Attimo…
ti ho amato e t’amo
perché bramato.
Niente ti ruberà a me.
La tua pienezza
sa di morbidezza
e due labbra rosee accarezzate
da sospiri intrecciati.
Ed io,
tuo attimo eterno,
ti inebrierò al solo pensiero.
Ovunque sarai,
ovunque saremo.
Battito di ciglia lento.
Riaprire lo sguardo
e scoprire che mi osservi
come non hai mai fatto:
dimenticato nel tempo
quel gesto
tra il poggiare le iridi altrove
su oggetti inutili e futili
su tutto ciò che risucchia
le nostre pupille.
Fatichiamo
e coriacei non perdiamo lacrima
non perdiamo amore
appartenendoci a metà
vaghiamo.
Ma tra pagliuzze
e gemme d’ambra
può nascondersi la felicità.
E in un battito di ciglia
la pienezza.
Se fossero come petali
avrebbero vita breve,
per questo i miei sentimenti
sono come seta
che fresca avvolge
e il fruscio risveglia.
Come petali di seta
i polpastrelli
e la mia pelle
quando un pensiero accompagna
e mille ancora nel tempo
il loro vibrare.
Se fossi sogno ti ruberei la notte.
Mi accontento di averti rubato il cuore.
Non è il solo vibrare
lamine argentee di un carillon
– o la sua voce morbidamente seduta
come un nudo di Degas –
a ricercare in te quel vento
che spingeva ignaro
gli anni in avanti della gioventù.
Come profumo di mandorle
e zucchero a velo in bocca
ogni cosa lo rimbalza e lo ricorda
fin nello stomaco contratto.
Ormai sai già che è indimenticabile
e ripetibile dentro te all’infinito…
Silenzioso, parallelo,
che vive al limite e delimita
si confronta, attende
il nutrimento, la cura.
Sono come
il trentaduesimo filare:
lungo il pendio scorro
insieme agli altri
sotto il cielo
al succedersi delle stagioni
ai raccolti buoni
e meno buoni.
Fin quando
non mi troverai speciale
e solitario
ti resterò nel cuore…
Una curiosità
In macchina: «Mamma, che stai facendo?»
«Sto contando i filari. Mi hanno detto che dal viale dei cipressi fino al trentaduesimo sono Chardonnay. Credo di aver fotografato il trentacinquesimo.»
«E dopo? Che uva c’è?»
«Ah, non l’ho mica capito. Ma lo scoprirò. Forse…»
In un angolo di chissà quale stanza
rannicchiata in chissà quale forma
abbracciando calde membra
ansimando tra capelli di giovane donna
correndo nelle vene pulsanti
urlando in campo di battaglia
o insinuandosi nella solitudine di una sera
tra le parole di uno scritto
le pennellate di un dipinto
le note di una musica.
Concentrica, rumoreggiante come risacca
attanaglia fin nelle viscere
e intreccia trame di pensieri
come fanno dita di mani strette
che parlano tra loro.
Insaziabile
fin quando esaurisce mente e corpo
avvolgendoli di mite stanchezza.
È meravigliosa, inspiegabile
pur non sempre lascia paghi
a volte melanconici e quieti
smarriti, svuotati improvvisamente.
Una vampa spenta
che basta niente a riaccendere.
Clandestina amante dalle mille forme
tu per me sei femmina…
Non so bene a cosa possano servire… sto sperimentando.
La grafica è semplice e il risultato ottenuto sono delle semplici “tovagliette” su cui poggiano tovaglioli e sottobicchieri (di carta, ovviamente).
Ma intanto c’è chi me l’ha già acquistata una :)
E quando sfiori timidamente
questi due fianchi
con palmo di mani frementi,
nell’aria circostante
si spiega la sensualità repressa
scivolando via prontamente
come seta.
Che di noi ci manca tutto
e ci accontentiamo delle briciole,
della pelle impaziente,
di attimi rubati al presente
perché non sappiamo più
cosa è giusto
e come fare l’amore.
Così – dispersi – attendiamo
di ritrovarci ancora casualmente
tra le difficoltà
che la vita ci riserva.
Quando sfiorerai timidamente
questi due fianchi
aggrappati forte e non lasciarli…
Siamo travi contorte
a sostenere soffitti
in quale ksar del deserto.
Contenitori solitari
traboccanti sentimenti
in attesa del saccheggio.
E sporchi di fango rosso,
nudi e bruciati dal sole
ci facciamo toccare
i nodi del dolore…
Una curiosità Bella ha proposto un suo alfabeto personale, come sempre esilerante, invitando a fare altrettanto ai blogger che la frequentano.
Perché no?, mi son detta… magari vien voglia di provarci anche a quei pochi lettori che mi seguono ^_^
Ovviamente, ognuno a modo suo.
Vivo nel mondo delle fate
e non sempre racconto la verità.
Se guardi nel mio profondo
scoprirai una fragilità
che ha del vero il vivere
sospeso tra sogno e realtà.
Non amarmi se proprio devi.
Non guardarmi con occhi chiari
ove leggo l’impetuosità di sentimenti
abbandonati come puledri
a rincorrere l’aria fresca
e la gioia di vivere ricevuta.
Vivo nel mondo delle fate
e non sempre le magie funzionano.
Se vuoi facciamoci compagnia
fin quando il giorno tramuta in sera
che ancora molto ho da donare
senza che tu lo possa immaginare.
Una singolare natura la mia
e nessuno la potrà cambiare:
tra un po’ devo andare per non tornare,
se non nel ricordo
di un tempo meraviglioso trascorso insieme
apparso breve.
Che io – perduta – non lascio pienezza,
solo rimpianti…