Sorvola silenziosamente la valle
Allora come ora – come ogni giorno, ma in questo intensamente – ricordo con dolcezza la mia mamma e tutto quel che mi ha trasmesso.
L’amore per la vita e per le belle cose; il piacere di leggere e scrivere poesia; il sensuale ritule di prender cura del proprio corpo; l’importanza del portamento e dell’eleganza; la necessità della bontà e della forza d’animo.
Grazie mamma. Ti voglio bene…
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Sorvola silenziosamente la valle
e scivolami a fior di pelle:
sono fragile come crisalide
ma la tua presenza ancora permane.
Tra un po’ cambierò pensieri,
riempirò le ore meccanicamente.
Attraverserò sola il paese sorridendo
in una domenica finalmente calda.
Una voce in lontananza mi chiamerà
scuotendo brividi lungo la schiena
e lungo la scia di umida bocca
una sciocca domanda alla risposta
tornerà indietro come un’infinita eco
perdendo tintinnanti perle di saggezza
e lacrime zuccherose di amore riposto.
“E tu, come stai?”
“Mi manchi, mamma…”
Sorvola silenziosamente la valle
che il sole mi ricorda il tuo sorriso…
8 maggio 2009
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Sorvola silenziosamente la valle © Paula Becattini
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Pulvis
Come pulviscolo
vapore che sale
particelle eteree
ovunque disperse
a poco a poco
svanire nel nulla
lasciando solo
un lieve aroma
di vaniglia e cannella
così vorrei che tu
mi trattenessi
tra le pieghe
di un bel ricordo
che fu
il nostro amarci
sfidando il mondo.
3 settembre 2009
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Pulvis © Paula Becattini
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Curiosità
Vaniglia e cannella sono due spezie che amo molto nelle alchimie culinarie e ricorrono spesso nelle mie poesie.
Molto apprezzate dall’universo femminile, le loro essenze vengono impiegate in profumeria e in cosmetica.
La cannella ha un aroma secco e pungente che dona una nota speziata alla vaniglia che ha invece toni aromatici caldi, avvolgenti che danno una sensazione di benessere e rilassamento, stimolando allo stesso tempo allegria e buon umore.
Inoltre la vaniglia è una varietà di orchidea, ha proprietà stimolanti, antisettiche ed è altamente… afrodisiaca!
Una questione di fisica
Più e più volte sono morta
con la coscienza sporca
di chi spregia la vita.
Un defluire lentamente
sparpagliandosi nell’etere
come vapore evanescente.
Invece il mio respiro
appanna ancora il vetro
ed osservo il pulsare
il magico condensare
lo svanire di un alone
doloroso e trasparente.
Voglio respirare amore.
Alitare su tutti gli specchi.
Lasciare un segno chiaro
come bimbo curioso
che scopre il mondo
attraverso magico gioco.
Non morirò più…
Solidificata dall’impotenza
non bramerò più la fine
perché ho disciolto
al giusto punto di fusione
la gioia di guardare oltre.
Una questione di fisica.
Un processo reversibile
che non sapevo di avere
che terrò dentro me
fin quando renderò infinito
il mio amore per te.
Non siamo altro
che lo specchio
delle proprie paure.
Ed io vi alito ancora
col sorriso di chi
ha ingannato il “morire”…
23 settembre 2008
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Una questione di fisica © Paula Becattini
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Intimi Racconti di Viaggio – #1
Il racconto Muto
Martina Uras ha finalmente presentato nel suo blog Due Torri e Nuraghi il progetto Racconto Muto.
Già presente in ambito teatrale – dove viene chiesto di “fare” qualcosa in scena, una qualsiasi, in libertà, istintivamente e senza parlare –, l’intento di Martina è quello di trasportarlo in fotografia.
A cadenza di un mese (per il momento) posterà delle fotografie che, per animarsi, avranno bisogno di scrittori, semplici appassionati o anche solo curiosi, i quali osservando le foto metteranno alla prova la loro creatività, costruendo un proprio racconto di viaggio tramite un commento al post.
Il commento potrà essere in prosa o poesia e sarà il frutto delle emozioni/sensazioni provate nell’osservare le fotografie.
Ecco il primo post fotografico:
Intimi Racconti di Viaggio: “Il volo dei ricordi nel giardino degli eletti”
Non potevo non annunciarlo!
E con piacere ho dato il via!
Brava Martina! È proprio una bella iniziativa.
Ecco il mio contributo.
Per l’associazione poesia/foto, ovviamente, visitate il blog Due Torri e Nuraghi…
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Il volo dei ricordi
Ode il vento
sussurrar sospiri
un freddo mattino
d’inverno
e per catturarne
il senso
vaga vaga
tra le nuvole e il cielo
gioca con i rami
e le foglie
tocca fresche lenzuola
tra i fili tese
solleva polvere
accarezza visi
scuote porte chiuse
fin quando stanco
rimane catturato
brezza primaverile
tra i giochi di bimba
in un giardino magico
incantato dal sussurrar
di mille ricordi
fino al tramonto
dondolando.
