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La felicità di Martina – Capitolo 1

Dedicato a coloro che, nonostante tutto, credono ancora nell’amore e nella coppia.

Capitolo I

Alle 7 meno 20 di ogni mattina suonava la sveglia di Martina.
Martina la spengeva e, immancabilmente, dopo nove minuti questa risuonava.
Allora, bofonchiando, la staccava definitivamente e poi con tutto il corpo cercava il calore del marito.
Lui, tirandola a sé, l’abbracciava regalandole un tenero bacio.
Martina a questo punto mugolava: «Dobbiamo alzarci: sono le sette…»
Completamente nuda, scivolava fuori dal letto e si dirigeva in bagno. Ogni mattina.
Ogni mattina Martina si lavava, si vestiva, tornava in camera e solleticava il marito ancora a letto, sussurrandogli: «Sono le sette e un quarto…» Poi si dirigeva verso la cameretta della sua bambina. Ogni mattina.
Se non era già sveglia, la stropicciava affettuosamente canticchiandole in un orecchio: «Bonjour, bonjour… mon amour!». Se la trovava immersa nella lettura, la scuoteva ridendo: «Forza! È ora di alzarsi!»
Ogni mattina, Martina andava in cucina e sistemava le poche cose rimaste in sospeso dalla sera prima; apparecchiava la tavola, preparava la colazione e la merenda alla piccola. Qualche volta predisponeva anche la lavatrice da avviare poco prima di uscire.
Alle 7 e 30 Martina poteva godersi finalmente il caffè con la famiglia, raccontando con vivacità ciò che le passava per la testa, già in pieno fermento. Quando il marito si alzava da tavola per andare al lavoro, Martina incominciava a sparecchiare, esortando la bimba a lavarsi i denti e pettinarsi.
Martina raccoglieva le cose necessarie, dava un occhio alla cartella della piccola; il marito l’abbracciava, la baciava e le ricordava: «Vado. Pensami…» Con un giro di tacco usciva, chiudendo la porta. Ogni mattina.
Qualche volta Martina restava lì alcuni secondi ad osservare quella porta, come incantata. Finché scuotendosi gridava: «Sono le 8 meno 10: andiamo!»
Frettolosamente rassettava le ultime cose in cucina e poi tornava in bagno a finire il trucco. Ogni mattina.
Ogni mattina, Martina si metteva il cappotto, controllava le luci, prendeva le chiavi, sorrideva alla sua bambina e usciva con lei in macchina per accompagnarla a scuola. Ogni mattina.
Ogni mattina, Martina, alle 8 e 20, sola con se stessa, s’immetteva in autostrada per andare al lavoro e poco dopo incominciava a vagare con la mente: organizzava, progettava, creava, ascoltando musica in quell’ora di viaggio… ogni mattina.

* * *

Non è vero.
Eh no, non è vero!
Mica tutte le mattine…
Il sabato e la domenica no.
Non si può dire che sia una vita monotona, la sua.
In fondo il resto della giornata lo passa al lavoro… e tutti ben sanno quanto sia creativo il lavoro di Martina!
Ops… perdonatemi: non mi sono presentato.
Mi chiamo… ma che importa come mi chiamo!
Non vi pare che sia una presenza vivace, “diversa”?
Sì, diversa… Diversa dalla voce narrante precedente: noiosa.
In realtà sono l’alter ego di Gioele, o la sua coscienza “sporca”.
Chi è Gioele? Il marito di Martina, ovvio.
E Martina è… Martina è “la” donna.
Non una donna qualsiasi.
È “la” donna per la quale si cambia vita.
Se voglio.

