Se non fosse per le grida gioiose di un gruppo di ragazzi in lontananza, ci sarebbero solo i grilli a farmi compagnia con il loro frinire d’amore notturno, un dolce canto che mi riporta bambina in una sera d’estate sulle rive dell’Arno a Firenze.
Ah, mia dolce città, mia dolce casa… anche tu sei mutata, come questa donna che ti ha sempre bramata. Ma in cuor mio non ti ho mai lasciata e sempre t’amerò anche se più non ti appartengo, più non ti posseggo.
Senza se e senza mai
torna sempre un tempo di riscoperte.
Si affaccia improvviso come schiaffo
dopo che lentamente
è scorso dall’interno, un grande fiume
meraviglioso nelle sue insenature.
Quanto appagamento
in questo tempo in cui mi immergo.
Ora lento ora veloce, lui mi avvolge
con la delicatezza di una carezza
e la morbidezza di una speranza
che vorrei farne fermo immagine.
Sarà forse la mancanza a devastarmi
una parte elìsa all’interno
ricercata tra le labbra di altri
che non hanno fremito,
non hanno sospiro, né parola per me.
Lui però mi chiama dolcezza
nella breccia di questa giornata stanca
squarciando il tetto della mia auto:
mentre lei sfreccia verso casa
ben oltre va il mio sguardo.
Così l’orizzonte mi scopre fragile
talmente affamata
da regalarmi il più bel tramonto
e un sogno d’aria fresca tra i capelli
e due mani sui miei fianchi.
Delusione comprendere
che nessuno verrà a prendermi
al mio risveglio
intanto che la vita va avanti
correndo e inciampando dentro me.
Lui però mi chiama dolcezza
senza donare il suo tempo
che scorre ora lento, ora veloce
e non comprendo.
Nel frattempo – per mia gioia –
è venuta a trovarmi l’ora blu.
Sembra un ragazzino, vestito così in maglietta nera, jeans e sneakers.
Nonostante abbia superato gli “anta” da qualche anno, forse lo è veramente; e forse è proprio quella strega, con la sua danza, punzecchiandolo continuamente dall’interno della sua testa, a mantenerlo tale nel fisico e nello spirito.
“Stiamo tornando nel Rinascimento italiano,
dove l’artista deve essere un po’ filosofo,
un po’ inventore, un po’ folle, deve uscire
dalla torre d’avorio e avvicinarsi al sentire comune.” G.A.
Frulla che ti rifrulla
in una domenica d’estate
l’idea fissa
tra la calura e le pietre
brucianti come lava
e il ricordo luccicante
tra le sponde del fiume
silenzioso andarsene,
con il susseguirsi dei suoi ponti
nella mente ove hai lasciato
dormiente la giovinezza.
E frulla dalla testa
scendendo al petto,
e t’accarezza sempre più in basso,
sempre più giù,
fino al pube bruciante:
non t’abbandona l’aria calda.
E la gonna leggermente sollevata
scherza col vento
mentre qualcuno ti prende
per poggiarti sulla spalletta
e rubarti un bacio
dalle labbra umide e sorridenti.
Frulla nell’idea
di essere lì come a vent’anni,
di te che non sei con me
e dell’amor che non abbandona
certe sensazioni,
sul lungarno di una Firenze
che ci ritroverà prima o poi
abbracciati al tramonto
a far rifrullo
in una domenica d’estate.
È una deformazione professionale, ma dovevo pur dare un titolo a questa duplice iniziativa!
Ebbene sì, ci siamo (o quasi).
Spero almeno la locandina vi piaccia…
BiblioteCaNova Isolotto – Via Chiusi, 4/3A – 50142 Firenze 24 marzo 2012 – ore 17,00
Presentazione del libro TRE SON LE VELE
di Paula Becattini Presenta Beatrice Bausi Busi
Durante l’evento, il 50% del venduto andrà in donazione alla
FEDERAZIONE CURE PALLIATIVE ONLUS
Sarà presente il Presidente della Federazione, Luca Moroni, o un Consigliere delegato.
E in più un piccolo rinfresco!
Salut!
Eppure dovrei esserci avvezza…
Quanti “OK! Visto, si stampi!” ho firmato nella mia lunga carriera di grafico editoriale?
Non ne ho idea! Ho perso il conto.
Eppure questo mi fa una paura… inarrabile.
Ho latitato un po’ dal blog in questi ultimi giorni.
Il perché sta tutto in questo terrore del mio primo “Visto, si stampi!”.
Sto limando, limando e ancora limando questa mia (e tutta mia) piccola creatura che tra poche ore invierò in tipografia.
Dovrò pur lasciarla andare.
Farle fare il suo percorso.
E se poi ci scapperà un refuso, pazienza, nessuno è perfetto.
Ok, ma che angoscia!!!
E quando poi l’avrò fra le mani?
Fresca di confezione, che profuma intensamente ancora di inchiostro, carta e colla…
Lo so, piangerò!
Intanto vi anticipo il titolo, che forse già conoscete: Tre son le vele, edito da noèdizioni (Firenze).
Presto ulteriori informazioni!
Ok. Visto, si stampi!
