Eterna
Attendo una seconda giovinezza
che mi bagni la pelle
che mi renda nuovamente fresca.
Attendo una pace sconosciuta
fatta di silenziosi pensieri
tra i solchi di ciò che ho vissuto.
E non importa se mi diranno
che sono diventata una vecchia.
Vorrei una seconda giovinezza
eterna e mia solamente…
19 gennaio 2012
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Eterna © Paula Becattini
Come bimbo capriccioso
Cattivo.
Come bimbo capriccioso
dallo sguardo fermo
che penetra i miei occhi
silenziosamente ingegni
misuri gli spostamenti
e cattivo colpisci angelico.
Come bimbo capriccioso
mi cerchi.
Per la mano mi porti
nel tuo bisogno d’amore
e fragile io a cadere
tra le spire.
Cattivo.
Tu bimbo capriccioso
che non piange o grida
o batte i pugni a terra
mi fai vacillare
e dolcemente osservare
il tuo fare.
Cattivo.
Come bimbo capriccioso
ti porto al petto
il respiro torna
lieve e regolare
dopo folle rincorrersi
tra le stanze della passione.
E cattivo ti allontani
per tornare ad architettare…
19 novembre 2011
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Come bimbo capiriccioso © Paula Becattini
Un incontro molto naturale tra le vigne di Vallocaia di Bindella
Sabato piovoso quello di sabato scorso a Chianciano Terme, che però ha saputo regalare, il giorno dopo, un cielo cristallino e una temperatura non troppo calda, ideali per una passeggiata.
E così c’incamminiamo verso la località Tre Berte, ovviamente non a caso:
l’appuntamento, questa volta, è con un altro Vin Santo DOC, quello di Montepulciano e nello specifico della Società Agricola Bindella.
Continua l’avventura intrapresa circa due mesi fa…
Abbiamo preferito non percorrere la Strada Statale, in modo da godere un po’ della campagna circostante, tra Chianciano e Montepulciano, e della zona di Argiano.
Una volta arrivati, ci è venuto incontro salutandoci calorosamente il dott. Giovanni Capuano, enologo e direttore della produzione dell’azienda, il quale gentilmente ci ha accolto senza riserve e poi accompagnato per quasi tre ore, spiegandoci la filosofia aziendale e trasmettendoci la propria passione e grande competenza.
Vallocaia nasce nel 1984 per desiderio di Rudi Bindella, affermato imprenditore svizzero. E da quel momento in poi il contatto con la natura viene assecondato in ogni sua manifestazione e viene coltivata la terra in modo naturale, senza forzature, con grande attaccamento, attenzione e gioia di vivere.
Non è un caso il motto terra vite vita, che molto probabilmente si riallaccia a quello latino Ex vite, vita (dalla vite, la vita).
(altro…)
Come nasce un logo – Az. Agricola No, Vo’ Lì
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Vi siete mai chiesti come nasce un logo?
Vi siete mai chiesti come un artista, un designer riesca a immaginare, sintetizzare e poi trasformare in segno grafico un qualcosa che poi risulti subito accattivante, descrittivo, ovvio, tanto da arrivare a identificare pienamente quel determinato prodotto, quella determinata azienda?
Numerosi sono i passaggi mentali che portano alla sua ideazione e alla sua nascita.
E ogni volta diversi.
Sì, perché si può partire dal niente oppure da un marchio pre-esistente dove è necessario uno studio approfondito anche dei tempi, delle mode e del mercato ove si posiziona.
A volte, purtroppo, certe creazioni vivono vita breve e le motivazioni possono essere varie (escludendo l’incompetenza del designer…!).
Quella che vi presento oggi, ahimé, ha incontrato sulla sua strada la peggior situazione che si possa pensare in un’azienda: ovvero l’impossibilità di accordo tra soci.
Quindi ecco il nuovo logo dell’Az. Agricola No,Vo’Li’ sas che ha visto luce nell’ottobre 2010 – insieme a tutta la nuova comunicazione aziendale (che vi presenterò in altri post) – e mai utilizzato (o quasi).
La storia del perché il nome e di come è nato questo logo li trovate nel pdf allegato. In sintesi ecco i punti cardine sulla quale mi sono basata:
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Espressione della ricerca del gesto esteticamente perfetto
senza, però, la ripetizione pedissequa di uno stile calligrafico.
Ritmo e movimento. Senso dello spazio e delle forme.
L’alternanza di forme disuguali in un contesto armonico segnala
la continua produzione creativa sempre in collaborazione con l’intelligenza
in modo da concretizzarne le intuizioni.
Considerare la parola scritta come “un insieme”, una “figura”,
riprodotto in maniera “speculare” con una inversione dello spazio grafico
ma con un gesto fisiologicamente naturale.
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Come è nato il nuovo logo per l’Az. Agricola No,Vo’Lì
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Committente
Az. Agricola No,Vo’Li’ sas
Via di Fontecornino
53045 Sant’Albino di Montepulciano (Si)
www.no-vo-li.it
Logo
No,Vo’Lì
20 settembre 2010
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Creativo Paula Becattini
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Tanka #3
È senza vento e
privo di canto questo
mio clima mite.
– Brillano al buio gemme
di emozioni crescenti –
18 aprile 2009
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Tanka #3 © Paula Becattini
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Il Tanka (letteralmente “poesia breve”) è un componimento poetico d’origine giapponese di 31 sillabe.
Nato nel V secolo d.C., non ha subito variazioni nel corso dei sedici secoli della sua storia. A partire soprattutto dal XVII secolo, i primi tre versi iniziarono ad essere usati come una poesia a sé, dando vita all’Haiku.
