Canto alla lampara
*
Getta le reti…
getta le reti
su questo letto vuoto
intecciato negli anni
d’amor perduto.
Getta le reti…
che più non vedo
il viso tuo
bruciato dal sole
e i solchi di scie
d’acque silenziose
ricche di melanconici
pensieri.
Getta le reti
su questo corpo
di sirena solitaria,
al tuo tornare
senza parole
né mani ruvide
ad accarezzare colei che
inghiottirebbe la barca
nella tempesta
ma,
nell’attesa,
resta qui col fiato sospeso,
felice di rivedere almeno
due occhi di ghiaccio
avanzare nel chiarore
della stanza.
Getta le reti…
mio pescatore.
5 novembre 2009
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Canto alla lampara © Paula Becattini
Alba
Un sole sospeso
leggero come sogno
di un’alba triste
figlia della notte
Tra cielo e nebbia
impalpabile e freddo
come ingannevole
amore eterno
di noi si ciba
Si alza piano piano
muto si trasforma
e di sé fa sfoggia
d’oro rivestito
per ammaliare
ancora una volta.
Di prosciugata rugiada
i prati accarezza.
12 ottobre 2011
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Alba © Paula Becattini
Mai
Mai, mi dissi,
mancheranno i sorrisi
e le carezze
con il pensiero alto
e il cuore leggero.
Mai, mi dissi,
cadrà dal cielo
l’incertezza
e l’oscura sensazione
di averti perso.
Mai, mi dissi,
nessun’altra
cavalcherà l’arcobaleno
e respirerà
le nostre parole.
Mai, mai…
lontano, vicino,
un soffio,
cento, mille
sussurri e pianti.
La gioia ormai
uno schizzo
su un muro
di una strada
e il ricordo di quando
anch’io ero ragazzina.
9 ottobre 2011
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Mai © Paula Becattini
Vento
Si solleva
e corre lontano
lungo le strade
a smuover le foglie
nel vortice di un ottobre
quasi estivo
che non lascia occhi
incollati ai fianchi
ma solo desiderio
di portarti via.
Con me.
6 ottobre 2011
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Vento © Paula Becattini
Fila
Una matita spuntata
può esserlo per rabbia
o per caduta libera
da mano stanca
su bianco foglio
risucchiante
il vuoto dell’anima.
Ne scelgo una,
consumata,
da appuntare
con il mio vecchio
rottame di metallo;
ora che dovrei
cambiarne la lama,
lui mai arriverà
a renderla graffiante.
Ogni sfaldatura
del tenero legno
sembro io,
logorata,
quando mi propongo
a grigi e neri
intermittenti.
Ma stasera preferisco
catturare colori
nell’arcobaleno della vita
e riprendere a disegnare
come docile bambina,
riponendo in fila
i pensieri.
26 ottobre 2009
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Fila © Paula Becattini
Procedo
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Mi vedo sola camminare
in una piazza lastricata di pietre antiche;
e i miei passi sono silenziosi,
ma lo sguardo alto, dritto e fiero
di nobildonna che procede al patibolo.
Lo scorrere del tempo
appartiene a chi non cede alla paura
ed io sono a metà strada:
il sole picchia su quelle pietre
e ne raccolgo tutto il calore.
Ti ho amato, ti ho amato!
Parole marchiate a sangue sulla pelle.
Adesso mi concedo un giro
allargando le braccia al cielo
aprendo poi il petto e le nari all’aere.
Mi concedo un volo
sulle note di dolci violini e chitarre;
prima della fine del viaggio
t’incontrerò una volta ancora
col sorriso sulle mie umide labbra.
E non sarai lo stesso.
Ti regalerò freschi bouquet di viole;
primízie dai sapori nuovi;
meraviglia di arcobaleni chiari;
morbido velluto da abbracciar la notte.
E poi chissà…
lungo il cammino ti perderò ancora.
I miei passi sono silenziosi,
ma lo sguardo alto, dritto e fiero.
Non mi volto indietro: procedo…
31 maggio 2008
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Procedo © Paula Becattini
Zenith (tautogramma con la Z)
Zittisciti zigana!
Zittisci zefiri
zinna zuccherosa,
zendado zifrinato,
zibellino zompante.
Zitta, zigana.
Zargagliando
zelante zillo,
zufolo,
zampillo.
Zigana…
13 novembre 2009
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Zenith © Paula Becattini
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Il tautogramma è un tipico gioco linguistico, un testo o un componimento poetico nel quale tutte le parole hanno la medesima lettera iniziale.
Rappresenta per certi versi l’inverso del lipogramma, in cui non può essere usata una determinata lettera.
Tautogramma famoso è «Veni, vidi, vici» (Venni, vidi, vinsi), messaggio con cui Cesare comunicò al Senato la sua vittoria su Farnace re del Ponto: esprime in modo perfetto quanto rapida e facile fu stata quell’impresa.
