Articoli con tag “profumi

Lettera d’amore

Non ti lascio andare
– non ora –
che sei occhi tondi
di caratteri dalle grazie eleganti
tra centinaia di versi mai scritti
e molti implorati, sussurrati
nella penombra come preghiere.
Non capirebbe…
e rimarresti sgualcita chissà dove
mentre nel mio cuore
– sì, nel mio cuore –
hai un posto d’onore.

Non ti lancio in mare
non ti bagno di speranza vana
non ti lascio andare
– non ora –
che profumi nell’idea d’inchiostro
misto al colore di una carta
semplice e sottile, trasparente
come trasparente
è l’animo mio provato.

Vivrai per sempre sospesa
alla mia altalena di bambina
e gridata quando dentro piove
quando il vento scompiglierà
i miei capelli bianchi
quando spirerò l’ultimo sospiro.
Non andare, non capirebbe.
E se mai un giorno vorrà leggerti
saprà con dita tremule dove cercarti.

Non ti lascio andare
– non ora –.

20 maggio 2013

Lettera d’amore © Paula Becattini

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Io saprei

Finestre: occhi di gatto...

Forse tu
non vorrai mai più rivedere gli occhi miei.
Ma io,
io saprò immaginare ancora i tuoi.
E quel lampo
che vi si accendeva improvvisamente.
Tutto s’innalzava
con i brividi a fior di pelle,
tutto volava
lontano, lontano dai nostri malesseri.
Carne umida persa tra istanti interminabili
e profumi d’amore inebrianti.
Forse tu
non vorrai mai più rivedere gli occhi miei.
Ma io,
io saprei immergermi ancora nei tuoi.

2 maggio 2013

Io saprei © Paula Becattini


Gelo di cannella

Neve su foglie d'ulivo

Il vento dell’inverno le bruciava il viso come usciva di casa; e lei guardava sempre oltre il cancello: vi arrivava a passi veloci, stando comunque attenta a non scivolare.
Poi correva via, lasciandosi alle spalle il vialetto, la casa, sperando che la giornata la portasse lontano, dai pensieri, dai ricordi, dai sogni.
Ma in fondo cosa sono i sogni? Schiaffi gelidi che da tempo evitava, nonostante il gelo.
Fin quando, un mattino, la brina nel suo giardino le rapì lo sguardo: bianca come zucchero sull’erba sofferente, sulle foglie degli ulivi e la pianta di salvia che, imperterrita, si curava da sola.
Era trascorso poco più di un anno e, dondolandosi sui tacchi, fumando aria dai polmoni, ripensò a quella prima volta che non avrebbe dovuto esserci, che non avrebbe dovuto squarciarle l’anima e tirarle fuori le emozioni.
Ma questo accadde, insieme al risveglio dei sensi, al piacere di soffermarsi nello scoprire i profumi, nel percepirne le sfumature, i colori e i sapori. Perché anche i sapori hanno tonalità nascoste…
Ricordò i suoi libri di ricette, che in gioventù aveva consumato con letture avide e mani sporche di frenetica attività, atti a donarle gioia e altrettanta soddisfazione nel distribuirla ai suoi cari con manicaretti su tavole imbandite.
Tra questi uno in particolare, seppur trattasse di dolci, amaro come il fiele; ma lì stava e ogni tanto si faceva aprire come per dire: «Non mi abbandonare».
Avesse almeno nevicato, si sarebbe rinchiusa nel suo guscio, che niente aveva a che fare con le pareti di una stanza in particolare.
Aveva tutto per preparare un delizioso gelo, tranne la cannella…
Ma aveva dimenticato, cancellato, perso l’usanza di curare la dispensa.
Di spezie è condita la vita: senza si muore lentamente, nell’insipidità ci si ingrigisce.
Così finalmente rialzò lo sguardo.
Un cancello; è solo uno stupido cancello. E tornò indietro.
Rientrando in casa si disse: «Oggi ho voglia di cucinare…»

29 gennaio 2013

Gelo di cannella © Paula Becattini

La ricetta

GELO DI CANNELLA AI PISTACCHI
Ingredienti: 
200 g di stecche di cannella, 700 g di zucchero, 200 g di amido, 20 g di pistacchi, 2 litri di acqua.
Lasciate a macerare per una notte, nell’acqua, le stecche di cannella e successivamente fate bollire il tutto, e lasciate poi riposare per circa un giorno.
Rimettete sul fuoco, aggiungendo l’amido e lo zucchero, sempre mescolando, finché non si addensa.
Lasciate raffreddare e spolverate con i pistacchi tritati.


Orval – parte terza

Orval, la birra

Se capitasse che qualcuno un giorno mi confidasse: «La preferisco di colore rosato con riflessi aranciati e dai profumi intensi di frutta matura», beh… gli risponderei: «C’est moi! Le rouge préfér!» (il mio francese lascia a desiderare: son ben accette correzioni).
E invece no!
Trattasi di una birra trappista, originale e dallo stile unico, caratterizzata da un deposito ricco di vitamine B creato da una rifermentazione in bottiglia, la terza per l’esattezza.
Credetemi, mi sono annusata e bevuta pure la fondata!
La curiosità non ha limiti…
E purtroppo devo anche aggiungere che una bella Orval fresca – invecchiata – bevuta a fianco dell’abbazia, con un bel tramezzino di pane e formaggio alla birra – trappisti pure quelli –, non è la stessa cosa che bersi una Orval acquistata all’Iper.
A buon intenditor…
Vale comunque la pena provarla anche tra le mura della propria casa o altrove.
Consiglio di “rollare” delicamente la bottiglia qualche minuto prima di aprirla.

4 luglio 2012

Orval – parte terza © Paula Becattini


Pensieri sparsi di un procacciatore: Dietro la curva

Campagna Toscana nei pressi di Montepulciano

C’è un piacere immenso nel guidare la propria macchina, lasciandosi trasportare dalla strada e dai pensieri, in una bella giornata di sole dopo un freddo inverno…
La campagna toscana, sempre rigogliosa e gentile con le sue colline e i cipressi alti che segnano i viali… un piacere ritrovato, che ti fa assaporare l’arrivo della primavera e i futuri viaggi in moto, immaginandone i colori, i profumi della natura appena risvegliata, le pieghe di inaspettati tornanti.
E i pensieri vagano, vagano, dando forma a un verso che animerà la prossima poesia, e beata sorridi alla vita.

Oh, stai attenta però!
Non portarti via la vecchina in curva, eh!!!

23 febbraio 2012

Pensieri sparsi di un procacciatore: Dietro la curva © Paula Becattini


Brucia il fuoco

Non c’è, non c’è bocca più calda
di quella volutamente allontanata.
Ti rende inerme, indifesa
come rosa recisa che reclama linfa.
E brucia, brucia fin nelle viscere
quando lembo su lembo esplode,
petali rossi di passione, baci strappati
per dichiararsi eterno amore.
Un attimo l’attimo di follia
nel paradosso logico di un addio,
per congelare momenti unici,
uno, cento e mille che furono.
Non c’è, non c’è spiegazione,
se non quella che t’amo ancora
e sempre come la prima volta
la mia bocca si avvicina alla tua.
Densi i profumi, gli aromi,
i vapori inebrianti seducenti.
Non svaniranno facilmente
trattenuti tra le labbra assetate.
E brucia, brucia sempre il fuoco
dell’eccitazione di te e me uniti…

20 aprile 2011

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Brucia il fuoco © Paula Becattini

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