento
come nube in cielo
baciata e tinta dal primo sole
e poi carica di emozione
piangere il mio dolore
sui deserti che ho attraversato
sparire, dissolvermi
dai fiori appena sbocciati
e negli occhi scuri
di un beduino che mi ha attesa
come ha atteso la sua sposa
tra i colori della tenda.
Ma poi…
ma poi vorrei tornare
e per sempre rimanere
specchiata nel blu del mare
che in te ho intravisto
fino a quando
un’altra tempesta mi travolgerà
ammaliandomi e facedomi sua
portandomi via con forza.

Ma tornerò…

4 febbraio 2013

Come nube © Paula Becattini

Tempo di ringraziamenti: “Very Inspiring Blogger Award”

Un bacio

È tempo di ringraziamenti, ma da molto tempo!
In queste cose non sono un fulmine ed è inutile nascondersi dietro un dito: mi devo sdebitare con molti amici di penna e di blog!
Incominciamo da quest’ultimo.
In ordine sparso, ringrazio di cuore e con sincera stima:

Very Inspiring Blogger AwardOgnuno di loro, nel tempo, mi ha conferito un premio.
Ciò mi ha onorata e dato coraggio a continuare a tenere in vita questo blog, che non ha molti lettori, ma questi pochi mi hanno supportata (per non scrivere “sopportata”) soprattutto nei momenti più difficili… insieme alla mia poesia.
Qui riporterò solo un premio, quello conferitomi da Iwona: non se ne abbiano a male gli altri!
Mea culpa, mea culpa, mea culpa!

Le regole
1. Copia e inserisci il premio in un post
2. Ringrazia la persona che te l’ha assegnato e crea un link al suo blog
3. Racconta 7 cose di te
4. Nomina 15 blog a cui vuoi assegnare il premio e avvisali postando un commento nella loro bacheca

Sette cose su di me
1. Sono e rimarrò sempre un’inguaribile romantica e credo ancora nell’amore, nonostante tribolazioni varie.
2. Adoro cucinare, mangiare e bere bene: non nascondo che ritengo le pietanze e il vino una inesorabile fonte d’ispirazione ed erotismo.
3. Lo avrete sicuramente notato: per me scrivere poesie non è solo una passione. Sono io!
4. Non mi sono mai tinta i capelli e rinnego la chirurgia estetica per cercare di arrivare all’eterna giovinezza: o si è giovani dentro o niente!
5. Ho una bambina adorabile, la mia vera gioia, ma mi sarebbe piaciuto tanto avere un altro figlio…
6. Da grande volevo fare l’etologa e i miei idoli erano Konrad Lorenz e Manilo Mainardi (tra l’altro bravo disegnatore!). Per ora mi accontento – da autodidatta – di studiare il comportamento umano; ogni tanto con qualche rimpianto, che in certi comportamenti sono di gran lunga più lineari gli animali.
7. Dopo aver praticato spinning, nuoto, balli da sala e tango argentino, da un anno e mezzo mi dedico al tennistavolo, anche a livello agonistico, con grande soddisfazione. È divertentissimo e mi sta aiutando a tirare fuori la tigre che è in me… GGRRRRR! :)

Nomine
Ecco il difficile! Difficile scegliere… quindici sono tanti, ma sempre pochi!
E quindi:

Singloids
Trasferelli

Il mondo intorno
Al peggio non c’è mai fine
La topina della Valle Argentina
Luca Rota Images
Amo il web, non ricambiato
Via Piodecimo 9
Prendi la luna
Mi interessa!
Troppi colori per accontentarsi
Due Torri e Nuraghi
Briciolanellatte Weblog
Masticone
The notebook of happiness

Ma vorrei segnalare, perché se lo meritano come gli altri, anche:

Il mio giornale di bordo
Annitapoz’s Weblog
Italia, io ci sono.
Amù
Libereditor’s Blog
Arthur
Lisboantigua

E poi a tutti quelli che seguo e mi seguono: grazie!

2 febbraio 2013

Tempo di ringraziamenti © Paula Becattini

Che c’è?

