La merìa
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Stare alla merìa
di un pergolato
e sentire il brivido
di un passato andato.
Togliersi i sandali
poggiare i nudi piedi
sull’umida terra
e guardarli soddisfatta.
Un sorriso piccante
come la pietanza servita.
Quante cose mi sono persa
eppure la vita è piena
e t’inganna la giovinezza.
Stare alla merìa
di un cipresso
nell’ora più elevata
schiena contro schiena
e perdersi
nella brezza marina
di un pomeriggio
incantato.
Un sorriso triste
come profumo di bosso.
E di bosso sa anche il vino
e l’eterno rincorrersi nel labirinto
di uno strano giardino.
Non lasciamo questa merìa
che ci tiene sospesi
che ci perde e ci ritrova
accecati sotto il cielo.
Hai ragione tu.
La vita viviamola adesso.
13 aprile 2012
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La meria © Paula Becattini
Vini dell’altro mondo!
Eh, sì… anche il corso di II livello Sommelier AIS presso la Delegazione di Firenze è giunto al termine.
Lunedì 12 dicembre si terrà l’ultimo incontro: un ripasso generale, l’autoverifica e poi via! Sotto a studiare perché dal III livello all’esame il passo è breve!
Sono ben settantaquattro le DOCG in Italia (da imparare a memoria!); trecentotrentotto le DOC (sempre che i dati in mio possesso siano esatti).
Ma quante sono le AOC francesi?
E quelle nel resto del mondo?!?
Una cosa è certa: dalla Francia in poi il “giorno dopo” è sempre stato devastante.
E non credo a causa delle troppe informazioni fagocitate in due ore.
Vini corretti, non c’è che dire, da quelli di Bordeaux al Cile; alcuni entusiasmanti, altri troppo perfetti.
Ma che mal di testa!
A livello comunitario vi è una legge che stabilisce il contenuto massimo di solfiti ammessi per categoria di vino.
Il regolamento 606/2009 ha apportato lievi riduzioni a riguardo rispetto al precedente, ma veramente lievi.
Molti infatti sono rimasti invariati.
Vini bianchi tipo Spätlese e altri (Bordeaux supérieur, Rioja, ecc.): livello massimo 300 mg/l.
Vini bianchi tipo Auslese: 350 mg/l.
Vini bianchi tipo Beerenauslese, Trockenbeerenauslese, Eiswein, Sauternes, ecc. possono addirittura arrivare fino a 400 mg/l.
Viene il mal di testa solo a leggere!
10 dicembre 2011
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Vini dell’altro mondo! © Paula Becattini
Percezioni ’99
«Questo locale è veramente delizioso.»
«Sì, perciò ti ho portato qui…»
Scelsi il tavolo.
Con il menù in mano, gettai un’occhiata al suo profilo. Lui si voltò e mi guardò con occhi sorridenti.
«Bevi vino?» mi chiese.
«Certo. Diamo un’occhiata alla carta.»
Sfogliandola insieme, ci soffermammo sui rossi toscani.
«Guarda quanto costa questo…!»
Lui indicò semplicemente quello precedente.
«Prendiamo questo, è buono. Ti va?»
Lo guardai meravigliata. “Ma hai visto il prezzo? 65 euro!»
«È un buon vino. Prendiamolo.»
Attendemmo un quarto d’ora e finalmente il cameriere ce lo portò decantato. Lo servì a entrambi.
Presi il bicchiere con lentezza e avvicinandolo alla bocca ne potei percepire profumi indescrivibili.
Ma quando lo sorseggiai con estrema curiosità il mio sguardo scivolò oltre la finestra e le colline scandiccesi…
Quella primavera fu piuttosto piovosa, tuttavia non mancarono calde giornate di sole. Ricordo abbondanti fioriture piene di colori e vivaci nel loro esplodere a fresche brezze che comunque preannuciavano una bellissima estate.