Altro tautogramma celeberrimo – un verso del poema epico Annales del poeta Ennio (239-169 a.C.) – è «O Tite, tute, Tate, tibi tanta, tyranne, tulisti» (O re Tito Tazio, quanti travagli hai tu dovuto sopportare): tutte le parole iniziano con la lettera T, salvo il vocativo O.
Per restare in tema poetico, ecco invece un sonetto di Luigi Groto, poeta e drammaturgo italiano (1541-1585) detto il “Cieco d’Adria”, ove le iniziali iniziano tutte con la D.
Trattasi di un tautogramma d’amore dedicato da Groto a Deidamia.
Donna da Dio discesa, don divino,
Deidamia, donde duol dolce deriva,
Debboti donna dir, debbo dir diva,
Dotta, discreta, degna di domino?Datane da destrissimo destino,
Destatrice del dì dove dormiva,
Delle doti donateti descriva
Demostene, dipingati Delfino.Distruggemi dolcissimo desio
Di divolgarti, disperol dapoi
Diffidato dal dur depresso dire.Dunque dache dicevol detti Dio
Dinegami, discolpami; dipoi
Dimostra di degnarti del desire.Luigi Groto
Apnea
Trattenere il respiro al limite
per poi riprender fiato
e sentire il pulsare delle vene
del cuore a fior di pelle
con un timore che sale.
Ascoltare il silenzio
di pensieri impazziti
e ancora tornare in apnea
nella speranza di calmare
l’agitazione interna.
Altro non è che desiderio
voglia di vivere immensa.
A te bimbo ormai grande
sembrano un’eternità
quella manciata di secondi
che separano la concentrazione
dal tuo calcio di rigore.
Potresti sbagliare, lo sai…
ma adesso conti soltanto tu
che sembri Inzaghi
ed alzi lento il piede
con lo sguardo in porta.
Lo scatto sicuro
nessuno se lo aspettava…
30 giugno 2009
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Apnea © Paula Becattini
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Portami al mare
Con debole sguardo
sorrido al mio vagare
senza tregua notturna,
alla ricerca di brezza
nella calura di casa
pur sapendo che fuori
troverei la luna
e forse un po’ d’aria
a calmar l’agitazione.
Non è forse paura?
Ma paura di cosa?
a far sì che la chiusura
sempre più serrata,
circoscritta a una stanza,
e l’umore basso
senza desiderio alcuno
mi fa sembrare fantasma
che vaga, vaga col pensiero.
Saranno la passione, l’afa,
i temporali tropicali,
il poco lavorare,
la crisi di un’epoca strana…
Non riesco a creare
un che di sensato
in questa estate,
se non quest’eco urlato:
“Portami al mare,
portami al mare
a far l’amore”.
6 luglio 2009
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Portami al mare © Paula Becattini
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Fosse stato
Fosse stato un respiro rubato
a far sollevare il petto
e con il battito fermo
fosse mancato anche il sorriso,
il tremore delle mani dallo stupore
avrebbe accarezzato il tuo viso
e il profumo sollevato
con lieve movimento.
Fosse stato un bacio e niente più
per godere dell’infinito,
avrei annientato il tempo,
invece d’imprigionarlo
e imprigionarmi ancora una volta
tra le spire di un cuore
che pulsa forte alle tempie.
Ma non ho parole se non scritte
per un silenzio consolatorio
e d’amore amato ancora.
18 luglio 2011
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Fosse stato © Paula Becattini
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La poetica Leiden: finché m’ami…
Wikipedia ormai ti dice tutto, ma non sempre puoi consultare Wikipedia.
E così capita per caso di scoprire sui muri delle case nel centro storico di Leiden (Leida in italiano), ridente città dei Paesi Bassi nell’Olanda Meridionale, brani e poesie in lingua originale di poeti famosi, da Orazio a Eugenio Montale.
Stamani, riguardando le foto e ripensando a quanto è carina con i suoi canali, mi sono chiesta: «Quale delle mie svariate poesie mi piacerebbe fosse mai riportata in uno dei suoi muri?»
Trovo appropriata Finché m’ami, un inno all’amore e a Pablo Neruda.
24 agosto 2011
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Finché m’ami
Finché m’ami
amerò il tuo amarmi
e d’amore ti nutrirò
affinché i tuoi baci
sappiano di me
e del perpetuo
nostro scambiarci
amore e umori.
E di baci e amore
ancora saziami,
che per amore
ti porterò all’estasi,
lasciandoti mai pago
e affamato d’amarmi,
pur sapendo che
mai sarà abbastanza.
Amami…
Ch’io t’amo
come nessun’altra.
27 agosto 2008
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Finché m’ami © Paula Becattini
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Sguardo
Languido,
liquido,
che travasa
dal tuo
al mio.
Ed io
mi faccio
diga…
12 maggio 2008
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Sguardo © Paula Becattini
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