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L’ebbra

Asina

Non c’è più lo scorrere del tempo
nei tuoi occhi
e sguardi profondi tra le tue labbra
mentre sorridi all’altra gente
con fare lieve e cordiale.

Tutto va al rallentatore
osservando dal di fuori.

E così rimani nello stesso luogo
persa e pregna di forti emozioni
in silenzio piangendo
perché non riesci a deplorare
l’esilio dal tuo mondo.

Chissà quale il male subìto
o l’amor perduto…

La pazzia ha il sapore di un bacio
la melodia di una cantilena.
E un po’ di saggezza
nel voler stabilire
un timido contatto.

Che di te qualcosa
forse è rimasto.

20 maggio 2014

L’ebbra © Paula Becattini


Vorrei crederci

Non voglio sapere se per te
ci sarà ancora un giorno
come quel che fu “il nostro”,
unico e meraviglioso
nell’istante in cui accadde.
Così almeno parve…

Che ci ubriacammo nell’illusione
per espanderlo e moltiplicarlo,
senza valutarne
– estasiati –
i piacevoli effetti devastanti.
Ma chi potrebbe criticarlo…

In fondo siamo stati
l’ennesimo amore
tra molteplici “per sempre”,
consumato da un male oscuro
che ci ha separati lentamente.
E spento i sogni.

Tanto da non sembrar più vero
questo mio respiro
la realtà che mi circonda
il sorriso della gente
la capacità di andare avanti
ormai alienata da me stessa.

Qualcuno – o qualcosa –
saprà pur mostrarmi
il senso della vita
senza quella giusta appartenenza,
senza la follia di un gesto
per una sconosciuta attrazione.

Che vorrei crederci
– io –
alla mia felicità
oltre il peso della tua
pronta a incombere sulla testa
e la mia ragione.

Ma nel cuore è catacomba.

18 maggio 2014

Vorrei crederci © Paula Becattini


Ravish

Non fu esplosione di emozioni
ma di colori, negli occhi di un cieco
che riconquistarono il mondo
sfregiandolo nella luce
con nuove dita duttili e indifese.

Uno schiaffio in piena guancia
un rumore tagliente nell’anima
e i capelli sollevati al rallentatore
mentre la mente cadeva giù
nella violenza di un amore.

Tu non puoi immaginare
– ignaro – cosa significhi subire
mentre io apro sempre più gli occhi
pur di evadere da tutte le pene
e riprendere un minimo di me stessa:

che lui mi ha stuprato la vita
per il solo suo piacere.

27 aprile 2014

Ravish © Paula Becattini


Infatu(a)zione

Sei un sospiro.

Un respiro.

Il profumo che avanza
dalla tua bocca e niente parole
solo il tuo sguardo
sul mio viso, sulla mia pelle
strappando a brandelli un brivido.

E premi.

Sali.

Ti mischi con il sudore
con la furia del corpo
e la dolcezza dei baci
senza il limite dell’indecenza
a farmi da padrone.

Sei tu il mio signore.

Il mio eros.

E ti lascio fare, ti lascio andare
percorrere queste carni
in ogni anfratto delle loro emozioni
tra sogno e realtà bramata
una verità più volte vissuta.

Sono ancella.

Sono passione.

Ma il silenzio è una tortura
quando cresce nel piacere
e un pensiero invadente
si mischia a quel sentimento
che vorrebbe osare.

Spasmo dell’anima.

Linfa del cuore.

Se tu fossi solo briciola
ti lascerei per poco sul labbro roseo
prima di raccoglierti
distrattamente
e dimenticarti nell’esplosione.

In fede sono già tua.

Sono già amore.

18 aprile 2014

Infatu(a)zione © Paula Becattini


La felicità di Martina – Capitolo 7

Cicogna a Narva

Il volo

L’angelo ha aperto le ali
e si è già lanciato dall’infinito del cielo.
Non vi è urlo che l’accompagna,
solo il silenzioso taglio dell’aria.

Sarà la sua caduta
a ricondurlo tra i mortali,
con il suo sogno imprigionato
sempre e comunque tra le ali…

