Il Vin Santo di Vigoleno
In Toscana ben conosciamo il Vin Santo del Chianti, un vino passito DOC la cui produzione è consentita nelle provincie di Firenze, Arezzo, Prato, Pistoia, Siena e Pisa.
Ma forse non tutti sanno che non è l’unico e che la tecnica di produzione varia da territorio a territorio, da una cultura all’altra, seguendo tradizioni familiari antiche, tramandate segretamente.
Niente ha di più “religioso” come la sua lavorazione e forse proprio da ciò nasce il nome (supposizione tutta personale): la naturale attesa della maturazione dell’uva oppure tardiva; la vendemmia a mano attenta e curata; la successiva selezione dei grappoli migliori; l’appassimento su graticci o appesi nei sottotetti; la pigiatura e la fermentazione tra dicembre e febbraio, in alcuni casi attendendo la settimana santa; la selezione della madre; l’invecchiamento che può andare ai 5 ai 10 anni sigillato in caratelli oppure travasato di anno in anno…
Ho volutamente condensato una storia che in realtà sono tante storie.
E così, sabato scorso, è iniziata un’avventura.
Perché del vin santo poco si parla e ben presto c’è chi ne parlerà entusiasmato, con uno stile romantico e umanistico al tempo stesso, senza tralasciare lo scopo dello studio intrapreso, ovvero la ricerca del punto denominatore che unisce tutti i DOC Vin Santo.
La mia avventura, di riflesso, è che avrò l’occasione di fare esperienze enologiche notevoli.
La prima scoperta è stato appunto il DOC Colli Piacentini Vin Santo di Vigoleno.
Vigoleno (Vernasca) è un borgo medioevale che si erge sul crinale del fiume Stirone, a pochi chilometri da Salsomaggiore Terme, tra le province di Parma e Piacenza.
Questo vin santo, assai diverso dal classico toscano – che ha tonalità giallo paglierino, dorate, raramente ambrate –, lascia a bocca aperta appena viene versato nel bicchiere.
Le foto rappresentano il Vin Santo di Vigoleno dell’Az. Vitivinicola Lusignani e rendono bene l’idea, pur non essendo scattate in studio.
Alla vista è denso, di un ambrato scuro con riflessi mogano; al naso complesso: miele di castagno, caramella mou, mandorla, spezie, mallo di noce e liquirizia; in bocca ricco, densissimo, dolce ma non stucchevole, supportato da un’acidità ben presente che aiuta.
Insomma, un vino da meditazione, da bere con calma, a piccoli sorsi.
Vitigni utilizzati: per un 60% gli autoctoni Santa Maria e Melara, e/o Bervedino, Ortrugo, Trebbiano, Sauvignon; uve bianche non aromatiche (sono escluse quindi la malvasia bianca di Candia aromatica ed il moscato bianco) raccomandate e/o autorizzate in provincia di Piacenza. Le uve devono provenire da parte del territorio amministrativo del comune di Vernasca.
Vinificazione: lieviti indigeni.
Affinamento: almeno 5 anni, nel caso dell’az. agricola Lusignoli 9 anni in piccole botti di rovere scolme.
Non resta che provarlo!
20 maggio 2011
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Per questo
Stamani mi sono svegliata alle 5 con il rumore di un televisore acceso nella testa.
Eccoci, di nuovo… il vicino adora spesso dormire con questo brusio di sottofondo (che poi brusio lo è per me: lui, a quanto pare, il volume lo tiene elevato).
E sono circa quattro ore che penso a come chiedergli: «Per favore, potresti tenerlo più basso? Non dico spengerlo, ma un tantinello abbassarlo?»
Già, perché inoltre è un vicino “difficile”, al quale, per esempio, chiedere scusa nel caso di una tua “mancanza” o involontaria “invasione” non serve.
Inizio a dubitare che ce l’abbia con me…
Ma poi il mio pensiero fisso è stato per un attimo rubato dal solito tran tran.
Ed ecco che arriva in mio salvataggio un post di Costanza Miriano, Il mazzo di carte di Dio, anche se argomenta di altro.
Mi ha fatto ricordare che non posso, non devo prendermela… eh, no!
Perché, mano a mano che i minuti passavano e le due ore di sonno perdute si facevano sentire, iniziavo a montare come una panna.
Nel commentare il suo post mi sono resa conto che comunque non posso, non devo prendermela!
Per svariati motivi e non perché credo in Dio.
Ora, sono più pensieri a cascata questi e un certo desiderio di condivisione.
Come questa mia poesia e la foto abbinata, che ha un che di “mistero” per me.
Ma stamani prendetemi così!
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Per questo
Cos’è questo bisogno d’amore
che aleggia nell’aere?
Cos’è questo incrociar di sguardi
che serpeggia tra la folla?
E muove l’universo con noi,
bisognosi d’affetto,
che della solitudine
facciamo un vanto?
È scritto anche sui muri
crollati dal terremoto
e dalle bombe di una guerra.
Scolpito nella pietra e sulla sabbia,
ovunque l’uomo possa arrivare
con i suoi piedi o grazie all’ingegno.