Lasciai correre tutto come se niente fosse, e così i mesi passarono. Agosto arrivò e se ne andò senza voltarsi indietro. La città, particolarmente vuota, si lasciò oziosamente osservare; io invece, piena di propositi che mai avrebbero preso il volo, mi sentivo pronta ad abbandonare quella parte di me arbarbicata saldamente alle origini. Feci un’accurata selezione e gettai l’eccesso inutile: pensieri, desideri, sentimenti. E così settembre mi trovò matura, come un grappolo d’uva che attende la vendemmia. Ma nessuno mi colse…
Eppure qualcosa doveva succedere.
Come quando un sommelier si appresta a degustare un vino moderno assemblato con varietà non tradizionali, assaporai l’inverno con estrema attenzione cercando di coglierne tutte le sfumature. Il profumo della libertà è veramente complesso… e il gusto del trasporto può lasciare finali persistenti che rimandano a emozioni primordiali dimenticate.
Dovevo solo affinare una mia debole caratteristica: la disponibilità impetuosa a nuove storie. Perché ti puoi innamorare di un vino, ma senza saperlo abbinare a determinati piatti non saprai mai apprezzarlo pienamente.
E fu così che decisi di “setacciare” i miei amori, passati e presenti, estraendone il buono e il cattivo, cercando di comprendere quanto di me ne avevano la struttura o il colore. La delusione non m’impedì di preparare il terreno sul quale edificarmi nuovamente.
Posso finalmente dire di aver trovato un equilibrio, forse imperfetto. Ma sarà un susseguirsi di annate dedite al miglioramento… dove io sono e sarò sempre, senza dover cambiare o adattarmi per gli altri.
Mi prese la mano.
Risvegliandomi come da un torpore improvviso, staccai lo sguardo dalla finestra.
«Hai ragione. È un ottimo vino…»
12 gennaio 2003
gustando un Tignanello ’99
26 gennaio 2003
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Percezioni ’99 © Paula Becattini
Arrivando al succo…
Illustrazione vettoriale
29/09/2011
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Greeting Card with bunch of grapes © Paula Becattini
Tempo di vendemmia
Il tempo sta cambiando e ce ne siamo accorti tutti.
La primavera quest’anno non è stata un granché, mentre il bel tempo estivo ha portato a una vendemmia anticipata (fine agosto, primi di settembre) in Toscana rispetto all’anno scorso, con una produzione positiva sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo.
La situazione è comunque differenziata da regione a regione.
E pensare che una volta il Sangiovese di raccoglieva mediamente intorno i primi di ottobre…
L’AIS alla Corte Pavone di Montalcino
L’appuntamento per noi della Delegazione Firenze era fissato alle 8,00 all’uscita “Certosa” della A1 per poi proseguire per il raccordo autostradale Siena-Firenze.
Ma abitando a Reggello ho preferito avviarmi in solitario, percorrendo l’autostrada del Sole fino all’uscita “Valdichiana-Bettolle” e attraversare le colline della Val d’Orcia toccando Trequanda e San Giovanni d’Asso.
Inutile dire che, nonostante alla guida, mi sono riempita gli occhi e l’animo di bellezze dalle tonalità del grano, dalla morbidezza del velluto e da un cielo azzurrissimo picchiettato qua e là da qualche nuvola bianca (rompendo così la monotonia) che tipicamente segnano questo territorio a metà giugno.
Arrivata con largo anticipo e meravigliandomi della splendida posizione che gode l’azienda Loacker Corte Pavone a Montalcino, ho avuto modo di ambientarmi ed essere accolta calorosamente dalla signora Telsche Peters, preziosa figura che cura le public relation in azienda.
Il gruppo guidato da Massimo Castellani e accompagnato da Leonardo Bartolommei della Delegazione Siena arriva, la visita finalmente parte in un clima rilassato e gioioso al tempo stesso.