* * *

Ho scoperto di avere troppi sensi di colpa.
Sì, troppi sensi di colpa rispetto agli altri.
Inizio a sentirmi diversa.
Il fatto è che oggi giorno un comportamento esagerato non è più “peccato”.
Sembra che tutti quanti si siano liberati dal senso di colpa e che abbiano di conseguenza meno responsabilità: nella coppia, in famiglia, nel lavoro… anche nell’amicizia! Preferiscono trascorrere ore ed ore su un social network a conversare con un video pur di evitare certi “contatti” che potrebbero diventare troppo impegnativi.
Ma l’eccesso non genera sofferenza? E malattia?!?
È giusto tentare di riempire dei “vuoti” che mai si colmeranno senza porre limiti?
Dottore… è giusto che io desideri quella cosa che mai potrò avere?
Mi sento diversa perché in certi momenti vengo pervasa dai sensi di colpa. E non dovrei! Perché io sì e gli altri no?
Perché mi fido delle persone?
Perché imbastisco forti legami che poi nel tempo si rivelano destabilizzanti?
E perché, nonostante ciò, insisto, rendo fiducia e di nuovo costruisco?
È un loop.
Dottore… penso che sia tutta colpa mia.
Amo molto Gioele, ma ho smesso di credergli: lui è così e non cambierà mai; resiste tre o quattro mesi, poi ci ricasca, anche quando promette di non farlo più.
Ed io, che sono romantica, devo purtroppo smettere di desiderare ciò che mai potrò avere: l’esclusività.
Ricercare piacere è semplicemente umano, ma Gioele cerca di riempire all’eccesso vuoti che non gli ho mai provocato, che ha dentro di sé da sempre.
Nonostante sappia bene di essere la sua donna, l’unica, non me ne faccio una ragione. Gioele non si rende conto della sofferenza che mi provoca; mentre lui, senza sensi di colpa, ricade ciclicamente in quelle trasgressioni che lo fanno sentire “vivo”.
Dottore… smettere di desiderare mi farà star meglio?

14 dicembre 2008

La felicità di Martina – Capitolo 1 © Paula Becattini


La felicità di Martina – La genesi

Tra linee e piani paralleli (Napoli, 2008)

Tanto tempo fa, nel lontano novembre 2008, iniziai a scrivere un racconto lungo e accadde quel che di solito accade quando mi approccio a una forma letteraria di ben più strutturata della poesia: lo abbandonai poco tempo dopo.
È rimasto lì, potrei dire chiuso dentro un cassetto per anni, in realtà in un misero e freddo file: una manciata di bit silenziosi e insignificanti.
Poche cartelle, che però ancora mi stuzzicano, ogni tanto fanno capolino tra i ricordi, solleticando il mio desiderio di rimettermi a scrivere.
Così ho deciso.
I numeri mi sembrano buoni: sono passati 5 anni e si avvicina il 25 dicembre.
Mi sto autocostringendo a delle ferie forzate causa problemini di salute vari. Niente di che, per carità: pezzi di me hanno deciso di abbandonarmi ed è arrivato il momento che accetti il fatto che anch’io invecchio e che necessito di qualcosa di più di una revisione ogni quattro anni, una ristrutturazione completa.
Poi è arrivato il momento di esorcizzare alcune esperienze mie di vita passata, con un pizzico di ironia. Non so se ci riuscirò, ci provo.
Quindi comprendetemi: lo stile di questa “opera” non sarà eccelso, probabilmente a tratti noioso, se non banale e patetico, in alcuni punti caotico, in altri forse ridicolo; la trama scontata, anche se la vita e le esperienze di ognuno di noi non lo sono mai.
Qualsiasi riferimento a fatti o persone reali sarà puramente casuale; alcuni luoghi o ambienti citati frutto di pura fantasia.
Sono però consapevole del fatto che ogni singola parola di questo racconto potrà essere usata contro di me. Ma sapete cosa vi dico? KSNF.
Cercherò, nel limite del possibile e festività permettendo, di pubblicare un breve capitolo ogni due giorni: se non lo faccio infamatemi pure!
Se non vi piace, non siete costretti a leggerlo.
Sono sicura che scriverlo mi sarà di aiuto perché ho tante cose in sospeso, e iniziare da questa, portandola a termine, mi darà ancor più fiducia a sistemare tutte le altre.
Si dice che una persona forte sa come mantenere in ordine la sua vita.

I primi capitoli furono pubblicati a suo tempo su Altramusa, piccolo salotto letterario virtuale oramai chiuso e il database cancellato.
Insomma… La felicità di Martina: l’ennesima Araba fenice!

13 dicembre 2013

La felicità di Martina – La genesi © Paula Becattini


Confessione #2

Abilità

Riesco ancora a sopportare l’idea di mettermi in gioco con un uomo.
Ma non permetto assolutamente che mi consideri un gioco.

8 novembre 2013

Confessione #2 © Paula Becattini


Immagina

Giovane, senza età
nelle parole in fila come perle nere
adagiate sulla mia bianca schiena.
Una voce melodiosa
dalla morbidezza silenziosa
che ruba sogni alla bocca,
alle mani, alle linee di fuga.

