Ombre
D’ombra bagno il silenzio
se mi guardo dentro:
tonalità rubate
dal mio essere camaleonte
su pareti chiazzate di vita.
D’ombra bagno quelle giornate
che non decollano,
tracciando una linea
d’orizzonte troppo distante,
una via d’uscita troppo faticosa.
D’ombra mi cibo verso sera,
fin quando la notte non confonde
anche gli ultimi pensieri
baciati a volte dai chiarori
di una luna bastarda.
14 giugno 2011
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Ombre © Paula Becattini
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Come nasce un logo – Az. Agricola No, Vo’ Lì
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Vi siete mai chiesti come nasce un logo?
Vi siete mai chiesti come un artista, un designer riesca a immaginare, sintetizzare e poi trasformare in segno grafico un qualcosa che poi risulti subito accattivante, descrittivo, ovvio, tanto da arrivare a identificare pienamente quel determinato prodotto, quella determinata azienda?
Numerosi sono i passaggi mentali che portano alla sua ideazione e alla sua nascita.
E ogni volta diversi.
Sì, perché si può partire dal niente oppure da un marchio pre-esistente dove è necessario uno studio approfondito anche dei tempi, delle mode e del mercato ove si posiziona.
A volte, purtroppo, certe creazioni vivono vita breve e le motivazioni possono essere varie (escludendo l’incompetenza del designer…!).
Quella che vi presento oggi, ahimé, ha incontrato sulla sua strada la peggior situazione che si possa pensare in un’azienda: ovvero l’impossibilità di accordo tra soci.
Quindi ecco il nuovo logo dell’Az. Agricola No,Vo’Li’ sas che ha visto luce nell’ottobre 2010 – insieme a tutta la nuova comunicazione aziendale (che vi presenterò in altri post) – e mai utilizzato (o quasi).
La storia del perché il nome e di come è nato questo logo li trovate nel pdf allegato. In sintesi ecco i punti cardine sulla quale mi sono basata:
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Espressione della ricerca del gesto esteticamente perfetto
senza, però, la ripetizione pedissequa di uno stile calligrafico.
Ritmo e movimento. Senso dello spazio e delle forme.
L’alternanza di forme disuguali in un contesto armonico segnala
la continua produzione creativa sempre in collaborazione con l’intelligenza
in modo da concretizzarne le intuizioni.
Considerare la parola scritta come “un insieme”, una “figura”,
riprodotto in maniera “speculare” con una inversione dello spazio grafico
ma con un gesto fisiologicamente naturale.
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Come è nato il nuovo logo per l’Az. Agricola No,Vo’Lì
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Committente
Az. Agricola No,Vo’Li’ sas
Via di Fontecornino
53045 Sant’Albino di Montepulciano (Si)
www.no-vo-li.it
Logo
No,Vo’Lì
20 settembre 2010
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Creativo Paula Becattini
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Tanka #3
È senza vento e
privo di canto questo
mio clima mite.
– Brillano al buio gemme
di emozioni crescenti –
18 aprile 2009
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Tanka #3 © Paula Becattini
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Il Tanka (letteralmente “poesia breve”) è un componimento poetico d’origine giapponese di 31 sillabe.
Nato nel V secolo d.C., non ha subito variazioni nel corso dei sedici secoli della sua storia. A partire soprattutto dal XVII secolo, i primi tre versi iniziarono ad essere usati come una poesia a sé, dando vita all’Haiku.
Privo anch’esso di titolo, è diviso in due parti e composto da cinque versi di 5 e 7 sillabe, così disposti: 5, 7, 5/7, 7.
I primi tre versi formano il kami no ku (strofa superiore); gli ultimi due lo shimo no ku (strofa inferiore). Le due parti devono produrre un effetto contrastante per quanto riguarda il contenuto.
Bisogna tener presente che nella lingua giapponese non si contano le sillabe, ma gli onji, i segni grafici della scrittura (sillabica) giapponese.
In italiano, per il conteggio delle sillabe si possono seguire due regole: quella del conteggio ortografico (numero reale delle sillabe) oppure quella del conteggio metrico (che tiene conto dei versi tronchi, dei versi sdruccioli, della crasi, dello iato…).
Personalmente il conteggio metrico è quello che preferisco e che, generalmente, utilizzo.
