Amore mio, forse un giorno leggerai queste poche righe sullo schermo freddo di un palmare, così per caso, dopo l’aver girellato svogliatamente su qualche motore di ricerca.
Oppure, queste parole, ti giungeranno dalle pagine di un vecchio diario posto in un cassetto, nella speranza che tu le trova con vivido stupore.
E tutto ciò solo per dirti che mai ho voluto il tuo male.
Se mai te ne ho fatto – involontariamente – è stato un grave errore, il più grave che potessi fare nella vita.
Ma chi non sbaglia, tesoro mio?
Sapessi quanti sogni ho rincorso, quanti ancora ne ho da liberare riposti in fondo al cuore; quante strade ho preso che hanno portato al niente; quante solo dolore, fatica e tormento.
Ma il tutto per amore.
Tu, figlia mia, non sei stato un sogno, perché fino a poco prima del tuo concepimento non ti cercavo.
Difficile ammetterlo… eppure, dal momento in cui ti ho percepita nel mio ventre che ancora non eri un battito, ho provato immenso amore.
L’amore immenso che mai tradirà la nostra unione.
Basta un tuo sorriso a darmi sollievo; un tuo abbraccio spontaneo a darmi la forza per continuare a lottare; per credere che la vita non finisce a quarant’anni; che ancora avrò la possibilità di risollevarmi, per donarti tutto ciò che di bello esiste al mondo fin quando la gioventù ti permetterà di guardarlo con occhi puri. E insegnarti ad amare la vita, in modo che tu possa trasmetterlo ai tuoi figli.
Lotterò fino alla fine per darti il meglio.
Per far ciò è necessario mettersi in discussione e, a volte, ripartire da zero. Ma io lo so: sarai sempre al mio fianco, a rincuorarmi con i tuoi dolci occhioni.
Amore mio, forse un giorno leggerai queste poche righe sullo schermo freddo di un palmare, così per caso.
Oppure non sarai tu, ma una figlia di chissà quale madre, che come te l’ha amata immensamente. TiVoglioBene…
Si attacca
su marmo sgretolato
venato come boreale.
Si attacca
su pietra secolare
solcata come l’eternità
da mille passi
da mille respiri
da mille occhi
che l’hanno accarezzata
al gelo dell’inverno
e all’inferno del deserto.
Ed io
piccola disperata
per un attimo
ho pensato di snobbarla
come se non meritasse
un istante di più.
Cosa c’è di meglio di un bel musical per risollevarsi il morale?
Se non lo conoscete, merita davvero. Se lo conoscete, consiglio: rinfrescatevi la memoria.
Sapete: certi uomini proprio non lo reggono l’arsenico.
Ah-ah… n o n – c o l p e v o l e.
•
Ah-ah
Chi può provarlo?
Il male procurato
non è mai abbastanza.
A sè, agli altri,
fin quando agonizzante
comprendi di averlo ucciso
con le tue stesse mani.
Ah-ah
Non si vive di sola poesia,
non si vive di sola passione,
dell’arte non puoi fare
il tuo pigmalione.
Il mondo cambia e tu
rimani emarginata in cucina
a sistemar stoviglie.
Ah-ah
Un attimo lucido di follia
e tutto cambia.
Ma che fatica ricominciare.
Tu sei morto ed io son viva:
non cederò più alle tue lusinghe.
Amore…
Si aprisse il cielo
sopra di me
oltre il cemento
oltre il tormento
che mi opprime
il petto.
Così mi accontento
di uno spicchio
azzurro ghiaccio
dalla finestra
mentre passa
il tempo.
E basta questo
a innalzarlo
leggero il volo
come d’aquilone
con un fil di vento
sopra il mare.
Quanti occhi di bimbi
ho visto luccicare
rivolti al sole.
Quanti occhi di bimbi
mi sono rimasti dentro…
C’è un ritmo assassino
nella mia testa,
un ritmo insistente
che non si perde
tra la nebbia
del dormiveglia.
Avanza, avanza
non m’abbandona
come le tua schiena
quando silenziosa
lascia casa e ne trattengo
la linea sinuosa.
C’è un ritmo curioso
nel mio scorrere le ore,
un ritmo d’attesa
che monta l’ansia
fino al desiderio
di rivedere i tuoi occhi.
Perdermi in essi
anche solo per un lasso
che ha del battito
il suono in petto,
del flebile trattenere
il respiro.
C’è un ritmo assassino
che ancora testimonia
quanto amore
corra nelle vene.
Ed io lo lascio andare…
Goccia a goccia
sulla pelle
morbida
setosa come rosa
Non c’è bocca
che possa berla
questa voglia
invadente nella sera
Lenta scorre
madida di sensi
erotica nell’animo
erotica nello sguardo
Provocante
come cortigiana
senza nome
nè sembianze
Eppure
goccia a goccia
prende e trascina
inebriando
Erotica nel pensiero
erotica in solitario.
Mi son data un tempo
che non è il tuo,
lontana da tutto e tutti
in contemplazione
di me e delle mie passioni.
Un tempo che cancella se stesso
e le mie rughe
lasciandomi nuda,
vulnerabile come neonata
e tremendamente affamata.
Chissà se mi nutrirò ancora
dei tuoi baci.
La vita è bastarda:
non ci regala mai abbastanza
gioie.
Una curiosità
13, oltre ad essere un numero felice e fortunato, è anche il nome dato a un asteroide – 13 Egeria –, battezzato così in onore della dea Egeria protettrice delle nascite e delle sorgenti.
Immagina l’avanzare
di umida bocca
e il morso del labbro
inferiore.
Come menta pungente
non ha età
il risveglio di un senso,
del tango
il sensuale passo strisciato
e l’anca elevata.
Ed è femmina.
Bella,
di una bellezza insospettabile.
Oppure
è solo desiderio,
lasciato troppo tempo sopito,
dimenticato,
ora percepito come profumo.
E ti sorprendi vivo.
E se poi fosse velenoso?
Secondo Bella andrebbero sbattuti al muro anziché baciati…
Non ci credete? Leggete qua!
Però è simpatico questo ranocchietto tunisino, non trovate?