Articoli con tag “poesia

Geisha innamorata

Io sono.

Sono la perfetta incarnazione
di grazia e seduzione.

Io sono.

Sono l’arte e l’essenza
oltre l’avvenenza.

Io sono.

Sono l’intonazione dell’amore,
i gesti suadenti,
le belle parole e i dolci canti.

Sono l’incantesimo bramato,
la danza leggiadra,
i profumi eccitanti nell’aria.

Sono il candore di uno sguardo,
l’anima consacrata,
l’innata esperienza modulata.

Ma io sono solo tua.
E ti dico: portami via.

20 maggio 2008

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Geisha innamorata © Paula Becattini

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Una curiosità
Questa è una delle mie poesie preferite.
Da sempre sono affascinata da questa figura professionale, una “donna d’arte” da non considerare assolutamente una prostituta.
Le geisha, nonostante siano donne nubili, possono decidere di sposarsi solo ritirandosi dalla professione. Raramente gli impegni di una geisha possono includere intrattenimenti di tipo amoroso, in quanto non è previsto nella sua professione. Una vera geisha non viene pagata per fare sesso, ma può scegliere di avere relazioni con uomini incontrati durante il suo lavoro, e comunque mantenute al di fuori del contesto come geisha.


Dentro di me…

I giardini del Castello di Chambord (Loira, Francia)*

Tu non sai quanta pena mi dai
chiusa in quel bozzolo di carne
bramar viaggi lontani
e mille vite tracciate sulla carta
Mischiar la pioggia con le lacrime
al ritmo di un battito crescente
Riempire strade e vuoti interiori
Tu non lo sai
Non sai il dolore che provochi
come schianta in petto e corre
in fuga verso mete irreali
Lontano, lontano,
tra gente che non sei tu
comunque riflessa nei loro occhi
cercando un’immagine diversa.
Quanto dolore provochi
Tu non sai eppure sai
ché trasformi l’essere in essenza
per poco o per sempre, non importa
Tu sei me e non sai quanta pena
saperti sola con i tuoi pensieri
povera cagna ferita
tornare zoppicante ma libera
mostrare la tua nuova cicatrice
E aspettare che torni la pace
dentro di me…

20 luglio 2011

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Dentro di me… © Paula Becattini

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Haiku #13 (…e non solo)

Foss’anche eterno è
tramonto senza sole
– eco d’inganni –

18 luglio 2011

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Haiku #13 © Paula Becattini

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La dedica (racconto)

Mi chiamo Haiku e di giapponese ho solo la madre, gli occhi a mandorla e il buffo nome di un tipo di componimento poetico, datomi da mio padre il giorno stesso in cui sono nata, ispirato dalla recente scoperta.
Ne era affascinato e così mi ritrovo un nome che sembra uno scherzo; scherzo che in fondo poi non è, avendomi trasmesso anche il piacere della scrittura.
Mia madre si vergogna solo a pronunciarlo, ma dentro ho il fuoco, la passione, l’energia e l’ispirazione che l’hanno fatta innamorare di lui e così, dopo aver acconsentito a suo tempo, continua a chiudere un occhio e a sospirare di nascosto.
Papà è stato fortunato a incontrarla. Lei sa come trattarlo senza “costringerlo” e lo completa donandogli quel che gli manca: il giusto equilibrio.
Lui non lo sa, ma è così.
Invece io, per certi versi, sono ancora un po’ “bastarda” o incompleta, se preferite; oppure semplicemente testarda, ficcandomi sempre in situazioni dove, per un motivo o l’altro, “ardo” con violenza emotivamente: a scuola, al lavoro, in amicizia, in amore…
Soprattutto in amore.
Ormai non sono più una ragazzina: dall’alto dei miei quarant’anni me ne faccio una ragione. Forse.
E colpevolizzarsi non è mai abbastanza. Mi dicono che non sia giusto, ma non so cosa va in me, non so dove sbaglio. Soffro per amore e a guadagnarne qualcosa sembra sia solo la mia ispirazione.
Forse sbaglio nel pretendere la lealtà in un rapporto. Pura utopia: chi non ha un segreto?
Già… ma purtroppo le bugie le fiuto a distanza.
E non sopporto chi nega l’evidenza.
Ieri sera mi sono ritrovata tra le mani l’ultimo romanzo della Mazzantini, Nessuno si salva da solo. Ho iniziato a leggerlo.
La mia dedica sul frontespizio è molto recente, appena tre mesi – avevo già in qualche modo rimosso –.
Nel procedere con la lettura mi son detta: «Cavolo! Questo libro vomita disagio e dolore da ogni carattere stampato!»
Ecco perché non è riuscito a finirlo.
È invece per me l’ideale; per me che stasera soffro e provo dentro tanto inspiegabile disagio che il sapere qualcuno sta peggio mi rincuora.
Non so come andrà a finire la storia e, a dire il vero, non m’interessa.
I due protagonisti sembrano talmente “fuori” e sbagliati insieme che ti vien voglia di urlargli: «Ma fatela finita! E basta!»
Se si lasciano è la cosa più giusta.
Ma se poi si rimettono insieme? Un miracolo… l’ennesimo miracolo.
Il mio, il nostro, quello di molti altri – ma sempre meno –, dove l’amore trionfa. Nonostante tutto.
La realtà di chi sta diventando una minoranza.
Un giorno ci perseguiteranno come i primi cristiani, ci stermineranno come gli ebrei; ci sentiremo talmente soli e fuori dal tempo da sfociare nella pazzia.
Mi sento una minoranza.
Semplicemente perché credo ancora nell’amore e gli sono fedele nel senso più ampio del termine?
Solo perché non faccio della trasgressione le fondamenta della mia vita?
Ma quante volte ancora dovrò morire per risorgere dalle ceneri?
Nessuno si salva da solo…

