La tua prigione
Dimentica che t’amo.
Dimentica i miei giorni
uguali e vuoti senza te.
Dimentica che t’amo
e vivi finalmente libero.
Il vibrare del fianco
sarà solo fremito silenzioso
che ti accarezzerà in sogno
e ricordo di un tocco
che mai più tornerà vero.
Ma dimentica che t’amo
e lontano il tramonto
non piangerà fuoco,
straziante bagno di versi
e catene invisibili.
Non più riflesso iride con iride
nella penombra di un letto
ma solo tiepida assenza
mentre abbracci il cuscino.
Dimentica che t’amo.
E vivi libero come desideri.
Ma dimentica che t’amo
anche quando con amore
ricorderai che mi ami,
altrimenti sarò sempre
e comunque la tua prigione.
18 aprile 2011
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La tua prigione © Paula Becattini
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La Val di Cornia a Firenze: concludendo
Si è concluso ieri sera l’evento organizzato dall’AIS (Associazione Italiana Sommelier) dedicato ai vini della Val di Cornia, tenutosi presso l’AC Firenze Hotel. L’affluenza è stata veramente tanta e costante dalle ore 15 fino alle 20 di sera.
Sedici le aziende presenti e tutte interessanti: Banti, Bulichella, Casadei, La Fralluca, Giomi-Zannoni, Gualdo del Re, Incontri, Macchion dei Lupi, Petra, Rigoli, Rubbia al colle-Muratori, San Giusto, Sant’Agnese, Sasso Orlando, Terradonnà e TuttiSanti.
Curiosità & Consigli (ma molto personali…)
Per una come me, che si affaccia ora in questo vasto mondo del vino con un approccio più serioso e didattico rispetto al passato, non mancano certe “novità”.
Una di queste è il Barricoccio® ideato dalla Tenuta di Rubbia al Colle a Suvereto, nel quale è stato affinato il Rumpotino (annata 2004), Sangiovese Doc.
Si tratta di un contenitore in terracotta della stessa forma e dimensione di una barrique di legno, rifacendosi alle giare d’argilla degli Etruschi e dei Romani considerate il materiale più idoneo alla conservazione del vino.
La scelta di affinare il vino nel Barricoccio® pare sia esclusivamente per una questione tecnica: totale assenza di scambio vino/ossigeno a causa delle pareti vetrificate e impermeabili e nessuna cessione di tannini da parte del legno della barrique.
Il risultato: un vino più fresco, dal gusto autentico, non legnato, più giovane e salubre per la minore presenza di solforosa.
Lascio a voi il piacere di ricercare il Rumpotino e degustarlo; poi magari, se interessati, sono aperta a un confronto, in quanto qualche dubbio in bocca me lo ha lasciato, ma… De gustibus non disputandum est!
Ho trovato interessante l’Ildobrandino, Vermentino in purezza, dell’Azienda Agricola Incontri di Suvereto. Questa piccola azienda biologica ottiene i vini con fermentazione naturale, affinandoli in contenitori di acciaio, di cemento vetrificato o anche barrique di legni vari. Il loro sogno è quello di “creare un vero organismo agricolo dove tutto è in armonia ed equilibrio, dove ogni essere vivente sia vegetale che animale è a proprio agio, un’agricoltura naturalmente sostenibile”. E noi ce lo auguriamo!
Altra azienda che mi ha trasmesso la propria passione per la viticoltura tramite il giovane Giovanni è l’Azienda Agricola Sangiusto sita in Loc. Salivoli (Piombino). Il suo Igt Toscana Vermentino viene ottenuto con metà del vino la cui fermentazione malolattica avviene in barrique e successivo affinamento in barrique di rovere.
Due parole sulla Val di Cornia
La Val di Cornia si estende tra la Meremma Livornese e la Maremma Grossetana. Include il territorio comunale di Piombino e di San Vincenzo lungo la fascia Costiera e i comuni di Campiglia Marittina, Suvereto, Sassetta, Monteverdi Marittimo nell’entroterra.
Il clima della Val di Cornia è particolarmente mite nelle zone costiere, con precipitazioni, comprese tra i 600 mm annui, che tendono a concentrarsi in primavera e autunno; mentre nell’entroterra tendono ad aumentare le escursioni termiche e le precipitazioni.
La zona di produzione Doc della Val di Cornia parte dalla costa antistante l’Isola d’Elba e s’inoltra verso l’interno fino al comune di Sovereto, il quale include la denominazione di zottozona “Val di Cornia-Suvereto”.
Il terreno mediamente argilloso e ricco di minerali di questa zona caratterizza la struttura dei vini prodottovi, sia bianchi che rossi, di qualità mediamente buona. Non manca una varietà di vitigni sia locali che internazionali.
