Poesie

Eterna

Rosa secca con petali sparsi

Attendo una seconda giovinezza
che mi bagni la pelle
che mi renda nuovamente fresca.
Attendo una pace sconosciuta
fatta di silenziosi pensieri
tra i solchi di ciò che ho vissuto.
E non importa se mi diranno
che sono diventata una vecchia.

Vorrei una seconda giovinezza
eterna e mia solamente…

19 gennaio 2012

Eterna © Paula Becattini


Fili d’erba

Prato*

Fili d’erba e il cielo sopra.
Immagino tra me e me
il colore di un respiro.

E il vento li fiora.
Socchiudo gli occhi,
s’immerge tutto nella nebbia.

In questa bruma di solitudine
non servono parole
d’impalpabile amore.

Come sarà morire?
Come sarà lasciare la vita?

E ondeggiano senza tempo.

Fili d’erba tra le dita.
Immagino tra me e me
il profumo di un bacio.

Non v’è pace nel cuore.
Non v’è risposta alle domande.
Il bordo taglia la pelle.

Le ferite riempiono l’esistenza.
L’esistenza cicatrizza
scorrendo lenta.

Come sarà lasciare la vita?
Dove sfumerà il pensiero?
E ondeggiano senza tempo.

I miei fili d’erba.

15 dicembre 2011

*

Fili d’erba © Paula Becattini


Non mi lasciare…

Ne me quitte pas

Animo nobile d’amor trafitto
quanto dolore, quanto dolore
lasciar piangere il cuore
e desiderare i tuoi petali carnosi
ora rapiti dal vento.
Il cielo macchiato di luce
mi accarezza e osserva
questa macchia in petto
rossa come le tue labbra.
Ma non v’è pace
in questo sonno di passione.
Non mi lasciare…

29 novembre 2011

*

Non mi lasciare © Paula Becattini

*

Ispirata da molteplici fattori: complice Chagall


Come bimbo capriccioso

Cattivo.
Come bimbo capriccioso
dallo sguardo fermo
che penetra i miei occhi
silenziosamente ingegni
misuri gli spostamenti
e cattivo colpisci angelico.

Come bimbo capriccioso
mi cerchi.
Per la mano mi porti
nel tuo bisogno d’amore
e fragile io a cadere
tra le spire.
Cattivo.

Tu bimbo capriccioso
che non piange o grida
o batte i pugni a terra
mi fai vacillare
e dolcemente osservare
il tuo fare.

Cattivo.
Come bimbo capriccioso
ti porto al petto
il respiro torna
lieve e regolare
dopo folle rincorrersi
tra le stanze della passione.

E cattivo ti allontani
per tornare ad architettare…

19 novembre 2011

*

Come bimbo capiriccioso © Paula Becattini


Non importa

Altalena*

Non importa
se mi lascerai
per poi riprendermi
come hai sempre fatto,
ché spesso mi rivedo
sull’altalena
felice andare e venire
tagliando l’aria
osservando il cielo
cercando di sfiorare
le verdi foglie
accarezzate dal vento
ciondolando i piedi
inarcando la schiena
con i capelli sciolti
sulle spalle riscaldate
da un tiepido sole.
Non importa
se mi lascerai
per poi riprendermi,
ché il dondolare
sulla mia altalena
gorgogliando risa
e imitando il volo
ascoltando
l’anima silenziosa
e le emozioni
custodite
mi rincuora
rivivendo
i sogni e i desideri
di una giovinezza
mai spenta.
Non importa
se mi lascerai,
ché io son qui
bambina sull’altalena
a solleticare la vita
con la consapevolezza
ormai adulta
che non esiste
la perfezione
e così altalenando
resto ferma
nei miei sentimenti
sorridendo
e con un po’ di paura
del salto che farò
per ritornare.

11 febbraio 2009

*

Non importa © Paula Becattini

*

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Il tragitto

Diga*

Strada
sempre uguale,
ripetitiva
ogni mattina.
E mi ritrovo
a pensar
parole,
ad assemblare
assonanze
a ritmo
d’asfalto.
Finché
bagno d’azzurro
il mio sguardo.