Quando si dice Loacker immancabilmente il pensiero corre ai wafer o frou frou (frufrù) come diciamo a Firenze, forse a causa del tipico rumore che fa quando viene morso…
(more…)
Ristorante Enoteca dell’Acqua – Locandina evento degustazione
Committente
Ristorante Enoteca dell’Acqua
Locandina
Evento “Pizza & Vino. Che passione!”
F.to A4
8 giugno 2011
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Creativo Paula Becattini
Come nasce un logo – Az. Agricola No, Vo’ Lì
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Vi siete mai chiesti come nasce un logo?
Vi siete mai chiesti come un artista, un designer riesca a immaginare, sintetizzare e poi trasformare in segno grafico un qualcosa che poi risulti subito accattivante, descrittivo, ovvio, tanto da arrivare a identificare pienamente quel determinato prodotto, quella determinata azienda?
Numerosi sono i passaggi mentali che portano alla sua ideazione e alla sua nascita.
E ogni volta diversi.
Sì, perché si può partire dal niente oppure da un marchio pre-esistente dove è necessario uno studio approfondito anche dei tempi, delle mode e del mercato ove si posiziona.
A volte, purtroppo, certe creazioni vivono vita breve e le motivazioni possono essere varie (escludendo l’incompetenza del designer…!).
Quella che vi presento oggi, ahimé, ha incontrato sulla sua strada la peggior situazione che si possa pensare in un’azienda: ovvero l’impossibilità di accordo tra soci.
Quindi ecco il nuovo logo dell’Az. Agricola No,Vo’Li’ sas che ha visto luce nell’ottobre 2010 – insieme a tutta la nuova comunicazione aziendale (che vi presenterò in altri post) – e mai utilizzato (o quasi).
La storia del perché il nome e di come è nato questo logo li trovate nel pdf allegato. In sintesi ecco i punti cardine sulla quale mi sono basata:
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Espressione della ricerca del gesto esteticamente perfetto
senza, però, la ripetizione pedissequa di uno stile calligrafico.
Ritmo e movimento. Senso dello spazio e delle forme.
L’alternanza di forme disuguali in un contesto armonico segnala
la continua produzione creativa sempre in collaborazione con l’intelligenza
in modo da concretizzarne le intuizioni.
Considerare la parola scritta come “un insieme”, una “figura”,
riprodotto in maniera “speculare” con una inversione dello spazio grafico
ma con un gesto fisiologicamente naturale.
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Come è nato il nuovo logo per l’Az. Agricola No,Vo’Lì
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Committente
Az. Agricola No,Vo’Li’ sas
Via di Fontecornino
53045 Sant’Albino di Montepulciano (Si)
www.no-vo-li.it
Logo
No,Vo’Lì
20 settembre 2010
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Creativo Paula Becattini
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Il Vin Santo di Vigoleno
In Toscana ben conosciamo il Vin Santo del Chianti, un vino passito DOC la cui produzione è consentita nelle provincie di Firenze, Arezzo, Prato, Pistoia, Siena e Pisa.
Ma forse non tutti sanno che non è l’unico e che la tecnica di produzione varia da territorio a territorio, da una cultura all’altra, seguendo tradizioni familiari antiche, tramandate segretamente.
Niente ha di più “religioso” come la sua lavorazione e forse proprio da ciò nasce il nome (supposizione tutta personale): la naturale attesa della maturazione dell’uva oppure tardiva; la vendemmia a mano attenta e curata; la successiva selezione dei grappoli migliori; l’appassimento su graticci o appesi nei sottotetti; la pigiatura e la fermentazione tra dicembre e febbraio, in alcuni casi attendendo la settimana santa; la selezione della madre; l’invecchiamento che può andare ai 5 ai 10 anni sigillato in caratelli oppure travasato di anno in anno…
Ho volutamente condensato una storia che in realtà sono tante storie.
E così, sabato scorso, è iniziata un’avventura.
