Fino a quando (Love Story)
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E se tu mi abbandonassi
– anche solo per un attimo –
ti verrei a cercare
ancor quando il mio respiro
sa di te in questa stanza.
Ma poi mi precedi
buttando gli occhi dentro i miei
con fare scanzonato,
gettando maglie di dolci inganni
come bimbo scherzoso
che ingenuamente prende tutto.
Lo so
– fosse anche per un attimo –
tu pensi solo a me
ed io a te.
E così sarà,
fino a quando qualcosa cambierà,
fino a quando quel talamo
di noi in amore non gioirà.
Sarà tempo di ricordarsi,
pensare a quel rincorrersi,
assaporare la vita
come facciamo da innamorati.
E se mai ti abbandonerò,
cercami nel respiro
di un altro universo
che un po’ avrà nostalgia
di me e te.
Che un po’ ci parlerà
di noi.
5 agosto 2012
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Fino a quando (Love Story) © Paula Becattini
Sogno infranto
Chissà!
Fosse vero quel che ci si racconta…
come un recriminare i propri alibi.
E sull’onda dell’impulsività
cercare indulgenza,
comprensione.
Ma nessuno spiega il perché,
il perché tutto crolla
sotto i nostri piedi.
Chissà…
Avessi avuto l’erba fresca
a solleticare l’adolescenza
nascosta nell’animo,
ti avrei vissuto inconsciamente
negli anni a venire e forse oltre.
Ma forse pure io
ho sbagliato senza volere
nel tenermi i sandali ai piedi.
E adesso un sogno infranto
lascia spazio alla realtà.
Ed è solo vuoto e solitudine.
Chissà…
27 luglio 2012
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Sogno infranto © Paula Becattini
Il rocciatore
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Mia roccia…
A getto nel vuoto
dondolano paura e incoscienza.
Ruvida, tagliente
graffi le mani
e il profumo di cruore dolciastro
risveglia l’animo mio
che in alto protende.
Non v’è fine
se non il precipizio
sotto
e sopra di me
la cima
che qualcuno assicura
essere una vittoria.
Che assicuro
sarà il mio trionfo,
fosse l’ultimo verso la bellezza,
verso l’immaginario,
la speranza.
Un castello in aria
dalle mille stanze in cerca di te
che mi amasti
e d’amore vero ammantasti
queste umili membra
che adesso pretendono,
che a loro mi affido.
23 luglio 2012
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Il rocciatore © Paula Becattini
Il canto delle cicale
C’è un sogno perso in un ciglio
raccolto tra palpebra e guancia,
rosso come questa estate
che sa di libertà e pianto
in una pineta vibrante
dal canto delle cicale.
E rimanda al mare,
ai nostri occhi giovani e innocenti,
a un desiderio che morde l’anima.
Sfinita, svuotata è la vita
fin quando non si riappropria di quel ciglio
che si lascia cadere,
di quell’alito che non guarda età,
non vede errori, negatività
oltre le cose e le abitudini futili.
È perso il cuore
nell’ardire di un fuoco miracoloso,
dal nome franco e pronunciato.
Quante volte sono caduta,
quante volte mi sono rialzata.
Ai rimorsi non voglio pensare:
non ce ne sono e se ce ne sono stati
si confondono ora con le cicale.
Una pineta silenziosa m’inquieta.
Sono il mio destino…
21 luglio 2012
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Il canto delle cicale © Paula Becattini
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Se l’amore
•
E se l’amore
avesse sempre gli stessi colori
i respiri regolari, i tocchi gelidi
E se avesse
poche parole per raccontarsi
come le pagine di un diario strappato
Se l’amore
non ce la facesse a cullarsi
nelle notti serene di una camera da letto
E se fuggisse impaurito e ferito
segnato di lacrime silenziose
reclamando dolcezza
Se l’amore fosse tutto questo
non sarei più io
Se l’amore fosse tutto questo
non lo lascerei morire
nel lento disgregarsi di un qualcosa
che non merita l’esser dimenticato
chè pur ha donato felicità.
E poesia.
Lo librerei…
10 luglio 2012
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Se l’amore © Paula Becattini
Sospesa
•
Sospesa
a un trapezio nell’aria.
Distante.
Di me tutto possedevi,
che in alto volgevo lo sguardo
a bucare lo spazio
e più in su
fin quando un solo punto
riempisse la visuale.
Dei volteggi ignorasti la grazia
e così mi lasciai cadere
senza rete.
Come angelo senza ali
ripresi possesso della mia essenza.
E mille petali ricoprirono l’arena,
ultimo colpo di scena.
Sospesa
a mezz’aria la favola:
di me tutto raccontava.
Schhh! Silenzio, ora.