In ogni spazio, in ogni tempo.
È scritto fin dalla nascita
e nell’avvicendarsi degli eventi,
piccoli o grandi, delle persone,
degli stati, dei continenti.
È scritto nel credere in un dio in cielo
o in qualcosa di più terreno.
Ho bisogno d’amore.
Per questo ti vengo a cercare…
18 settembre 2009
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Per questo © Paula Becattini
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Sorvola silenziosamente la valle
Allora come ora – come ogni giorno, ma in questo intensamente – ricordo con dolcezza la mia mamma e tutto quel che mi ha trasmesso.
L’amore per la vita e per le belle cose; il piacere di leggere e scrivere poesia; il sensuale ritule di prender cura del proprio corpo; l’importanza del portamento e dell’eleganza; la necessità della bontà e della forza d’animo.
Grazie mamma. Ti voglio bene…
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Sorvola silenziosamente la valle
e scivolami a fior di pelle:
sono fragile come crisalide
ma la tua presenza ancora permane.
Tra un po’ cambierò pensieri,
riempirò le ore meccanicamente.
Attraverserò sola il paese sorridendo
in una domenica finalmente calda.
Una voce in lontananza mi chiamerà
scuotendo brividi lungo la schiena
e lungo la scia di umida bocca
una sciocca domanda alla risposta
tornerà indietro come un’infinita eco
perdendo tintinnanti perle di saggezza
e lacrime zuccherose di amore riposto.
“E tu, come stai?”
“Mi manchi, mamma…”
Sorvola silenziosamente la valle
che il sole mi ricorda il tuo sorriso…
8 maggio 2009
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Sorvola silenziosamente la valle © Paula Becattini
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Birra: schiuma sì, schiuma no?
Soddisfatta di ciò che ho imparato al corso da Sommelier di primo livello, l’altra sera, aperitivo in casa, servo come mi è stato insegnato la birra ai miei amici.
Ed ecco che decisa, d’alto, faccio cadere la birra nel bicchiere, formando una bella schiuma densa. Mi fermo in tempo affinché non fuoriesca.
Attendo un po’ in modo che il livello scenda e poi, piano piano, completo l’operazione aggiungendo altra birra.
Tre bella dita di schiuma, dalla forma tondeggiante e molto persistente.
«Che si serve così la birra?!?»
Un po’ imbarazzata (ma non troppo) rispondo con un filo di voce: «Sì.»
Scrollatina di spalle da parte di A.
«La schiuma ha due funzioni: primo, sostiene i profumi; secondo, fa sì che la birra non si ossidi.»
Proseguo l’operazione con altri bicchieri.
È vero che stavo offrendo una birra ad alta fermentazione – per la quale in molte nazioni la schiuma è un optional, anzi in Inghilterra è addirittura un difetto – ma la stavo servendo fredda. In generale questo tipo di birra va spillata a temperatura cantina e servita piatta.
Ok, uno a zero per A.
Prosegue la degustazione.
«Questo tipo di birra non mi entusiasma. Preferisco le chiare.»
Ti accontento subito. Eccoti una bella birra bionda a bassa fermentazione e per giunta italiana!
«Se non ti dispiace me la servo da solo: la desidero senza schiuma. Ecco, così.»
(altro…)
Maggio Musicale: come diventar “Verdi” alla prima
Ebbene, lo ammetto: erano decenni che non andavo al Comunale.
E mai a una prima.
Quando ieri sera – congiuntura astrale favorevole – mi è capitata l’occasione di dire “sì” a un invito all’Aida di Giuseppe Verdi, che avrebbe aperto la settantaquattresima edizione del Maggio Musicale Fiorentino, nonostante varie difficoltà logistiche, non ci ho pensato due volte.
Solo un’ora… un’ora di tempo per trovare una baby sitter, pensare alla cena, darmi una sistematina, indossare finalmente quel bellissimo abito da sera nero in seta e code d’organza e i fini sandali tacco a spillo 12, acquistati entrambi l’anno prima e mai indossati se non si fosse prospettato un evento di tal portata…
Insomma, non potevo mancare!
Tutto calcolato. Perfetto anche l’orario d’inizio – 19,30 – in quanto mi son ritrovata come Cenerentola, che a mezzanotte doveva essere di nuovo a casa.
Partiamo da Reggello alle 18 in punto.
Una volta arrivati a teatro, presi i biglietti e saliti in 2a Galleria, abbiamo pure trovato il tempo di farci un aperitivo con stuzzichino.
Sono raggiante, impaziente, un po’ emozionata, imbarazzata forse (ma al mio fianco c’è chi m’incoraggia sussurandomi che sono bellissima) e, nel mentre osservo lo spicchio di torta salata offertomi, mi dico: “Oh, vedi… che bella tonalità di verde: sono asparagi…”
Verde, verdino, verdognolo…
Le luci incominciano ad abbassarsi e tornare.
Primo segnale… tra dieci minuti inizia lo spettacolo.
Ci avviamo ai nostri posti: fila C, numeri 31 e 33.
Una volta sistemati, ci guardiamo intorno. Il teatro pulsa ma non è pieno.
