Tanka #3
È senza vento e
privo di canto questo
mio clima mite.
– Brillano al buio gemme
di emozioni crescenti –
18 aprile 2009
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Tanka #3 © Paula Becattini
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Il Tanka (letteralmente “poesia breve”) è un componimento poetico d’origine giapponese di 31 sillabe.
Nato nel V secolo d.C., non ha subito variazioni nel corso dei sedici secoli della sua storia. A partire soprattutto dal XVII secolo, i primi tre versi iniziarono ad essere usati come una poesia a sé, dando vita all’Haiku.
Privo anch’esso di titolo, è diviso in due parti e composto da cinque versi di 5 e 7 sillabe, così disposti: 5, 7, 5/7, 7.
I primi tre versi formano il kami no ku (strofa superiore); gli ultimi due lo shimo no ku (strofa inferiore). Le due parti devono produrre un effetto contrastante per quanto riguarda il contenuto.
Bisogna tener presente che nella lingua giapponese non si contano le sillabe, ma gli onji, i segni grafici della scrittura (sillabica) giapponese.
In italiano, per il conteggio delle sillabe si possono seguire due regole: quella del conteggio ortografico (numero reale delle sillabe) oppure quella del conteggio metrico (che tiene conto dei versi tronchi, dei versi sdruccioli, della crasi, dello iato…).
Personalmente il conteggio metrico è quello che preferisco e che, generalmente, utilizzo.
Il tanka qui proposto rispecchia molto il mio stato d’animo di oggi…
Haiku #12
Tace il silenzio
esplodendo all’interno
– la notte è infranta –
14 dicembre 2010
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Haiku #12 © Paula Becattini
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L’Haiku è un componimento poetico nato in Giappone nel XVII secolo, composto da tre versi di cinque, sette e ancora cinque sillabe, e riflette tutto l’amore minimalista della cultura giapponese per le cose semplici.
Deriva dal Tanka, componimento poetico di trentuno sillabe e si sviluppa poco dopo il pensiero Zen.
Privo di titolo e dai toni semplici e profondi, l’haiku deve contenere il Kigo o il Piccolo Kigo, che sono rispettivamente i riferimenti a una stagione o a una parte del giorno.
L’kaiku non è mai una mera descrizione realistica, ma una visione trascendente che si cristallizza in un particolare significato.
Il poeta quando compone un haiku non descrive ciò che vede o percepisce, ma è in quell’istante ciò che descrive… Per questo scrivo pochi haiku.
Per il conteggio delle sillabe si possono seguire due regole: quella del conteggio ortografico (numero reale delle sillabe) oppure quella del conteggio metrico (che tiene conto dei versi tronchi, dei versi sdruccioli, della crasi, dello iato…).
Il conteggio metrico è quello che preferisco e, generalmente, utilizzo nella composizione dei miei haiku.




