Ultima

Chenini

Chenini*

A cosa è servito
attraversare l’antico mare
per arrivare a Chenini?

Chenini, Chenini…
arroccato sotto l’azzurro
hai sentito i nostri passi.

Ancora una volta
mischi sentimenti contrastanti
e lasci che sia il tempo
lentamente a consumarli
come le mura degli ksour
dal vento della valle.

Chenini, Chenini…
tu sapevi bene
che sarei stata tradita.

Ed ora la tua musica berbera
coi tamburi e le grida
mi attanagliano il ventre.
Ma solo per un attimo,
ché dovrò pur riprendere
il mio cammino.

Chenini (Tunisia), 15 agosto 2010

7 dicembre 2010

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Chenini © Paula Becattini

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Io, seminomade nell’impressioni

Chi scrive, a volte, non sa il perché…
Nell’inconscio elabora “un testo che alla fine sappia più di lui, che rappresenti una fonte di sorpresa, di curiosità, che non lo deluda alla rilettura, ma che anzi riveli significati nascosti che non poteva prevedere…”
Un testo anche non degno di un Premio Pulitzer, ma che appartiene più di quanto si creda.
È quel che mi è accaduto stamani – e che non mi ha abbandonata per tutto il giorno – leggendo il breve post su Libereditor’s Blog dal titolo Invenire, trovare, scoprire, facendomi “rileggere” questa mia molto acerba… tuttavia mia, fin nel profondo

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Di forma in forma,
di colori in suoni,
per necessità o per amore,
per natura o ispirazione,
io, seminomade
assetata e affamata,
congelo attimi
in immagini verbali
e catturo luce in fotogrammi
senza tempo,
a introspezione di un mio essere
universale,
lasciandomi trasportare
dalla brezza di sensazioni
che andrebbero
altrimenti perse.

Io, seminomade
assetata e affamata,
so attraversare deserti
che ti appartengono
e accompagnarti
in valli rigogliose
senza che mi conosca.
Assetata e affamata,
lascio mille luoghi
per poi riviverli
giorno dopo giorno,
coscente di averli dentro
come un universo imploso
e che esplode
nel momeno in cui
faccio dono di me,
del mio essere
seminomade nell’impressioni.

Ma in questo andare
mai trovo pace:
per amore
abbandono terre
al richiamo di un canto
di sangue e sudore
per poi tornare.
E scrivere,
a modo mio,
poesia…

28 dicembre 2008

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Io, seminomade nell’impressioni © Paula Becattini

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Innesto amoroso

Vite-ad-alberello*

Come radici affondasti le dita nel mio ventre.
T’aggrappasti dondolando incerto
lasciando la tua linfa unirsi alla mia fibra.

Quale stagione potrà mai denudarci di sì tale piacere?
Ai tuoi piedi sono cresciuta lasciando sciogliere la neve.

E ho sfiorito e rifiorito caparbiamente
conquistando ogni giorno un pezzetto di cielo,
elargendo frutti, apprezzando in pieno le stagioni.

Quel susseguirsi di gioie e dolori, di ostacoli e umori…
Ed io sono ancora qui, con le mie braccia aperte,
con lo sguardo ridente sul tuo libero andare.

Ché ora so il mio Amore essere per la vita
e per la bellezza e la dolcezza che sento avere.

1 febbraio 2007

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Innesto amoroso © Paula Becattini

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Sorvola silenziosamente la valle

Alcuni simboli di femminilità*

Allora come ora – come ogni giorno, ma in questo intensamente – ricordo con dolcezza la mia mamma e tutto quel che mi ha trasmesso.
L’amore per la vita e per le belle cose; il piacere di leggere e scrivere poesia; il sensuale ritule di prender cura del proprio corpo; l’importanza del portamento e dell’eleganza; la necessità della bontà e della forza d’animo.
Grazie mamma. Ti voglio bene…

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Sorvola silenziosamente la valle
e scivolami a fior di pelle:
sono fragile come crisalide
ma la tua presenza ancora permane.

Tra un po’ cambierò pensieri,
riempirò le ore meccanicamente.
Attraverserò sola il paese sorridendo
in una domenica finalmente calda.

Una voce in lontananza mi chiamerà
scuotendo brividi lungo la schiena
e lungo la scia di umida bocca
una sciocca domanda alla risposta
tornerà indietro come un’infinita eco
perdendo tintinnanti perle di saggezza
e lacrime zuccherose di amore riposto.

