Fanciullezza rubata
Cade la goccia nella bacinella d’acqua
e timidamente ne cade un’altra:
è rotto il silenzio che aleggia nella stanza.
La porta è aperta, la finestra sul cortile pure
e, con un guizzo di vampa inaspettato,
si alza la tenda e la bianca veste dal pube.
Il fresco delle lenzuola tu lo senti ancora:
come quella macchia rossa, papavero schiuso
colto in te purtroppo in tempo prematuro…
22 maggio 2008
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Fanciullezza rubata © Paula Becattini
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Maggio Musicale: come diventar “Verdi” alla prima
Ebbene, lo ammetto: erano decenni che non andavo al Comunale.
E mai a una prima.
Quando ieri sera – congiuntura astrale favorevole – mi è capitata l’occasione di dire “sì” a un invito all’Aida di Giuseppe Verdi, che avrebbe aperto la settantaquattresima edizione del Maggio Musicale Fiorentino, nonostante varie difficoltà logistiche, non ci ho pensato due volte.
Solo un’ora… un’ora di tempo per trovare una baby sitter, pensare alla cena, darmi una sistematina, indossare finalmente quel bellissimo abito da sera nero in seta e code d’organza e i fini sandali tacco a spillo 12, acquistati entrambi l’anno prima e mai indossati se non si fosse prospettato un evento di tal portata…
Insomma, non potevo mancare!
Tutto calcolato. Perfetto anche l’orario d’inizio – 19,30 – in quanto mi son ritrovata come Cenerentola, che a mezzanotte doveva essere di nuovo a casa.
Partiamo da Reggello alle 18 in punto.
Una volta arrivati a teatro, presi i biglietti e saliti in 2a Galleria, abbiamo pure trovato il tempo di farci un aperitivo con stuzzichino.
Sono raggiante, impaziente, un po’ emozionata, imbarazzata forse (ma al mio fianco c’è chi m’incoraggia sussurandomi che sono bellissima) e, nel mentre osservo lo spicchio di torta salata offertomi, mi dico: “Oh, vedi… che bella tonalità di verde: sono asparagi…”
Verde, verdino, verdognolo…
Le luci incominciano ad abbassarsi e tornare.
Primo segnale… tra dieci minuti inizia lo spettacolo.
Ci avviamo ai nostri posti: fila C, numeri 31 e 33.
Una volta sistemati, ci guardiamo intorno. Il teatro pulsa ma non è pieno.
Tanti gli stranieri: americani, tedeschi, giapponesi, australiani.
Ho acquistato il libretto e così ne approfitto per dargli un’occhiata.
Penso che un po’ di ritardo ad una prima sia “normale”, ma mezz’ora?
A un certo punto il sipario si muove. Applaudiamo.
Spunta fuori un giovinotto che incomincia a scusarsi. Il sindaco Renzi?!?
(altro…)
D’amore e note
Sergej Rachmaninov sosteneva che la musica è “Sorella della poesia e figlia della tristezza”
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Vorrei ancora una volta
rincorrer le mie note
su scale di bianchi e neri
a ricordar di come
le dita danzavano leggere.
Pizzicate, staccate,
legate tra loro,
arpeggi che salgono
e discendono lievemente.
Vorrei ancora una volta
trovare il coraggio,
scoprire che
non ho dimenticato
come si legge uno spartito.
E in questa strana sera
sedermi di fronte a te,
ascoltare il mio cuore,
attendere il divenire:
quel qualcosa che spinge
a cercare il piacere
di lasciarsi andare
a una toccata e fuga
ma solo per amore.
Non ho mai smesso di amarti,
né lo farò ora.
Devo solo ritrovarmi,
anche se il tempo ha indurito
queste mie dita
che desiderano essere
sempre e solo la tua musica…
31 dicembre 2008
2° premio sez. Tema libero – Premio di Poesia 2009 “Raffaello Cioni” VII ed.
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D’amore e note © Paula Becattini
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O3 – Ossigeno Ozono Terapia
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Committente
Dott. Francesco Iannò (Reggello – Firenze)
Coordinato
Creazione marchio O3 – “Ossigeno Ozono Terapia”
Creazione logo O3 – “La molecola del benessere”
Editing, supervisione e coordinamento delle realizzazioni editoriali e web
Consulenza e ricerca immagini
Progettazione e impaginazione biglietti da visita, pieghevoli illustrativi e manifesti
Progettazione struttura e grafica sito web www.ozonosalute.it
marzo 2007 – luglio 2009
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Creativo Paula Becattini
Medusa
Dolce antica sposa del mare,
incanta la tua danza nuziale
e i tuoi veli volteggiare.
Verso la luce lo sguardo sale.
Il passato, il presente, il futuro: ormai non hanno più senso.
Si è persa la memoria. I ricordi vengono semplicemente archiviati.
Niente ci turba. Tutto ha una regola e tutto regolarmente scorre.
La mente, quasi vuota e libera da interferenze, vive ogni momento come singolo e il domani è programmato fin dall’inizio.
Anche chi scrive è stato predisposto per farlo, in questo preciso istante e per i giorni a venire, affinché gli eletti sappiano e niente vada perso.
Primo: osservare.
Secondo: registrare.
Terzo: non interferire.
La chiamano “medusa” ed è l’ultima della sua specie.
Mentre una èquipe di scienziati ne studia alimentazione, comportamento e riproduzione, io devo recarmi tutti i giorni, in turni predisposti, alla grande vasca ovale. Il lungo corridoio che la circonda è spoglio, tranne le postazioni dei computer che sono quattro e tutte a mia disposizione.
Posso solo osservare dal perimetro.
La vasca è al coperto. Ambientazione e luci imitano in modo straordinario l’ambiente naturale di questo animale.
