Poesie

Ciao Stensy

Stensy*

Vorrei ricordati così
all’opera tra i motori
a raccontar di come carbura un’Indiana
e con le mani sporche di grasso
macchiare i visi degli angeli
che ben sanno cosa si prova
farsi accarezzare dal vento.
Come sulla tua moto.

30 giugno 2011

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Ciao Stensy © Paula Becattini

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Ieri è scomparso un amico che molto ha dato – grazie alla sua passione – nel lavoro e a tutti coloro che gli affidavano le proprie motociclette.
Questo il mio saluto: certa che sarà condiviso dai molti che lo hanno conosciuto e apprezzato anche per la gioia che sapeva trasmettere, in ogni momento.
Ciao Stensy…

 


L’incanto

Sagrada Família (interno) - L'incanto del bosco*

In alto propende
nonostante l’infinite volte
intrappolato:
cinque le dita
tra gli occhi e l’impeto altrui.
Non mi resta
che abbandonare i sensi
e lasciarmi cadere
nella meraviglia di chi
il suo pensiero
ha saputo renderlo
materia viva…

24 giugno 2011

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L’incanto © Paula Becattini

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La Sagrada Família (interno) - particolare di una colonnaLa Sagrada Família (interno) - una colonna*

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Ordito di passione

Radici di Roses (complesso monumentale della Cittadella)*

Eppur
se penso a noi
come intrecci di parole
non vorrei comunque
sciogliere questi nodi
che penetrano
fin dentro la carne,
affondando
quanto radici nel terreno.

8 aprile 2009

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Ordito di passione © Paula Becattini

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Orizzonte curvo

Montalcino sulla linea d'orizzonte*

Arrivare a te
è come imboccare
nuove strade
docili al passo
nelle camminate serali
inebrianti in curva
nei pomeriggi chiassosi.
Ed ogni volta
l’orizzonte appare curvo
l’infinito oltre
se chiazzato
di nuvole bianche
oppure pressante
se carico di lacrime.
Arrivare a te
è vivere un amore
dolcemente plastico
e per questo meraviglioso.
Arrivare a te
è come abbracciare
il proprio destino.

16 giugno 2011

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Orizzonte curvo © Paula Becattini

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Ombre

Ombra in corsa sull'asfalto*

D’ombra bagno il silenzio
se mi guardo dentro:
tonalità rubate
dal mio essere camaleonte
su pareti chiazzate di vita.
D’ombra bagno quelle giornate
che non decollano,
tracciando una linea
d’orizzonte troppo distante,
una via d’uscita troppo faticosa.
D’ombra mi cibo verso sera,
fin quando la notte non confonde
anche gli ultimi pensieri
baciati a volte dai chiarori
di una luna bastarda.

14 giugno 2011

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Ombre © Paula Becattini

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Tanka #3

È senza vento e
privo di canto questo
mio clima mite.

– Brillano al buio gemme
di emozioni crescenti –

18 aprile 2009

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Tanka #3 © Paula Becattini

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Il Tanka (letteralmente “poesia breve”) è un componimento poetico d’origine giapponese di 31 sillabe.
Nato nel V secolo d.C., non ha subito variazioni nel corso dei sedici secoli della sua storia. A partire soprattutto dal XVII secolo, i primi tre versi iniziarono ad essere usati come una poesia a sé, dando vita all’Haiku.
Privo anch’esso di titolo, è diviso in due parti e composto da cinque versi di 5 e 7 sillabe, così disposti: 5, 7, 5/7, 7.
I primi tre versi formano il kami no ku (strofa superiore); gli ultimi due lo shimo no ku (strofa inferiore). Le due parti devono produrre un effetto contrastante per quanto riguarda il contenuto.
Bisogna tener presente che nella lingua giapponese non si contano le sillabe, ma gli onji, i segni grafici della scrittura (sillabica) giapponese.
In italiano, per il conteggio delle sillabe si possono seguire due regole: quella del conteggio ortografico (numero reale delle sillabe) oppure quella del conteggio metrico (che tiene conto dei versi tronchi, dei versi sdruccioli, della crasi, dello iato…).
Personalmente il conteggio metrico è quello che preferisco e che, generalmente, utilizzo.
Il tanka qui proposto rispecchia molto il mio stato d’animo di oggi…


Tuscany

Val d'Orcia - Tornanti di Monticchiello*

Ad uno ad uno
nel contare i cipressi
dei filari tra i vellutati colli
è morbido ascoltare
il fischiare del vento
il rombo del motore
i pensieri scivolare
nei tornanti sorridenti
a mo’ di bimbi
nella prima infanzia.