Capitolo VII

Gioele era in cucina, stava preparando una zuppetta di pesce, in piena eccitazione e gaiezza, al ritmo della musica dei PFM.
Aveva scelto ben due vini bianchi, uno per l’antipasto e l’altro per il primo piatto.
Quando era così creativo, tra i fornelli, i motivi potevano essere o tanto sesso o tanti soldi.
Martina lo lasciò stare: il suo compito sarebbe stato quello di gustarsi la cena e poi ripulire la cucina il giorno dopo. Così decise, nel frattempo, di sistemare le sue scarpe all’interno della cabina armadio della loro camera da letto.
È incredibile come la polvere s’insinui ovunque col tempo… raffiora sempre, è invadente come un pensiero malsano che logora l’animo.
Strusciò il dito indice destro su una scatola azzurra che sembrava pulita: il colore roseo del polpastrello divenne di un grigio quasi avorio, patinato.
Osservando attentamente vi potè scorgere dei granelli di chissà quale materia.
Prese il panno e, con calma certosina, cominciò a togliere una ad una, da destra a sinistra della fila, le scatole; a spolverarle esternamente, controllarne l’interno, posizionarle poi al centro della stanza.
Fatto questo, decise di proseguire con la fila delle scarpe di Gioele, ben più breve della sua. Ma, si sa, le donne hanno un debole per questo accessorio!
Arrivata quasi in fondo, tra le ultime due scatole vi scorse una busta incastrata: era palesemente scivolata da chissà dove, forse da una tasca di una delle giacche di Giole appese proprio sopra.
La prese: era con l’intestazione di un’associazione Humanitas. Gioele lasciava sbadatamente molte cose a giro: fatture, ricette, contratti…
Stava per riporla sul comodino quando l’istinto le disse: «Sembra vuota. Controlla. Forse è solo una busta da buttare.»
Non era sigillata: l’aprì.
Per un lungo attimo il respiro si fermò: vi era all’interno una breve lettera scritta di pungo da Giole e datata il giorno prima.
Un forte calore la invase ovunque; iniziò a sudare freddo; stava per collassare, lo sentiva; la testa le girava.
Mano a mano che continuava a leggere, la situazione peggiorava: arrivò in fondo per poi abbandonarsi seduta al bordo del letto con la lettera in grembo.
Fece dei forti respiri; si asciugò la fronte e poi attese: attese la calma.
Una volta ripresasi, rilesse quelle parole: una, due, tre volte.

28 luglio 2006

Ciao Fla…
nel mio inseguimento a destra credo che ci siano molte risposte alle tue perplessità.
Sono convinto che te lo sei goduto quasi del tutto (sai eri appena scesa e non avevi fatto rilassamento, perciò avrai perso alcuni attimi).
Ma ti sei subito ripresa, o meglio: ripersa in un abbraccio.
Ah, piccolo animalino scontento dello strapotere cerebrale delle nostre convizioni.
Ah, oggetti del desiderio sublimati in contorsioni al forno di una macchia di mezza estate.
Ah, quanto siamo succubi del nostro cervello!
Ma sembra divertente asservire in corpo ai desideri della mente, o meglio giocare con la mente per trasformare in accettabili senzazioni che altrimenti travolgono: oh, come è divertente, oh, come è divertente!
Ma a parte le peregrinazioni del momento, stasera ho sentito una Fla bellissima.
Non vado oltre, poiché il peso dell’assenza in questi casi è più opprimente.
Grazie per le scoperte che mi stai facendo fare come un fanciullo ghermito dalle tue muscolose (sensuali) gambe e portato in verpraterie di piacere.
Grazie.
L’abbraccio che ti mando è torrido, possente e con enorme bisogno di ripetizioni multiple.
Dice il saggio: il sesso non è tutto nella vita, ma aiuta a vivere meglio!
O era il denaro quello?!?

Se si scrive che è stato bello è banale; se si riempie di avverbi di esaltazione si eccede; se lo si ignora lo si sminuisce.
Ma un sano silenzio godereccio delle sensazioni avute è una buona reazione a due ore come le nostre.

Gioele

Un vuoto, un incolmabile vuoto si prese possesso di Martina.
Che fare adesso? Che dire? E dove andare?
Un mondo, un progetto di vita… frantumati in un attimo.
Che fare?

* * *

Ahi, ahi, Gioele…
Ma che ti è preso?!?
Perché ieri non hai consegnato a Fla quella maledetta lettera?
Non mi dire che…
Ma, insomma! Te la sei goduta, spassata; due ore di follia pura e – a causa di una missiva, sfogo del tuo ego maschile, distrattamente lasciata incustodita – ti fai scoprire così?
Rimorsi di coscienza verso Martina?!?
No, non va bene. Non ti riconosco più.
Come fai adesso a negare?
Comunque nega, nega sempre, anche l’evidenza, dato che ci tieni tanto.
Martina ti ama troppo e ti perdonerà.
Sei la sua vita.
E tu, purtroppo, hai bisogno di Martina più di quel che pensi o sostieni.

* * *

– Mamma, che fai?

– Sto sistemando le scarpe nella cabina armadio.

– La cena è pronta: Gioele ha già servito l’antipasto. Ha detto che deve fare un annuncio importante e vorrebbe ti sistemassi per l’occasione.

