Articoli con tag “pane

Onda

Onda

Onda che va e viene,
che ricerca quel “Ti amo”
scritto sulla sabbia rovente
da strappare e disciogliere
nel sale della sua essenza
come fosse pane
– sopravvivenza per il naufrago
in balia di se stesso -.
Onda che va e viene,
che ricerca quel “Ti amo”
scavato su uno scoglio
scomparso poi all’orizzonte
quando di spumose mani
ha assaporato il cruore caldo
e la passione.
Non vi è cielo
a specchiar delle acque
la bassa marea
e niente mitiga all’onda
la pena incessante
del suo andare e venire.
Vorrebbe ritrovarsi
e morire
tra le tue braccia,
Poseidon.

8 marzo 2013

Onda © Paula Becattini

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Orval – parte terza

Orval, la birra

Se capitasse che qualcuno un giorno mi confidasse: «La preferisco di colore rosato con riflessi aranciati e dai profumi intensi di frutta matura», beh… gli risponderei: «C’est moi! Le rouge préfér!» (il mio francese lascia a desiderare: son ben accette correzioni).
E invece no!
Trattasi di una birra trappista, originale e dallo stile unico, caratterizzata da un deposito ricco di vitamine B creato da una rifermentazione in bottiglia, la terza per l’esattezza.
Credetemi, mi sono annusata e bevuta pure la fondata!
La curiosità non ha limiti…
E purtroppo devo anche aggiungere che una bella Orval fresca – invecchiata – bevuta a fianco dell’abbazia, con un bel tramezzino di pane e formaggio alla birra – trappisti pure quelli –, non è la stessa cosa che bersi una Orval acquistata all’Iper.
A buon intenditor…
Vale comunque la pena provarla anche tra le mura della propria casa o altrove.
Consiglio di “rollare” delicamente la bottiglia qualche minuto prima di aprirla.

4 luglio 2012

Orval – parte terza © Paula Becattini


Annina (favoletta d’altri tempi)

Se credete in Dio oppure no non è importante: son sicuro capireste comunque la storia che vi sto per raccontare.
In un tempo lontano eppur vicino, ma non troppo – a secondo come vi aggrada –, in un ridente paesino toscano abitava una ragazzina, che tanto giovane più non era. Ma nemmeno vecchia, anche se i suoi occhi sembravano velati, come avvolti dalla cataratta, e i capelli bianchi ma perché spolverati di farina.
Or dunque Annina, questo il suo nome, lavorava appunto in un forno per potersi mantenere. Nel pieno della notte e insieme al fornaio, impastava, impastava, forgiava filoncini e ciambelle, panini all’olio e schiacciate. Sfornava e riempiva le ceste di pane. Quando poi arrivava l’alba, sgattaiolava in bottega e apriva le sporte per accogliere i primi clienti, fin quando non giungeva la consorte del fornaio e finalmente se ne tornava a casa.
Solo la domenica si riposava e, siccome per abitudine si svegliava presto, alle sette era in chiesa a recitare i mattutini e poi assistere alla messa.
Anche il fornaio non dormiva e qualche volta, solo soletto, lo si poteva trovare in fondo alla chiesa, vicino all’altare dedicato a Santa Chiara d’Assisi, con gli occhi fissi su Annina, come incantato da una celeste visuale.
Annina non poteva accorgersene, perché lui arrivava sempre poco dopo e se ne andava poco prima.
Una mattina, al lavoro, il fornaio le disse:
«Annina, quand’è che pensa di maritarsi?»
«Oh, signore, quando incontrerò l’uomo della mia vita…»
E il fornaio, un po’ imbarazzato, non ebbe coraggio di chiederle altro.
Passarono giorni, settimane e mesi, fin quando il fornaio aggiunse:
«E come desidera che sia il suo futuro consorte?»
«Oh, signore, dolce, gentile, onesto e lavoratore. Profumato come il pane…»
Al fornaio partì un colpo di tosse:
«La farina: ormai sto diventando vecchio!»
Annina gli sorrise affettuosamente.
E da quel giorno niente più aggiunsero all’argomento.
Annina aveva i capelli lunghi che teneva sempre raccolti in una cuffia.
Una domenica mattina il fornaio, seduto al suo solito posto in chiesa, notò che erano molto lunghi.
Passò l’inverno e poi la primavera e ancora quattro cicli di stagioni.
Un dì, primo giorno di estate, chiese il fornaio ad Annina, mentre impastavano:
«Da quanto tempo lavora per me, Annina?»
«Oh, signore, saranno ormai sedici anni e più…»
Il fornaio, incredulo, dentro sè incominciò a far di conto: era già una signorina quando entrò la prima volta nel suo forno!
E così il tempo passava. Annina lavorava, il fornaio sospirava.
Un giorno, non si sa cosa gli prese, di sorpresa tirò via la cuffia di Annina e come per magia si srotolò fino a terra una lunga treccia.
«Annina! I tuoi capelli…»
Tutta rossa, Annina la raccolse raggomitolandola tra le braccia.
«Annina, sono lunghissimi e bianchi… perché?»
«Ho fatto un fioretto a Santa Chiara…»
«E allora?»
«Di non tagliarmi più i capelli fin quando non mi mostrasse il futuro marito…»
«Or dunque, non l’ha mostrato ancora?»
Annina, diventando ancor più rossa, non aveva il coraggio di rispondere.
«Or dunque?»
«Me l’ha mostrato…»
«E perché ha i capelli lunghissimi e non si è maritata? Forse quell’uomo non la corrisponde?»
«Oh, signore, non posso dirglielo!»
«E perché no? Non ci tengo alla sua persona?»
«Perché è un signore dolce, gentile, onesto e lavoratore, che spesso la domenica mattina è in chiesa, vicino all’altare di Santa Chiara. E profuma come il pane…»
E Annina corse via piangendo: da quel giorno non fece più ritorno.
Quel fornaio ancora l’attende invano.
Per non dimenticarla sforna il pane a forma della sua bella treccia e si pente di non averle mai detto quanto grande era il suo amore per lei…

12 ottobre 2011

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Annina © Paula Becattini


Mhmm… Orval – parte prima

Sandwich con burro e formaggio di Orval*

Matilde di Canossa l’ha definita una Valle d’oro regalandogli così il nome e l’emblema.
Ma, a quanto pare, l’Abbazia di Orval ha color oro anche il pane, la famosa birra trappista e… il formaggio.
Immersa nella valle boscosa di De Gaume e fondata nel 1070 da un gruppo di monaci benedettini provenienti dalla Calabria, Orval è una delle più importanti abbazie cistercensi del Belgio.
Il suo formaggio (di tre tipi) risale a quello prodotto per la prima volta nel 1816 dai trappisti delll’Abbazia di Port-du-Salut (Francia).
E solo ad Orval potrete degustare e acquistare il famoso formaggio trappista alla birra.
Mhmm, buono!
Specialmente con il pane ai cereali (sempre d’abbazia) imburrato.

29 agosto 2011

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