“E tu, come stai?”
“Mi manchi, mamma…”
Sorvola silenziosamente la valle
che il sole mi ricorda il tuo sorriso…

8 maggio 2009

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Sorvola silenziosamente la valle © Paula Becattini

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Pulvis

Come pulviscolo
vapore che sale
particelle eteree
ovunque disperse
a poco a poco
svanire nel nulla
lasciando solo
un lieve aroma
di vaniglia e cannella
così vorrei che tu
mi trattenessi
tra le pieghe
di un bel ricordo
che fu
il nostro amarci
sfidando il mondo.

3 settembre 2009

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Pulvis © Paula Becattini

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Curiosità
Vaniglia e cannella sono due spezie che amo molto nelle alchimie culinarie e ricorrono spesso nelle mie poesie.
Molto apprezzate dall’universo femminile, le loro essenze vengono impiegate in profumeria e in cosmetica.
La cannella ha un aroma secco e pungente che dona una nota speziata alla vaniglia che ha invece toni aromatici caldi, avvolgenti che danno una sensazione di benessere e rilassamento, stimolando allo stesso tempo allegria e buon umore.
Inoltre la vaniglia è una varietà di orchidea, ha proprietà stimolanti, antisettiche ed è altamente… afrodisiaca!

Una questione di fisica

Più e più volte sono morta
con la coscienza sporca
di chi spregia la vita.
Un defluire lentamente
sparpagliandosi nell’etere
come vapore evanescente.

Invece il mio respiro
appanna ancora il vetro
ed osservo il pulsare
il magico condensare
lo svanire di un alone
doloroso e trasparente.

Voglio respirare amore.
Alitare su tutti gli specchi.
Lasciare un segno chiaro
come bimbo curioso
che scopre il mondo
attraverso magico gioco.

Non morirò più…
Solidificata dall’impotenza
non bramerò più la fine
perché ho disciolto
al giusto punto di fusione
la gioia di guardare oltre.

Una questione di fisica.
Un processo reversibile
che non sapevo di avere
che terrò dentro me
fin quando renderò infinito
il mio amore per te.

Non siamo altro
che lo specchio
delle proprie paure.

Ed io vi alito ancora
col sorriso di chi
ha ingannato il “morire”…

23 settembre 2008

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Una questione di fisica © Paula Becattini

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AIS Toscana – Locandina evento Barolo 2011

Evento AIS - Il Barolo a Firenze*

Committente
AIS Toscana – Delegazione Firenze

Locandina
Evento “Il Barolo a Firenze”
F.to A4

4 maggio 2011

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Creativo Paula Becattini

Birra: schiuma sì, schiuma no?

Birra in un pub di Parigi*

Soddisfatta di ciò che ho imparato al corso da Sommelier di primo livello, l’altra sera, aperitivo in casa, servo come mi è stato insegnato la birra ai miei amici.
Ed ecco che decisa, d’alto, faccio cadere la birra nel bicchiere, formando una bella schiuma densa. Mi fermo in tempo affinché non fuoriesca.
Attendo un po’ in modo che il livello scenda e poi, piano piano, completo l’operazione aggiungendo altra birra.
Tre bella dita di schiuma, dalla forma tondeggiante e molto persistente.
«Che si serve così la birra?!?»
Un po’ imbarazzata (ma non troppo) rispondo con un filo di voce: «Sì.»
Scrollatina di spalle da parte di A.
«La schiuma ha due funzioni: primo, sostiene i profumi; secondo, fa sì che la birra non si ossidi.»
Proseguo l’operazione con altri bicchieri.
È vero che stavo offrendo una birra ad alta fermentazione – per la quale in molte nazioni la schiuma è un optional, anzi in Inghilterra è addirittura un difetto – ma la stavo servendo fredda. In generale questo tipo di birra va spillata a temperatura cantina e servita piatta.
Ok, uno a zero per A.
Prosegue la degustazione.
«Questo tipo di birra non mi entusiasma. Preferisco le chiare.»
Ti accontento subito. Eccoti una bella birra bionda a bassa fermentazione e per giunta italiana!
«Se non ti dispiace me la servo da solo: la desidero senza schiuma. Ecco, così.»
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Intimi Racconti di Viaggio – #1

