Ultima

D’amore e note

Pianoforte*

Sergej Rachmaninov sosteneva che la musica è “Sorella della poesia e figlia della tristezza”

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Vorrei ancora una volta
rincorrer le mie note
su scale di bianchi e neri
a ricordar di come
le dita danzavano leggere.
Pizzicate, staccate,
legate tra loro,
arpeggi che salgono
e discendono lievemente.
Vorrei ancora una volta
trovare il coraggio,
scoprire che
non ho dimenticato
come si legge uno spartito.
E in questa strana sera
sedermi di fronte a te,
ascoltare il mio cuore,
attendere il divenire:
quel qualcosa che spinge
a cercare il piacere
di lasciarsi andare
a una toccata e fuga
ma solo per amore.
Non ho mai smesso di amarti,
né lo farò ora.
Devo solo ritrovarmi,
anche se il tempo ha indurito
queste mie dita
che desiderano essere
sempre e solo la tua musica…

31 dicembre 2008
2° premio sez. Tema libero – Premio di Poesia 2009 “Raffaello Cioni” VII ed.

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D’amore e note © Paula Becattini

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O3 – Ossigeno Ozono Terapia

O3 Pieghevole Ossigeno Ozono Terapia

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Committente
Dott. Francesco Iannò (Reggello – Firenze)

Coordinato
Creazione marchio O3 – “Ossigeno Ozono Terapia”
Creazione logo O3 – “La molecola del benessere”
Editing, supervisione e coordinamento delle realizzazioni editoriali e web
Consulenza e ricerca immagini
Progettazione e impaginazione biglietti da visita, pieghevoli illustrativi e manifesti
Progettazione struttura e grafica sito web www.ozonosalute.it

marzo 2007 – luglio 2009

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Creativo Paula Becattini

Medusa

Meduse*

Dolce antica sposa del mare,
incanta la tua danza nuziale
e i tuoi veli volteggiare.
Verso la luce lo sguardo sale.

Il passato, il presente, il futuro: ormai non hanno più senso.
Si è persa la memoria. I ricordi vengono semplicemente archiviati.
Niente ci turba. Tutto ha una regola e tutto regolarmente scorre.
La mente, quasi vuota e libera da interferenze, vive ogni momento come singolo e il domani è programmato fin dall’inizio.
Anche chi scrive è stato predisposto per farlo, in questo preciso istante e per i giorni a venire, affinché gli eletti sappiano e niente vada perso.

Primo: osservare.
Secondo: registrare.
Terzo: non interferire.
La chiamano “medusa” ed è l’ultima della sua specie.
Mentre una èquipe di scienziati ne studia alimentazione, comportamento e riproduzione, io devo recarmi tutti i giorni, in turni predisposti, alla grande vasca ovale. Il lungo corridoio che la circonda è spoglio, tranne le postazioni dei computer che sono quattro e tutte a mia disposizione.
Posso solo osservare dal perimetro.
La vasca è al coperto. Ambientazione e luci imitano in modo straordinario l’ambiente naturale di questo animale.
Guardo attraverso il vetro: non scorgo niente. È probabile che ci vorranno ore, forse giorni prima che la veda.
A intervalli regolari sono posti lungo la parete della vasca degli oblò-lenti, che permettono di vedere a distanza attraverso l’acqua e con un ingrandimento del 10x. Ogni tanto mi affaccio ad uno di questi: niente.
Attendo. Non posso fare altro.

Sono trascorsi quattro giorni e oggi, alle 6am, ho intravisto in lontananza per la prima volta la sua ombra: indefinita, scura, immobile, tranne i tentacoli.
Il contatto è durato 4 minuti.

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El Rìo

Valencia: particolare struttura*

L’attraversi
e ti stupisce l’assenza di corrente,
come donna denudata del suo canto,
di un fluire d’anima dalla stagione incerta,
deviato lontano dalla propria essenza.

Ma tra le sponde,
che han visto luccicare i tuoi occhi,
risuonano ora infinite grida,
riempiendo nuovamente
lo scorrere inesorabile del tempo.

La nuova stirpe di València.

4 settembre 2008

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El Rìo © Paula Becattini

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Passione 2011

Collina delle Croci (Lituania)

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L’attesa ha sua bellezza anche nel dolore
fin quando speranza bagna e avvolge
morbidamente come sudario.

E dal calvario solo amore.

25 aprile 2011

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Passione 2011 © Paula Becattini

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Il bacio infinito

Amore e Psiche

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Il tempo vide
schiudersi la rosa
e l’aroma di una fessura
tendersi con lentezza.
Vide due mani raccoglierla
avvicinandola al viso,
quei petali vellutati
inebrianti il riso.
E il tempo, fermandosi,
imprigionò il lambire,
eccitato e invidioso
regalando
un bacio infinito.

18 luglio 2008

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Il bacio infinito © Paula Becattini

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Apocalypse

Pioggia su vetro*

Ce soir, mes certitudes
ont le goût amer des fruits verts.
Jamais avant aujourd’hui,
cette perception est pénétré
dans les plis de mes sentiments.

