Articoli con tag “dedica

Una finestra sul mondo

Cellulare

Guardava il cellulare sulla scrivania, alla sua destra, con un leggero moto di rabbia. Avrebbe voluto gettarlo, era una vera tentazione. Ormai erano passati tre mesi. Desiderava chiamarlo, ma sapeva che sarebbe stato inutile: le avrebbe risposto con quel tono metallico che tanto la feriva. E così attendeva… sì, attendeva fiduciosa. Wrrrruuu, wrrruuu… «Pronto! Pronto!!! Mi senti?» Vari suoni confusi; la sua voce ovattata di sottofondo; rumore di tazzine che cozzano. Rimase ad ascoltare, appagata di quel poco che le veniva offerto. Sussurrò: «Quando ti parte la chiamata è una piccola finestra che si apre sul tuo mondo e mi lasci guardare. Allora un po’ ti manco anch’io…» E piangendo riagganciò.

26 maggio 2013

Una finestra sul mondo © Paula Becattini

Microracconti segretiDa una parola a un massimo di dieci righe
Piccole novelle – a tema libero – per far sorridere, per dare piacere a chi le scrive e a chi le legge.


Baccanale (dedica)

Libri su di uno scaffale

Ora che ti ci ho portata e lasciata incustodita, tra tanti altri un tempo ricercati e sognati, accolti e amati, respinti e rifiutati dopo averli scrutati, altri disprezzati solo alla fine o ignorati per mancanza di feeling… Tu che mi hai insegno cosa è l’amore, la passione, la libido, il desiderio e il godimento, immergendomi per risorgere ricca e appagata… Ora che puoi migrare da una pagina e l’altra, tra scaffale e scaffale, in un baccanale di parole scritte ed emozioni, con una libertà da sempre agognata; in amplessi di versi poetici, copulando ogni dove, anche tra le stelle; amoreggiando e pendendo dalle labbra di uomini e avide donne… Mamma, vienimi in sogno e racconta: come ci si sente a esser poesia riflessa sulle iridi di uno sconosciuto?

3 marzo 2013

Baccanale (dedica) © Paula Becattini

Microracconti segretiDa una parola a un massimo di dieci righe
Piccole novelle – a tema libero – per far sorridere, per dare piacere a chi le scrive e a chi le legge.


Haiku #13 (…e non solo)

Foss’anche eterno è
tramonto senza sole
– eco d’inganni –

18 luglio 2011

*

Haiku #13 © Paula Becattini

*

La dedica (racconto)

Mi chiamo Haiku e di giapponese ho solo la madre, gli occhi a mandorla e il buffo nome di un tipo di componimento poetico, datomi da mio padre il giorno stesso in cui sono nata, ispirato dalla recente scoperta.
Ne era affascinato e così mi ritrovo un nome che sembra uno scherzo; scherzo che in fondo poi non è, avendomi trasmesso anche il piacere della scrittura.
Mia madre si vergogna solo a pronunciarlo, ma dentro ho il fuoco, la passione, l’energia e l’ispirazione che l’hanno fatta innamorare di lui e così, dopo aver acconsentito a suo tempo, continua a chiudere un occhio e a sospirare di nascosto.
Papà è stato fortunato a incontrarla. Lei sa come trattarlo senza “costringerlo” e lo completa donandogli quel che gli manca: il giusto equilibrio.
Lui non lo sa, ma è così.
Invece io, per certi versi, sono ancora un po’ “bastarda” o incompleta, se preferite; oppure semplicemente testarda, ficcandomi sempre in situazioni dove, per un motivo o l’altro, “ardo” con violenza emotivamente: a scuola, al lavoro, in amicizia, in amore…
Soprattutto in amore.
Ormai non sono più una ragazzina: dall’alto dei miei quarant’anni me ne faccio una ragione. Forse.
E colpevolizzarsi non è mai abbastanza. Mi dicono che non sia giusto, ma non so cosa va in me, non so dove sbaglio. Soffro per amore e a guadagnarne qualcosa sembra sia solo la mia ispirazione.
Forse sbaglio nel pretendere la lealtà in un rapporto. Pura utopia: chi non ha un segreto?
Già… ma purtroppo le bugie le fiuto a distanza.
E non sopporto chi nega l’evidenza.
Ieri sera mi sono ritrovata tra le mani l’ultimo romanzo della Mazzantini, Nessuno si salva da solo. Ho iniziato a leggerlo.
La mia dedica sul frontespizio è molto recente, appena tre mesi – avevo già in qualche modo rimosso –.
Nel procedere con la lettura mi son detta: «Cavolo! Questo libro votima disagio e dolore da ogni carattere stampato!»
Ecco perché non è riuscito a finirlo.
È invece per me l’ideale; per me che stasera soffro e provo dentro tanto inspiegabile disagio che il sapere qualcuno sta peggio mi rincuora.
Non so come andrà a finire la storia e, a dire il vero, non m’interessa.
I due protagonisti sembrano talmente “fuori” e sbagliati insieme che ti vien voglia di urlargli: «Ma fatela finita! E basta!»
Se si lasciano è la cosa più giusta.
Ma se poi si rimettono insieme? Un miracolo… l’ennesimo miracolo.
Il mio, il nostro, quello di molti altri – ma sempre meno –, dove l’amore trionfa. Nonostante tutto.
La realtà di chi sta diventando una minoranza.
Un giorno ci perseguiteranno come i primi cristiani, ci stermineranno come gli ebrei; ci sentiremo talmente soli e fuori dal tempo da sfociare nella pazzia.
Mi sento una minoranza.
Semplicemente perché credo ancora nell’amore e gli sono fedele nel senso più ampio del termine?
Solo perché non faccio della trasgressione le fondamenta della mia vita?
Ma quante volte ancora dovrò morire per risorgere dalle ceneri?
Nessuno si salva da solo…

«A noi due.
Che non resistiamo
alla tentazione di
“un’ultima volta”
e facciamo sì che
tutto ricominci come fosse
la
prima volta”.
Ti amo.»

La dedica sul frontespizio.

19 luglio 2011

*

La dedica © Paula Becattini