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Fragile

Pot-pourri

E lei, che aveva il sole tra le labbra
e cristalli ambrati nello sguardo,
un mattino d’inverno spento
su gambe fragili si fermò
ancorata a irrequiete parole
inestricata tra pensieri inutili
mentre il mondo girava intorno
come un film in bianco e nero.

Per lei, che aveva il sole tra le labbra
e cristalli ambrati nello sguardo,
nessuno muoveva il cielo
nessuno imprigionava il vento
tra gli alberi muti osservando
il tempo attraversare le foglie
cercando di raccoglierne il mistero
che d’arcano ha solo l’infinito.

A lei, che aveva il sole tra le labbra
quanto ancora una spicciola realtà
saccheggiata dei sogni più umili,
indaffarata a sopravvivere
giorno dopo giorno,
ai suoi occhi un tempo ambrati
non bastavano più attimi
attimi per vivere.

E, fragile,
attimo dopo attimo moriva…

15 marzo 2013

Fragile © Paula Becattini


Che c’è?

Gocce di pioggia su una panchina

– Che c’è? – disse una vocina.
– Che c’è, che c’è! È possibile che non mi lasci mai in pace? Nemmeno adesso? – disse il vecchino seduto sulla panchina.
Silenzio.
Voltò lo sguardo a destra e vide il nipotino che scarrozzava sul prato vicino.
– Certo è che è proprio un bel bambino, non trovi? – e rificcò il naso nel libro che aveva momentaneamente poggiato sulle ginocchia.
Quando si accorse di non aver ricevuto ancora risposta, sollevò lo sguardo avanti a sè, perdendolo oltre la fontana.
– Che c’è, Marta… C’è che la vecchiaia me la sono ritrovata sulle spalle tutta d’un botto, ecco che cosa c’è. –
Ancora silenzio.
– Ti ricordi quella famosa mattina di tanti anni fa? Quella mattina non ti portai la colazione a letto. E tu non mi domandasti il perché. Ed io non trovai necessario giustificarmi. Facemmo l’amore, ricordi? Ma io ero come assente. Forse te ne accorgesti, forse no. Comunque non mi chiedesti niente.
Che c’è, Marta… C’è che… C’è che poi passarono i giorni e tu non mi domandasti più “Che c’è?”. –
Silenzio.
– Marta, Marta… Mi mancano. Mi mancano i tuoi “Che c’è?”. Mi manchi tu, adesso… –
Riappoggiò lo sguardo sulle pagine del libro e, chiudendolo di scatto, allungò la mano alla sua sinistra sulla panchina.
Il posto di Marta era vuoto.
– Ciao, amore mio… A presto. –
– Nonno! Nonno! Che hai? – chiese correndo verso di lui il bambino.
– Niente, piccolo mio! Dove è la mamma? Andiamo a cercarla? Vieni… abbiamo ancora tante cose da fare insieme. –
Si alzò un po’ tentennando e poi sorridendo osservò la panchina adesso libera.
– Che c’é? – richiese la vocina.

21 luglio 2003

Che c’è? © Paula Becattini