Gocce di pioggia su una panchina

– Che c’è? – disse una vocina.
– Che c’è, che c’è! È possibile che non mi lasci mai in pace? Nemmeno adesso? – disse il vecchino seduto sulla panchina.
Silenzio.
Voltò lo sguardo a destra e vide il nipotino che scarrozzava sul prato vicino.
– Certo è che è proprio un bel bambino, non trovi? – e rificcò il naso nel libro che aveva momentaneamente poggiato sulle ginocchia.
Quando si accorse di non aver ricevuto ancora risposta, sollevò lo sguardo avanti a sé, perdendolo oltre la fontana.
– Che c’è, Marta… C’è che la vecchiaia me la sono ritrovata sulle spalle tutta d’un botto, ecco che cosa c’è. –
Ancora silenzio.
– Ti ricordi quella famosa mattina di tanti anni fa? Quella mattina non ti portai la colazione a letto. E tu non mi domandasti il perché. Ed io non trovai necessario giustificarmi. Facemmo l’amore, ricordi? Ma io ero come assente. Forse te ne accorgesti, forse no. Comunque non mi chiedesti niente.
Che c’è, Marta… C’è che… C’è che poi passarono i giorni e tu non mi domandasti più “Che c’è?”. –
Silenzio.
– Marta, Marta… Mi mancano. Mi mancano i tuoi “Che c’è?”. Mi manchi tu, adesso… –
Riappoggiò lo sguardo sulle pagine del libro e, chiudendolo di scatto, allungò la mano alla sua sinistra sulla panchina.
Il posto di Marta era vuoto.
– Ciao, amore mio… A presto. –
– Nonno! Nonno! Che hai? – chiese correndo verso di lui il bambino.
– Niente, piccolo mio! Dove è la mamma? Andiamo a cercarla? Vieni… abbiamo ancora tante cose da fare insieme. –
Si alzò un po’ tentennando e poi sorridendo osservò la panchina adesso libera.
– Che c’é? – richiese la vocina.

21 luglio 2003

Che c’è? © Paula Becattini

Va bene così

Campo di fiori e cuori pendenti

Va bene così
lontano da tutto il male
dalle nostre debolezze
dalle indecisioni che consumano
dall’esser certi di vincere
e smettere di credere
che l’amore è sopra ogni cosa
forse il proprio e non il nostro
forse quello degli altri
ma ogni tanto ti penso
e sei lì, davanti a me
come ieri
come la prima volta
e va bene così
perché ti potrò avere
solamente in questo modo
e non mi pento dei sorrisi
delle pazzie,
dello sfiorarci e del donarci
delle piccole cose che
hanno riempito i nostri cuori
senza chiedersi se
fosse giusto oppure no.
Ma va bene così…
perché doveva andare così
senza illusioni
senza rimescolare tutto l’amore
e una vita che adesso
non ha più sapore.

Non ha più sapore…

31 gennaio 2013

Va bene così © Paula Becattini

E sei fuggito via

Eri bellissima stamani,
avvolta nel tuo scialle
come dama siciliana.
E bellissimi gli occhi tuoi
che mi osservavano calmi
come un mare d’estate,
come una rupe sull’infinito
senza comprendere quanto
poco sarebbe bastato
volarvi dentro.

Eri bellissima talmente
che avrei voluto dirtelo
con il calore, con le parole,
che avrei dovuto fermarti
con i baci, con gli abbracci
e mai più lasciarti,
senza il dubbio di sbagliare,
con il coraggio di amare
ancora una volta
l’amata della vita mia.

Eri bellissima stamani…
ma non è bastato
e sono fuggito via,
lontano dagli occhi tuoi,
dalle mani snelle tue,
che m’inseguono ovunque
anche in quelle dell’altra
che, seppur serenità cerco in lei,
bellissima,
bellissima solamente tu sei.

E sei fuggito via.
La colpa è anche un po’ mia,
ma la paura,
la paura stessa tua.
E se non lo sono stata,
per un attimo ci ho creduto
e bellissima,
bellissima mi sono sentita…