Traduzione dall’italiano al francese di “Rivelazione”

1 ottobre 2010

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Rivelazione

Le mie certezze stasera
hanno il sapore amaro
di un frutto acerbo.
Mai prima d’ora
tanta chiarezza
si era fatta largo
tra le pieghe
dei miei sentimenti.

11 marzo 2002

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Apocalypse/Rivelazione © Paula Becattini

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Florence remember

Io me lo ricordo ancora, eppure lo ricordo…
Quel sole pieno di luce inondare la cucina.
Quello sbattere con la forchetta acqua e farina, lentamente, come al rallentatore.
Flop… flop…
E gli occhi di mia madre, languidi e leggermente socchiusi perché mai portava gli occhiali, nonostante la miopia.
Me lo ricordo ancora…
L’arte del proceder cauti per ottenere crema di velluto.
«Il trucco è metterci un po’ di bicarbonato…»
Flop… flop… ancora un po’ d’acqua.
«E fare pezzi piccoli…»
Io la guardavo dal basso dei miei dieci anni.
Non l’aiutavo, ma osservavo attentamente ogni gesto, finché non mi chiedeva d’infarinare.
Fatto questo, immergevo i pezzi ad uno ad uno nella pastella.
E mi soffermavo sul lento sprofondare e l’avvolgere della crema la bianca carne, come l’ultimo abbraccio di due innamorati.
«Ora il tutto deve riposare…»
Con religioso silenzio, la zuppiera veniva riposta in frigo.
E poi il gioco fino a quando il profumo non risvegliava la fame!
Una corsa alla tavola… ed era lì, fumante, perché andava mangiato caldo, con i tondoni e le verdurine.
La ricetta del coniglio fritto, quella del nonno che io ho conosciuto solo una volta tanto tempo fa, me la ricordo ancora e la porto con me nel cuore.
E con lei mia madre, che mi ha trasmesso sensazioni ed emozioni, oltre la passione di gioire e creare tra i fornelli.

25 marzo 2007

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Florence remember © Paula Becattini

Brucia il fuoco

Non c’è, non c’è bocca più calda
di quella volutamente allontanata.
Ti rende inerme, indifesa
come rosa recisa che reclama linfa.
E brucia, brucia fin nelle viscere
quando lembo su lembo esplode,
petali rossi di passione, baci strappati
per dichiararsi eterno amore.
Un attimo l’attimo di follia
nel paradosso logico di un addio,
per congelare momenti unici,
uno, cento e mille che furono.
Non c’è, non c’è spiegazione,
se non quella che t’amo ancora
e sempre come la prima volta
la mia bocca si avvicina alla tua.
Densi i profumi, gli aromi,
i vapori inebrianti seducenti.
Non svaniranno facilmente
trattenuti tra le labbra assetate.
E brucia, brucia sempre il fuoco
dell’eccitazione di te e me uniti…

20 aprile 2011

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Brucia il fuoco © Paula Becattini

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O forse no…

Due sedie da giardino*

C’è una panchina nel mio giardino
proprio tra gli ulivi
ed è in ghisa con la spalliera decorata
e la calda seduta.
C’è un panchina nel mio giardino
e non so come vi è arrivata
ma la cosa strana è che vi siede
una vecchina magra magra
che guarda lo spicchio di cielo
tra le fronde degli ulivi.
Sotto il sole e la pioggia,
di giorno e di notte,
c’è una panchina nel mio giardino.
O forse no, ma io la vedo.
Forse la vecchina aspetta qualcuno
ed io mi chiedo:
perché nel mio giardino?

C’è una panchina nel mio giardino.
O forse no, sono solo due sedie.
In una c’è sempre la vecchina.
L’altra è disperatamente vuota…

19 aprile 2011

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O forse no… © Paula Becattini

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La tua prigione

Dimentica che t’amo.
Dimentica i miei giorni
uguali e vuoti senza te.
Dimentica che t’amo
e vivi finalmente libero.
Il vibrare del fianco
sarà solo fremito silenzioso
che ti accarezzerà in sogno
e ricordo di un tocco
che mai più tornerà vero.
Ma dimentica che t’amo
e lontano il tramonto
non piangerà fuoco,
straziante bagno di versi
e catene invisibili.
Non più riflesso iride con iride
nella penombra di un letto
ma solo tiepida assenza
mentre abbracci il cuscino.
Dimentica che t’amo.
E vivi libero come desideri.
Ma dimentica che t’amo
anche quando con amore
ricorderai che mi ami,
altrimenti sarò sempre
e comunque la tua prigione.

