Dell’acqua, del cibo e dell’amore
Dell’acqua, del cibo
e dell’amore
immagino profumi
riversandoli su piani
di sapida esistenza
inclini al particolare.
Ché dal vagito in poi
ingorda succhio la vita
e dell’acqua amo la fluidità,
del cibo la varietà,
dell’amore il tormento.
29 novembre 2009
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Dell’acqua, del cibo e dell’amore © Paula Becattini
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(h)Onda
Ed era polvere invisibile
quella sollevata
nelle giornate di sole
e miriadi di lacrime
tra il catrame e il battistrada
in quelle di pioggia.
Sbandata senza vento
graffiata dal gelo
fermo immagine
di svariati tornanti
tra il reale e l’immaginario
precipito ora verso l’audace
ch’io amo ancora
sapermi sovrano centauro
dei miei pellegrinaggi
e inarrestabile alchimia
di uno sguardo
d’implorante esplosione.
Sulla pelle lucido cuoio
il rombo risuonerà
senza essere fermato
e sarò i miei viaggi infiniti
e d’esotico
sapranno le mie parole…
9 aprile 2011
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(h)Onda © Paula Becattini
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Mille papaveri di pianto
Mille papaveri al vento
chinano il capo sorridendo
e scorre finalmente lento
il torrente vicino silente.
Mille papaveri nel prato
ondeggiano lievi al passaggio
di occhi miti e stanchi
brillando nel vuoto distante.
Mille papaveri al sole
richiamano l’azzurro del cielo
e la mia primavera che rivive
mille papaveri di pianto.
Di rosso macchio un lieve riso.
Non per te,
inganno di dolci parole.
22 aprile 2009
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Mille papaveri di pianto © Paula Becattini
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Haiku #12
Tace il silenzio
esplodendo all’interno
– la notte è infranta –
14 dicembre 2010
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Haiku #12 © Paula Becattini
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L’Haiku è un componimento poetico nato in Giappone nel XVII secolo, composto da tre versi di cinque, sette e ancora cinque sillabe, e riflette tutto l’amore minimalista della cultura giapponese per le cose semplici.
Deriva dal Tanka, componimento poetico di trentuno sillabe e si sviluppa poco dopo il pensiero Zen.
Privo di titolo e dai toni semplici e profondi, l’haiku deve contenere il Kigo o il Piccolo Kigo, che sono rispettivamente i riferimenti a una stagione o a una parte del giorno.
L’kaiku non è mai una mera descrizione realistica, ma una visione trascendente che si cristallizza in un particolare significato.
Il poeta quando compone un haiku non descrive ciò che vede o percepisce, ma è in quell’istante ciò che descrive… Per questo scrivo pochi haiku.
Per il conteggio delle sillabe si possono seguire due regole: quella del conteggio ortografico (numero reale delle sillabe) oppure quella del conteggio metrico (che tiene conto dei versi tronchi, dei versi sdruccioli, della crasi, dello iato…).
Il conteggio metrico è quello che preferisco e, generalmente, utilizzo nella composizione dei miei haiku.
Senti-me(nti)
Spariranno ad uno ad uno
senza che te ne accorga,
lasciandoti un’idea di sollievo
ormai da tempo desiderata
che travolgerà ogni cosa
ovattando il nascere dei dubbi
e i segni vuoti sull’impalpabile
polvere dei mobili.
Sarà un dissolversi
lentamente nell’animo
con gli oggetti e gli affetti
clandestinamente riappropriati
e senza che te ne accorga
riavrai lo spazio ove
riedificare il tuo ego sovrastato.
Spariranno ad uno ad uno
piccoli bambini impauriti
da un’emozione più grande
e correranno lontano
sparpagliandosi nel tempo
all’orizzonte di panorami infuocati.
Lì ti ricorderanno.
Distaccati.
5 aprile 2011
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Senti-me(nti) © Paula Becattini
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Un senso
Dovrò pur dare un senso a tutto questo.
Al tempo che lento e veloce
mi trapassa da parte a parte
lasciandomi senza dimensione.
A questo corpo che si lascia vagare
negli spazi delle stanze
quasi a riempirne indefinite assenze.
Dovrò pur dare un senso al silenzio
al torcersi dei pensieri racchiusi
al pianto senza voce.
Ma che senso è il dolore
ignorato e trascinato
da un cavallo in corsa
tra la polvere di stelle
che fu dei primi giorni?
Senza senso il mio contraddirmi
osservandone la scia alle spalle.
Ma vivo
e dovrò pur darmi un senso
ora che, senza me, hai ritrovato il tuo.
4 aprile 2011
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Un senso © Paula Becattini
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Se morir devo d’amore
Se morir devo d’amore
inebriami di parole e versi
sul biancore della carne,
inusuale pergamena,
elevando il sentimento
intenso, vivido,
e la passione travolgente.
D’ardenti missive
fa che stringano il mio petto,
di brividi le cosce e la mente
assetate della tua presenza
e della calda voce.
Se devo morire almeno
lasciami nuda con l’illusione
d’esser l’unica, l’amata,
macchiata nel profondo,
e la tua pazzia virtuosa
a ricordo indelebile
di un mio folle abbandono.
Che solo così potrò amarti.
Per sempre…
(con qualche concessione poetica)
1 aprile 2011
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Se morir devo d’amore © Paula Becattini
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L’amore mio
L’amore mio non ha più nome
col quale poterlo ricordare,
né sostanza o essenza
da farmi inebriare.
L’amore mio si è dissolto
lasciandomi in sospeso,
priva d’ogni essere,
denudata d’ogni bellezza.
Senza traccia né dita
da far scivolare
lungo una ferita,
mi rifugio ora in questo mondo.
Sulle labbra aride
solo un fremito
e lo strano dubbio
di non saper più cosa…
è l’amor mio.
19 marzo 2011
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L’amore mio © Paula Becattini
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