Il tanka qui proposto rispecchia molto il mio stato d’animo di oggi…
IX Indiana Tuscany Meeting 2011
Ieri pomeriggio si è concluso, con gran rammarico, il IX Ducati Indiana Meeting – questa volta organizzato dai “Maledetti toscani” – iniziato venerdì pomeriggio con ritrovo alla mitica birreria del Tasso, piccola frazione del comune di Terranuova Bracciolini. Il paesino conta circa 20 costruzioni fra le quali la chiesa di San Lorenzo e un ristorante per un totale di circa 50 abitanti. Tra questi vi rientra Angelo (e famiglia) che insieme a Francesco (toscano d’adozione) si sono dati da fare per rendere più gradevole possibile questo raduno, in su e giù per le colline della Val d’Orcia, della Val d’Ambra e il Chianti.
Favolosa l’entrata trionfale in Montepulciano (ringraziamo i Vigili Urbani per averci permesso questa bellissima opportunità) e la successiva sosta in piazza Grande.
Goduriosi, per gli amanti della piega, i tornanti di Monticchiello (Pienza, Siena).
Suggestiva la visita a Monteriggioni (Siena), piccolo borgo fortificato.
Ben 34 moto hanno partecipato a questo raduno, di cui 21 Indiana: un gran bel gruppo!
I centauri, pervenuti un po’ da tutta Italia, Francia e Germania, sembra abbiano gradito anche la cucina e il vino toscano.
E tutto ciò alla faccia di chi aveva previsto pioggia!
Qui di seguito alcune foto dell’evento.
Alla prossima!
30 maggio 2011
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IX Indiana Tuscany Meeting 2011 © Paula Becattini
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Tuscany
Ad uno ad uno
nel contare i cipressi
dei filari tra i vellutati colli
è morbido ascoltare
il fischiare del vento
il rombo del motore
i pensieri scivolare
nei tornanti sorridenti
a mo’ di bimbi
nella prima infanzia.
28 maggio 2011
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Tuscany © Paula Becattini
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Pensiero triste
È la sensualità che avrei voluto accarezzare
in punta di passi nutrendo il silenzio reciproco,
ascoltando ad occhi chiusi la fibra lungo il fianco.
Forse nella vita sono così, tanghera nell’anima:
piango lo spacco per allungar la gamba
e la libertà d’un ritmo portato via dal vento.
Non pianger se la tristezza mi fa bella…
27 maggio 2011
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Pensiero triste © Paula Becattini
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Odisseyamour
Naufragé par un sentiment de vide
Je quitte les incertaines rives.
Le voile de mes yeux faibles
ne m’a pas empêcher de regarder ailleurs.
Il y aura une légère brise
qui remplit encore mes voiles …
Traduzione dall’italiano al francese di “Odisseamore”
1 ottobre 2010
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ODISSEAMORE
Naufrago
da un senso di vuoto
lascio sponde incerte.
La velatura
dei miei deboli occhi
non m’impedirà
di cercare altrove.
Ci sarà
una leggera brezza
che riempia ancora
le mie vele…
15 marzo 2002
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Odisseyamour/Odisseamore © Paula Becattini
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Un motivo senza fine
Certe notti sono bianche
come latte caldo fumante
che ti scende bruciante
e due lacrime ti prendono
trattenute tra le ciglia
senza che tu lo voglia.
Altre sono lievemente rosa
tra quegli abbracci e baci
tra le parole che a lui taci
senza comprendere ancora
se l’infinito vi appertiene
nonostante le varie pene.
E ti mancano quelle focose
ché il tempo è tiranno
e guardi il tuo inganno
riflesso in uno specchio
che muto grida il passare
di una vita tutta d’amare.
Stasera è notte solitaria
e ancora non so ma
niente va per un verso.
Del resto io sono qua
tra me e me e le mie rime
in un motivo senza fine.
25 maggio 2011
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Un motivo senza fine © Paula Becattini
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Logo vettoriale
02/03/2010
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Il Vin Santo di Vigoleno
In Toscana ben conosciamo il Vin Santo del Chianti, un vino passito DOC la cui produzione è consentita nelle provincie di Firenze, Arezzo, Prato, Pistoia, Siena e Pisa.
Ma forse non tutti sanno che non è l’unico e che la tecnica di produzione varia da territorio a territorio, da una cultura all’altra, seguendo tradizioni familiari antiche, tramandate segretamente.
Niente ha di più “religioso” come la sua lavorazione e forse proprio da ciò nasce il nome (supposizione tutta personale): la naturale attesa della maturazione dell’uva oppure tardiva; la vendemmia a mano attenta e curata; la successiva selezione dei grappoli migliori; l’appassimento su graticci o appesi nei sottotetti; la pigiatura e la fermentazione tra dicembre e febbraio, in alcuni casi attendendo la settimana santa; la selezione della madre; l’invecchiamento che può andare ai 5 ai 10 anni sigillato in caratelli oppure travasato di anno in anno…
Ho volutamente condensato una storia che in realtà sono tante storie.
