Fotografie

Canto alla lampara

Particolare

*

Getta le reti…
getta le reti
su questo letto vuoto
intecciato negli anni
d’amor perduto.

Getta le reti…
che più non vedo
il viso tuo
bruciato dal sole
e i solchi di scie
d’acque silenziose
ricche di melanconici
pensieri.

Getta le reti
su questo corpo
di sirena solitaria,
al tuo tornare
senza parole
né mani ruvide
ad accarezzare colei che
inghiottirebbe la barca
nella tempesta
ma,
nell’attesa,
resta qui col fiato sospeso,
felice di rivedere almeno
due occhi di ghiaccio
avanzare nel chiarore
della stanza.

Getta le reti…
mio pescatore.

5 novembre 2009

*

Canto alla lampara © Paula Becattini


Una questione di ottica

Ottica 18-55*

Non c’è che dire: nonostante l’SMC Pentax-M 1:3.5 28mm sia un obiettivo nato sul finire degli anni ’70 – e quindi non adatto a reflex digitali – è ottimo per quanto riguarda distorsione, vignettatura, contrasto e risoluzione.
A quanto pare ha superato la prova anche montato su una digitale!
In foto, invece, potete vedere il 18-55mm di serie della Samsung GX-20 immortalato con l’SMC Pentax 1:3.5: al contrario non credo che sarei riuscita a ottenere certi dettagli!
Una questione di ottica…

24 ottobre 2011

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Cosa ho combinato? Non lo so…

Tastiera*

È da un po’ che latito… c’è un valido perché: ho un lavoro che m’impegna tantissimo, non riguarda la grafica o la fotografia e si tratta di una sfida.
Ma questa è un’altra storia.
Oggi pomeriggio, finalmente dopo qualche settimana, sono riuscita a dedicare un po’ di tempo a me stessa. Non certo rinchiudendomi in una beauty farm, anche se ne avrei bisogno!
Ho ripreso in mano la Samsung GX-20, riacceso le luci del mio mignon, ma che dico, micro studio fotografico e in vena di esperimenti ho fatto delle prove.
Non so cosa ho combinato di preciso… pochi scatti (50 per l’esattezza) e ancor meno quelli “validi”, forse due o tre.
Ho iniziato con un soggetto facilissimo e forse inflazionato.
Però… però sono soddisfatta!
Ho utilizzato una vecchia ottica: l’SMC Pentax-M 1:3.5.
Un 28mm per l’esattezza.
Ovviamente ho dovuto scattare tutto in modalità manuale.
Beh, accetto consigli dagli esperti e non!
Ancora ho difficoltà nel bilanciamento del bianco: lo sfondo l’ho corretto in seguito.
Forse c’è una lieve dominante rossa.
Le luci non sono sufficienti e quindi devo scattare con tempi lunghi.
E poi mi dite come fate con la polvere?!? La tastiera l’avevo pulita, ma a quanto pare non bene!
Ho dovuto togliere pelini e granellini in post produzione.
Secondo me è l’alta risoluzione che frega… o no?!?

23 ottobre 2011

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Mare di mota

Olanda: mare del nord*

Quando navighi in un mare di mota
non dovrebbe mai mancare una bava di vento…

12 ottobre 2011

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Tre livelli

Tre livelli*

Tre livelli.
Il muro, poi io, infine la cornice dello specchio.
Della serie: sto nel mezzo.
A cosa?!?
Non so… fate voi!

Ma devo confidarvi una cosa: le mie mani mi piacciono tantissimo!!!

7 ottobre 2011

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Tre livelli © Paula Becattini


Aspetto un bimbo

Bimba*

È come contare poche stelle
in cielo non più primaverile.
Uno scrutare la volta celeste.
Speranze di attimi sospirati
quel desiderio germogliato ancora
per trattenerlo perla all’interno
del mio scrigno di savia donna
che goccia a goccia si svuota.

Aspetto un bimbo
tessuto di bramosia amorosa.
Lo attendo sulla soglia
come madre melanconica
dallo sguardo languido e perso
verso il sorriso ora d’uomo
che una volta cullava neonato
al battito del suo dolce seno.

Non si può tornare indietro.
E se ancora fosse troppo presto
è comunque giunto il momento
di riposare gli occhi stanchi,
perché non c’è per me astro
se non lo sfiorire imminente.
Ma io ancora aspetto un bimbo
e in me lo terrò all’infinito.

29 settembre 2009

*

Aspetto un bimbo © Paula Becattini


Procedo

Arezzo: un pomeriggio, dopo la pioggia

*

Mi vedo sola camminare
in una piazza lastricata di pietre antiche;
e i miei passi sono silenziosi,
ma lo sguardo alto, dritto e fiero
di nobildonna che procede al patibolo.

Lo scorrere del tempo
appartiene a chi non cede alla paura
ed io sono a metà strada:
il sole picchia su quelle pietre
e ne raccolgo tutto il calore.

Ti ho amato, ti ho amato!
Parole marchiate a sangue sulla pelle.
Adesso mi concedo un giro
allargando le braccia al cielo
aprendo poi il petto e le nari all’aere.

Mi concedo un volo
sulle note di dolci violini e chitarre;
prima della fine del viaggio
t’incontrerò una volta ancora
col sorriso sulle mie umide labbra.