Velocità otturatore: 1/750 sec
Numero di apertura: f/8
Iso: 200
Lunghezza focale: 18 mm
Lente: smc Pentax 18-55mm F3.5-5.6 AL
Metodo misurazione: Media a prevalenza centrale
Pixel: 2008 x 3008
Scatto in formato: PEF (RAW)
Passato il ciclone “Renzi”, l’evento – già comunque animato fin dall’inizio – ha continuato il suo corso.
Quattordici i produttori del pregiatissimo Barolo di Castiglion Falletti: Az. Agr. Brovia, Cascina Bongiovanni, Tenuta Montanello, Az. Agr. Monchiero, Cav. Bartolomeo, Sobrero, Az. Agr. Monfalletto, Cavallotto F.lli, Terre del Barolo, Az. Agr. Sordo, Ceretto, Rocche Viberti, Cantina Gigi Rosso, Fontana Livia.
Verso le 17,00 la sala era piena e l’atmosfera molto viva.
In tutto oltre 60 le etichette in degustazione che comprendevano, oltre al Barolo di diverse annate dal 2001 al 2007, anche Barbera d’Alba, Dolcetto d’Alba, Langhe Nebbiolo e Langhe Arneis.
In fondo alla sala era presente anche un banco di ottimi prodotti tipici che hanno contribuito a rendere ancor più piacevole e accattivante l’evento, nonché dando un giusto sostegno alla degustazione dei vari vini.
La riuscita, grazie anche all’efficienza dei vari sommelier in servizio presenti in sala, avrà sicuramente reso felice Massimo Castellani.
Curiosità & Consigli (ma molto personali…)
Simpaticissimo il sig. Dario dell’Az. Agr. Cavalier Bartolomeo, il quale con orgoglio mi ha offerto anche un Barolo Chinato e una Grappa di Barolo estratta con un metodo antico di distallazione a bagnomaria, tipico del Piemonte.
Il Rosè dell’Az. Agr. Livia Fontana ha colpito tutti noi, invece, per il suo bellissimo rosa brillante con riflessi corallo. Nasce dal salasso di Barbera e Nebbiolo in parti uguali, ed è fresco, fruttato, ricco di sentori di lampone e fragola.
Il Barolo Rocche di Castiglione 2001 dell’Az. Agr. Sordo stupisce per il suo tannino ancora giovane. Un’annata molto particolare, mi riferisce la signora… un vino che fa prevedere una vita molto lunga! Come le sue vigne, le più antiche: circa ottanta anni. Prosit!
Due parole sul Barolo
Il Barolo, più volte definito il re dei vini, è una delle denominazioni italiane di maggior pregio. Il vitigno utilizzato è il Nebbiolo – le sottovarietà autorizzate sono Lampia, Michet e Rosè – e la maturazione avviene tardivamente, verso la fine di ottobre.
Ebbene sì, capita anche questo. E non te lo spieghi.
O meglio, te lo spieghi quando ormai, realizzato il fatto, è passato e tornare indietro non puoi.
Venerdì pomeriggio, nonostante l’influenza, mi presento all’evento organizzato dall’AIS Delegazione Firenze “Il Barolo a Firenze” armata della mia Samsung GX-20 e ben predisposta nel fare delle belle fotografie “emozionali” (come le chiama un mio amico) tra i tavoli di degustazione di prodotti, produttori e sommelier.
Ancor prima di entrare all’AC Hotel, un signore alto e distinto impegnato in una telefonata al cellulare (che poi scopro essere l’enologo Claudio Rosso) mi vede arrivare ed esclama: «Benissimo, siamo venute attrezzate di macchina forografica!»
Gli sorrido cordialmente senza capire, incredula che si rivolga a me.
«Sta per arrivare il Sindaco!»
Il Sindaco?
Sorrido nuovamente annuendo… e le gambe mi cedono livemente mentre entro nella porta girevole dell’albergo.
Il Sindaco?
Ebbene sì, il Sindaco di Firenze, Matteo Renzi.
Mi prende il panico, ma non lo faccio trasparire.
Antonio mi sussurra all’orecchio: «Hai fatto bene a metterti la divisa di rappresentanza».
No. Non ho fatto bene! Non avrei dovuto! E ora?
Cinque minuti.
Solo cinque minuti di tempo per riprendere fiato e arriva il Sindaco.
E non sufficienti a riacquistare la calma.
Già. Perché parte il vuoto di memoria.
Perché la macchina era settata per fare “le foto emozionali” e non un reportage fotografico di un personaggio di rilievo.
Perché vengo catturata dal “tic” dell’indice destro senza rendermi conto che… per fortuna ho una macchina fotografica digitale, altrimenti avrei potuto dirvi di non aver inserito il rullino.
E invece no: avevo impostato gli iso bassi, adatti a soggetti fermi (come le bottiglie di vino!).
E allora?
E allora pace. Molte le foto mosse, qualcuna carina, altre spontanee e belle per questo.
Al gentilissimo enol. Cludio Rosso della Cantina Gigi Rosso le ho inviate comunque, perché un impegno preso va mantenuto.
Non ho una foto del Sindaco insieme a me, ma sono sicura che l’emozione e l’eccitazione provata nell’eseguire questo reportage fotografico mi rimarrà per sempre.
Come la vigorosa stretta di mano che Renzi mi ha dato all’arrivo e quando ci si è congedato da tutti noi.
Alla prossima!
Ma con l’obiettivo meno “emozionato”.