Diario

Sempre la solita minestra

Minestrina*

In Italia più in basso di così, purtroppo, si può ancora andare…
Manca il brodo di carne: dovrò accontentarmi del dado.
In questo momento ho un desiderio irrefrenabile di fuggire!

7 dicembre 2011

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Sempre la solita minestra © Paula Becattini


Cronache annunciate di una agente/promoter – #2

Il bambino, dalla galleria, arriva sparato verso l’espositore dei palloncini in omaggio.
Cerco di bloccarlo, ma è più veloce di me: ne afferra uno e scappa.

«Thomas, nooo… non si fa così! Devi chiedere il permesso!»

…gli grida dietro la madre.
Preso per un braccio lo costringe a chiedermi grazie.
Il bimbo voltandosi lentamente verso di me lancia un’occhiata tagliente e ne approfitta per divincolarsi.
Soddisfatto della refurtiva, correndo dimena il palloncino davanti a sè e… BUM!!! gli scoppia improvvisamente.
Io lo guardo e sogghigno diabolicamente.

«Hai visto cosa succede, Thomas, a non chiedere il permesso!»

In quel momento mi è tornato in mente Cattivissimo me: gran bel film di animazione.

4 dicembre 2011

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Cronache annunciate di una agente/promoter – #2 © Paula Becattini


Pinces à linge

Pinces à linge*

A vederle sono delle semplici mollette per panni (dette anche nasini dalle mie parti).
Ma in realtà rappresentano un bel ricordo.
Nizza, agosto 2000: una gran quantità di body e bavaglini da lavare e nell’appartamento affittato mancavano le pinces à linge!
Ancor oggi sono in servizio.
Cosa non si fa per rendere più piacevoli certi “lavoretti” di casa…

4 dicembre 2011

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Pinces à linge © Paula Becattini


Cronache annunciate di una agente/promoter – #1

«Mi scusi… dove si trova la toilette?»

Ma com’è che scambiano lo stand per il punto informazione del centro commerciale?
Eppure è scritto anche in grande:
“Luce e gas. Risparmiate proprio quando consumate”.

Di certo risparmiano sul tempo chiedendo a me!

1 dicembre 2011

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Cronache annunciate di una agente/promoter – #1 © Paula Becattini


Il mistero dei panni sporchi appallottolati

Business*

Una camicia, un pantalone e una felpa appallottolati nel cesto dei panni sporchi mi provocano sempre una sincope.
Ma poi mi riprendo: nel ripiegarli constato che il cesto è pieno a metà e quindi non devo fare l’ennesima lavatrice!
In famiglia ancora non hanno capito che sono molto sensibile…

24 novembre 2011

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Il mistero dei panni sporchi appallottolati © Paula Becattini


Ho dei limiti… purtroppo!

Oggi pomeriggio ho risposto a un annuncio su internet, nel quale una imprecisata azienda ricercava sommelier ed enologi per la sua struttura, sottolineando ovviamente che sono aspirante sommelier e che mi diplomerò a giugno del 2012.
Dopo circa un’ora ricevo una telefonata al cellulare e un signore con un italiano stentato mi chiede se avevo inviato il curriculum per un posto vagante da cuoco.
Rispondo: «No, come sommelier».
«Ok. Cerchiamo un cuoco. Il lavoro è su una petroliera. Le interessa?»
«La ringrazio, ma non m’interessa…»
Insistendo: «Africa, mar Mediterraneo, Arabia…»
«No, grazie.»
Ma cos’è, una crociera? Su una petroliera? A cucinare o a farmi cucinare?!?
E poi magari dopo il tour me ne torno a casa con un bonus!
Devo aver comunque fatto un’ottima impressione…

À bon entendeur, salut!

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Ho dei limiti… purtroppo! © Paula Becattini


Tre livelli

Tre livelli*

Tre livelli.
Il muro, poi io, infine la cornice dello specchio.
Della serie: sto nel mezzo.
A cosa?!?
Non so… fate voi!

Ma devo confidarvi una cosa: le mie mani mi piacciono tantissimo!!!

7 ottobre 2011

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Tre livelli © Paula Becattini


Il mio tempo è limitato

Stasera ruberò qualche frase di un grande: un po’ per rendergli omaggio, un po’ perché sono stanca. La mia stanchezza ha origini che ormai si perdono nel tempo e nel cuore, tanto da non riuscire più a descriverla con frasi sensate.

«Stay Hungry. Stay Foolish.»
Siate affamati, siate folli: bellissimo concetto che mi ha accompagnato per decenni, fino a quando lentamente ho incominciato a svuotarmi, dimenticando la fame e la poca follia creativa che mi ha sempre accompagnata.
Sono mesi che penso spesso alla morte, sia interiore che fisica.
Non ho mai avuto una netta paura della morte come in quest’ultimo periodo. E niente mi conforta…

«Se vivrai ogni giorno come se fosse l’ultimo, un giorno avrai sicuramente ragione.»
Forse sono già morta. Ma oggi ci ho riflettuto rileggendo il discorso che fece Steve Jobs il 12 giugno nel 2005 ai neolaureati dell’Università di Stanford.

