Poesie

Procedo

Arezzo: un pomeriggio, dopo la pioggia

*

Mi vedo sola camminare
in una piazza lastricata di pietre antiche;
e i miei passi sono silenziosi,
ma lo sguardo alto, dritto e fiero
di nobildonna che procede al patibolo.

Lo scorrere del tempo
appartiene a chi non cede alla paura
ed io sono a metà strada:
il sole picchia su quelle pietre
e ne raccolgo tutto il calore.

Ti ho amato, ti ho amato!
Parole marchiate a sangue sulla pelle.
Adesso mi concedo un giro
allargando le braccia al cielo
aprendo poi il petto e le nari all’aere.

Mi concedo un volo
sulle note di dolci violini e chitarre;
prima della fine del viaggio
t’incontrerò una volta ancora
col sorriso sulle mie umide labbra.

E non sarai lo stesso.
Ti regalerò freschi bouquet di viole;
primízie dai sapori nuovi;
meraviglia di arcobaleni chiari;
morbido velluto da abbracciar la notte.

E poi chissà…
lungo il cammino ti perderò ancora.
I miei passi sono silenziosi,
ma lo sguardo alto, dritto e fiero.
Non mi volto indietro: procedo…

31 maggio 2008

*

Procedo © Paula Becattini


Zenith (tautogramma con la Z)

Zittisciti zigana!

Zittisci zefiri
zinna zuccherosa,
zendado zifrinato,
zibellino zompante.

Zitta, zigana.

Zargagliando
zelante zillo,
zufolo,
zampillo.

Zigana…

13 novembre 2009

*

Zenith © Paula Becattini

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Il tautogramma è un tipico gioco linguistico, un testo o un componimento poetico nel quale tutte le parole hanno la medesima lettera iniziale.
Rappresenta per certi versi l’inverso del lipogramma, in cui non può essere usata una determinata lettera.
Tautogramma famoso è «Veni, vidi, vici» (Venni, vidi, vinsi), messaggio con cui Cesare comunicò al Senato la sua vittoria su Farnace re del Ponto: esprime in modo perfetto quanto rapida e facile fu stata quell’impresa.
Altro tautogramma celeberrimo – un verso del poema epico Annales del poeta Ennio (239-169 a.C.) – è «O Tite, tute, Tate, tibi tanta, tyranne, tulisti» (O re Tito Tazio, quanti travagli hai tu dovuto sopportare): tutte le parole iniziano con la lettera T, salvo il vocativo O.
Per restare in tema poetico, ecco invece un sonetto di Luigi Groto, poeta e drammaturgo italiano (1541-1585) detto il “Cieco d’Adria”, ove le iniziali iniziano tutte con la D.
Trattasi di un tautogramma d’amore dedicato da Groto a Deidamia.

Donna da Dio discesa, don divino,
Deidamia, donde duol dolce deriva,
Debboti donna dir, debbo dir diva,
Dotta, discreta, degna di domino?

Datane da destrissimo destino,
Destatrice del dì dove dormiva,
Delle doti donateti descriva
Demostene, dipingati Delfino.

Distruggemi dolcissimo desio
Di divolgarti, disperol dapoi
Diffidato dal dur depresso dire.

Dunque dache dicevol detti Dio
Dinegami, discolpami; dipoi
Dimostra di degnarti del desire.

Luigi Groto


Apnea

Particolare della rete di una porta da calcio*

Trattenere il respiro al limite
per poi riprender fiato
e sentire il pulsare delle vene
del cuore a fior di pelle
con un timore che sale.

Ascoltare il silenzio
di pensieri impazziti
e ancora tornare in apnea
nella speranza di calmare
l’agitazione interna.

Altro non è che desiderio
voglia di vivere immensa.

A te bimbo ormai grande
sembrano un’eternità
quella manciata di secondi
che separano la concentrazione
dal tuo calcio di rigore.

Potresti sbagliare, lo sai…
ma adesso conti soltanto tu
che sembri Inzaghi
ed alzi lento il piede
con lo sguardo in porta.

Lo scatto sicuro
nessuno se lo aspettava…

30 giugno 2009

*

Apnea © Paula Becattini

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Portami al mare

Spiagge Bianche (Rosignano Solvay)*

Con debole sguardo
sorrido al mio vagare
senza tregua notturna,
alla ricerca di brezza
nella calura di casa
pur sapendo che fuori
troverei la luna
e forse un po’ d’aria
a calmar l’agitazione.
Non è forse paura?
Ma paura di cosa?
a far sì che la chiusura
sempre più serrata,
circoscritta a una stanza,
e l’umore basso
senza desiderio alcuno
mi fa sembrare fantasma
che vaga, vaga col pensiero.
Saranno la passione, l’afa,
i temporali tropicali,
il poco lavorare,
la crisi di un’epoca strana…
Non riesco a creare
un che di sensato
in questa estate,
se non quest’eco urlato:
“Portami al mare,
portami al mare
a far l’amore”.

