Whisky cambia prospettiva…
Illustrazione vettoriale
18/09/2011
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The night of Halloween Card © Paula Becattini
Una curiosità
Chi non ricorda la filastrocca di Whisky ragnetto?
Beh, mi è tornata in mente proprio mentre realizzavo questa illustrazione per Halloween… ed ecco che Whisky cambia prospettiva e diventa un romanticone!
Whisky ragnetto che sale la montagna
la pioggia lo bagna
e Whisky cade giù, giù, giù!
Ma ecco esce il sole
e Whisky si è asciugato
risale la montagna e va sempre più sù, sù, sù!
Sulla montagna c’è una casetta
con una streghetta
che se lo vuol mangiar, gnam, gnam!
Ma Whisky è molto furbo
riscende la montagna
e va dalla sua mamma
e non la lascia più, più, più!
Orval – parte seconda
La vecchia abbazia si trova ancora lì, a fianco del nuovo complesso – una particolarità quasi unica al mondo –, accogliendo i visitatori in silenzio e riportandoli indietro nel passato in quel che era, ed è tutt’oggi, la vita monastica. Le sue rovine ricordano un po’ quelle dell’Abbazia di San Galgano, in Toscana, a circa 30 km ad Ovest di Siena, fra Monticiano e Chiusdino, dove possiamo trovare al centro della Rotonda di Montesiepi, conficcata in un masso roccioso che emerge dal pavimento, la famosa Spada nella roccia, per molto tempo ritenuta un falso ottocentesco. Ma recenti analisi hanno dimostrato valori nella sua composizione che rientrano nella norma per un metallo medievale e non indicano utilizzo di leghe o acciai moderni.
E, come si rispetti, anche l’Abbazia di Orval ha la sua bella leggenda che la caratterizza…
Superata l’antica casa di accoglienza e il piccolo vivaio a sinistra, costeggiando le vestigia del quartiere abbaziale, in fondo a destra troviamo una fontana.
Si racconta che la contessa Matilde di Toscana (1046-1115) aveva da poco perso il suo sposo Goffredo il Gobbo. In occasione di una partita di caccia era in visita a Orval e un dì, mentre era seduta al bordo della sorgente, le cadde l’anello nell’acqua e tutti i tentativi per ritrovarlo furono vani.
Si recò così al vicino oratorio per pregare. Dopo Matilde ritornò alla fontana ove, all’improvviso, comparve un pesce che teneva in bocca l’anello per restituirglielo. Fu così che la contessa, raggiante, esclamò: “In verità, questa è proprio una valle d’oro!” (Vraiment, c’est ici un val d’or!). E, per riconoscenza, decise di fondare un monastero in questo luogo benedetto. I primi monaci che vi si stabilirono arrivarono dal sud Italia nel 1070.
Valle d’oro, Or-Val… ecco come sono nati il nome e l’effige dell’abbazia.
Se mai vi capita di farvi una visita, non dimenticate la fontana: una fanciulla che vi getta una monetina ha molte probabilità di trovar marito entro un anno.
14 settembre 2011
C’è chi pensa già al Natale
Illustrazione vettoriale
12/09/2011
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Christmas Greeting Card © Paula Becattini
Apnea
Trattenere il respiro al limite
per poi riprender fiato
e sentire il pulsare delle vene
del cuore a fior di pelle
con un timore che sale.
Ascoltare il silenzio
di pensieri impazziti
e ancora tornare in apnea
nella speranza di calmare
l’agitazione interna.
Altro non è che desiderio
voglia di vivere immensa.
A te bimbo ormai grande
sembrano un’eternità
quella manciata di secondi
che separano la concentrazione
dal tuo calcio di rigore.
Potresti sbagliare, lo sai…
ma adesso conti soltanto tu
che sembri Inzaghi
ed alzi lento il piede
con lo sguardo in porta.
Lo scatto sicuro
nessuno se lo aspettava…
30 giugno 2009
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Apnea © Paula Becattini
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Precariato vs Povertà
Stamani mi sono svegliata con alcuni dubbi…
Wikipedia riporta:
“Con il termine precariato si intende l’insieme dei soggetti che vivono una condizione lavorativa che rileva, contemporaneamente, due fattori di insicurezza:
1. mancanza di continuità del rapporto di lavoro e certezza sul futuro;
2. mancanza di un reddito adeguato su cui poter contare per pianificare la propria vita presente e futura.”