Val di Cornia Doc: per il bianco Trebbiano toscano (min. 50%), Vermentino bianco (min. 50%), Vermentino (min. 85%), ammessi altri max 20%; per il rosso Sangiovese (min. 50%), Cabernet Sauvignon e/o Merlot (max 50%), Ciliegiolo (min. 85%), ammessi altri max 20%; per il rosato gli stessi del rosso; per il passito Ansonica (min. 85%) e Aleatico passito (100%); per il Superiore riserva Cabernet Sauvignon (min. 85%), Merlot (min. 85%) e Sangiovese (min. 85%).
Sottozona Val di Cornia-Suvereto: per il rosso Cabernet sauvignon (min 50%), Merlot (max 50%), ammessi altri max 10%; Cabernet Sauvignon (min. 85%), Merlot (min 85%), Sangiovese (min. 85%).
I rossi, ben strutturati e con una buona predisposizione all’affinamento e a lunghi periodi di maturazione, hanno corpo, tannini eleganti, buona sapidità e morbidezza.
I bianchi, dal colore giallo paglierino vivace, hanno profumi intensi e fruttati, sapore secco e buona freschezza.
18 aprile 2011
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La Val di Cornia a Firenze: concludendo © Paula Becattini
Alle porte di Nefta
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Lungo le strade un tintinnio
tra la polvere e il calore.
Come miraggio un silenzio fasullo
che accompagna fin dal deserto.
Voci sommesse nascoste tra le palme
e poi fuggevoli sguardi
tra il divertito e pensieri sconci
che rubano i miei occhi
e le membra e i fianchi
celati dal folle desiderio
di arrivare per poi rimanere.
Seduta sul calesse mi accontento
sorridendo al cocchiere:
grida parole magiche
di cui ricordo solo il vibrare.
(Nefta – Tunisia, 12 agosto 2010)
5 dicembre 2010
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Alle porte di Nefta © Paula Becattini
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Ut amor poësis
Il dolore che ho lungo la schiena
in verità mi fa sentire viva.
A stento tengo tra le dita la matita
e il collo sulle spalle.
Forse sto per morire…
Il pieno, il vuoto, la luce, il buio,
si susseguono danzando
una nenia velenosa
– che soffro non te ne accorgi –
Vorrei staccarmi il braccio.
Ma poi, lo so,
t’impadroniresti dell’altro.
Come lui con il mio cuore…
22 febbario 2011
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Ut amor poësis © Paula Becattini
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Ritmicamente
E se le mie parole non verranno lette
faranno comunque il giro nell’aere
andando e venendo ritmicamente
a te un giorno inaspettate tornando.
Sarà piacevole sorpresa d’inverno
o sotto il sole cocente di un deserto,
a ricordare che bastano poche gocce
per scuotere profumi sepolti,
terre bagnate dall’erbaceo sentore
e speziature maturate nel legno.
Andando e venendo ritmicamente
non potrai ignorarne il senso.
E quando accadrà sarò presente
ma troppo lontana per toccarmi
se non con un tenero sorriso
che accenderà di luce il tuo viso
misto a un lieve retrogusto amaro,
andando e venendo ritmicamente.
Scritta in circostanza di strani eventi
sul giro di basso di (Don’t) give hat a chance
15 aprile 2011
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Ritmicamente © Paula Becattini
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Ot-Las srl • Laser Marking Systems
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Committente
Ot-Las srl (Calenzano – Firenze)
Coordinato aziendale
Creazione marchio Ot-Las
Creazione loghi MX Laser Series
Scatti fotografici sistema laser MX
Progettazione e impaginazione brochure MX 18•RF
Progettazione grafica sito web www.otlas.com
agosto 2007 – maggio 2009
collaborazione ancora attiva
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Creativo Paula Becattini
Eran sì dolci
Impronta sulla sabbia
disciolta dall’onda,
lascio che niente
mi porti alla deriva
– se non una tua parola
o il sussurrar del mio nome –.
Un attimo di perdizione
per quel salmastro
e il vento tra le vesti,
ch’eran sì dolci
e al tempo stesso
mare in tempesta…
26 settembre 2009
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Eran sì dolci © Paula Becattini
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Muto abisso
Ho taciuto troppe volte
il desiderio di come
avrei voluto dirti addio,
con il riavvolgersi di ciò
che è stato meraviglia
intorno ai nostri fianchi
e i talloni sollevati
a calpestar le sofferenze
sopravvissute a tutto.
Ho taciuto e so perché.
Perché non t’avrei
lasciato andar via.
E non ti ho detto “amore”
se non muto tra i respiri
e le poche volte che
sfioravo i tuoi giorni
sfacciatamente vuoti
di me e delle nostre risa
arrampicandomi
sulla certezza che fosse
solo una stagione.
Ho cancellato di te
l’ultimo sguardo rapito sul mio,
troppo distante dal cuore
e troppo vicino al mio dolore
per dirti un’ultima volta
“amore mio”.
Nell’abisso.
13 aprile 2011
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Muto abisso © Paula Becattini
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Il Quinto comandamento
Ormai non sentiva più nemmeno il dolore.