Vorrei baciarlo questo cuore straziato:
che si squarci il petto! macchiando il foglio.
Devasterà i sensi come questi versi
a tornar dalla mente verso lo stomaco.
Eppure è qui l’immenso
che mi culla bimba
e donna allo stesso tempo.

Se non vedi gli occhi
prova a immaginarli:
trattengono fremiti lucenti.
E senza tempo tocco l’eterno.
Tocco l’eterno.

Immagina…

26 ottobre 2013

“La poesia è senza tempo
nel donarci un’altra dimensione
dove è piacevole ritrovarsi”

Immagina © Paula Becattini


Madre

L'occhio della terra

Terra.
Madre.
Ed io che rimango
a guardare;
calpestare l’esistenza
e il suo vagare.
Dove?
Come?
Passi lievi
senza rumore
da una camera
al capezzale.
Il battito del cuore
in corsa sale a 170:
è sempre poco
per provare lo sfinimento.
Eppure non c’è meta.
Forse un sogno
sospeso a mezz’aria…
Ma sono qui,
reale,
come non mai.
E mi manchi.

Madre…

5 ottobre 2013

Madre © Paula Becattini


Lavori in corso

Per un tempo indefinito questo blog verrà abbandonato a se stesso.
Lavori in corso.
Tutte le energie verranno convogliate e utilizzate a ristabilire certi equilibri, a lottare per la sopravvivenza, con la speranza che al più presto le attuali paure vengano spazzate via: quelle paure che uccidono lentamente, giorno dopo giorno, come la depressione, come la povertà.
Non si vive di sola poesia… forse se un giorno, chissà, tornerò a fare della mia vita una meravigliosa poesia.

Quasi sempre dietro la collina è il sole…

A chi capita in questa landa desolata, e sente comunque la necessità di lasciare un segno, sarà ringraziato perché contribuirà a quella inspiegabile necessità di non sentirsi soli.
Mai mi sono sentita sola e indifesa come in questo periodo. E come tale ho bisogno di capire quale nuova strada imboccare, senza buttarmi ad occhi chiusi giù nel baratro.
Ce la farò.
Saluto calorosamente i miei pochi (ma buoni) fedeli lettori, scusandomi del silenzio che seguirà.
A presto.

9 settembre 2013

Lavori in corso © Paula Becattini


Mestieri

C’è stato un tempo in cui sono stata bambina.
E come tutte le bambine credevo alle favole.
Viaggiavo con la fantasia in mondi che nessuno conosceva.
E le mie dita accarezzavano questi mondi, dalle molteplici sfaccettature, dalle molteplici illustrazioni.
L’odore della carta penetrava le mie narici.
Il colore dell’inchiostro bucava le mie pupille.
Il tatto godeva delle increspature della tela che ricopriva i cartonati, e della superficie liscia delle copertine di quelli economici.
Ognuno diverso dall’altro, non solo per il contenuto.
Affascinata dall’oggetto, estasiata dal frusciare delle pagine; e i segni, le lettere, i numeri che li componevano.
Tutt’oggi, anche se non li leggo, sono per me uno scrigno magico.
Ancora adesso mi sorprendo, come bimba, sfogliarli e percepirne l’anima al solo contatto.

Quel che sono l’ho voluto intensamente.

Tu non lo sai: ma il prossimo libro che terrai tra le mani da me probabilmente è stato forgiato.
Chissà se ne percepirai la passione…

7 settembre 2013

Mestieri © Paula Becattini


Il “Pipi”

Giovane pipistrello

«Ha paura a prenderlo in mano? Le fa effetto?»

Queste le domande dell’esperta di zona del Gruppo Italiano Ricerca Chirotteri alla mia telefonata.

Il “Pipi” (come lo ha battezzato mia figlia) me lo sono ritrovato quasi in casa.
Lì per lì l’avevo scambiato per una tarantola: pelosa!
Ma poi…

A dire il vero il fatto si è trasformato in un incontro tenero.
L’ho imboccato, con una siringa senza ago, di acqua e omogeneizzato di manzo.
Ha dormito all’interno di una scatola da scarpe tra carta assorbente e un tovagliolo di cotone – a testa in giù –, nel silenzio più assoluto, in camera mia.
E la sera, al crepuscolo, l’ho liberato nella speranza che prendesse il volo.