Privo anch’esso di titolo, è diviso in due parti e composto da cinque versi di 5 e 7 sillabe, così disposti: 5, 7, 5/7, 7.
I primi tre versi formano il kami no ku (strofa superiore); gli ultimi due lo shimo no ku (strofa inferiore). Le due parti devono produrre un effetto contrastante per quanto riguarda il contenuto.
Bisogna tener presente che nella lingua giapponese non si contano le sillabe, ma gli onji, i segni grafici della scrittura (sillabica) giapponese.
In italiano, per il conteggio delle sillabe si possono seguire due regole: quella del conteggio ortografico (numero reale delle sillabe) oppure quella del conteggio metrico (che tiene conto dei versi tronchi, dei versi sdruccioli, della crasi, dello iato…).
Personalmente il conteggio metrico è quello che preferisco e che, generalmente, utilizzo.
Il tanka qui proposto rispecchia molto il mio stato d’animo di oggi…
Tuscany
Ad uno ad uno
nel contare i cipressi
dei filari tra i vellutati colli
è morbido ascoltare
il fischiare del vento
il rombo del motore
i pensieri scivolare
nei tornanti sorridenti
a mo’ di bimbi
nella prima infanzia.
28 maggio 2011
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Tuscany © Paula Becattini
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Il Vin Santo di Vigoleno
In Toscana ben conosciamo il Vin Santo del Chianti, un vino passito DOC la cui produzione è consentita nelle provincie di Firenze, Arezzo, Prato, Pistoia, Siena e Pisa.
Ma forse non tutti sanno che non è l’unico e che la tecnica di produzione varia da territorio a territorio, da una cultura all’altra, seguendo tradizioni familiari antiche, tramandate segretamente.
Niente ha di più “religioso” come la sua lavorazione e forse proprio da ciò nasce il nome (supposizione tutta personale): la naturale attesa della maturazione dell’uva oppure tardiva; la vendemmia a mano attenta e curata; la successiva selezione dei grappoli migliori; l’appassimento su graticci o appesi nei sottotetti; la pigiatura e la fermentazione tra dicembre e febbraio, in alcuni casi attendendo la settimana santa; la selezione della madre; l’invecchiamento che può andare ai 5 ai 10 anni sigillato in caratelli oppure travasato di anno in anno…
Ho volutamente condensato una storia che in realtà sono tante storie.
E così, sabato scorso, è iniziata un’avventura.
Perché del vin santo poco si parla e ben presto c’è chi ne parlerà entusiasmato, con uno stile romantico e umanistico al tempo stesso, senza tralasciare lo scopo dello studio intrapreso, ovvero la ricerca del punto denominatore che unisce tutti i DOC Vin Santo.
La mia avventura, di riflesso, è che avrò l’occasione di fare esperienze enologiche notevoli.
La prima scoperta è stato appunto il DOC Colli Piacentini Vin Santo di Vigoleno.
Vigoleno (Vernasca) è un borgo medioevale che si erge sul crinale del fiume Stirone, a pochi chilometri da Salsomaggiore Terme, tra le province di Parma e Piacenza.
Questo vin santo, assai diverso dal classico toscano – che ha tonalità giallo paglierino, dorate, raramente ambrate –, lascia a bocca aperta appena viene versato nel bicchiere.
Le foto rappresentano il Vin Santo di Vigoleno dell’Az. Vitivinicola Lusignani e rendono bene l’idea, pur non essendo scattate in studio.
Alla vista è denso, di un ambrato scuro con riflessi mogano; al naso complesso: miele di castagno, caramella mou, mandorla, spezie, mallo di noce e liquirizia; in bocca ricco, densissimo, dolce ma non stucchevole, supportato da un’acidità ben presente che aiuta.
Insomma, un vino da meditazione, da bere con calma, a piccoli sorsi.
Vitigni utilizzati: per un 60% gli autoctoni Santa Maria e Melara, e/o Bervedino, Ortrugo, Trebbiano, Sauvignon; uve bianche non aromatiche (sono escluse quindi la malvasia bianca di Candia aromatica ed il moscato bianco) raccomandate e/o autorizzate in provincia di Piacenza. Le uve devono provenire da parte del territorio amministrativo del comune di Vernasca.
Vinificazione: lieviti indigeni.
Affinamento: almeno 5 anni, nel caso dell’az. agricola Lusignoli 9 anni in piccole botti di rovere scolme.
Non resta che provarlo!
20 maggio 2011
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Fiore logo
Logo vettoriale
20/04/2009
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Fiore logo © Paula Becattini
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Curiosità
C’è chi è alla “frutta e verdura” – e in maniera egregia –, chi invece per i propri loghi di fantasia utilizza i fiori, le foglie e, perché no, anche il sole!
Questo Fiore logo, forse proprio per la sua semplicità, è piaciuto molto alla clientela di un famoso foto microstock internazionale.
Ad essere sincera, piace pure a me!
Chenini
A cosa è servito
attraversare l’antico mare
per arrivare a Chenini?
Chenini, Chenini…
arroccato sotto l’azzurro
hai sentito i nostri passi.
Ancora una volta
mischi sentimenti contrastanti
e lasci che sia il tempo
lentamente a consumarli
come le mura degli ksour
dal vento della valle.
Chenini, Chenini…
tu sapevi bene
che sarei stata tradita.
Ed ora la tua musica berbera
coi tamburi e le grida
mi attanagliano il ventre.
Ma solo per un attimo,
ché dovrò pur riprendere
il mio cammino.
Chenini (Tunisia), 15 agosto 2010
7 dicembre 2010
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Chenini © Paula Becattini
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