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Il volo dei ricordi © Paula Becattini
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Fanciullezza rubata
Cade la goccia nella bacinella d’acqua
e timidamente ne cade un’altra:
è rotto il silenzio che aleggia nella stanza.
La porta è aperta, la finestra sul cortile pure
e, con un guizzo di vampa inaspettato,
si alza la tenda e la bianca veste dal pube.
Il fresco delle lenzuola tu lo senti ancora:
come quella macchia rossa, papavero schiuso
colto in te purtroppo in tempo prematuro…
22 maggio 2008
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Fanciullezza rubata © Paula Becattini
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D’amore e note
Sergej Rachmaninov sosteneva che la musica è “Sorella della poesia e figlia della tristezza”
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Vorrei ancora una volta
rincorrer le mie note
su scale di bianchi e neri
a ricordar di come
le dita danzavano leggere.
Pizzicate, staccate,
legate tra loro,
arpeggi che salgono
e discendono lievemente.
Vorrei ancora una volta
trovare il coraggio,
scoprire che
non ho dimenticato
come si legge uno spartito.
E in questa strana sera
sedermi di fronte a te,
ascoltare il mio cuore,
attendere il divenire:
quel qualcosa che spinge
a cercare il piacere
di lasciarsi andare
a una toccata e fuga
ma solo per amore.
Non ho mai smesso di amarti,
né lo farò ora.
Devo solo ritrovarmi,
anche se il tempo ha indurito
queste mie dita
che desiderano essere
sempre e solo la tua musica…
31 dicembre 2008
2° premio sez. Tema libero – Premio di Poesia 2009 “Raffaello Cioni” VII ed.
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D’amore e note © Paula Becattini
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El Rìo
L’attraversi
e ti stupisce l’assenza di corrente,
come donna denudata del suo canto,
di un fluire d’anima dalla stagione incerta,
deviato lontano dalla propria essenza.
Ma tra le sponde,
che han visto luccicare i tuoi occhi,
risuonano ora infinite grida,
riempiendo nuovamente
lo scorrere inesorabile del tempo.
La nuova stirpe di València.
4 settembre 2008
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El Rìo © Paula Becattini
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Passione 2011
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L’attesa ha sua bellezza anche nel dolore
fin quando speranza bagna e avvolge
morbidamente come sudario.
E dal calvario solo amore.
25 aprile 2011
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Passione 2011 © Paula Becattini
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Il bacio infinito
*
Il tempo vide
schiudersi la rosa
e l’aroma di una fessura
tendersi con lentezza.
Vide due mani raccoglierla
avvicinandola al viso,
quei petali vellutati
inebrianti il riso.
E il tempo, fermandosi,
imprigionò il lambire,
eccitato e invidioso
regalando
un bacio infinito.
18 luglio 2008
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Il bacio infinito © Paula Becattini
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Apocalypse
Ce soir, mes certitudes
ont le goût amer des fruits verts.
Jamais avant aujourd’hui,
cette perception est pénétré
dans les plis de mes sentiments.
Traduzione dall’italiano al francese di “Rivelazione”
1 ottobre 2010
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Rivelazione
Le mie certezze stasera
hanno il sapore amaro
di un frutto acerbo.
Mai prima d’ora
tanta chiarezza
si era fatta largo
tra le pieghe
dei miei sentimenti.
11 marzo 2002
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Apocalypse/Rivelazione © Paula Becattini
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Brucia il fuoco
Non c’è, non c’è bocca più calda
di quella volutamente allontanata.
Ti rende inerme, indifesa
come rosa recisa che reclama linfa.
E brucia, brucia fin nelle viscere
quando lembo su lembo esplode,
petali rossi di passione, baci strappati
per dichiararsi eterno amore.
Un attimo l’attimo di follia
nel paradosso logico di un addio,
per congelare momenti unici,
uno, cento e mille che furono.
Non c’è, non c’è spiegazione,
se non quella che t’amo ancora
e sempre come la prima volta
la mia bocca si avvicina alla tua.
Densi i profumi, gli aromi,
i vapori inebrianti seducenti.
Non svaniranno facilmente
trattenuti tra le labbra assetate.
E brucia, brucia sempre il fuoco
dell’eccitazione di te e me uniti…
20 aprile 2011
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Brucia il fuoco © Paula Becattini
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O forse no…
C’è una panchina nel mio giardino
proprio tra gli ulivi
ed è in ghisa con la spalliera decorata
e la calda seduta.
C’è un panchina nel mio giardino
e non so come vi è arrivata
ma la cosa strana è che vi siede
una vecchina magra magra
che guarda lo spicchio di cielo
tra le fronde degli ulivi.
Sotto il sole e la pioggia,
di giorno e di notte,
c’è una panchina nel mio giardino.
O forse no, ma io la vedo.
Forse la vecchina aspetta qualcuno
ed io mi chiedo:
perché nel mio giardino?
C’è una panchina nel mio giardino.
O forse no, sono solo due sedie.
In una c’è sempre la vecchina.
L’altra è disperatamente vuota…
19 aprile 2011
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O forse no… © Paula Becattini
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