Il vostro tempo è limitato, allora non buttatelo vivendo la vita di qualcun altro. Non lasciatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere con i risultati dei pensieri degli altri. E non lasciate che il rumore delle opinioni degli altri affoghi la vostra voce interiore. E, cosa più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno già cosa voi volete davvero diventare. Tutto il resto è secondario.

Il mio tempo è limitato.
Non sono più giovane, ma nemmeno vecchia per poter affermare che ormai ho trascorso una vita.
E se proprio devo essere infelice, meglio esserlo come sono, ovvero affamata e folle, libera di essere me stessa, con le mie intuizioni, con i miei mille difetti e qualche pregio che qualcuno pur arriverà ad apprezzare.
Fosse anche solo il saper accarezzare dolcemente un viso.

Ciao, Steve.

6 ottobre 2011

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Il mio tempo è limitato © Paula Becattini


Ping pong che passione!

Pausa: pallina su tavolo

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Ebbene sì, lo ammetto!
Ho arricchito la mia collezione di interessi.
Erano anni, ma che dico, decenni che desideravo farlo! Dalla tenera adolescenza…
Da quando mio padre nel garage della casa in montagna mi costruì, con una bella e spessa tavola di compensato, il tavolo da ping pong.
Quella rozza tavola – ma abbastanza liscia per giocarci – ha resistito anche alla perfida umidità, regalandomi per svariate estati tanto divertimento insieme a mio fratello e agli amici e amiche di turno.
Ora, da un mese, frequento un vero e proprio corso presso la l’A.D.S. Tennis Tavolo Reggello e mi piace un sacco!!!
Mi diverto, faccio movimento e dicono impari alla svelta: adesso sono alle prese con lo spin.

Vi presento i miei allenatori/compagni di gioco.
Purtroppo manca il pezzo grosso, il numero uno, il campione di serie A: vi prometto di fotografarlo quanto prima!

NicolaGiuseppePaolo


La solitudine di Google+ & Company

Oggi sono capitata per caso in Google+ (cercavo Google Analytics).
Così mi sono ritrovata a creare l’ennesimo profilo, a cercare amici, conoscenti, ad allargare le mie cerchie altrimenti potrei soffrire di solitudine.
Eh, già… questo mi ha riferito Google+!
Ci ho perso 5 minuti e mi sono bastati! Sembra un incrocio tra FB e Twitter.
A quanto pare si soffre di solitudine sia nel virtuale che nella realtà…
Allora?!?
Questa pizza con i vecchi compagni delle elementari la organizziamo oppure no?!? :-)

Evvabbè, c’ho provato…

27 settembre 2011

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La solitudine di Google+ & Company © Paula Becattini


Precariato vs Povertà

Stamani mi sono svegliata con alcuni dubbi…
Wikipedia riporta:

“Con il termine precariato si intende l’insieme dei soggetti che vivono una condizione lavorativa che rileva, contemporaneamente, due fattori di insicurezza:
1. mancanza di continuità del rapporto di lavoro e certezza sul futuro;
2. mancanza di un reddito adeguato su cui poter contare per pianificare la propria vita presente e futura.”

E a quanto pare non risparmia nessuno, nemmeno il settore dei servizi.
Ma chi detiene una partita iva e rientra nei punti 1 e 2 può essere considerato precario?!?
E “precariato” è sinonimo di “povertà”?

“La povertà è la condizione di singole persone o collettività umane nel loro complesso, che si trovano ad avere, per ragioni di ordine economico, un limitato (o del tutto mancante nel caso della condizione di miseria) accesso a beni essenziali e primari, ovvero a beni e servizi sociali d’importanza vitale.”

Oh, my God…!

5 settembre 2011


Ed io ti “fiammo” la crema!

Crema catalana*

Per me è solo una questione di… poesia, anche in cucina: non è la stessa cosa, nonostante il risultato possa essere migliore.
E così inorridisco quando al ristorante mi caramellano lo zucchero della crema catalana con il flambatore da cucina.
In realtà ci vorrebbe la planxa per cremar (in catalano), un disco di ghisa che scaldato sul fuoco per alcune decine di minuti e poi appoggiato sopra caramella lo zucchero all’istante.
Ma in mancanza di questo, perché non flambare lo zucchero grazie all’utilizzo di un liquore o un distillato e creare così un effetto scenografico a tavola che attira sempre?
Perché ne altererebbe il sapore originale?
Allora, in nome della tradizione, meglio usare il ferro per cremare, che comunque si trova in commercio.
L’utilizzo del grill del forno è rischioso, in quanto la crema fredda potrebbe impazzire (se non si mettono gli stampini e bagnomaria) e l’interno scaldare (deve invece essere freddo).

La crema catalana nella foto è stata flambata con un liquore, che poi è risultato insapore, dallo chef Alessandro Dell’Acqua.

2 settembre 2011

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