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E luce fu

Madonna con bambino (Abbazia di Orval)

Buio.
Non proprio: a volte profondo, a volte macchiato di colori indefinibili. Scrutato inconsapevolmente e mai compreso.
Un buio dove regnerebbe il silenzio se non fosse per quel “fluire” costante e ovattato accompagnato da un ritmico scandire in controtempo: tum tam, tum tam, tum tam… In compagnia. In lontananza.
Buio.
Tutto è così lieve. Eppure si espande.
Costante cresce una forza fin quando stringe in una morsa.
E spinge. Spinge ancora.
I colori si trasformano: brulicano in vortici impazziti, si striano improvvisamente, si lacerano violentemente, velocemente aggrediscono.
Uno schiaffo improvviso, devastante.
Un’esplosione di energia.
E luce fu…
Per un lasso di tempo concesso, senza ben comprenderne il perché.
Sono nata senza ricordi. Sono cresciuta accumulandoli e custodendoli gelosamente con le esperienze. Ho contribuito al mistero.
Ma ora, stanca, mi addormenterò in un meritato riposo. Nel buio.
Non proprio: a volte profondo, a volte macchiato di colori indefinibili. Scrutato inconsapevolmente e mai compreso.
Un buio dove regnerebbe il silenzio se non fosse per quello schiaffo improvviso, devastante.
E luce fu… per un altro lasso di tempo concesso.

30 marzo 2012

E luce fu © Paula Becattini

Samsung GX-20
15/08/2011 – 15:39

Velocità otturatore: 1/250 sec
Numero di apertura: f/11
Apertura: f/11
Iso: 100
Lunghezza focale: 210 mm
Lente: Tamron AF 80-210mm F4-5.6
Metodo misurazione: pattern
Pixel: 3104 x 4672
Scatto in formato: DNG (RAW)


Per questo

Nido con rondini*

Stamani mi sono svegliata alle 5 con il rumore di un televisore acceso nella testa.
Eccoci, di nuovo… il vicino adora spesso dormire con questo brusio di sottofondo (che poi brusio lo è per me: lui, a quanto pare, il volume lo tiene elevato).
E sono circa quattro ore che penso a come chiedergli: «Per favore, potresti tenerlo più basso? Non dico spengerlo, ma un tantinello abbassarlo?»
Già, perché inoltre è un vicino “difficile”, al quale, per esempio, chiedere scusa nel caso di una tua “mancanza” o involontaria “invasione” non serve.
Inizio a dubitare che ce l’abbia con me…
Ma poi il mio pensiero fisso è stato per un attimo rubato dal solito tran tran.
Ed ecco che arriva in mio salvataggio un post di Costanza Miriano, Il mazzo di carte di Dio, anche se argomenta di altro.
Mi ha fatto ricordare che non posso, non devo prendermela… eh, no!
Perché, mano a mano che i minuti passavano e le due ore di sonno perdute si facevano sentire, iniziavo a montare come una panna.
Nel commentare il suo post mi sono resa conto che comunque non posso, non devo prendermela!
Per svariati motivi e non perché credo in Dio.
Ora, sono più pensieri a cascata questi e un certo desiderio di condivisione.
Come questa mia poesia e la foto abbinata, che ha un che di “mistero” per me.
Ma stamani prendetemi così!

*

Per questo

Cos’è questo bisogno d’amore
che aleggia nell’aere?
Cos’è questo incrociar di sguardi
che serpeggia tra la folla?
E muove l’universo con noi,
bisognosi d’affetto,
che della solitudine
facciamo un vanto?
È scritto anche sui muri
crollati dal terremoto
e dalle bombe di una guerra.
Scolpito nella pietra e sulla sabbia,
ovunque l’uomo possa arrivare
con i suoi piedi o grazie all’ingegno.
In ogni spazio, in ogni tempo.
È scritto fin dalla nascita
e nell’avvicendarsi degli eventi,
piccoli o grandi, delle persone,
degli stati, dei continenti.
È scritto nel credere in un dio in cielo
o in qualcosa di più terreno.
Ho bisogno d’amore.
Per questo ti vengo a cercare…

18 settembre 2009

*

Per questo © Paula Becattini

*

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