E non sarai lo stesso.
Ti regalerò freschi bouquet di viole;
primízie dai sapori nuovi;
meraviglia di arcobaleni chiari;
morbido velluto da abbracciar la notte.

E poi chissà…
lungo il cammino ti perderò ancora.
I miei passi sono silenziosi,
ma lo sguardo alto, dritto e fiero.
Non mi volto indietro: procedo…

31 maggio 2008

*

Procedo © Paula Becattini


Orval – parte seconda

Abbazia di Orval: rosone del transetto settentrionale*

La vecchia abbazia si trova ancora lì, a fianco del nuovo complesso – una particolarità quasi unica al mondo –, accogliendo i visitatori in silenzio e riportandoli indietro nel passato in quel che era, ed è tutt’oggi, la vita monastica. Le sue rovine ricordano un po’ quelle dell’Abbazia di San Galgano, in Toscana, a circa 30 km ad Ovest di Siena, fra Monticiano e Chiusdino, dove possiamo trovare al centro della Rotonda di Montesiepi, conficcata in un masso roccioso che emerge dal pavimento, la famosa Spada nella roccia, per molto tempo ritenuta un falso ottocentesco. Ma recenti analisi hanno dimostrato valori nella sua composizione che rientrano nella norma per un metallo medievale e non indicano utilizzo di leghe o acciai moderni.
E, come si rispetti, anche l’Abbazia di Orval ha la sua bella leggenda che la caratterizza…

Abbazia di Orval: ingresso alla navata centrale

Superata l’antica casa di accoglienza e il piccolo vivaio a sinistra, costeggiando le vestigia del quartiere abbaziale, in fondo a destra troviamo una fontana.
Si racconta che la contessa Matilde di Toscana (1046-1115) aveva da poco perso il suo sposo Goffredo il Gobbo. In occasione di una partita di caccia era in visita a Orval e un dì, mentre era seduta al bordo della sorgente, le cadde l’anello nell’acqua e tutti i tentativi per ritrovarlo furono vani.
Si recò così al vicino oratorio per pregare. Dopo Matilde ritornò alla fontana ove, all’improvviso, comparve un pesce che teneva in bocca l’anello per restituirglielo. Fu così che la contessa, raggiante, esclamò: “In verità, questa è proprio una valle d’oro!” (Vraiment, c’est ici un val d’or!). E, per riconoscenza, decise di fondare un monastero in questo luogo benedetto. I primi monaci che vi si stabilirono arrivarono dal sud Italia nel 1070.
Valle d’oro, Or-Val… ecco come sono nati il nome e l’effige dell’abbazia.
Se mai vi capita di farvi una visita, non dimenticate la fontana: una fanciulla che vi getta una monetina ha molte probabilità di trovar marito entro un anno.

14 settembre 2011

Abbazia di Orval: Fontana di Matilde

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Apnea

Particolare della rete di una porta da calcio*

Trattenere il respiro al limite
per poi riprender fiato
e sentire il pulsare delle vene
del cuore a fior di pelle
con un timore che sale.

Ascoltare il silenzio
di pensieri impazziti
e ancora tornare in apnea
nella speranza di calmare
l’agitazione interna.

Altro non è che desiderio
voglia di vivere immensa.

A te bimbo ormai grande
sembrano un’eternità
quella manciata di secondi
che separano la concentrazione
dal tuo calcio di rigore.

Potresti sbagliare, lo sai…
ma adesso conti soltanto tu
che sembri Inzaghi
ed alzi lento il piede
con lo sguardo in porta.

Lo scatto sicuro
nessuno se lo aspettava…

30 giugno 2009

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Apnea © Paula Becattini

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Il fascino di certe… dentature

Ingranaggio*

Committente
El.En. Group S.p.A. (Calenzano – Firenze)

Scatti fotografici
Pezzi vari di metallo tagliati al laser

marzo 2011

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Fotografo Paula Becattini

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Portami al mare

Spiagge Bianche (Rosignano Solvay)*

Con debole sguardo
sorrido al mio vagare
senza tregua notturna,
alla ricerca di brezza
nella calura di casa
pur sapendo che fuori
troverei la luna
e forse un po’ d’aria
a calmar l’agitazione.
Non è forse paura?
Ma paura di cosa?
a far sì che la chiusura
sempre più serrata,
circoscritta a una stanza,
e l’umore basso
senza desiderio alcuno
mi fa sembrare fantasma
che vaga, vaga col pensiero.
Saranno la passione, l’afa,
i temporali tropicali,
il poco lavorare,
la crisi di un’epoca strana…
Non riesco a creare
un che di sensato
in questa estate,
se non quest’eco urlato:
“Portami al mare,
portami al mare
a far l’amore”.

6 luglio 2009

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Portami al mare © Paula Becattini

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Fosse stato

Nuvole nel cielo d'Olanda*

Fosse stato un respiro rubato
a far sollevare il petto
e con il battito fermo
fosse mancato anche il sorriso,
il tremore delle mani dallo stupore
avrebbe accarezzato il tuo viso
e il profumo sollevato
con lieve movimento.

Fosse stato un bacio e niente più
per godere dell’infinito,
avrei annientato il tempo,
invece d’imprigionarlo
e imprigionarmi ancora una volta
tra le spire di un cuore
che pulsa forte alle tempie.

Ma non ho parole se non scritte
per un silenzio consolatorio
e d’amore amato ancora.

18 luglio 2011

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Fosse stato © Paula Becattini

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