6 luglio 2009

*

Portami al mare © Paula Becattini

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Fosse stato

Nuvole nel cielo d'Olanda*

Fosse stato un respiro rubato
a far sollevare il petto
e con il battito fermo
fosse mancato anche il sorriso,
il tremore delle mani dallo stupore
avrebbe accarezzato il tuo viso
e il profumo sollevato
con lieve movimento.

Fosse stato un bacio e niente più
per godere dell’infinito,
avrei annientato il tempo,
invece d’imprigionarlo
e imprigionarmi ancora una volta
tra le spire di un cuore
che pulsa forte alle tempie.

Ma non ho parole se non scritte
per un silenzio consolatorio
e d’amore amato ancora.

18 luglio 2011

*

Fosse stato © Paula Becattini

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Sola

Palloncino frenato per fotografia aerea*

Della solitudine
mi bastano i silenzi
raccolti nella sera
tra pensieri e parole
Solitudine interiore
che schiaccia e spreme
succo vitale
Ma l’esser sola
lascia il frigo vuoto
e troppo tempo libero
per amarsi
Di quale amore
io mi cibi
è poi tutt’altra cosa…

28 agosto 2011

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Sola © Paula Becattini

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Una curiosità
Non avevo mai visto all’opera un fotografo con un palloncino.
E mai avrei immaginato in Belgio!
Ma ciò ha stuzzicato la mia curiosità.
Questo franchising in particolare (individuato sul web al primo colpo qui!) – che dice di raggruppare i migliori fotografi in materia – cerca partner sul territorio italiano…
Che ne dite? Ci faccio un pensierino?


La poetica Leiden: finché m’ami…

Leiden e le sue poesie*

Wikipedia ormai ti dice tutto, ma non sempre puoi consultare Wikipedia.
E così capita per caso di scoprire sui muri delle case nel centro storico di Leiden (Leida in italiano), ridente città dei Paesi Bassi nell’Olanda Meridionale, brani e poesie in lingua originale di poeti famosi, da Orazio a Eugenio Montale.
Stamani, riguardando le foto e ripensando a quanto è carina con i suoi canali, mi sono chiesta: «Quale delle mie svariate poesie mi piacerebbe fosse mai riportata in uno dei suoi muri?»
Trovo appropriata Finché m’ami, un inno all’amore e a Pablo Neruda.

24 agosto 2011

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Finché m’ami

Finché m’ami
amerò il tuo amarmi
e d’amore ti nutrirò
affinché i tuoi baci
sappiano di me
e del perpetuo
nostro scambiarci
amore e umori.

E di baci e amore
ancora saziami,
che per amore
ti porterò all’estasi,
lasciandoti mai pago
e affamato d’amarmi,
pur sapendo che
mai sarà abbastanza.

Amami…
Ch’io t’amo
come nessun’altra.

27 agosto 2008

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Finché m’ami © Paula Becattini

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Sguardo

Al di qua della diga - Hyppolytushoef (Wieringen, Olanda del Nord)*

Languido,
liquido,
che travasa
dal tuo
al mio.

Ed io
mi faccio
diga…

12 maggio 2008

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Sguardo © Paula Becattini

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Geisha innamorata

Io sono.

Sono la perfetta incarnazione
di grazia e seduzione.

Io sono.

Sono l’arte e l’essenza
oltre l’avvenenza.

Io sono.

Sono l’intonazione dell’amore,
i gesti suadenti,
le belle parole e i dolci canti.

Sono l’incantesimo bramato,
la danza leggiadra,
i profumi eccitanti nell’aria.

Sono il candore di uno sguardo,
l’anima consacrata,
l’innata esperienza modulata.

Ma io sono solo tua.
E ti dico: portami via.

20 maggio 2008

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Geisha innamorata © Paula Becattini

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Una curiosità
Questa è una delle mie poesie preferite.
Da sempre sono affascinata da questa figura professionale, una “donna d’arte” da non considerare assolutamente una prostituta.
Le geisha, nonostante siano donne nubili, possono decidere di sposarsi solo ritirandosi dalla professione. Raramente gli impegni di una geisha possono includere intrattenimenti di tipo amoroso, in quanto non è previsto nella sua professione. Una vera geisha non viene pagata per fare sesso, ma può scegliere di avere relazioni con uomini incontrati durante il suo lavoro, e comunque mantenute al di fuori del contesto come geisha.