Tanti gli stranieri: americani, tedeschi, giapponesi, australiani.
Ho acquistato il libretto e così ne approfitto per dargli un’occhiata.
Penso che un po’ di ritardo ad una prima sia “normale”, ma mezz’ora?
A un certo punto il sipario si muove. Applaudiamo.
Spunta fuori un giovinotto che incomincia a scusarsi. Il sindaco Renzi?!?
(altro…)
Florence remember
Io me lo ricordo ancora, eppure lo ricordo…
Quel sole pieno di luce inondare la cucina.
Quello sbattere con la forchetta acqua e farina, lentamente, come al rallentatore.
Flop… flop…
E gli occhi di mia madre, languidi e leggermente socchiusi perché mai portava gli occhiali, nonostante la miopia.
Me lo ricordo ancora…
L’arte del proceder cauti per ottenere crema di velluto.
«Il trucco è metterci un po’ di bicarbonato…»
Flop… flop… ancora un po’ d’acqua.
«E fare pezzi piccoli…»
Io la guardavo dal basso dei miei dieci anni.
Non l’aiutavo, ma osservavo attentamente ogni gesto, finché non mi chiedeva d’infarinare.
Fatto questo, immergevo i pezzi ad uno ad uno nella pastella.
E mi soffermavo sul lento sprofondare e l’avvolgere della crema la bianca carne, come l’ultimo abbraccio di due innamorati.
«Ora il tutto deve riposare…»
Con religioso silenzio, la zuppiera veniva riposta in frigo.
E poi il gioco fino a quando il profumo non risvegliava la fame!
Una corsa alla tavola… ed era lì, fumante, perché andava mangiato caldo, con i tondoni e le verdurine.
La ricetta del coniglio fritto, quella del nonno che io ho conosciuto solo una volta tanto tempo fa, me la ricordo ancora e la porto con me nel cuore.
E con lei mia madre, che mi ha trasmesso sensazioni ed emozioni, oltre la passione di gioire e creare tra i fornelli.
25 marzo 2007
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Florence remember © Paula Becattini
La magia del canto di una sirena “on the rock”
Nel momento in cui si spengono le luci e il sipario si apre, tra il fumo e le ombre dei “musicanti”, solo leggere note si sollevano; poco a poco aumentano sequenzialmente fino a quando, senza che te ne accorga, una potente voce vi si amalgama.
Solo per poche decine di secondi faticosamente ti orienti.
Quella voce cambia e improvvisamente la riconosci come femminile, insieme alle luci che esplodono e al pubblico che come un’onda ti fa ampliare l’emozione e l’adrenalina.
Una potenza vellutata, avvolgente e trasportante; picchi a volte graffianti che portano in alto per poi far ricadere in un dolce-amaro tipico di una confettura d’arance di Sicilia.
Sole e cielo e mare, quieti e incazzati: questa è la magia del canto della nuova sirena “on the rock”.
Non ti aspetti un vocalizzo più modulato e abilmente gestito nel live.
Il concerto, che comunque si apre con pezzi melodici, pop e blues, esplode magistralmente nella seconda metà: assoli di elettrica, ritmi rockettari e coinvolgimento tale da farti dimenare sulla sedia.
Per chi conosce Giusy Ferreri attraverso Non ti scordar mai di me, Novembre, Come pensi possa amarti e Il mare immenso non può avere pienamente un’idea delle potenzialità di questa piccola sirena siciliana, se non intuirle; e piacevolmente scoprirle in suo concerto.
Non a caso artisti come Tiziano Ferro, Sergio Cammariere, Enrico Ruggeri e Luigi Schiavone l’affiancano nella sua crescita professionale.
Che spero raggiunga profondità ed elevazioni di un maturo blu intenso.
Ieri sera ho visto luccicare, dall’emozione e l’eccitazione per la partecipazione al suo primo concerto live di un’artista famosa, gli occhi di una bimba di undici anni. Tenacemente ha atteso per rubare un autografo a Giusy Ferreri ed è stata ricompensata. Buon compleanno Chiara!
Giusy Ferreri – Il mio universo
Firenze – Saschall
8 aprile 2011
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La magia del canto di una sirena “on the rock” © Paula Becattini
L’inizio
Ho sempre invidiato coloro che, con pazienza e costanza, riescono a tenere un diario…
Scrivere i propri pensieri su un foglio bianco non è semplice – ormai non conto più i tentativi fatti e poco dopo abbandonati –, ma è una tentazione troppo forte.
Ricordo i miei diari scolastici strapieni di anedotti, poesie, ritagli di giornali e fotografie: non mancava giorno in cui, a parte i compiti segnati, riportassi in parole su quelle pagine il mio stato d’animo, le mie preoccupazioni, i miei primi amori.
Dopo si cambia, si dimentica, fino a quando non senti la necessità di lasciarti andare di fronte a carta e penna o a una macchina da scrivere, un computer…
Scrivere per continuare a ricordare.
Scrivere per esistere.
20 aprile 1997
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L’inizio © Paula Becattini