Ma cosa aveva fatto di male?
Non sapeva, non capiva: tutto fluttuava a mezz’aria.
I primi due colpi: quelli sì, che gli avevano procurato una fitta lancinante alle gambe.
Senza comprendere e con un’atroce smorfia di dolore accompagnata da un sordo e soffocato grido, cercò di sollevarsi dal letto, ma un terzo lo colpì alla spalla destra, immobilizzandogli anche l’arto.
Ricadde all’indietro.
Lacrime improvvise gli annebbiarono la vista; tuttavia scorse le lenzuola macchiate di sangue e, nonostante il sopraggiungere della nausea, piagnucolò: “Chi sei?”.
Il quarto colpo non riuscì a capire dove lo aveva trapassato. A questo punto sentì un sapore indefinito in bocca. Uno strano e martellante ritmo iniziò a colpirgli le tempie.
Che freddo. Che freddo improvviso!
La sua piccola Rachele… cosa ci faceva lì? Con il vestitino rosso di velluto e le scarpine di vernice… gli correva incontro! I boccoli biondi sulle spalle; gli occhioni azzurri spalancati su di lui.
Rachele… lentamente, molto lentamente, si dissolse.
Apparve all’improvviso Letizia.
Gli prese tra le mani il viso – sì, lo sentiva! –, avvicinando la sua bocca alla bocca di lei: sembrava volesse rubargli il respiro.
Il respiro… Si fece più affannoso.
Cercò di scacciare via Letizia, ma ormai ella aveva iniziato a mordergli le labbra.
“Oh, amore! Perché mi fai questo?”
Uno spasmo involontario gli contrasse tutto il corpo. Vomitava sangue.
Gli occhi avrebbero voluto chiudersi: quale fine avrebbe fatto se cedeva?
“Perché? Perché? Letizia, cosa ho fatto di male?”
Cercò di trascinarsi alla sponda del letto: poche decine di centimetri che sembravano non terminare mai. Casualmente afferrò il cuscino e, sfinito, se lo portò al petto.
Mettendo un po’ a fuoco la vista, intravide un’ombra: gli stava puntando qualcosa alla fronte. Allora, istintivamente e senza fretta – ma il tempo scorreva ancora? –, si nascose il viso con il cuscino.
Il quinto arrivò.
Non fece nemmeno rumore.
Solo un ovattato boff.
Rachele. Letizia. L’amore. La vita.
Tutto fluttuava a mezz’aria.
1 marzo 2002
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Il Quinto comandamento © Paula Becattini
Questo è uno dei miei primi racconti brevi al quale sono legata in particolar modo.
Non credo di averne “partoriti” altri così efficaci quanto questo.
Postato in un famoso sito di poesia italiana contemporanea, c’è chi lo ha dichiarato scritto abbastanza bene ma incompleto, senza una vera trama; chi l’ha catalogato come brano preso da un qualunque libro noir; chi l’ha trovato troppo cruento (ma se è noir…?).
Altri invece, soddisfatti di questo flash, mi hanno chiesto se ero già morta almeno una volta nella mia vita oppure se avevo commesso un delitto…
De gustibus non disputandum est.
Tuttavia, in pochi hanno compreso chi (o cosa) è il “vero” protagosta di questo racconto.
Eppure a me sembra così lapalissiano…
Semplice(mente)
Vi è una scatola riposta nel cassetto
e al suo interno dolci amori
strappati con violenza al cuore
ché procuravano dolore.
E liriche concatenate senza note,
sospiri infinitamente lunghi
bagnati dalla mia passione
e sogni, sogni rubati alla ragione.
È solo una scatolina rivestita
di carta azzurra e candidi fiori,
assetata di dieci piccole dita,
ma dentro, dentro ci sta tutta una vita.
12 aprile 2011
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Semplice(mente) © Paula Becattini
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La fata sfrattata
In punta di piedi
una volta arrivavo
silenziosamente
e di me ti sussurravo
frasi dolci tra i capelli
per poi sparire lieve
lasciando polvere di risa
echeggiare dal tramonto
all’alba nei nostri cuori.
Ma la magia, la magia
ha portento finché si crede
ed io ho perso la meraviglia
di farmi amare nell’incanto
e così in punta di piedi
mi lascio andare
anonima e con dolore
mortale tra i mortali.
11 febbraio 2011
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La fata sfrattata © Paula Becattini
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Il litigio
Del gesto teatrale rimase la macchia
su delicato broccato imbandito a festa
e l’aroma secco di spezie e tabacco
mischiato al pepato di cucina toscana.
Il silenzio conquistò finalmente spazio
gelando l’attimo e la coscienza
dell’abbrutimento di un evento
che avrebbe dovuto esser bello.
La goccia dolceamara brillò sul calice.
Si fermarono i respiri.
E la furia incontrollata
di una momentanea follia familiare.
12 novembre 2008
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Il litigio © Paula Becattini
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