Lo spettacolo sta per rincominciare…
9 luglio 2012
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Sospesa © Paula Becattini
Fattore umano
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Avvilito,
quando ti prende il nodo
e il petto stringe
fino a soffocare
senza poter trattenere
quel che scatena,
non sembra vero.
Neppure il silenzio
la mancanza di parole,
a parte l’errore,
l’impotenza
che nuda ti ritrovi
tra le mani.
Non c’è amore
che lo possa vincere
e di questo me ne dispiace.
Sono anch’io
un fattore umano…
7 luglio 2012
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Paula Becattini © Paula Becattini
Haiku (della passione)
Bieco, diretto
è il mio sguardo che avanza.
E ti mangia, adesso.
5 luglio 2012
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Haiku © Paula Becattini
Vicino, lontano
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Vicino, lontano.
Mille i pensieri
che cambian colore
che cambiano forma,
ché tanto lo so
nessuno li ferma.
E vicino, lontano
come l’amore
che hai dato e darai:
un’onda ritorna
di spuma bianca
a consumare la spiaggia
della tua esistenza.
Vicino, lontano.
Azzurro il cielo,
vorrei toccarlo con un dito
e di prati verdi in lontananza
disegnarti le labbra
sulla tela della mia bocca.
Calda.
29 giugno 2012
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Vicino, lontano © Paula Becattini
Non porre fine
•
Ci sono luoghi che ci riconoscono
rapaci complici del tempo
e folli di ebrezza
immobilizzata nell’attimo.
Ci attendono quieti e sposano
i nostri passi, le attese,
le dolci carezze, i saluti frettolosi
agli angoli di strade combaciate.
Li dimentichiamo
e li ritroviamo sempre diversi
ma uguali nell’impulso,
nell’animo rapito.
Sono luoghi che ci agognano
ovunque la vita ci porti,
per riempirsi e godere
dei sospiri di noi amanti.
E non porre fine…
28 giugno 2012
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Non porre fine © Paul Becattini
Rifrullo sul lungarno
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Frulla che ti rifrulla
in una domenica d’estate
l’idea fissa
tra la calura e le pietre
brucianti come lava
e il ricordo luccicante
tra le sponde del fiume
silenzioso andarsene,
con il susseguirsi dei suoi ponti
nella mente ove hai lasciato
dormiente la giovinezza.
E frulla dalla testa
scendendo al petto,
e t’accarezza sempre più in basso,
sempre più giù,
fino al pube bruciante:
non t’abbandona l’aria calda.
E la gonna leggermente sollevata
scherza col vento
mentre qualcuno ti prende
per poggiarti sulla spalletta
e rubarti un bacio
dalle labbra umide e sorridenti.
Frulla nell’idea
di essere lì come a vent’anni,
di te che non sei con me
e dell’amor che non abbandona
certe sensazioni,
sul lungarno di una Firenze
che ci ritroverà prima o poi
abbracciati al tramonto
a far rifrullo
in una domenica d’estate.
24 giugno 2012
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Rifrullo sul lungarno © Paula Becattini
Insieme ma distanti
Una mattina ti svegli e guardi nel buio il soffitto allargarsi intorno alla stanza.
E pensi: «Sto per morire…»
Mentre intravedi accanto a te due mani diverse; due occhi sotto le palpebre, che leggermente si muovono in fase rem.
E pensi: «Vorrei morire…» – ma di una morte scivolosa, che ti porti altrove.
Intrappolato, le membra rigide, i pugni serrati, non ricordi nemmeno più quanti anni hai e il suo respiro giunge alle orecchie quasi pesante e invadente.
Pesante e invadente è invece quel che ti porti nel cuore: un moto interiore che silenzioso lacrima e scalcia.
Osservi ancora. Quelle mani non le riconosci.
Sono rugose, sono le mani di una vecchia, sembrano quelle di tua madre poco prima di morire.
Vorresti fuggire, vorresti andartene pur non sapendo come e dove.
È un’illusione.
Forse è solo un sogno, forse un incubo.
Così aspetti di svegliarti, ma nel frattempo il tempo scorre.
E quelle mani diventano sempre più rugose.
Insieme alle tue…
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Le mie parole
non hanno suono
mentre ti parlo,
mentre i gesti
disegnano il vuoto.
Non sento
e non vediamo
l’anelito di questo tempo
che necessita
azzerare ogni cosa.
E così avanza l’indolenza
e noi insieme
ma distanti,
troppo per amarsi
troppo per essere felici.
Non prova più dolore
questo corpo
questo cuore
svuotato di tutte
le ragioni.
Mentre tu
lasci a me il compito.
Fare il passo.
Risvegliarci
per tornare a vivere…
23 giugno 2012
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Insieme ma distanti © Paula Becattini