Il racconto Muto

Martina Uras ha finalmente presentato nel suo blog Due Torri e Nuraghi il progetto Racconto Muto.
Già presente in ambito teatrale – dove viene chiesto di “fare” qualcosa in scena, una qualsiasi, in libertà, istintivamente e senza parlare –, l’intento di Martina è quello di trasportarlo in fotografia.
A cadenza di un mese (per il momento) posterà delle fotografie che, per animarsi, avranno bisogno di scrittori, semplici appassionati o anche solo curiosi, i quali osservando le foto metteranno alla prova la loro creatività, costruendo un proprio racconto di viaggio tramite un commento al post.
Il commento potrà essere in prosa o poesia e sarà il frutto delle emozioni/sensazioni provate nell’osservare le fotografie.
Ecco il primo post fotografico:

Intimi Racconti di Viaggio: “Il volo dei ricordi nel giardino degli eletti”

Non potevo non annunciarlo!
E con piacere ho dato il via!
Brava Martina! È proprio una bella iniziativa.
Ecco il mio contributo.
Per l’associazione poesia/foto, ovviamente, visitate il blog Due Torri e Nuraghi

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Il volo dei ricordi

Ode il vento
sussurrar sospiri
un freddo mattino
d’inverno
e per catturarne
il senso
vaga vaga
tra le nuvole e il cielo
gioca con i rami
e le foglie
tocca fresche lenzuola
tra i fili tese
solleva polvere
accarezza visi
scuote porte chiuse
fin quando stanco
rimane catturato
brezza primaverile
tra i giochi di bimba
in un giardino magico
incantato dal sussurrar
di mille ricordi
fino al tramonto
dondolando.

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Il volo dei ricordi © Paula Becattini

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Fanciullezza rubata

Fiore violato*

Cade la goccia nella bacinella d’acqua
e timidamente ne cade un’altra:
è rotto il silenzio che aleggia nella stanza.

La porta è aperta, la finestra sul cortile pure
e, con un guizzo di vampa inaspettato,
si alza la tenda e la bianca veste dal pube.

Il fresco delle lenzuola tu lo senti ancora:
come quella macchia rossa, papavero schiuso
colto in te purtroppo in tempo prematuro…

22 maggio 2008

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Fanciullezza rubata © Paula Becattini

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Maggio Musicale: come diventar “Verdi” alla prima

Ebbene, lo ammetto: erano decenni che non andavo al Comunale.
E mai a una prima.
Quando ieri sera – congiuntura astrale favorevole – mi è capitata l’occasione di dire “sì” a un invito all’Aida di Giuseppe Verdi, che avrebbe aperto la settantaquattresima edizione del Maggio Musicale Fiorentino, nonostante varie difficoltà logistiche, non ci ho pensato due volte.
Solo un’ora… un’ora di tempo per trovare una baby sitter, pensare alla cena, darmi una sistematina, indossare finalmente quel bellissimo abito da sera nero in seta e code d’organza e i fini sandali tacco a spillo 12, acquistati entrambi l’anno prima e mai indossati se non si fosse prospettato un evento di tal portata…
Insomma, non potevo mancare!
Tutto calcolato. Perfetto anche l’orario d’inizio – 19,30 – in quanto mi son ritrovata come Cenerentola, che a mezzanotte doveva essere di nuovo a casa.
Partiamo da Reggello alle 18 in punto.
Una volta arrivati a teatro, presi i biglietti e saliti in 2a Galleria, abbiamo pure trovato il tempo di farci un aperitivo con stuzzichino.
Sono raggiante, impaziente, un po’ emozionata, imbarazzata forse (ma al mio fianco c’è chi m’incoraggia sussurandomi che sono bellissima) e, nel mentre osservo lo spicchio di torta salata offertomi, mi dico: “Oh, vedi… che bella tonalità di verde: sono asparagi…”
Verde, verdino, verdognolo…
Le luci incominciano ad abbassarsi e tornare.
Primo segnale… tra dieci minuti inizia lo spettacolo.
Ci avviamo ai nostri posti: fila C, numeri 31 e 33.
Una volta sistemati, ci guardiamo intorno. Il teatro pulsa ma non è pieno.
Tanti gli stranieri: americani, tedeschi, giapponesi, australiani.
Ho acquistato il libretto e così ne approfitto per dargli un’occhiata.
Penso che un po’ di ritardo ad una prima sia “normale”, ma mezz’ora?
A un certo punto il sipario si muove. Applaudiamo.
Spunta fuori un giovinotto che incomincia a scusarsi. Il sindaco Renzi?!?
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