L’ispirazione
L’ispirazione è come quell’uomo
che ti fa credere di essere l’amore della tua vita:
arriva, ti esalta, dopo un po’ se ne va.
E tu rimani lì ad aspettare che torni…
26 settembre 2011
*
(Ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale)
*
L’ispirazione © Paula Becattini
Precariato vs Povertà
Stamani mi sono svegliata con alcuni dubbi…
Wikipedia riporta:
“Con il termine precariato si intende l’insieme dei soggetti che vivono una condizione lavorativa che rileva, contemporaneamente, due fattori di insicurezza:
1. mancanza di continuità del rapporto di lavoro e certezza sul futuro;
2. mancanza di un reddito adeguato su cui poter contare per pianificare la propria vita presente e futura.”
E a quanto pare non risparmia nessuno, nemmeno il settore dei servizi.
Ma chi detiene una partita iva e rientra nei punti 1 e 2 può essere considerato precario?!?
E “precariato” è sinonimo di “povertà”?
“La povertà è la condizione di singole persone o collettività umane nel loro complesso, che si trovano ad avere, per ragioni di ordine economico, un limitato (o del tutto mancante nel caso della condizione di miseria) accesso a beni essenziali e primari, ovvero a beni e servizi sociali d’importanza vitale.”
Oh, my God…!
5 settembre 2011
Un incontro molto naturale tra le vigne di Vallocaia di Bindella
Sabato piovoso quello di sabato scorso a Chianciano Terme, che però ha saputo regalare, il giorno dopo, un cielo cristallino e una temperatura non troppo calda, ideali per una passeggiata.
E così c’incamminiamo verso la località Tre Berte, ovviamente non a caso:
l’appuntamento, questa volta, è con un altro Vin Santo DOC, quello di Montepulciano e nello specifico della Società Agricola Bindella.
Continua l’avventura intrapresa circa due mesi fa…
Abbiamo preferito non percorrere la Strada Statale, in modo da godere un po’ della campagna circostante, tra Chianciano e Montepulciano, e della zona di Argiano.
Una volta arrivati, ci è venuto incontro salutandoci calorosamente il dott. Giovanni Capuano, enologo e direttore della produzione dell’azienda, il quale gentilmente ci ha accolto senza riserve e poi accompagnato per quasi tre ore, spiegandoci la filosofia aziendale e trasmettendoci la propria passione e grande competenza.
Vallocaia nasce nel 1984 per desiderio di Rudi Bindella, affermato imprenditore svizzero. E da quel momento in poi il contatto con la natura viene assecondato in ogni sua manifestazione e viene coltivata la terra in modo naturale, senza forzature, con grande attaccamento, attenzione e gioia di vivere.
Non è un caso il motto terra vite vita, che molto probabilmente si riallaccia a quello latino Ex vite, vita (dalla vite, la vita).
(altro…)
Ciao Stensy
Vorrei ricordati così
all’opera tra i motori
a raccontar di come carbura un’Indiana
e con le mani sporche di grasso
macchiare i visi degli angeli
che ben sanno cosa si prova
farsi accarezzare dal vento.
Come sulla tua moto.
30 giugno 2011
*
Ciao Stensy © Paula Becattini
*
Ieri è scomparso un amico che molto ha dato – grazie alla sua passione – nel lavoro e a tutti coloro che gli affidavano le proprie motociclette.
Questo il mio saluto: certa che sarà condiviso dai molti che lo hanno conosciuto e apprezzato anche per la gioia che sapeva trasmettere, in ogni momento.
Ciao Stensy…
Ombre
D’ombra bagno il silenzio
se mi guardo dentro:
tonalità rubate
dal mio essere camaleonte
su pareti chiazzate di vita.
D’ombra bagno quelle giornate
che non decollano,
tracciando una linea
d’orizzonte troppo distante,
una via d’uscita troppo faticosa.
D’ombra mi cibo verso sera,
fin quando la notte non confonde
anche gli ultimi pensieri
baciati a volte dai chiarori
di una luna bastarda.
14 giugno 2011
*
Ombre © Paula Becattini
*
Sorvola silenziosamente la valle
Allora come ora – come ogni giorno, ma in questo intensamente – ricordo con dolcezza la mia mamma e tutto quel che mi ha trasmesso.
L’amore per la vita e per le belle cose; il piacere di leggere e scrivere poesia; il sensuale ritule di prender cura del proprio corpo; l’importanza del portamento e dell’eleganza; la necessità della bontà e della forza d’animo.
Grazie mamma. Ti voglio bene…
*
Sorvola silenziosamente la valle
e scivolami a fior di pelle:
sono fragile come crisalide
ma la tua presenza ancora permane.
Tra un po’ cambierò pensieri,
riempirò le ore meccanicamente.
Attraverserò sola il paese sorridendo
in una domenica finalmente calda.
Una voce in lontananza mi chiamerà
scuotendo brividi lungo la schiena
e lungo la scia di umida bocca
una sciocca domanda alla risposta
tornerà indietro come un’infinita eco
perdendo tintinnanti perle di saggezza
e lacrime zuccherose di amore riposto.
“E tu, come stai?”