E così, sabato scorso, è iniziata un’avventura.
Perché del vin santo poco si parla e ben presto c’è chi ne parlerà entusiasmato, con uno stile romantico e umanistico al tempo stesso, senza tralasciare lo scopo dello studio intrapreso, ovvero la ricerca del punto denominatore che unisce tutti i DOC Vin Santo.
La mia avventura, di riflesso, è che avrò l’occasione di fare esperienze enologiche notevoli.
La prima scoperta è stato appunto il DOC Colli Piacentini Vin Santo di Vigoleno.
Vigoleno (Vernasca) è un borgo medioevale che si erge sul crinale del fiume Stirone, a pochi chilometri da Salsomaggiore Terme, tra le province di Parma e Piacenza.
Questo vin santo, assai diverso dal classico toscano – che ha tonalità giallo paglierino, dorate, raramente ambrate –, lascia a bocca aperta appena viene versato nel bicchiere.
Le foto rappresentano il Vin Santo di Vigoleno dell’Az. Vitivinicola Lusignani e rendono bene l’idea, pur non essendo scattate in studio.
Alla vista è denso, di un ambrato scuro con riflessi mogano; al naso complesso: miele di castagno, caramella mou, mandorla, spezie, mallo di noce e liquirizia; in bocca ricco, densissimo, dolce ma non stucchevole, supportato da un’acidità ben presente che aiuta.
Insomma, un vino da meditazione, da bere con calma, a piccoli sorsi.
Vitigni utilizzati: per un 60% gli autoctoni Santa Maria e Melara, e/o Bervedino, Ortrugo, Trebbiano, Sauvignon; uve bianche non aromatiche (sono escluse quindi la malvasia bianca di Candia aromatica ed il moscato bianco) raccomandate e/o autorizzate in provincia di Piacenza. Le uve devono provenire da parte del territorio amministrativo del comune di Vernasca.
Vinificazione: lieviti indigeni.
Affinamento: almeno 5 anni, nel caso dell’az. agricola Lusignoli 9 anni in piccole botti di rovere scolme.
Non resta che provarlo!
20 maggio 2011
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Per questo
Stamani mi sono svegliata alle 5 con il rumore di un televisore acceso nella testa.
Eccoci, di nuovo… il vicino adora spesso dormire con questo brusio di sottofondo (che poi brusio lo è per me: lui, a quanto pare, il volume lo tiene elevato).
E sono circa quattro ore che penso a come chiedergli: «Per favore, potresti tenerlo più basso? Non dico spengerlo, ma un tantinello abbassarlo?»
Già, perché inoltre è un vicino “difficile”, al quale, per esempio, chiedere scusa nel caso di una tua “mancanza” o involontaria “invasione” non serve.
Inizio a dubitare che ce l’abbia con me…
Ma poi il mio pensiero fisso è stato per un attimo rubato dal solito tran tran.
Ed ecco che arriva in mio salvataggio un post di Costanza Miriano, Il mazzo di carte di Dio, anche se argomenta di altro.
Mi ha fatto ricordare che non posso, non devo prendermela… eh, no!
Perché, mano a mano che i minuti passavano e le due ore di sonno perdute si facevano sentire, iniziavo a montare come una panna.
Nel commentare il suo post mi sono resa conto che comunque non posso, non devo prendermela!
Per svariati motivi e non perché credo in Dio.
Ora, sono più pensieri a cascata questi e un certo desiderio di condivisione.
Come questa mia poesia e la foto abbinata, che ha un che di “mistero” per me.
Ma stamani prendetemi così!
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Per questo
Cos’è questo bisogno d’amore
che aleggia nell’aere?
Cos’è questo incrociar di sguardi
che serpeggia tra la folla?
E muove l’universo con noi,
bisognosi d’affetto,
che della solitudine
facciamo un vanto?
È scritto anche sui muri
crollati dal terremoto
e dalle bombe di una guerra.
Scolpito nella pietra e sulla sabbia,
ovunque l’uomo possa arrivare
con i suoi piedi o grazie all’ingegno.
In ogni spazio, in ogni tempo.
È scritto fin dalla nascita
e nell’avvicendarsi degli eventi,
piccoli o grandi, delle persone,
degli stati, dei continenti.
È scritto nel credere in un dio in cielo
o in qualcosa di più terreno.
Ho bisogno d’amore.
Per questo ti vengo a cercare…
18 settembre 2009
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Per questo © Paula Becattini
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