Dentro di me…

I giardini del Castello di Chambord (Loira, Francia)*

Tu non sai quanta pena mi dai
chiusa in quel bozzolo di carne
bramar viaggi lontani
e mille vite tracciate sulla carta
Mischiar la pioggia con le lacrime
al ritmo di un battito crescente
Riempire strade e vuoti interiori
Tu non lo sai
Non sai il dolore che provochi
come schianta in petto e corre
in fuga verso mete irreali
Lontano, lontano,
tra gente che non sei tu
comunque riflessa nei loro occhi
cercando un’immagine diversa.
Quanto dolore provochi
Tu non sai eppure sai
ché trasformi l’essere in essenza
per poco o per sempre, non importa
Tu sei me e non sai quanta pena
saperti sola con i tuoi pensieri
povera cagna ferita
tornare zoppicante ma libera
mostrare la tua nuova cicatrice
E aspettare che torni la pace
dentro di me…

20 luglio 2011

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Dentro di me… © Paula Becattini

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Haiku #13 (…e non solo)

Foss’anche eterno è
tramonto senza sole
– eco d’inganni –

18 luglio 2011

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Haiku #13 © Paula Becattini

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La dedica (racconto)

Mi chiamo Haiku e di giapponese ho solo la madre, gli occhi a mandorla e il buffo nome di un tipo di componimento poetico, datomi da mio padre il giorno stesso in cui sono nata, ispirato dalla recente scoperta.
Ne era affascinato e così mi ritrovo un nome che sembra uno scherzo; scherzo che in fondo poi non è, avendomi trasmesso anche il piacere della scrittura.
Mia madre si vergogna solo a pronunciarlo, ma dentro ho il fuoco, la passione, l’energia e l’ispirazione che l’hanno fatta innamorare di lui e così, dopo aver acconsentito a suo tempo, continua a chiudere un occhio e a sospirare di nascosto.
Papà è stato fortunato a incontrarla. Lei sa come trattarlo senza “costringerlo” e lo completa donandogli quel che gli manca: il giusto equilibrio.
Lui non lo sa, ma è così.
Invece io, per certi versi, sono ancora un po’ “bastarda” o incompleta, se preferite; oppure semplicemente testarda, ficcandomi sempre in situazioni dove, per un motivo o l’altro, “ardo” con violenza emotivamente: a scuola, al lavoro, in amicizia, in amore…
Soprattutto in amore.
Ormai non sono più una ragazzina: dall’alto dei miei quarant’anni me ne faccio una ragione. Forse.
E colpevolizzarsi non è mai abbastanza. Mi dicono che non sia giusto, ma non so cosa va in me, non so dove sbaglio. Soffro per amore e a guadagnarne qualcosa sembra sia solo la mia ispirazione.
Forse sbaglio nel pretendere la lealtà in un rapporto. Pura utopia: chi non ha un segreto?
Già… ma purtroppo le bugie le fiuto a distanza.
E non sopporto chi nega l’evidenza.
Ieri sera mi sono ritrovata tra le mani l’ultimo romanzo della Mazzantini, Nessuno si salva da solo. Ho iniziato a leggerlo.
La mia dedica sul frontespizio è molto recente, appena tre mesi – avevo già in qualche modo rimosso –.
Nel procedere con la lettura mi son detta: «Cavolo! Questo libro vomita disagio e dolore da ogni carattere stampato!»
Ecco perché non è riuscito a finirlo.
È invece per me l’ideale; per me che stasera soffro e provo dentro tanto inspiegabile disagio che il sapere qualcuno sta peggio mi rincuora.
Non so come andrà a finire la storia e, a dire il vero, non m’interessa.
I due protagonisti sembrano talmente “fuori” e sbagliati insieme che ti vien voglia di urlargli: «Ma fatela finita! E basta!»
Se si lasciano è la cosa più giusta.
Ma se poi si rimettono insieme? Un miracolo… l’ennesimo miracolo.
Il mio, il nostro, quello di molti altri – ma sempre meno –, dove l’amore trionfa. Nonostante tutto.
La realtà di chi sta diventando una minoranza.
Un giorno ci perseguiteranno come i primi cristiani, ci stermineranno come gli ebrei; ci sentiremo talmente soli e fuori dal tempo da sfociare nella pazzia.
Mi sento una minoranza.
Semplicemente perché credo ancora nell’amore e gli sono fedele nel senso più ampio del termine?
Solo perché non faccio della trasgressione le fondamenta della mia vita?
Ma quante volte ancora dovrò morire per risorgere dalle ceneri?
Nessuno si salva da solo…

«A noi due.
Che non resistiamo
alla tentazione di
“un’ultima volta”
e facciamo sì che
tutto ricominci come fosse
la
prima volta”.
Ti amo.»

La dedica sul frontespizio.

19 luglio 2011

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La dedica © Paula Becattini


È triste aver bisogno di te

Piazza Armerina (dicembre 1998)*

Amore indifeso

Se sono venuta
a bussare alla tua porta
l’ho fatto un po’ per bisogno
un po’ per sbaglio,
ché non si comprendono certe azioni.
Come lo schioccare improvviso
di un bacio sulla guancia.
E il perpetuare di un amore
indifeso come bimbo
smarrito tra la folla.

18 marzo 2010

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Amore indifeso © Paula Becattini

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«È triste aver bisogno di te…»
Ormai non riusciva più a togliersi dalla testa questa frase.
Non poteva essere così, no.
Forse tanto tempo fa, forse in una vita precedente, ma non ora.
Eppure lei aveva avuto il coraggio – se così si può definirlo –, aveva avuto il coraggio di dirglielo in faccia.
E ora?
Niente. Si guardava allo specchio, cercando di scorgere qualche segno sul viso a riprova della sua negativà.
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