Poesie

Brucia il fuoco

Non c’è, non c’è bocca più calda
di quella volutamente allontanata.
Ti rende inerme, indifesa
come rosa recisa che reclama linfa.
E brucia, brucia fin nelle viscere
quando lembo su lembo esplode,
petali rossi di passione, baci strappati
per dichiararsi eterno amore.
Un attimo l’attimo di follia
nel paradosso logico di un addio,
per congelare momenti unici,
uno, cento e mille che furono.
Non c’è, non c’è spiegazione,
se non quella che t’amo ancora
e sempre come la prima volta
la mia bocca si avvicina alla tua.
Densi i profumi, gli aromi,
i vapori inebrianti seducenti.
Non svaniranno facilmente
trattenuti tra le labbra assetate.
E brucia, brucia sempre il fuoco
dell’eccitazione di te e me uniti…

20 aprile 2011

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Brucia il fuoco © Paula Becattini

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O forse no…

Due sedie da giardino*

C’è una panchina nel mio giardino
proprio tra gli ulivi
ed è in ghisa con la spalliera decorata
e la calda seduta.
C’è un panchina nel mio giardino
e non so come vi è arrivata
ma la cosa strana è che vi siede
una vecchina magra magra
che guarda lo spicchio di cielo
tra le fronde degli ulivi.
Sotto il sole e la pioggia,
di giorno e di notte,
c’è una panchina nel mio giardino.
O forse no, ma io la vedo.
Forse la vecchina aspetta qualcuno
ed io mi chiedo:
perché nel mio giardino?

C’è una panchina nel mio giardino.
O forse no, sono solo due sedie.
In una c’è sempre la vecchina.
L’altra è disperatamente vuota…

19 aprile 2011

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O forse no… © Paula Becattini

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La tua prigione

Dimentica che t’amo.
Dimentica i miei giorni
uguali e vuoti senza te.
Dimentica che t’amo
e vivi finalmente libero.
Il vibrare del fianco
sarà solo fremito silenzioso
che ti accarezzerà in sogno
e ricordo di un tocco
che mai più tornerà vero.
Ma dimentica che t’amo
e lontano il tramonto
non piangerà fuoco,
straziante bagno di versi
e catene invisibili.
Non più riflesso iride con iride
nella penombra di un letto
ma solo tiepida assenza
mentre abbracci il cuscino.
Dimentica che t’amo.
E vivi libero come desideri.
Ma dimentica che t’amo
anche quando con amore
ricorderai che mi ami,
altrimenti sarò sempre
e comunque la tua prigione.

18 aprile 2011

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La tua prigione © Paula Becattini

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Alle porte di Nefta

Porta con tre maniglie a Nefta

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Lungo le strade un tintinnio
tra la polvere e il calore.
Come miraggio un silenzio fasullo
che accompagna fin dal deserto.
Voci sommesse nascoste tra le palme
e poi fuggevoli sguardi
tra il divertito e pensieri sconci
che rubano i miei occhi
e le membra e i fianchi
celati dal folle desiderio
di arrivare per poi rimanere.

Seduta sul calesse mi accontento
sorridendo al cocchiere:
grida parole magiche
di cui ricordo solo il vibrare.

(Nefta – Tunisia, 12 agosto 2010)

5 dicembre 2010

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Alle porte di Nefta © Paula Becattini

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Ut amor poësis

Il dolore che ho lungo la schiena
in verità mi fa sentire viva.
A stento tengo tra le dita la matita
e il collo sulle spalle.
Forse sto per morire…
Il pieno, il vuoto, la luce, il buio,
si susseguono danzando
una nenia velenosa
– che soffro non te ne accorgi –
Vorrei staccarmi il braccio.
Ma poi, lo so,
t’impadroniresti dell’altro.