Perché del vin santo poco si parla e ben presto c’è chi ne parlerà entusiasmato, con uno stile romantico e umanistico al tempo stesso, senza tralasciare lo scopo dello studio intrapreso, ovvero la ricerca del punto denominatore che unisce tutti i DOC Vin Santo.
La mia avventura, di riflesso, è che avrò l’occasione di fare esperienze enologiche notevoli.
La prima scoperta è stato appunto il DOC Colli Piacentini Vin Santo di Vigoleno.
Vigoleno (Vernasca) è un borgo medioevale che si erge sul crinale del fiume Stirone, a pochi chilometri da Salsomaggiore Terme, tra le province di Parma e Piacenza.
Questo vin santo, assai diverso dal classico toscano – che ha tonalità giallo paglierino, dorate, raramente ambrate –, lascia a bocca aperta appena viene versato nel bicchiere.
Le foto rappresentano il Vin Santo di Vigoleno dell’Az. Vitivinicola Lusignani e rendono bene l’idea, pur non essendo scattate in studio.
Alla vista è denso, di un ambrato scuro con riflessi mogano; al naso complesso: miele di castagno, caramella mou, mandorla, spezie, mallo di noce e liquirizia; in bocca ricco, densissimo, dolce ma non stucchevole, supportato da un’acidità ben presente che aiuta.
Insomma, un vino da meditazione, da bere con calma, a piccoli sorsi.
Vitigni utilizzati: per un 60% gli autoctoni Santa Maria e Melara, e/o Bervedino, Ortrugo, Trebbiano, Sauvignon; uve bianche non aromatiche (sono escluse quindi la malvasia bianca di Candia aromatica ed il moscato bianco) raccomandate e/o autorizzate in provincia di Piacenza. Le uve devono provenire da parte del territorio amministrativo del comune di Vernasca.
Vinificazione: lieviti indigeni.
Affinamento: almeno 5 anni, nel caso dell’az. agricola Lusignoli 9 anni in piccole botti di rovere scolme.
Non resta che provarlo!
20 maggio 2011
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La Val di Cornia a Firenze: concludendo
Si è concluso ieri sera l’evento organizzato dall’AIS (Associazione Italiana Sommelier) dedicato ai vini della Val di Cornia, tenutosi presso l’AC Firenze Hotel. L’affluenza è stata veramente tanta e costante dalle ore 15 fino alle 20 di sera.
Sedici le aziende presenti e tutte interessanti: Banti, Bulichella, Casadei, La Fralluca, Giomi-Zannoni, Gualdo del Re, Incontri, Macchion dei Lupi, Petra, Rigoli, Rubbia al colle-Muratori, San Giusto, Sant’Agnese, Sasso Orlando, Terradonnà e TuttiSanti.
Curiosità & Consigli (ma molto personali…)
Per una come me, che si affaccia ora in questo vasto mondo del vino con un approccio più serioso e didattico rispetto al passato, non mancano certe “novità”.
Una di queste è il Barricoccio® ideato dalla Tenuta di Rubbia al Colle a Suvereto, nel quale è stato affinato il Rumpotino (annata 2004), Sangiovese Doc.
Si tratta di un contenitore in terracotta della stessa forma e dimensione di una barrique di legno, rifacendosi alle giare d’argilla degli Etruschi e dei Romani considerate il materiale più idoneo alla conservazione del vino.
La scelta di affinare il vino nel Barricoccio® pare sia esclusivamente per una questione tecnica: totale assenza di scambio vino/ossigeno a causa delle pareti vetrificate e impermeabili e nessuna cessione di tannini da parte del legno della barrique.
Il risultato: un vino più fresco, dal gusto autentico, non legnato, più giovane e salubre per la minore presenza di solforosa.
Lascio a voi il piacere di ricercare il Rumpotino e degustarlo; poi magari, se interessati, sono aperta a un confronto, in quanto qualche dubbio in bocca me lo ha lasciato, ma… De gustibus non disputandum est!