E a quanto pare non risparmia nessuno, nemmeno il settore dei servizi.
Ma chi detiene una partita iva e rientra nei punti 1 e 2 può essere considerato precario?!?
E “precariato” è sinonimo di “povertà”?
“La povertà è la condizione di singole persone o collettività umane nel loro complesso, che si trovano ad avere, per ragioni di ordine economico, un limitato (o del tutto mancante nel caso della condizione di miseria) accesso a beni essenziali e primari, ovvero a beni e servizi sociali d’importanza vitale.”
Oh, my God…!
5 settembre 2011
Portami al mare
Con debole sguardo
sorrido al mio vagare
senza tregua notturna,
alla ricerca di brezza
nella calura di casa
pur sapendo che fuori
troverei la luna
e forse un po’ d’aria
a calmar l’agitazione.
Non è forse paura?
Ma paura di cosa?
a far sì che la chiusura
sempre più serrata,
circoscritta a una stanza,
e l’umore basso
senza desiderio alcuno
mi fa sembrare fantasma
che vaga, vaga col pensiero.
Saranno la passione, l’afa,
i temporali tropicali,
il poco lavorare,
la crisi di un’epoca strana…
Non riesco a creare
un che di sensato
in questa estate,
se non quest’eco urlato:
“Portami al mare,
portami al mare
a far l’amore”.
6 luglio 2009
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Portami al mare © Paula Becattini
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Ed io ti “fiammo” la crema!
Per me è solo una questione di… poesia, anche in cucina: non è la stessa cosa, nonostante il risultato possa essere migliore.
E così inorridisco quando al ristorante mi caramellano lo zucchero della crema catalana con il flambatore da cucina.
In realtà ci vorrebbe la planxa per cremar (in catalano), un disco di ghisa che scaldato sul fuoco per alcune decine di minuti e poi appoggiato sopra caramella lo zucchero all’istante.
Ma in mancanza di questo, perché non flambare lo zucchero grazie all’utilizzo di un liquore o un distillato e creare così un effetto scenografico a tavola che attira sempre?
Perché ne altererebbe il sapore originale?
Allora, in nome della tradizione, meglio usare il ferro per cremare, che comunque si trova in commercio.
L’utilizzo del grill del forno è rischioso, in quanto la crema fredda potrebbe impazzire (se non si mettono gli stampini e bagnomaria) e l’interno scaldare (deve invece essere freddo).
La crema catalana nella foto è stata flambata con un liquore, che poi è risultato insapore, dallo chef Alessandro Dell’Acqua.
2 settembre 2011
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Fosse stato
Fosse stato un respiro rubato
a far sollevare il petto
e con il battito fermo
fosse mancato anche il sorriso,
il tremore delle mani dallo stupore
avrebbe accarezzato il tuo viso
e il profumo sollevato
con lieve movimento.
Fosse stato un bacio e niente più
per godere dell’infinito,
avrei annientato il tempo,
invece d’imprigionarlo
e imprigionarmi ancora una volta
tra le spire di un cuore
che pulsa forte alle tempie.
Ma non ho parole se non scritte
per un silenzio consolatorio
e d’amore amato ancora.
18 luglio 2011
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Fosse stato © Paula Becattini
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Mhmm… Orval – parte prima
Matilde di Canossa l’ha definita una Valle d’oro regalandogli così il nome e l’emblema.
Ma, a quanto pare, l’Abbazia di Orval ha color oro anche il pane, la famosa birra trappista e… il formaggio.
Immersa nella valle boscosa di De Gaume e fondata nel 1070 da un gruppo di monaci benedettini provenienti dalla Calabria, Orval è una delle più importanti abbazie cistercensi del Belgio.
Il suo formaggio (di tre tipi) risale a quello prodotto per la prima volta nel 1816 dai trappisti delll’Abbazia di Port-du-Salut (Francia).
E solo ad Orval potrete degustare e acquistare il famoso formaggio trappista alla birra.
Mhmm, buono!
Specialmente con il pane ai cereali (sempre d’abbazia) imburrato.
29 agosto 2011
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Oggi sono particolarmente romantica: Greeting Card #05
Illustrazione vettoriale
28/08/2011
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Greeting Card #05 © Paula Becattini

