Guardo attraverso il vetro: non scorgo niente. È probabile che ci vorranno ore, forse giorni prima che la veda.
A intervalli regolari sono posti lungo la parete della vasca degli oblò-lenti, che permettono di vedere a distanza attraverso l’acqua e con un ingrandimento del 10x. Ogni tanto mi affaccio ad uno di questi: niente.
Attendo. Non posso fare altro.
Sono trascorsi quattro giorni e oggi, alle 6am, ho intravisto in lontananza per la prima volta la sua ombra: indefinita, scura, immobile, tranne i tentacoli.
Il contatto è durato 4 minuti.
El Rìo
L’attraversi
e ti stupisce l’assenza di corrente,
come donna denudata del suo canto,
di un fluire d’anima dalla stagione incerta,
deviato lontano dalla propria essenza.
Ma tra le sponde,
che han visto luccicare i tuoi occhi,
risuonano ora infinite grida,
riempiendo nuovamente
lo scorrere inesorabile del tempo.
La nuova stirpe di València.
4 settembre 2008
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El Rìo © Paula Becattini
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Passione 2011
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L’attesa ha sua bellezza anche nel dolore
fin quando speranza bagna e avvolge
morbidamente come sudario.
E dal calvario solo amore.
25 aprile 2011
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Passione 2011 © Paula Becattini
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Il bacio infinito
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Il tempo vide
schiudersi la rosa
e l’aroma di una fessura
tendersi con lentezza.
Vide due mani raccoglierla
avvicinandola al viso,
quei petali vellutati
inebrianti il riso.
E il tempo, fermandosi,
imprigionò il lambire,
eccitato e invidioso
regalando
un bacio infinito.
18 luglio 2008
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Il bacio infinito © Paula Becattini
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Apocalypse
Ce soir, mes certitudes
ont le goût amer des fruits verts.
Jamais avant aujourd’hui,
cette perception est pénétré
dans les plis de mes sentiments.
Traduzione dall’italiano al francese di “Rivelazione”
1 ottobre 2010
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Rivelazione
Le mie certezze stasera
hanno il sapore amaro
di un frutto acerbo.
Mai prima d’ora
tanta chiarezza
si era fatta largo
tra le pieghe
dei miei sentimenti.
11 marzo 2002
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Apocalypse/Rivelazione © Paula Becattini
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Florence remember
Io me lo ricordo ancora, eppure lo ricordo…
Quel sole pieno di luce inondare la cucina.
Quello sbattere con la forchetta acqua e farina, lentamente, come al rallentatore.
Flop… flop…
E gli occhi di mia madre, languidi e leggermente socchiusi perché mai portava gli occhiali, nonostante la miopia.
Me lo ricordo ancora…
L’arte del proceder cauti per ottenere crema di velluto.
«Il trucco è metterci un po’ di bicarbonato…»
Flop… flop… ancora un po’ d’acqua.
«E fare pezzi piccoli…»
Io la guardavo dal basso dei miei dieci anni.
Non l’aiutavo, ma osservavo attentamente ogni gesto, finché non mi chiedeva d’infarinare.
Fatto questo, immergevo i pezzi ad uno ad uno nella pastella.
E mi soffermavo sul lento sprofondare e l’avvolgere della crema la bianca carne, come l’ultimo abbraccio di due innamorati.
«Ora il tutto deve riposare…»
Con religioso silenzio, la zuppiera veniva riposta in frigo.
E poi il gioco fino a quando il profumo non risvegliava la fame!
Una corsa alla tavola… ed era lì, fumante, perché andava mangiato caldo, con i tondoni e le verdurine.
La ricetta del coniglio fritto, quella del nonno che io ho conosciuto solo una volta tanto tempo fa, me la ricordo ancora e la porto con me nel cuore.
E con lei mia madre, che mi ha trasmesso sensazioni ed emozioni, oltre la passione di gioire e creare tra i fornelli.
25 marzo 2007
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Florence remember © Paula Becattini
Brucia il fuoco
Non c’è, non c’è bocca più calda
di quella volutamente allontanata.
Ti rende inerme, indifesa
come rosa recisa che reclama linfa.
E brucia, brucia fin nelle viscere
quando lembo su lembo esplode,
petali rossi di passione, baci strappati
per dichiararsi eterno amore.
Un attimo l’attimo di follia
nel paradosso logico di un addio,
per congelare momenti unici,
uno, cento e mille che furono.
Non c’è, non c’è spiegazione,
se non quella che t’amo ancora
e sempre come la prima volta
la mia bocca si avvicina alla tua.
Densi i profumi, gli aromi,
i vapori inebrianti seducenti.
Non svaniranno facilmente
trattenuti tra le labbra assetate.
E brucia, brucia sempre il fuoco
dell’eccitazione di te e me uniti…
20 aprile 2011
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Brucia il fuoco © Paula Becattini
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O forse no…
C’è una panchina nel mio giardino
proprio tra gli ulivi
ed è in ghisa con la spalliera decorata
e la calda seduta.
C’è un panchina nel mio giardino
e non so come vi è arrivata
ma la cosa strana è che vi siede
una vecchina magra magra
che guarda lo spicchio di cielo
tra le fronde degli ulivi.
Sotto il sole e la pioggia,
di giorno e di notte,
c’è una panchina nel mio giardino.
O forse no, ma io la vedo.
Forse la vecchina aspetta qualcuno
ed io mi chiedo:
perché nel mio giardino?
C’è una panchina nel mio giardino.
O forse no, sono solo due sedie.
In una c’è sempre la vecchina.
L’altra è disperatamente vuota…
19 aprile 2011
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O forse no… © Paula Becattini
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