Che c’è?
– Che c’è? – disse una vocina.
– Che c’è, che c’è! È possibile che non mi lasci mai in pace? Nemmeno adesso? – disse il vecchino seduto sulla panchina.
Silenzio.
Voltò lo sguardo a destra e vide il nipotino che scarrozzava sul prato vicino.
– Certo è che è proprio un bel bambino, non trovi? – e rificcò il naso nel libro che aveva momentaneamente poggiato sulle ginocchia.
Quando si accorse di non aver ricevuto ancora risposta, sollevò lo sguardo avanti a sé, perdendolo oltre la fontana.
– Che c’è, Marta… C’è che la vecchiaia me la sono ritrovata sulle spalle tutta d’un botto, ecco che cosa c’è. –
Ancora silenzio.
– Ti ricordi quella famosa mattina di tanti anni fa? Quella mattina non ti portai la colazione a letto. E tu non mi domandasti il perché. Ed io non trovai necessario giustificarmi. Facemmo l’amore, ricordi? Ma io ero come assente. Forse te ne accorgesti, forse no. Comunque non mi chiedesti niente.
Che c’è, Marta… C’è che… C’è che poi passarono i giorni e tu non mi domandasti più “Che c’è?”. –
Silenzio.
– Marta, Marta… Mi mancano. Mi mancano i tuoi “Che c’è?”. Mi manchi tu, adesso… –
Riappoggiò lo sguardo sulle pagine del libro e, chiudendolo di scatto, allungò la mano alla sua sinistra sulla panchina.
Il posto di Marta era vuoto.
– Ciao, amore mio… A presto. –
– Nonno! Nonno! Che hai? – chiese correndo verso di lui il bambino.
– Niente, piccolo mio! Dove è la mamma? Andiamo a cercarla? Vieni… abbiamo ancora tante cose da fare insieme. –
Si alzò un po’ tentennando e poi sorridendo osservò la panchina adesso libera.
– Che c’é? – richiese la vocina.
21 luglio 2003
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Che c’è? © Paula Becattini
Gelo di cannella
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Il vento dell’inverno le bruciava il viso come usciva di casa; e lei guardava sempre oltre il cancello: vi arrivava a passi veloci, stando comunque attenta a non scivolare.
Poi correva via, lasciandosi alle spalle il vialetto, la casa, sperando che la giornata la portasse lontano, dai pensieri, dai ricordi, dai sogni.
Ma in fondo cosa sono i sogni? Schiaffi gelidi che da tempo evitava, nonostante il gelo.
Fin quando, un mattino, la brina nel suo giardino le rapì lo sguardo: bianca come zucchero sull’erba sofferente, sulle foglie degli ulivi e la pianta di salvia che, imperterrita, si curava da sola.
Era trascorso poco più di un anno e, dondolandosi sui tacchi, fumando aria dai polmoni, ripensò a quella prima volta che non avrebbe dovuto esserci, che non avrebbe dovuto squarciarle l’anima e tirarle fuori le emozioni.
Ma questo accadde, insieme al risveglio dei sensi, al piacere di soffermarsi nello scoprire i profumi, nel percepirne le sfumature, i colori e i sapori. Perché anche i sapori hanno tonalità nascoste…
Ricordò i suoi libri di ricette, che in gioventù aveva consumato con letture avide e mani sporche di frenetica attività, atti a donarle gioia e altrettanta soddisfazione nel distribuirla ai suoi cari con manicaretti su tavole imbandite.
Tra questi uno in particolare, seppur trattasse di dolci, amaro come il fiele; ma lì stava e ogni tanto si faceva aprire come per dire: «Non mi abbandonare».
Avesse almeno nevicato, si sarebbe rinchiusa nel suo guscio, che niente aveva a che fare con le pareti di una stanza in particolare.
Aveva tutto per preparare un delizioso gelo, tranne la cannella…
Ma aveva dimenticato, cancellato, perso l’usanza di curare la dispensa.
Di spezie è condita la vita: senza si muore lentamente, nell’insipidità ci si ingrigisce.
Così finalmente rialzò lo sguardo.
Un cancello; è solo uno stupido cancello. E tornò indietro.
Rientrando in casa si disse: «Oggi ho voglia di cucinare…»
29 gennaio 2013
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Gelo di cannella © Paula Becattini
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La ricetta
GELO DI CANNELLA AI PISTACCHI
Ingredienti:
200 g di stecche di cannella, 700 g di zucchero, 200 g di amido, 20 g di pistacchi, 2 litri di acqua.
Lasciate a macerare per una notte, nell’acqua, le stecche di cannella e successivamente fate bollire il tutto, e lasciate poi riposare per circa un giorno.
Rimettete sul fuoco, aggiungendo l’amido e lo zucchero, sempre mescolando, finché non si addensa.
Lasciate raffreddare e spolverate con i pistacchi tritati.
Amor nascenti… dolorum cruciatus
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Amor nascenti
dolorum cruciatus…
S’innalzano le guglie
del tormento
come cattedrale
verso l’immenso
flagellando l’anima
e le membra
col sacrificio dell’uno
valso la resurrezione
di molti.
Amor nascenti
dolorum cruciatus…
Se non fosse
per quella forza donata
sarei pietra
in mezzo a tante
di fango macchiata
ma tu mi hai riconosciuta
ed ora sono fondamenta
di un progetto
eletto all’elevazione.