«A noi due.
Che non resistiamo
alla tentazione di
“un’ultima volta”
e facciamo sì che
tutto ricominci come fosse
la
prima volta”.
Ti amo.»

La dedica sul frontespizio.

19 luglio 2011

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La dedica © Paula Becattini


È triste aver bisogno di te

Piazza Armerina (dicembre 1998)*

Amore indifeso

Se sono venuta
a bussare alla tua porta
l’ho fatto un po’ per bisogno
un po’ per sbaglio,
ché non si comprendono certe azioni.
Come lo schioccare improvviso
di un bacio sulla guancia.
E il perpetuare di un amore
indifeso come bimbo
smarrito tra la folla.

18 marzo 2010

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Amore indifeso © Paula Becattini

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«È triste aver bisogno di te…»
Ormai non riusciva più a togliersi dalla testa questa frase.
Non poteva essere così, no.
Forse tanto tempo fa, forse in una vita precedente, ma non ora.
Eppure lei aveva avuto il coraggio – se così si può definirlo –, aveva avuto il coraggio di dirglielo in faccia.
E ora?
Niente. Si guardava allo specchio, cercando di scorgere qualche segno sul viso a riprova della sua negativà.
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L’incanto

Sagrada Família (interno) - L'incanto del bosco*

In alto propende
nonostante l’infinite volte
intrappolato:
cinque le dita
tra gli occhi e l’impeto altrui.
Non mi resta
che abbandonare i sensi
e lasciarmi cadere
nella meraviglia di chi
il suo pensiero
ha saputo renderlo
materia viva…

24 giugno 2011

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L’incanto © Paula Becattini

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La Sagrada Família (interno) - particolare di una colonnaLa Sagrada Família (interno) - una colonna*

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Ordito di passione

Radici di Roses (complesso monumentale della Cittadella)*

Eppur
se penso a noi
come intrecci di parole
non vorrei comunque
sciogliere questi nodi
che penetrano
fin dentro la carne,
affondando
quanto radici nel terreno.

8 aprile 2009

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Ordito di passione © Paula Becattini

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Ombre

Ombra in corsa sull'asfalto*

D’ombra bagno il silenzio
se mi guardo dentro:
tonalità rubate
dal mio essere camaleonte
su pareti chiazzate di vita.
D’ombra bagno quelle giornate
che non decollano,
tracciando una linea
d’orizzonte troppo distante,
una via d’uscita troppo faticosa.
D’ombra mi cibo verso sera,
fin quando la notte non confonde
anche gli ultimi pensieri
baciati a volte dai chiarori
di una luna bastarda.

14 giugno 2011

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Ombre © Paula Becattini

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Tanka #3

È senza vento e
privo di canto questo
mio clima mite.

– Brillano al buio gemme
di emozioni crescenti –

18 aprile 2009

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Tanka #3 © Paula Becattini

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Il Tanka (letteralmente “poesia breve”) è un componimento poetico d’origine giapponese di 31 sillabe.
Nato nel V secolo d.C., non ha subito variazioni nel corso dei sedici secoli della sua storia. A partire soprattutto dal XVII secolo, i primi tre versi iniziarono ad essere usati come una poesia a sé, dando vita all’Haiku.
Privo anch’esso di titolo, è diviso in due parti e composto da cinque versi di 5 e 7 sillabe, così disposti: 5, 7, 5/7, 7.
I primi tre versi formano il kami no ku (strofa superiore); gli ultimi due lo shimo no ku (strofa inferiore). Le due parti devono produrre un effetto contrastante per quanto riguarda il contenuto.
Bisogna tener presente che nella lingua giapponese non si contano le sillabe, ma gli onji, i segni grafici della scrittura (sillabica) giapponese.
In italiano, per il conteggio delle sillabe si possono seguire due regole: quella del conteggio ortografico (numero reale delle sillabe) oppure quella del conteggio metrico (che tiene conto dei versi tronchi, dei versi sdruccioli, della crasi, dello iato…).
Personalmente il conteggio metrico è quello che preferisco e che, generalmente, utilizzo.
Il tanka qui proposto rispecchia molto il mio stato d’animo di oggi…