“Mi manchi, mamma…”
Sorvola silenziosamente la valle
che il sole mi ricorda il tuo sorriso…
8 maggio 2009
*
Sorvola silenziosamente la valle © Paula Becattini
*
Una questione di fisica
Più e più volte sono morta
con la coscienza sporca
di chi spregia la vita.
Un defluire lentamente
sparpagliandosi nell’etere
come vapore evanescente.
Invece il mio respiro
appanna ancora il vetro
ed osservo il pulsare
il magico condensare
lo svanire di un alone
doloroso e trasparente.
Voglio respirare amore.
Alitare su tutti gli specchi.
Lasciare un segno chiaro
come bimbo curioso
che scopre il mondo
attraverso magico gioco.
Non morirò più…
Solidificata dall’impotenza
non bramerò più la fine
perché ho disciolto
al giusto punto di fusione
la gioia di guardare oltre.
Una questione di fisica.
Un processo reversibile
che non sapevo di avere
che terrò dentro me
fin quando renderò infinito
il mio amore per te.
Non siamo altro
che lo specchio
delle proprie paure.
Ed io vi alito ancora
col sorriso di chi
ha ingannato il “morire”…
23 settembre 2008
*
Una questione di fisica © Paula Becattini
*
Il Quinto comandamento
Ormai non sentiva più nemmeno il dolore.
Ma cosa aveva fatto di male?
Non sapeva, non capiva: tutto fluttuava a mezz’aria.
I primi due colpi: quelli sì, che gli avevano procurato una fitta lancinante alle gambe.
Senza comprendere e con un’atroce smorfia di dolore accompagnata da un sordo e soffocato grido, cercò di sollevarsi dal letto, ma un terzo lo colpì alla spalla destra, immobilizzandogli anche l’arto.
Ricadde all’indietro.
Lacrime improvvise gli annebbiarono la vista; tuttavia scorse le lenzuola macchiate di sangue e, nonostante il sopraggiungere della nausea, piagnucolò: “Chi sei?”.
Il quarto colpo non riuscì a capire dove lo aveva trapassato. A questo punto sentì un sapore indefinito in bocca. Uno strano e martellante ritmo iniziò a colpirgli le tempie.
Che freddo. Che freddo improvviso!
La sua piccola Rachele… cosa ci faceva lì? Con il vestitino rosso di velluto e le scarpine di vernice… gli correva incontro! I boccoli biondi sulle spalle; gli occhioni azzurri spalancati su di lui.
Rachele… lentamente, molto lentamente, si dissolse.
Apparve all’improvviso Letizia.
Gli prese tra le mani il viso – sì, lo sentiva! –, avvicinando la sua bocca alla bocca di lei: sembrava volesse rubargli il respiro.
Il respiro… Si fece più affannoso.
Cercò di scacciare via Letizia, ma ormai ella aveva iniziato a mordergli le labbra.
“Oh, amore! Perché mi fai questo?”
Uno spasmo involontario gli contrasse tutto il corpo. Vomitava sangue.
Gli occhi avrebbero voluto chiudersi: quale fine avrebbe fatto se cedeva?
“Perché? Perché? Letizia, cosa ho fatto di male?”
Cercò di trascinarsi alla sponda del letto: poche decine di centimetri che sembravano non terminare mai. Casualmente afferrò il cuscino e, sfinito, se lo portò al petto.
Mettendo un po’ a fuoco la vista, intravide un’ombra: gli stava puntando qualcosa alla fronte. Allora, istintivamente e senza fretta – ma il tempo scorreva ancora? –, si nascose il viso con il cuscino.
Il quinto arrivò.
Non fece nemmeno rumore.
Solo un ovattato boff.
Rachele. Letizia. L’amore. La vita.
Tutto fluttuava a mezz’aria.
1 marzo 2002
*
Il Quinto comandamento © Paula Becattini
Questo è uno dei miei primi racconti brevi al quale sono legata in particolar modo.
Non credo di averne “partoriti” altri così efficaci quanto questo.
Postato in un famoso sito di poesia italiana contemporanea, c’è chi lo ha dichiarato scritto abbastanza bene ma incompleto, senza una vera trama; chi l’ha catalogato come brano preso da un qualunque libro noir; chi l’ha trovato troppo cruento (ma se è noir…?).
Altri invece, soddisfatti di questo flash, mi hanno chiesto se ero già morta almeno una volta nella mia vita oppure se avevo commesso un delitto…
De gustibus non disputandum est.
Tuttavia, in pochi hanno compreso chi (o cosa) è il “vero” protagosta di questo racconto.
Eppure a me sembra così lapalissiano…
Semplice(mente)
Vi è una scatola riposta nel cassetto
e al suo interno dolci amori
strappati con violenza al cuore
ché procuravano dolore.
E liriche concatenate senza note,
sospiri infinitamente lunghi
bagnati dalla mia passione
e sogni, sogni rubati alla ragione.
È solo una scatolina rivestita
di carta azzurra e candidi fiori,
assetata di dieci piccole dita,
ma dentro, dentro ci sta tutta una vita.
12 aprile 2011
*
Semplice(mente) © Paula Becattini
*