Amor
Amor crucifixus,
accoglimi
tra le tue amorevoli braccia
come sposa…
27 gennaio 2013
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Amor nascenti… dolorum cruciatus © Paula Becattini
Profumo
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Molecola nell’aria
eterea.
Sei il profumo
della mia esistenza
e sostanza.
Non ti lascio svanire.
Ti racchiudo
in ampolla d’amore
e sogni
gelosamente custodito.
Profumo.
Di te e me
infinitamente.
11 gennaio 2013
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Profumo © Paula Becattini
•
La rinascita
•
Lasciare
Andare,
Rifiutare
Il dolore,
Nuovamente
Amare
Sentimenti
Custoditi
Internamente
Tornando
A vivere.
1 gennaio 2013
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La rinascita © Paula Becattini
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Una curiosità
Marc Quinn – artista la cui opera è generalmente una riflessione sul genere umano, sulla vita e la morte – mi ha colpito positivamente nonostante sia inquientante, causa certe sue “crudezze”.
Questa opera gigante era esposta nel settembre scorso di fronte al Musée océanographique di Monaco.
Ricordo di Lubiana
•
Il cielo era plumbeo; e lui vi si stagliava con una bellezza ineguagliabile, come sapesse che quella materia – d’aria, acqua e venti – mai l’avrebbe sottomesso.
Infatti ancora fa bella mostra di sè e il suo richiamo riecheggia nei tempi…
1 gennaio 2007
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Ricordo di Lubiana © Paula Becattini
Prospettive
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Svegliarsi una mattina,
guardare il soffitto dal letto
e scoprire che non c’è.
Allora
disegnare limiti invalicabili
lasciando un varco in alto
una finestra aperta,
che non è tempo di volare
lontano dalla realtà.
Il sogno,
il meraviglioso incanto
che m’accompagna
– quando riposano le membra –
ha profumo d’agrumi
e fini catene che salgono
effervescenti.
E così abbraccio il mio corpo,
mi coccolo ancora un po’
prima di alzarmi.
Un nuovo giorno è iniziato:
l’altra prospettiva della mia essenza.
17 agosto 2012
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Prospettive © Paula Becattini
Sigillo d’Amore
•
Lampi di luce a occhi socchiusi
squartano il cielo questa sera.
Rubami la pace,
rubami i tramonti e il sonno.
Che non ci siano notti solitarie
a riempire la vita
e in lontananza orizzonti
di linee monotone ma elevazioni.
E la nostra casa sarà
ovunque noi saremo,
anche quando non ci sarà
più tempo per l’ammirazione.
Già adesso se chiudo gli occhi
ti ho impresso come sigillo,
Amore.
16 agosto 2012
•
Sigillo © Paula Becattini
•
Vida
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Me duele.
No hay dolor más grande
de un amor que deja el pecho.
La agonía final lo mata
y una voz grita:
“Puede renacer a una nueva vida”.
13 agosto 2012
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Vida © Paula Becattini
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Ciao, Maria Angiola.
Solo poco fa ho saputo della tua partenza, avvenuta sabato scorso.
Un ultimo saluto, alla stazione, a treno ormai partito su binari adesso non più percorribili.
Stamattina sul presto – e prima di sapere – avevo buttato giù
questi pochi versi in una lingua a me inusuale.
Ora so il perché: ricorderò per sempre con amore la nostra intenzione
a iscriverci a un corso di spagnolo.
Poi la vita ci ha sparso altrove…
•
Polline gioioso
•
Malizia tra le labbra
– dolcezza e risa misti a sospiri –
di tutte la mia si distingue
ancor quando non la credo vera.
Eppur si dona
e con l’ardore e l’amore accende il fuoco.
Poco importa se sarà per una stagione:
rubo nettare da un fiore
e di questo appagamento
il riflesso lo puoi leggere nei miei occhi
e così t’impregno.
Di polline gioioso ti cibo.
9 agosto 2012
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Polline gioioso © Paula Becattini
Di spezie e sale
•
C’era un qualcosa
che sapeva di casa
senza nome né sostanza
non vicina né lontana
la percezione di un profumo
di un colore e il calore
ispirato improvvisamente
anche quando sola
sapevo mi sarei ritrovata.
Non so cosa altro è andato perduto
in questo tratto
in questo momento della mia vita
se non la tua presenza.
Così ti cerco
anche tra le ante di una cucina
tra i ricordi di spezie
e tutto ciò mi hai tramandato
dosando gioie e dolori
con l’abilità di un amore
racchiuso tra le mani
e nel cuore.
Ma sa di sale.
E a volte le lacrime
si confondono con il vapore.
Alla mia mamma
6 agosto 2012
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Di spezie e sale © Paula Becattini
Sospesa
•
Sospesa
a un trapezio nell’aria.
Distante.
Di me tutto possedevi,
che in alto volgevo lo sguardo
a bucare lo spazio
e più in su
fin quando un solo punto
riempisse la visuale.
Dei volteggi ignorasti la grazia
e così mi lasciai cadere
senza rete.
Come angelo senza ali
ripresi possesso della mia essenza.
E mille petali ricoprirono l’arena,
ultimo colpo di scena.
Sospesa
a mezz’aria la favola:
di me tutto raccontava.
Schhh! Silenzio, ora.
Lo spettacolo sta per rincominciare…
9 luglio 2012
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Sospesa © Paula Becattini

