Pensiero triste

È la sensualità che avrei voluto accarezzare
in punta di passi nutrendo il silenzio reciproco,
ascoltando ad occhi chiusi la fibra lungo il fianco.
Forse nella vita sono così, tanghera nell’anima:
piango lo spacco per allungar la gamba
e la libertà d’un ritmo portato via dal vento.
Non pianger se la tristezza mi fa bella…

27 maggio 2011

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Pensiero triste © Paula Becattini

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Odisseyamour

Salvataggio*

Naufragé par un sentiment de vide
Je quitte les incertaines rives.
Le voile de mes yeux faibles
ne m’a pas empêcher de regarder ailleurs.
Il y aura une légère brise
qui remplit encore mes voiles …

Traduzione dall’italiano al francese di “Odisseamore”

1 ottobre 2010

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ODISSEAMORE

Naufrago
da un senso di vuoto
lascio sponde incerte.
La velatura
dei miei deboli occhi
non m’impedirà
di cercare altrove.
Ci sarà
una leggera brezza
che riempia ancora
le mie vele…

15 marzo 2002

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Odisseyamour/Odisseamore © Paula Becattini

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Un motivo senza fine

Logo Foglie Natura*

Certe notti sono bianche
come latte caldo fumante
che ti scende bruciante
e due lacrime ti prendono
trattenute tra le ciglia
senza che tu lo voglia.
Altre sono lievemente rosa
tra quegli abbracci e baci
tra le parole che a lui taci
senza comprendere ancora
se l’infinito vi appertiene
nonostante le varie pene.
E ti mancano quelle focose
ché il tempo è tiranno
e guardi il tuo inganno
riflesso in uno specchio
che muto grida il passare
di una vita tutta d’amare.
Stasera è notte solitaria
e ancora non so ma
niente va per un verso.
Del resto io sono qua
tra me e me e le mie rime
in un motivo senza fine.

25 maggio 2011

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Un motivo senza fine © Paula Becattini

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Logo vettoriale
02/03/2010

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Per questo

Nido con rondini*

Stamani mi sono svegliata alle 5 con il rumore di un televisore acceso nella testa.
Eccoci, di nuovo… il vicino adora spesso dormire con questo brusio di sottofondo (che poi brusio lo è per me: lui, a quanto pare, il volume lo tiene elevato).
E sono circa quattro ore che penso a come chiedergli: «Per favore, potresti tenerlo più basso? Non dico spengerlo, ma un tantinello abbassarlo?»
Già, perché inoltre è un vicino “difficile”, al quale, per esempio, chiedere scusa nel caso di una tua “mancanza” o involontaria “invasione” non serve.
Inizio a dubitare che ce l’abbia con me…
Ma poi il mio pensiero fisso è stato per un attimo rubato dal solito tran tran.
Ed ecco che arriva in mio salvataggio un post di Costanza Miriano, Il mazzo di carte di Dio, anche se argomenta di altro.
Mi ha fatto ricordare che non posso, non devo prendermela… eh, no!
Perché, mano a mano che i minuti passavano e le due ore di sonno perdute si facevano sentire, iniziavo a montare come una panna.
Nel commentare il suo post mi sono resa conto che comunque non posso, non devo prendermela!
Per svariati motivi e non perché credo in Dio.
Ora, sono più pensieri a cascata questi e un certo desiderio di condivisione.
Come questa mia poesia e la foto abbinata, che ha un che di “mistero” per me.
Ma stamani prendetemi così!

*

Per questo

Cos’è questo bisogno d’amore
che aleggia nell’aere?
Cos’è questo incrociar di sguardi
che serpeggia tra la folla?
E muove l’universo con noi,
bisognosi d’affetto,
che della solitudine
facciamo un vanto?
È scritto anche sui muri
crollati dal terremoto
e dalle bombe di una guerra.
Scolpito nella pietra e sulla sabbia,
ovunque l’uomo possa arrivare
con i suoi piedi o grazie all’ingegno.
In ogni spazio, in ogni tempo.
È scritto fin dalla nascita
e nell’avvicendarsi degli eventi,
piccoli o grandi, delle persone,
degli stati, dei continenti.
È scritto nel credere in un dio in cielo
o in qualcosa di più terreno.
Ho bisogno d’amore.
Per questo ti vengo a cercare…

18 settembre 2009

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Per questo © Paula Becattini

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