Libertà di “essere”

La paura a volte non lascia spazio.
Non lascia spazio alle nuove esperienze.
La paura può bloccare, congelare in uno stato a noi conosciuto, famigliare, dove ogni gesto o sentimento è, se non ripetitivo, simile ai precedenti.
La paura di sbagliare porta a non fare.
La paura di soffrire porta a non amare.
La paura di essere giudicati porta a nascondersi.
La paura porta a costruire un mondo, una dimensione, dove tutto è sotto controllo, perché ciò infonde sicurezza.
Una sicurezza fasulla, illusoria, in quanto limitante e non fortificante, che però può sgretolarsi in qualunque momento.
Insomma, la paura porta a chiudersi dentro una gabbia senza finestre o porte. Guai a lasciare uno spiraglio aperto: potrebbe entrare qualcosa di sconosciuto pronto a far vacillare l’equilibrio.
Chi vince le proprie paure non fa altro, a mio parere, che trovare la forza di violentarsi, costringersi ad aprire porte e finestre nonostante tutto; ad accettare le conseguenze, soprattutto quelle negative; porta a conquistare libertà di azione, libertà di “essere”.
Faccio, quindi ho probabilità di sbagliare.
Amo, quindi posso non essere corrisposto e soffrire.
Mi espongo per quello che sono e quindi posso essere giudicato.
Con ciò le paure non spariscono mai: le paure sono radicate.
La paura è quella cosa che la creazione ha infuso in noi a livello genetico; che fa produrre adrenalina e dà la carica per affrontare certe situazioni; dà anche la forza di scappare più velocemente possibile, se richiesto.
La paura mette in allarme, rende vigili, dinamici e altamente competitivi, sia che ci si trovi in una giungla che in uno stadio atletico; sia che si debba affrontare un nemico che un collega di lavoro avversario.
Ma quali sono le paure di oggi?
La maggior parte sono legate all’insicurezza.
La vita si è talmente facilitata e allungata che abbiamo ormai troppo tempo per “pensare” e molti si focalizzano troppo sulle proprie insicurezze (basti pensare a quanto si sono moltiplicate certe malattie come depressione e nevrosi).
Ma ci sono anche paure “sane”, se così possiamo definirle: tutto sta nel fatto che queste non superino una certa soglia.
Ovvero, non portino a rinchiuderci in una gabbia, che non ci rendano schiavi. Anche schiavi di non poter far trapelare le proprie paure.
Viviamo in un tempo dove bellezza fisica, popolarità e successo sono una priorità; più della famiglia, dell’amicizia… dell’amore stesso!
Ci stiamo riducendo sempre più a esseri singoli ed egoisti.
Viviamo in un tempo dove spopolano i social network, che tanto sociali poi non sono in quanto la paura del reale non fa incontrare nessuno fisicamente. Ed è difficile ammetterlo: tanti sono i motivi per cui non si fa, ma il motivo della paura non può, non deve essere esposto.
Anche a livello sessuale, oggi è più semplice farlo davanti al video di un computer – un tempo erano le riviste pornografiche –, con l’illusione però di avere a che fare con una persona “potenzialmente” reale.
Cioè l’eccitazione deriva dal pensare che la donna o l’uomo, che sta al di là, sia vera e che si possa prima o poi incontrare senza mai farlo veramente: troppe sarebbero le complicanze, troppa la fatica, troppe le responsabilità.
Ma nel frattempo si cercano nuove esperienze.
Personalmente preferisco essere libera di provare paura.
Preferisco avere la facoltà di fare, con le mie paure, determinate esperienze per poi valutare e sostenere: sì, posso andare avanti; no, non fa per me.
Preferisco osare e prendermi le responsabilità, pur di ottenere qualcosa.
Ma preferisco anche non osare oltre se l’esperienza mi dice che è pericoloso e distruttivo.
Preferisco essere giudicata, nel bene o nel male, anche come una talebana occidentale, se “certe” esperienze non si addicono al mio modo di vedere il mondo al di fuori della mia stanza, che non è una gabbia… ma semplicemente il mio “essere” dalle molteplici sfaccettature, un po’ brillanti un po’ opache, dove non sempre vi si riflettono le paure altrui.

22 ottobre 2010

*

Libertà di “essere” © Paula Becattini

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Una Risposta

  1. Zen

    chi vive prova paura
    chi vive talvolta vince la paura, talvolta no
    ma pensa a un mondo senza paura
    se non hai paura di cadere dal burrone puoi cadere, ma anche se ne hai troppa puoi finire giù
    e il giusto mezzo non è sempre la soluzione migliore
    paura è, me ne accorgo ora, quasi paula
    coincidenze linguistiche? segnali? altro?
    chi vive prova paura
    chi vive prova

    4 aprile 2011 alle 8:59 pm

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