28 maggio 2011

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Tuscany © Paula Becattini

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Val d'Orcia - Tornanti di Monticchiello

Val d'Orcia - Tornanti di Monticchiello

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Pensiero triste

È la sensualità che avrei voluto accarezzare
in punta di passi nutrendo il silenzio reciproco,
ascoltando ad occhi chiusi la fibra lungo il fianco.
Forse nella vita sono così, tanghera nell’anima:
piango lo spacco per allungar la gamba
e la libertà d’un ritmo portato via dal vento.
Non pianger se la tristezza mi fa bella…

27 maggio 2011

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Pensiero triste © Paula Becattini

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Odisseyamour

Salvataggio*

Naufragé par un sentiment de vide
Je quitte les incertaines rives.
Le voile de mes yeux faibles
ne m’a pas empêcher de regarder ailleurs.
Il y aura une légère brise
qui remplit encore mes voiles …

Traduzione dall’italiano al francese di “Odisseamore”

1 ottobre 2010

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ODISSEAMORE

Naufrago
da un senso di vuoto
lascio sponde incerte.
La velatura
dei miei deboli occhi
non m’impedirà
di cercare altrove.
Ci sarà
una leggera brezza
che riempia ancora
le mie vele…

15 marzo 2002

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Odisseyamour/Odisseamore © Paula Becattini

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Un motivo senza fine

Logo Foglie Natura*

Certe notti sono bianche
come latte caldo fumante
che ti scende bruciante
e due lacrime ti prendono
trattenute tra le ciglia
senza che tu lo voglia.
Altre sono lievemente rosa
tra quegli abbracci e baci
tra le parole che a lui taci
senza comprendere ancora
se l’infinito vi appertiene
nonostante le varie pene.
E ti mancano quelle focose
ché il tempo è tiranno
e guardi il tuo inganno
riflesso in uno specchio
che muto grida il passare
di una vita tutta d’amare.
Stasera è notte solitaria
e ancora non so ma
niente va per un verso.
Del resto io sono qua
tra me e me e le mie rime
in un motivo senza fine.

25 maggio 2011

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Un motivo senza fine © Paula Becattini

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Logo vettoriale
02/03/2010

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Per questo

Nido con rondini*

Stamani mi sono svegliata alle 5 con il rumore di un televisore acceso nella testa.
Eccoci, di nuovo… il vicino adora spesso dormire con questo brusio di sottofondo (che poi brusio lo è per me: lui, a quanto pare, il volume lo tiene elevato).
E sono circa quattro ore che penso a come chiedergli: «Per favore, potresti tenerlo più basso? Non dico spengerlo, ma un tantinello abbassarlo?»
Già, perché inoltre è un vicino “difficile”, al quale, per esempio, chiedere scusa nel caso di una tua “mancanza” o involontaria “invasione” non serve.
Inizio a dubitare che ce l’abbia con me…
Ma poi il mio pensiero fisso è stato per un attimo rubato dal solito tran tran.
Ed ecco che arriva in mio salvataggio un post di Costanza Miriano, Il mazzo di carte di Dio, anche se argomenta di altro.
Mi ha fatto ricordare che non posso, non devo prendermela… eh, no!
Perché, mano a mano che i minuti passavano e le due ore di sonno perdute si facevano sentire, iniziavo a montare come una panna.
Nel commentare il suo post mi sono resa conto che comunque non posso, non devo prendermela!
Per svariati motivi e non perché credo in Dio.
Ora, sono più pensieri a cascata questi e un certo desiderio di condivisione.
Come questa mia poesia e la foto abbinata, che ha un che di “mistero” per me.
Ma stamani prendetemi così!

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Per questo

Cos’è questo bisogno d’amore
che aleggia nell’aere?
Cos’è questo incrociar di sguardi
che serpeggia tra la folla?
E muove l’universo con noi,
bisognosi d’affetto,
che della solitudine
facciamo un vanto?
È scritto anche sui muri
crollati dal terremoto
e dalle bombe di una guerra.
Scolpito nella pietra e sulla sabbia,
ovunque l’uomo possa arrivare
con i suoi piedi o grazie all’ingegno.
In ogni spazio, in ogni tempo.
È scritto fin dalla nascita
e nell’avvicendarsi degli eventi,
piccoli o grandi, delle persone,
degli stati, dei continenti.
È scritto nel credere in un dio in cielo
o in qualcosa di più terreno.
Ho bisogno d’amore.
Per questo ti vengo a cercare…

18 settembre 2009

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Per questo © Paula Becattini

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Chenini

Chenini*

A cosa è servito
attraversare l’antico mare
per arrivare a Chenini?

Chenini, Chenini…
arroccato sotto l’azzurro
hai sentito i nostri passi.

Ancora una volta
mischi sentimenti contrastanti
e lasci che sia il tempo
lentamente a consumarli
come le mura degli ksour
dal vento della valle.

Chenini, Chenini…
tu sapevi bene
che sarei stata tradita.

Ed ora la tua musica berbera
coi tamburi e le grida
mi attanagliano il ventre.
Ma solo per un attimo,
ché dovrò pur riprendere
il mio cammino.

Chenini (Tunisia), 15 agosto 2010

7 dicembre 2010

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Chenini © Paula Becattini

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