Ha preso il volo…

Mia figlia ha pianto perché il suo “Pipi” se ne è andato.
Da tempo piango anch’io.

A buon intenditor poche parole…

Tenete presente ciò: un “pipi” a terra ha bisogno di aiuto.
Non abbiate paura!

6 settembre 2013

Il “Pipi” © Paula Becattini

Giovane pipistrello


Tradita

E tu donna
che dell’amore hai fatto
prima indifferenza e poi guerra
adesso piangi
tutto e niente vedi.
Una gabbia ti sei donata
e piena d’orgoglio
ti senti fiera battagliera
con le tue armi deposte a terra
e la certezza che lui
sia tuo, solo tuo.
Ma questo poco importa:
legata al tuo fianco
la chiave di una vita trattenuta
e l’attesa che passi il ricordo
di un fuoco immondo,
per lui semplice e vero.
Oh, quanto male ti sei fatta
nello scorrere dei giorni.
Quanto nei prossimi
con tormento e dolore.
Un senso di tristezza
ti accompagna.
Ancora.
E chissà per quanto ancora…

18 marzo 2013

Tradita © Paula Becattini


Sono così

Sono così…

Come la luna piena.
Come l’indaco in mezzo all’arcobaleno.
E una margherita
che si apre alla luce del sole.
Come la mantide religiosa.
E la lucciola maschio
che richiama la femmina
con il suo bagliore.

Tu che mi hai conosciuta
non puoi dirmi che sono sbagliata:
sono la Natura
con le sue moltiplicità,
le sue contraddizioni.

Ma qualcuno pur mi amerà
per come sono.

Qualcuno pur mi apprezzerà
nelle mie molteplici forme…

26 agosto 2013

Sono così © Paula Becattini


Un tempo per ogni cosa

La Chimera di Arezzo

Era maggio
e poi d’improvviso inverno.
Un tempo per vivere
ed uno per morire.
Come la gioventù
con le sue attese
con i fremiti che scuotono
con i baci che riempiono
bocche avide d’amore.
È passata…
accarezzandomi dolcemente.
C’è un tempo per amare
e uno per dirsi addio.
C’è un tempo per cercarsi
per poi perdersi, ritrovarsi
e scoprire che la vecchiaia
non ci deforma agli occhi dell’altro.
Ma io ero giovane
e lo sarei sempre stata
al tuo fianco.

Così arriva il tempo
di comprendere i propri sbagli.
E forse un giorno
anche quello di perdonarsi.

22 agosto 2013

Un tempo per ogni cosa © Paula Becattini

Curiosità
Nella mitologia greca la chimera (il cui nome in greco significa letteralmente capra) era un mostro che sputava fuoco, talvolta alato, con il corpo e la testa di leone, la coda a forma di serpente e con una testa di capra nel mezzo della schiena, che terrorizzava la terra della Licia.
Venne uccisa da Bellerofonte in un epico scontro con l’aiuto del cavallo alato Pegaso.
La Chimera di Arezzo raffigura il mostro ferito, che si ritrae di lato, e volge la testa in atteggiamento drammatico di notevole sofferenza, con la bocca spalancata e la criniera irta.
La testa di capra sul dorso è già reclinata e morente a causa delle ferite ricevute.
Ma la parola “chimera”, figurativamente, significa anche desiderio irrealizzabile, illusione, assurdità, fantasticheria

Le nostre chimere sono quelle che ci assomigliano di più.
Victor Hugo

La costanza è la chimera dell’amore.
Luc De Vauvenargues

Non esistono né estreme delizie né estremi tormenti che possano durare tutta la vita: il sommo bene e il sommo male sono chimere.
Voltaire


Vuoto

Vuoto di parole
Vuoto di ogni cosa
nella scatola dell’esistenza
Vuoto di ogni dove
mare, deserti, orizzonti
alle spalle dei ricordi
Vuoto, vuoto
o forse solo tristezza
e al posto delle lacrime il silenzio
che non ha sapore
ma solo un abbraccio tenero
con me stessa.
Ritornerai, lo so
gioia mia consumata
a briciole di pane per la strada
ancestrale amante tanto bramata
E del vuoto ne faremo ricchezza.

21 agosto 2013

Vuoto © Paula Becattini

Grigia estate