30 gennaio 2013

E sei fuggito via © Paula Becattini

Gelo di cannella

Neve su foglie d'ulivo

Il vento dell’inverno le bruciava il viso come usciva di casa; e lei guardava sempre oltre il cancello: vi arrivava a passi veloci, stando comunque attenta a non scivolare.
Poi correva via, lasciandosi alle spalle il vialetto, la casa, sperando che la giornata la portasse lontano, dai pensieri, dai ricordi, dai sogni.
Ma in fondo cosa sono i sogni? Schiaffi gelidi che da tempo evitava, nonostante il gelo.
Fin quando, un mattino, la brina nel suo giardino le rapì lo sguardo: bianca come zucchero sull’erba sofferente, sulle foglie degli ulivi e la pianta di salvia che, imperterrita, si curava da sola.
Era trascorso poco più di un anno e, dondolandosi sui tacchi, fumando aria dai polmoni, ripensò a quella prima volta che non avrebbe dovuto esserci, che non avrebbe dovuto squarciarle l’anima e tirarle fuori le emozioni.
Ma questo accadde, insieme al risveglio dei sensi, al piacere di soffermarsi nello scoprire i profumi, nel percepirne le sfumature, i colori e i sapori. Perché anche i sapori hanno tonalità nascoste…
Ricordò i suoi libri di ricette, che in gioventù aveva consumato con letture avide e mani sporche di frenetica attività, atti a donarle gioia e altrettanta soddisfazione nel distribuirla ai suoi cari con manicaretti su tavole imbandite.
Tra questi uno in particolare, seppur trattasse di dolci, amaro come il fiele; ma lì stava e ogni tanto si faceva aprire come per dire: «Non mi abbandonare».
Avesse almeno nevicato, si sarebbe rinchiusa nel suo guscio, che niente aveva a che fare con le pareti di una stanza in particolare.
Aveva tutto per preparare un delizioso gelo, tranne la cannella…
Ma aveva dimenticato, cancellato, perso l’usanza di curare la dispensa.
Di spezie è condita la vita: senza si muore lentamente, nell’insipidità ci si ingrigisce.
Così finalmente rialzò lo sguardo.
Un cancello; è solo uno stupido cancello. E tornò indietro.
Rientrando in casa si disse: «Oggi ho voglia di cucinare…»

29 gennaio 2013

Gelo di cannella © Paula Becattini

La ricetta

GELO DI CANNELLA AI PISTACCHI
Ingredienti: 
200 g di stecche di cannella, 700 g di zucchero, 200 g di amido, 20 g di pistacchi, 2 litri di acqua.
Lasciate a macerare per una notte, nell’acqua, le stecche di cannella e successivamente fate bollire il tutto, e lasciate poi riposare per circa un giorno.
Rimettete sul fuoco, aggiungendo l’amido e lo zucchero, sempre mescolando, finché non si addensa.
Lasciate raffreddare e spolverate con i pistacchi tritati.

Il cielo poggiato sulle iridi

Morirò ad occhi aperti
con il cielo poggiato sulle iridi
e poche nubi
a macchiare quel desiderio
che è stato la mia vita,
respinto e ripreso in pugno
non una, ma dieci
cento volte ancora
come bacio passionale
che si rinnova
e improvvisamente
morde le labbra,
tradisce la purezza.
Ma morirò ad occhi aperti
con il cielo poggiato sulle iridi
con l’ebrezza e l’insolenza
di un volo verso l’alto
come amore controcorrente
e solo io saprò
quanto è stato bello
e degno di essere provato.

29 gennaio 2013

Il cielo poggiato sulle iridi © Paula Becattini

Insomnia

Sguardo

Piega inutilmente
il sonno la mente,
tenendo aperti
due occhi
sull’anima e sul dolore.
E si allungano le ore
resistendogli
come una battaglia
tra titani muti e sordi
che non sentono ragione.
Si raccoglie il corpo
tra le proprie ossa
che bucano la pelle
i muscoli, i tendini:
non ci sono grida.
Solo l’alba
e un nuovo giorno
affrontato ad occhi aperti
con il coraggio
di una misera guerriera.

28 gennaio 2013

Insomnia © Paula Becattini

Cara mamma,
oggi te ne sei andata per l’ennesima volta come quattro anni fa e mi manchi.
Non mi farò abbattere: resisterò, perché – lo so – tu mi sei sempre accanto.
E ti ringrazio per avermi forgiata così come sono…

Amor nascenti… dolorum cruciatus

Il Duomo di Milano

Amor nascenti
dolorum cruciatus…
S’innalzano le guglie
del tormento
come cattedrale
verso l’immenso
flagellando l’anima
e le membra
col sacrificio dell’uno
valso la resurrezione
di molti.

Amor nascenti
dolorum cruciatus…
Se non fosse
per quella forza donata
sarei pietra
in mezzo a tante
di fango macchiata
ma tu mi hai riconosciuta
ed ora sono fondamenta
di un progetto
eletto all’elevazione.

Amor
Amor crucifixus,
accoglimi
tra le tue amorevoli braccia
come sposa…

27 gennaio 2013

Amor nascenti… dolorum cruciatus © Paula Becattini