Ho trovato interessante l’Ildobrandino, Vermentino in purezza, dell’Azienda Agricola Incontri di Suvereto. Questa piccola azienda biologica ottiene i vini con fermentazione naturale, affinandoli in contenitori di acciaio, di cemento vetrificato o anche barrique di legni vari. Il loro sogno è quello di “creare un vero organismo agricolo dove tutto è in armonia ed equilibrio, dove ogni essere vivente sia vegetale che animale è a proprio agio, un’agricoltura naturalmente sostenibile”. E noi ce lo auguriamo!
Altra azienda che mi ha trasmesso la propria passione per la viticoltura tramite il giovane Giovanni è l’Azienda Agricola Sangiusto sita in Loc. Salivoli (Piombino). Il suo Igt Toscana Vermentino viene ottenuto con metà del vino la cui fermentazione malolattica avviene in barrique e successivo affinamento in barrique di rovere.
Due parole sulla Val di Cornia
La Val di Cornia si estende tra la Meremma Livornese e la Maremma Grossetana. Include il territorio comunale di Piombino e di San Vincenzo lungo la fascia Costiera e i comuni di Campiglia Marittina, Suvereto, Sassetta, Monteverdi Marittimo nell’entroterra.
Il clima della Val di Cornia è particolarmente mite nelle zone costiere, con precipitazioni, comprese tra i 600 mm annui, che tendono a concentrarsi in primavera e autunno; mentre nell’entroterra tendono ad aumentare le escursioni termiche e le precipitazioni.
La zona di produzione Doc della Val di Cornia parte dalla costa antistante l’Isola d’Elba e s’inoltra verso l’interno fino al comune di Sovereto, il quale include la denominazione di zottozona “Val di Cornia-Suvereto”.
Il terreno mediamente argilloso e ricco di minerali di questa zona caratterizza la struttura dei vini prodottovi, sia bianchi che rossi, di qualità mediamente buona. Non manca una varietà di vitigni sia locali che internazionali.
Val di Cornia Doc: per il bianco Trebbiano toscano (min. 50%), Vermentino bianco (min. 50%), Vermentino (min. 85%), ammessi altri max 20%; per il rosso Sangiovese (min. 50%), Cabernet Sauvignon e/o Merlot (max 50%), Ciliegiolo (min. 85%), ammessi altri max 20%; per il rosato gli stessi del rosso; per il passito Ansonica (min. 85%) e Aleatico passito (100%); per il Superiore riserva Cabernet Sauvignon (min. 85%), Merlot (min. 85%) e Sangiovese (min. 85%).
Sottozona Val di Cornia-Suvereto: per il rosso Cabernet sauvignon (min 50%), Merlot (max 50%), ammessi altri max 10%; Cabernet Sauvignon (min. 85%), Merlot (min 85%), Sangiovese (min. 85%).
I rossi, ben strutturati e con una buona predisposizione all’affinamento e a lunghi periodi di maturazione, hanno corpo, tannini eleganti, buona sapidità e morbidezza.
I bianchi, dal colore giallo paglierino vivace, hanno profumi intensi e fruttati, sapore secco e buona freschezza.
18 aprile 2011
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La Val di Cornia a Firenze: concludendo © Paula Becattini
Il litigio
Del gesto teatrale rimase la macchia
su delicato broccato imbandito a festa
e l’aroma secco di spezie e tabacco
mischiato al pepato di cucina toscana.
Il silenzio conquistò finalmente spazio
gelando l’attimo e la coscienza
dell’abbrutimento di un evento
che avrebbe dovuto esser bello.
La goccia dolceamara brillò sul calice.
Si fermarono i respiri.
E la furia incontrollata
di una momentanea follia familiare.
12 novembre 2008
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Il litigio © Paula Becattini
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