«Renderò diverso
anche questo giorno.»

Al ritorno,
nel momento
in cui scorgo
il tramonto
dallo specchietto,
rubo sfumature
d’arancio
per colorare
di nuovo
l’asfalto…
Domani.

19 novembre 2008

*

Il tragitto © Paula Becattini


Canto alla lampara

Particolare

*

Getta le reti…
getta le reti
su questo letto vuoto
intecciato negli anni
d’amor perduto.

Getta le reti…
che più non vedo
il viso tuo
bruciato dal sole
e i solchi di scie
d’acque silenziose
ricche di melanconici
pensieri.

Getta le reti
su questo corpo
di sirena solitaria,
al tuo tornare
senza parole
né mani ruvide
ad accarezzare colei che
inghiottirebbe la barca
nella tempesta
ma,
nell’attesa,
resta qui col fiato sospeso,
felice di rivedere almeno
due occhi di ghiaccio
avanzare nel chiarore
della stanza.

Getta le reti…
mio pescatore.

5 novembre 2009

*

Canto alla lampara © Paula Becattini


Alba

Un sole sospeso
leggero come sogno
di un’alba triste
figlia della notte
Tra cielo e nebbia
impalpabile e freddo
come ingannevole
amore eterno
di noi si ciba
Si alza piano piano
muto si trasforma
e di sé fa sfoggia
d’oro rivestito
per ammaliare
ancora una volta.

Di prosciugata rugiada
i prati accarezza.

12 ottobre 2011

*

Alba © Paula Becattini


Mai

Mai, mi dissi,
mancheranno i sorrisi
e le carezze
con il pensiero alto
e il cuore leggero.
Mai, mi dissi,
cadrà dal cielo
l’incertezza
e l’oscura sensazione
di averti perso.
Mai, mi dissi,
nessun’altra
cavalcherà l’arcobaleno
e respirerà
le nostre parole.
Mai, mai…
lontano, vicino,
un soffio,
cento, mille
sussurri e pianti.
La gioia ormai
uno schizzo
su un muro
di una strada
e il ricordo di quando
anch’io ero ragazzina.

9 ottobre 2011

*

Mai © Paula Becattini


Vento

Si solleva
e corre lontano
lungo le strade
a smuover le foglie
nel vortice di un ottobre
quasi estivo
che non lascia occhi
incollati ai fianchi
ma solo desiderio
di portarti via.

Con me.

6 ottobre 2011

*

Vento © Paula Becattini


Aspetto un bimbo

Bimba*

È come contare poche stelle
in cielo non più primaverile.
Uno scrutare la volta celeste.
Speranze di attimi sospirati
quel desiderio germogliato ancora
per trattenerlo perla all’interno
del mio scrigno di savia donna
che goccia a goccia si svuota.

Aspetto un bimbo
tessuto di bramosia amorosa.
Lo attendo sulla soglia
come madre melanconica
dallo sguardo languido e perso
verso il sorriso ora d’uomo
che una volta cullava neonato
al battito del suo dolce seno.

Non si può tornare indietro.
E se ancora fosse troppo presto
è comunque giunto il momento
di riposare gli occhi stanchi,
perché non c’è per me astro
se non lo sfiorire imminente.
Ma io ancora aspetto un bimbo
e in me lo terrò all’infinito.

29 settembre 2009

*

Aspetto un bimbo © Paula Becattini


Fila

Una matita spuntata
può esserlo per rabbia
o per caduta libera
da mano stanca
su bianco foglio
risucchiante
il vuoto dell’anima.

Ne scelgo una,
consumata,
da appuntare
con il mio vecchio
rottame di metallo;
ora che dovrei
cambiarne la lama,
lui mai arriverà
a renderla graffiante.

Ogni sfaldatura
del tenero legno
sembro io,
logorata,
quando mi propongo
a grigi e neri
intermittenti.

Ma stasera preferisco
catturare colori
nell’arcobaleno della vita
e riprendere a disegnare
come docile bambina,
riponendo in fila
i pensieri.

26 ottobre 2009

*

Fila © Paula Becattini