Come lui con il mio cuore…

22 febbario 2011

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Ut amor poësis © Paula Becattini

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Ritmicamente

E se le mie parole non verranno lette
faranno comunque il giro nell’aere
andando e venendo ritmicamente
a te un giorno inaspettate tornando.
Sarà piacevole sorpresa d’inverno
o sotto il sole cocente di un deserto,
a ricordare che bastano poche gocce
per scuotere profumi sepolti,
terre bagnate dall’erbaceo sentore
e speziature maturate nel legno.
Andando e venendo ritmicamente
non potrai ignorarne il senso.
E quando accadrà sarò presente
ma troppo lontana per toccarmi
se non con un tenero sorriso
che accenderà di luce il tuo viso
misto a un lieve retrogusto amaro,
andando e venendo ritmicamente.

Scritta in circostanza di strani eventi
sul giro di basso di (Don’t) give hat a chance

15 aprile 2011

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Ritmicamente © Paula Becattini

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Eran sì dolci

Cuore nella sabbia*

Impronta sulla sabbia
disciolta dall’onda,
lascio che niente
mi porti alla deriva
– se non una tua parola
o il sussurrar del mio nome –.
Un attimo di perdizione
per quel salmastro
e il vento tra le vesti,
ch’eran sì dolci
e al tempo stesso
mare in tempesta…

26 settembre 2009

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Eran sì dolci © Paula Becattini

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Muto abisso

Ho taciuto troppe volte
il desiderio di come
avrei voluto dirti addio,
con il riavvolgersi di ciò
che è stato meraviglia
intorno ai nostri fianchi
e i talloni sollevati
a calpestar le sofferenze
sopravvissute a tutto.
Ho taciuto e so perché.
Perché non t’avrei
lasciato andar via.
E non ti ho detto “amore”
se non muto tra i respiri
e le poche volte che
sfioravo i tuoi giorni
sfacciatamente vuoti
di me e delle nostre risa
arrampicandomi
sulla certezza che fosse
solo una stagione.
Ho cancellato di te
l’ultimo sguardo rapito sul mio,
troppo distante dal cuore
e troppo vicino al mio dolore
per dirti un’ultima volta
“amore mio”.
Nell’abisso.

13 aprile 2011

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Muto abisso © Paula Becattini

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Semplice(mente)

Vi è una scatola riposta nel cassetto
e al suo interno dolci amori
strappati con violenza al cuore
ché procuravano dolore.

E liriche concatenate senza note,
sospiri infinitamente lunghi
bagnati dalla mia passione
e sogni, sogni rubati alla ragione.

È solo una scatolina rivestita
di carta azzurra e candidi fiori,
assetata di dieci piccole dita,
ma dentro, dentro ci sta tutta una vita.

12 aprile 2011

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Semplice(mente) © Paula Becattini

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La fata sfrattata

In punta di piedi
una volta arrivavo
silenziosamente
e di me ti sussurravo
frasi dolci tra i capelli
per poi sparire lieve
lasciando polvere di risa
echeggiare dal tramonto
all’alba nei nostri cuori.
Ma la magia, la magia
ha portento finché si crede
ed io ho perso la meraviglia
di farmi amare nell’incanto
e così in punta di piedi
mi lascio andare
anonima e con dolore
mortale tra i mortali.

11 febbraio 2011

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La fata sfrattata © Paula Becattini

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Il litigio

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Del gesto teatrale rimase la macchia
su delicato broccato imbandito a festa
e l’aroma secco di spezie e tabacco
mischiato al pepato di cucina toscana.

Il silenzio conquistò finalmente spazio
gelando l’attimo e la coscienza
dell’abbrutimento di un evento
che avrebbe dovuto esser bello.

La goccia dolceamara brillò sul calice.
Si fermarono i respiri.
E la furia incontrollata
di una momentanea follia familiare.

12 novembre 2008

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Il litigio © Paula Becattini

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Amanti

Gemme di baci rubati
al chiaro di luna,
la rugiada invidiosa
le sue stille mai
incontreranno bocca,
se non scie di lacrime
d’amor perduto
e petali profumati
che lo evocheranno…

10 aprile 2011

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Amanti © Paula Becattini

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