– Davvero?

– «Dille di mettersi il tubino blu con la collana di perle.»

– Ah, va bene. Datemi cinque minuti e arrivo. Anch’io devo fare un annuncio importante.

15 aprile 2014

La felicità di Martina – Capitolo 7 © Paula Becattini


In principio

Statua di Dante Ferretti (particolare)

Dicevano sarebbe stato bello;
lo cantavano al vento
rincorrendo le soavi parole
delle muse – lascivie – e frementi
che s’insinuavano nella mente.

Lo leggevano incredule le labbra
tra tutte quelle pagine sporche
tra i titoli delle copertine macchiate;
volevano crederci e aggrapparsi
all’ultimo verso dell’inusuale bacio.

Il sapore dolce amaro delle rime
e delle risa invadenti avevano un viso
dall’incarnato perlaceo e giovanile
e due occhi gonfi di grazia e pianto
che l’amore con il suo canto cede.

Cede il passo, cede il tempo che fu
e forse si nasconde per poi tornare…
Ma che stupore leggersi ora
anche in un solo raggio di sole
e sentirsi felice per un attimo.

In principio era altro.

12 aprile 2014

In principio © Paula Becattini


Senza un verso

Senza un verso e senza un senso
le mattine nel loro susseguirsi
in un caos pre-ordinato
mentre spoglio d’infelicità
le prime ore per poi rivestirle

[Occhi verdi e la tua bocca]

riempiranno in silenzio
o forse accompagneranno
un’attesa che s’insinua
giorno dopo giorno
tra le mie pieghe

[Se solo tu mi volessi un poco bene]

quelle parole erano un eco
e non vogliono tornare
senza un senso, senza un verso
come mani vuote in grembo
ed io ad aspettare

[Forse un dì scriverò ancora d’amore.]

Sono pagina bianca da riempire.

7 aprile 2014

Senza un verso © Paula Becattini


Soltanto io

E il silenzio non farà più male
anche quando urlerà di dolore.

Non farà più male il pianto
ma sarà semplice liberazione.

Perché questa consapevolezza
di essere serenamente sola
lascia spazio all’immaginazione
e a tanti panni da stirare
nell’altra metà del letto
che ormai hanno preso il posto
di un qualcosa mai condiviso.

Adesso ci sono soltanto io…
tutto il resto non ha più grandezza.

30 novembre 2013

Soltanto io © Paula Becattini

Ma l’universo è in continua espansione.


Gioia vissuta

L'Aquila 2013

E quando la strada ti pare vuota
solitaria lungo la sua linea
all’infinito tra l’orizzonte
e il cielo grigio

non ti pare vera
una voce, una carezza
o la speranza
che tutto all’improvviso sia diverso.

Diverso…
Forse sarai “diverso”
ed io sempre uguale.
Ecco la mia vera paura:
non essere speciale.

Ma che importa.
La strada pare vuota
e comunque risuona di risate e grida
di una gioia veramente vissuta.

25 novembre 2013

Gioia vissuta © Paula Becattini


L’amore non si merita

Angels in disguise

Quando un uomo, mentre ti sta lasciando, ti dice che meriti di meglio, non gli credere.
In quel momento hai bisogno solo di Amore e lui, semplicemente, non ti ama.
L’amore non si merita…

23 novembre 2013

L’amore non si merita © Paula Becattini


Se mai

Se mai
qualcosa di meglio sarò
non voglio saperlo adesso
ma gioirne poi
nell’intenso.

* * *

E se mai migliore non sarò
di quel che adesso sono
forse dovrei gioirne ora
che il tempo non perdona.
Manca un sorriso
nell’immenso di una solitudine
che attende solo l’avvicinarsi
di un contatto fatto amore.

* * *

Se mai migliore sarò
il suo tesoro avrà
in quell’abbraccio
chiamato comunemente
casa.

19 novembre 2013

Se mai © Paula Becattini


Quel che decisamente non ti aspetti

Stupore.
Commozione.
Gioia.

Una mia poesia – Di spezie e sale – è stata recitata domenica 15 settembre scorso durante la V edizione 2013 de “La domenica ai Concordi. Musica e Poesia”, una iniziativa promossa e realizzata dalla Fondazione Banca del Monte di Rovigo, il Conservatorio F. Venezze e l’Accademia dei Concordi.
Non ero a conoscenza della cosa, l’ho scoperto per puro caso pochi minuti fa.
Ringrazio davvero di cuore coloro che mi hanno scelta e menzionata: un vero onore… Grazie!

Ecco il link del catalogo dell’evento.

18 novembre 2013

Quel che decisamente non ti aspetti © Paula Becattini