18 aprile 2011

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La tua prigione © Paula Becattini

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La Val di Cornia a Firenze: concludendo

Si è concluso ieri sera l’evento organizzato dall’AIS (Associazione Italiana Sommelier) dedicato ai vini della Val di Cornia, tenutosi presso l’AC Firenze Hotel. L’affluenza è stata veramente tanta e costante dalle ore 15 fino alle 20 di sera.
Sedici le aziende presenti e tutte interessanti: Banti, Bulichella, Casadei, La Fralluca, Giomi-Zannoni, Gualdo del Re, Incontri, Macchion dei Lupi, Petra, Rigoli, Rubbia al colle-Muratori, San Giusto, Sant’Agnese, Sasso Orlando, Terradonnà e TuttiSanti.

Curiosità & Consigli (ma molto personali…)
Per una come me, che si affaccia ora in questo vasto mondo del vino con un approccio più serioso e didattico rispetto al passato, non mancano certe “novità”.
Una di queste è il Barricoccio® ideato dalla Tenuta di Rubbia al Colle a Suvereto, nel quale è stato affinato il Rumpotino (annata 2004), Sangiovese Doc.
Si tratta di un contenitore in terracotta della stessa forma e dimensione di una barrique di legno, rifacendosi alle giare d’argilla degli Etruschi e dei Romani considerate il materiale più idoneo alla conservazione del vino.
La scelta di affinare il vino nel Barricoccio® pare sia esclusivamente per una questione tecnica: totale assenza di scambio vino/ossigeno a causa delle pareti vetrificate e impermeabili e nessuna cessione di tannini da parte del legno della barrique.
Il risultato: un vino più fresco, dal gusto autentico, non legnato, più giovane e salubre per la minore presenza di solforosa.
Lascio a voi il piacere di ricercare il Rumpotino e degustarlo; poi magari, se interessati, sono aperta a un confronto, in quanto qualche dubbio in bocca me lo ha lasciato, ma… De gustibus non disputandum est!
Ho trovato interessante l’Ildobrandino, Vermentino in purezza, dell’Azienda Agricola Incontri di Suvereto. Questa piccola azienda biologica ottiene i vini con fermentazione naturale, affinandoli in contenitori di acciaio, di cemento vetrificato o anche barrique di legni vari. Il loro sogno è quello di “creare un vero organismo agricolo dove tutto è in armonia ed equilibrio, dove ogni essere vivente sia vegetale che animale è a proprio agio, un’agricoltura naturalmente sostenibile”. E noi ce lo auguriamo!
Altra azienda che mi ha trasmesso la propria passione per la viticoltura tramite il giovane Giovanni è l’Azienda Agricola Sangiusto sita in Loc. Salivoli (Piombino). Il suo Igt Toscana Vermentino viene ottenuto con metà del vino la cui fermentazione malolattica avviene in barrique e successivo affinamento in barrique di rovere.

Due parole sulla Val di Cornia
La Val di Cornia si estende tra la Meremma Livornese e la Maremma Grossetana. Include il territorio comunale di Piombino e di San Vincenzo lungo la fascia Costiera e i comuni di Campiglia Marittina, Suvereto, Sassetta, Monteverdi Marittimo nell’entroterra.
Il clima della Val di Cornia è particolarmente mite nelle zone costiere, con precipitazioni, comprese tra i 600 mm annui, che tendono a concentrarsi in primavera e autunno; mentre nell’entroterra tendono ad aumentare le escursioni termiche e le precipitazioni.
La zona di produzione Doc della Val di Cornia parte dalla costa antistante l’Isola d’Elba e s’inoltra verso l’interno fino al comune di Sovereto, il quale include la denominazione di zottozona “Val di Cornia-Suvereto”.
Il terreno mediamente argilloso e ricco di minerali di questa zona caratterizza la struttura dei vini prodottovi, sia bianchi che rossi, di qualità mediamente buona. Non manca una varietà di vitigni sia locali che internazionali.
Val di Cornia Doc: per il bianco Trebbiano toscano (min. 50%), Vermentino bianco (min. 50%), Vermentino (min. 85%), ammessi altri max 20%; per il rosso Sangiovese (min. 50%), Cabernet Sauvignon e/o Merlot (max 50%), Ciliegiolo (min. 85%), ammessi altri max 20%; per il rosato gli stessi del rosso; per il passito Ansonica (min. 85%) e Aleatico passito (100%); per il Superiore riserva Cabernet Sauvignon (min. 85%), Merlot (min. 85%) e Sangiovese (min. 85%).
Sottozona Val di Cornia-Suvereto: per il rosso Cabernet sauvignon (min 50%), Merlot (max 50%), ammessi altri max 10%; Cabernet Sauvignon (min. 85%), Merlot (min 85%), Sangiovese (min. 85%).
I rossi, ben strutturati e con una buona predisposizione all’affinamento e a lunghi periodi di maturazione, hanno corpo, tannini eleganti, buona sapidità e morbidezza.
I bianchi, dal colore giallo paglierino vivace, hanno profumi intensi e fruttati, sapore secco e buona freschezza.

18 aprile 2011

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La Val di Cornia a Firenze: concludendo © Paula Becattini